sabato 31 dicembre 2011

L'infanzia negata dei Celestini. Uno spettacolo "scomodo" che fa pensare.

di Niccolò Lucarelli

Ieri sera, la compagnia del Teatro La Baracca, a Casale di Prato, ha riproposto quello che è ormai un classico della drammaturgia impegnata della brava Maila Ermini, qui nella doppia veste di autrice e interprete. L’infanzia negata dei Celestini ripropone al pubblico una delle vicende più torbide della recente storia pratese, resa ancora più odiosa, se vogliamo, dal fatto che i colpevoli appartenevano a un’istituzione religiosa. Con la dicitura “i Celestini”, infatti, si designavano a Prato i bambini ospiti dell’orfanotrofio gestito fino al 1965, anno della chiusura, presso la Villa Il Palco, da un padre cappuccino e da non meglio identificati terziari e terziarie francescane.

Attraverso la forma della lettura scenica, semplice ma efficace, Maila Ermini narra le sevizie fisiche e psicologiche subite dai piccoli ospiti, le precarie condizioni igienico-sanitarie nelle quali erano costretti a vivere, e gli intrecci fra politica, mondo industriale e potere ecclesiastico, che stavano dietro a quella che era all’apparenza una struttura religiosa, ma che in realtà celava società per azioni, interessi immobiliari, e il tentativo di costruire a Prato un santuario mariano per sfruttare economicamente il flusso dei pellegrini che vi sarebbero giunti. I soldi delle elemosine e delle offerte elargite nella più assoluta buona fede da credenti di tutta Italia (ma anche dall’estero), non servivano per mantenere i bambini nelle migliori condizioni possibili. A questo, si aggiungevano i maltrattamenti. La direzione dell’orfanotrofio era affidata alla controversa figura di padre Leonardo, che ancora oggi è considerato da molti una figura in onore di santità, a dispetto delle schiaccianti prove a suo carico, in quanto responsabile degli orrori subiti dai bambini.
Maila Ermini è giunta a elaborare questo testo teatrale atipico, solo dopo una lunga ricerca negli archivi comunali, allo scopo di ritrovare documenti che potessero spiegare cosa veramente ci fosse dietro alla vicenda. Un lavoro difficile, perché i documenti rimasti sono davvero pochi; un libro bianco, frutto di un’inchiesta comunale del 1963, e le testimonianze orali degli ex ospiti ormai diventati adulti.
L’importanza di un lavoro teatrale del genere, sta nel fare luce su una vicenda che sia il mondo politico, sia quello ecclesiastico, hanno cercato in ogni modo di tenere nascosta, per evitare uno scandalo che avrebbe toccate molte personalità. Obiettivo solo in parte ottenuto, perché il processo che seguì alla morte di uno degli ospiti dell’orfanotrofio, ne decretò la chiusura. Per quello che è un “vizio di forma” della giustizia italiana, le condanne emesse in primo grado nel 1968, furono annullate in appello. Da allora, silenzio assoluto sulla vicenda.
Un silenzio che non fa onore alla città di Prato, né ai politici cha l’hanno amministrata, né alla sua Curia, quest’ultima tuttora chiusa in un ostinato silenzio, nonostante i ripetuti inviti a vedere la rappresentazione. Inoltre, segnaliamo ai lettori che la compagnia della Baracca, e la Signora Ermini in particolare, sono stati oggetto di ripetute minacce (vilmente anonime), al momento del debutto dello spettacolo, e per gli anni seguenti, al momento delle repliche. Segno che ancora, le coscienze sporche in città sono molte, e che ancora esiste l’interesse a tacitare chi si occupa della vicenda.
La compagnia della Baracca è l’unica, in città, che sappia offrire spunti di riflessione sulle vicende della storia pratese, come già accaduto con il Dramma dei Concubini, e proprio per questo meriterebbe un’attenzione particolare da parte dell’Assessorato alla Cultura, che potrebbe forse garantirle una maggior visibilità anche nei teatri comunali, primo fra tutti il Metastasio.
Ma anche nello spazio ridotto della Baracca, il messaggio di Maila Ermini arriva comunque agli spettatori che fanno del libero pensiero un punto di forza. Spettatori che ci auguriamo siano sempre numerosi, come ieri sera appunto, a sostegno di quel teatro civile che, con la riduzione dei fondi preposti, si troverà sempre più in difficoltà, e la cui scomparsa segnerebbe un impoverimento della vita culturale pratese.


Una nuova idea di verde


Mentre si parla della Prato verde, mentre il Comune presenta progetti di varia riqualificazione cittadina, intanto al Calice è in preparazione l’impianto anaerobico. Anche l'autorità provinciale si dà molto daffare in tal senso.

Mentre di giorno presentano progetti di 'verde', con giornalisti e flash, di notte brigano per farci il regalino dell’impianto.

