mercoledì 23 novembre 2011

Lettera a S. Ecc. Rev.ma mons. GASTONE SIMONI

Ricevo questa lettera in merito alla prossima replica de  "I concubini di Prato"  al Teatro La Baracca:

"S. Ecc. Rev.ma mons. Gastone Simoni,
La invito cordialmente - e formalmente  - ad assistere alla replica della messinscena del “Dramma intorno ai concubini di Prato”, presso il Teatro La Baracca di Prato, il prossimo 26 Novembre.
Come Lei sa, siamo a Casale, un piccolo borgo dove è arduo fare cultura, ma dove coraggiosamente continuiamo a operare seppure in grandi difficoltà.
Non è solo il cristiano cattolico che La invita ma anche l’operatore culturale: in questa veste mi rivolgo a Lei nel suo ruolo di delegato della Conferenza Episcopale toscana per la cultura e la comunicazione. Il mio invito nasce dalla considerazione che la Chiesa non dovrebbe aspettare sempre secoli prima di ammettere di aver fatto errori, come nei casi eclatanti di Giordano Bruno o Galileo Galilei; né accettare il mio invito Le significherebbe un atto di umiltà, peraltro né richiesto né dovuto. Lo faccio da attore e autore parlando all’uomo di cultura che è in lei. Per ascoltare il Suo punto di vista. Per un confronto aperto che i tempi richiederebbero. Sono passati quasi sessant’anni dalla vicenda e sarebbe anche il caso che un confronto aperto, franco e profondo sui temi che l’opera muove e approfondisce stemperi i toni polemici con cui siamo stati accolti al nostro debutto. Rammenterà certo l’articolo preventivo apparso su Toscana Oggi, a cui seguì una nostra risposta e poi una recensione dello stesso giornale, questa volta basata sulla vera visione dello spettacolo. La sorte, ma meglio direi, per giocare in casa, la Provvidenza, ha voluto che io interpretassi entrambi i contendenti della fatidica tenzone. Sfido coloro che hanno assistito alla messinscena dell’opera a tacciarmi di ironia o volgare presa in giro del Suo predecessore Mons. Fiordelli, anzi: le ragioni e il punto di vista del primo Vescovo di Prato sono analizzate e riproposte con estrema onestà dalla autrice Maila Ermini e riportate nella mia interpretazione nella tensione di perseguire quella verità mimica di cui il mio Maestro Orazio Costa ci ha così innamorato durante le sue entusiasmanti, sorprendenti, oceaniche lezioni alla scuola di Bari. Certo la lettera scritta da Mons. Fiordelli e letta pubblicamente ancora mi fa venire i brividi ogni qualvolta la ascolto. E, sull’opposto versante, il Partito Comunista non fa certo migliore figura. Il Bellandi sostenuto usato e poi accantonato come uno straccetto inutile in Cecoslovacchia a terminare la sua vita  lontano dagli echi suscitati non è certo esempio di rispetto per la dignità della persona umana.
Ho la presunzione di immaginare che non accetterà il mio invito né tantomeno mi risponderà.
Ma confido comunque nello stupore di una Sua improvvisa presenza tra noi dimenticati: La Baracca non è certo il Metastasio, ma neanche Gesù di Nazareth nacque all’Hotel Palace.
Con rispetto Le porgo i miei più cordiali saluti"

Gianfelice D’Accolti

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ieri sera abbiamo visto lo spettacolo.
Veramente ci siamo riconciliati con il teatro. Il testo bellissimo, la vostra recitazione, una regia originale e pure semplicissima, ci hanno riportato al tempo in cui il teatro aveva ancora un significato e un'estetica.
Vincenzo Bessi

Anonimo ha detto...

Sig. Bessi, grazie.
Altro che critica militante! direi piuttosto critica in mutande! I critici non sanno piú o non vogliono piú essere i custodi dell'estetica teatrale, si limitano a stilare riassuntini spuntati e senza sugo né politico né artistico.
Grazie al pubblico come lei e gli altri dell'altra sera in Baracca, c'é ancora la speranza che il teatro risorga dalle sue ceneri, come l'araba fenice. E lungi dagli assessori alla cultura che dimostrano solo di saper star dietro ai potenti, quando non latitano impegnati nei propri egoistici grovigli pseudoletterari!

Gianfelice D'Accolti

Anonimo ha detto...

Beh!?
É arrivato Gastone? Si é fatto vivo?

Anonimo ha detto...

No, è arrivato solo lo Spirito Santo.

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