lunedì 21 novembre 2011

Leonardo: un libero pensatore del popolo. Lo spettacolo di Maila Ermini al Teatro La Baracca

Recensione di Niccolò Lucarelli.

"Innovativo e non convenzionale il ritratto che Maila Ermini ci offe di Leonardo da Vinci, nello spettacolo da lei scritto “Leonardo, diario intimo di un genio”, andato in scena al Teatro La Baracca.
Maila Ermini interpreta Caterina - madre dell’illustre toscano -, la cui presenza sulla scena, a fianco di un Leonardo ormai canuto, può sembrare, a una prima, distratta occhiata, una forzatura temporale. In realtà, uscendo dalla pura dimensione storica, Ermini ci mostra con pregevole tocco poetico, il profondo affetto che legava madre e figlio, nato dalla relazione che la madre ebbe con un notaio fiorentino, e quindi nato illegittimo. Una madre che comprende la genialità del figlio, e che lo segue con amore e trepidazione anche nella sua vita di adulto.
Ma il protagonista è ovviamente lui, Leonardo.
Provocatoria, spiazzante e azzeccata, è stata la scelta di Carlo Monni, che con la sua abituale schiettezza, offre una convincente interpretazione dell’uomo Leonardo, esprimendo quel suo essere uomo del popolo che dà la vera misura della sua toscanità. Contrariamente alle apparenze, insistere sulle sue origini e i suoi modi popolari, non è sminuire la statura del genio di Vinci, ma al contrario, è un modo per inquadrarlo in quella dimensione concreta, semplice, pratica e speculativa, che è il vero modo di essere toscano.
Monni, autentico toscano di Campi Bisenzio, si cala nei panni dell’illustre conterraneo e parla - nella sua lingua arguta, mordace, non televisiva, ma piana e scevra di inutili orpelli -, di poesia e filosofia, della bellezza della natura, della libertà e dell’anima dell’uomo, e riesce a parlarne con tale lievità da farle sembrare cose di tutti i giorni. Perché lo straordinario, il geniale, l’artistico, in Toscana non si discostano mai da quella che è la proporzione dell’uomo.
Un Leonardo che ci appare non come un semplice scienziato, ma come un poeta della scienza, incantato dalla bellezza della natura e animato da quella sete di conoscenza che ha per fine la verità, un Leonardo che racconta facezie di gusto popolare e che cita lettere e sonetti scritti da lui stesso, in cui irride bonariamente Firenze, il Verrocchio, gli artisti e i popolani, e nello stesso tempo affronta i dubbi e le paure dell’uomo, interrogandosi sul significato dell’arte, sui perché dell’invidia altrui, su quell’anima che ognuno dovrebbe avere, ma che non si riesce a vedere.
“In solitudine, sono tutto mio. In compagnia, sono solo soltanto a metà”. Un’affermazione che ci mostra un Leonardo concentrato sulla natura intima dell’uomo, che ha bisogno del silenzio della notte per riflettere, studiare, inventare, lontano da quella folla invidiosa che mal sopporta chi vuole essere prima di tutto sé stesso. Ed è questo il più importante dei messaggi che ci lascia lo spettacolo di Maila Ermini, sempre attenta a indirizzare il suo teatro verso la critica sociale; in un’epoca che ha perso curiosità, priva di inventiva e assuefatta alla piattezza della televisione, è quanto mai opportuno riscoprire il gusto dell’originalità e affrancarsi da modelli prestabiliti.
Splendida, nella sua semplicità, la scenografia, limitata a un tavolo con sopra una candela, e ingombro di libri, e coronata dalle due cornici vuote alla parete, simbolo di due opere incompiute: la battaglia di Anghiari, di Leonardo, e la battaglia di San Romano, di Michelangelo. Anche questo grande toscano quasi appare sul palcoscenico, nominato dallo stesso Leonardo, in aperta polemica con chi, trasferitosi a Roma, tradisce, in un certo senso, quell’asciuttezza dell’arte che invece a lui è sempre rimasta cara. Un’idea, quella dell’incompiutezza, che da sempre si accompagna alla figura di Leonardo e che indubbiamente ne aumenta il fascino.
Uno spettacolo che è insieme un omaggio alle genti di Toscana, e un invito a riflettere su un personaggio forse meno conosciuto di quanto si pensi, un uomo libero e anticonformista, allergico alle accademie e fiero di essere italiano, e prima ancora toscano". 
Niccolò Lucarelli

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