Ah, il Parco della Piana con l’impianto anaerobico accanto al depuratore delle acque!, di cui non sappiamo praticamente nulla (per esempio del livello di inquinamento delle acque che fuoriescono dal depuratore stesso)...

Ah, Parco della Piana che i mister Enrico Rossi e Matteo Renzi vogliono condire con l'ampliamento dell'aeroporto di Peretola! Un bel parco con dentro mille piste blu...Le mille piste blu, le mille piste blu...

Al Calice, dopo aver rinunciato all’inceneritore, ora tornano all’attacco.

L’idea di fondo è quella del signor Rancati, direttore di ASM: che New York sia il modello da seguire: grandi parchi,  tante aiuoline, tanti grattacieli (presto nascerà quello di Esselunga, espansione verticale a compensare l'espansione orizzontale della Coop) e tanta immondizia da nascondere e bruciare sotto il tappeto, per mostrare la casa bella. Sotto il tappeto verde.

Verde cartolina. Verde mostrina. Verde finto.

Una nuova idea di parco, di verde, insomma, è quella che viene fuori: con il jet che ti plana accanto mentre fai il picche nicche sotto un bel traliccio dell'alta tensione stile Calenzano, Macrolotto o dell'architetto Foster; con l'impiantino anaerobico nella zona dove fai la corsetta fra gore colorate e che gli uccelli sorvolano in cerca di pace e di ristoro...Con l'aiuolina fra le corsie delle declassate, dove gli automobilisti sono pronti a uccidere il primo ciclista malcapitato in una rotonda...

Intanto i cassonetti sono lezzi neri schifosi da morire, e la gente teme perfino di buttarci la propria spazzatura: vi si formano capannelli davanti e il rumorio è sempre più forte: cosa accadrà delle mie bucce d'arancia? e del mio barattolo vuoto di detersivo? e delle pile che così amorevolmente ho usato?


Il Teatro La Baracca e l'aporia di Zenone

Il Teatro la Baracca rappresenta simbolicamente la tartaruga nell'aporia di Zenone: Achille -dice Zenone- non raggiungerà mai la tartaruga, poiché ad ogni suo grande passo corrisponderà sempre un piccolo passo dell'animale. Così ieri sera è stato dimostrato.

Ieri sera, con la decima e affollata replica de L’infanzia negata dei celestini, si è infatti felicemente concluso il nostro anno teatrale al Teatro La Baracca legato a Sipario Aperto.

La nostra attività continua, anche perché il pubblico segue e apprezza, nonostante la crisi e a dispetto di trovarci in un luogo così distante dal centro, così poco di moda.

Andare avanti e proporre un teatro sempre più significativo e possibilmente bello, questo è il nostro obbiettivo, e non abbiamo paura, nonostante molti venti soffino contrari.

Domani ci saremo di nuovo con il teatro ragazzi e a metà gennaio con uno spettacolo da non mancare L'antologia del Bisenzio  Come una Spoon River - Lettura dannate da una città a picco: sarà il modo migliore per iniziare teatralmente il nuovo anno.

Grazie a tutti coloro che ci sostengono.

Maila


giovedì 29 dicembre 2011

Come riparare il disastro?

Riporto qui una lettera che ho letto su Il Tirreno, è di oggi.
Per chi non conosce la città di Prato, chi scrive la lettera si riferisce alla zona est, quella che l’Interporto ha distrutto dividendola in due.
Dunque i risultati che la costruzione dell’Interporto ha causato sono drammatici e sono:
-la distruzione di una parte della periferia che, come dice il signor Manetti, è stata divisa in due dall’Interporto stesso;
-il voluto abbandono della città etrusca di Gonfienti; 
-il duplice danno economico e culturale: dell’impoverimento della bella frazione, ormai ridotta a zona di passaggio, e del continuo ignorare della ricchezza, del prestigio, della crescita culturale dei cittadini che il valorizzare la città antica avrebbe significato; in più il danno ambientale che un mostro, l’Interporto, di tale portata ha significato; un mostro in perdita, fallimentare, vuoto, di cui ormai non sanno che farsene.

L’Interporto, voluto e pensato in tempi lontani, quando era sindaco Lohengrin Landini, è stato invece costruito e terminato in tempi in cui la concezione stessa degli interporti era conclusa, e sta terminando anche in aree più felici e di più antico insediamento.

Come riparare, ora, a questo disastro?


"LA MACINE Chiude l’ultimo negozio, la frazione muore   di FIORENZO MANETTI

 La frazione de La Macine lentamente muore.
 Infatti con la fine dell’anno, chiude l’ultimo negozio rimasto, con l’eccezione di due saloni di parrucchiera; l’ultimo negozio rimasto era quello del macellaio il quale si era convertito a vendere anche altri generi alimentari, come il pane, la pasta per grantire un servizio ai residenti della frazione.
 La colpa, si dice, è dei centri commerciali, ed in parte è vero, ma la colpa principale è quella di aver occupato con l’interporto tutto il territorio che poteva servire alla frazione per espandersi, stretta com’è fra la ferrovia e la collina.
 Si diceva che un’infrastruttura come l’interporto avrebbe portato benefici enormi all’economia pratese, invece dopo trenta anni di lavori e di disagi per gli abitanti della frazione, ancora non è andato a regime e forse non riuscirà mai a decollare, in quanto finora sta solo accumulando debiti.
 Con l’Interporto è stato diviso in due un territorio omogeneo come Gonfienti e La Macine, che storicamente sono un tutt’uno e adesso non si transita nemmeno con le biciclette. Avevano ragione coloro che all’epoca si opponevano a tale realizzazione.
 Ora resta solo il circolo Costa Azzurra, unico presidio sociale che con l’impegno e il lavoro di alcuni volontari cerca di sopravvivere insieme alla palestra comunale e alla pizzeria.
 Voglio sperare che vi sia da parte delle istituzioni la consapevolezza dell’importanza di questa realtà."

mercoledì 28 dicembre 2011

La cagna Giulia e i politici feisbucchiani

Ultimamente mi sono presa un po' di tempo per me, per il mio lavoro.
Ho mandato al diavolo un po' di gente, che tra l'altro mi criticano perché dicono che a me non va bene mai niente; non di Sinistra, tantomeno di Destra; di nessuna parte...
La notizia più interessante è che esiste una cagna come Giulia. Ho conosciuto la cagna Giulia in una mesticheria, per caso, una cagna sorprendentemente umana e vera; anzi, sorprendentemente canina.
Giulia non abbaia, il padrone l'ha portata dal veterinario pensando che fosse malata. No, tutto a posto.
Giulia è dolce e buona; intelligente, ma non abbaia; al massimo guaisce quando gioca. Forse guarda la televisione, ma con sopportazione, per amore nei confronti di chi l'ha tolta dalla strada e dalla solitudine.
Giulia è la bontà fatta carne, fatta pelo.

Ho pensato che un obbiettivo per molti esseri umani potrebbe essere quello di assomigliare alla cagna Giulia.
Essere come lei, decidere di non abbaiare; decidere di essere, naturalmente, altro, non essere aggressivi, non cattivi.
La cagna Giulia non morde e si fa accarezzare, e bacia; si fa prendere in collo come un bambino.
Ultimamente ha avuto anche dei cagnolini, ed è felice.
Anche i cagnolini non abbaiano.

Ora, che c'entra tutto questo con i politici che usano facebook come mezzo di comunicazione?
Ecco, ho pensato questo: che questi politici abbaino, tramite quel mezzo, abbaino la loro misera pseudopolitica, raccontandoci cosa fanno cosa non fanno, le loro idee stantie, convenzionali, bacchettone, assolutamente reazionarie e codarde, anche se provengono da qualche parte che potrebbe far pensare di no...

Io penso che dovrebbero conoscere la cagna Giulia e smettere di abbaiare insensatamente su facebook...

venerdì 23 dicembre 2011

Per Florin Moraru, rumeno morto in città

Non sapevo dove andare
Dormivo in un casolare

Sono morto per il freddo
Sono morto per il mio debole cuore

E per il poco mangiare.

Volete dire il mio nome?
Florin Moraru
FLorin Moraru

Con tutte queste chiacchiere
Vi dimenticate di noi
Vi dimenticate che ci siamo

E che moriamo.

Quando sono nato
Ceaucescu  aveva tolto il latte
Ceascescu aveva tolto il pane
E il riscaldamento non c’era
Che certe settimane
Quando avevo dieci anni
Ceaucescu era finito
Era finito il Partito

Sono cresciuto nella democrazia
Come un fiore d’un altro colore

Ma non c’era lavoro
Non c’era più niente

Tutto era stato distrutto
o se come nulla ci fosse stato


così son diventato
fiore appassito
fiore scolorito

Si nasce e si deve vivere
Qualcosa dovevo fare

Emigrare
Emigrare!

Diventato barbone
Vivevo solitario
Qualche volta
rubavo le arance al mercato.

Ho tentato di rifarmi una vita
Di ricominciare
mi comprai una camicia nuova
scarpe colorate

Ma spesso essere rumeno 
vuol dire finire male

Ah la nostra storia 
Mille errori ho contato
Non è solo colpa mia
Se ero malato!

Perché non sono nato altrove?
Perché non sono nato italiano
O francese
Perché non sono nato ricco
I miei non mi hanno pasciuto?


Così sognavo di notte
così dicevo di giorno
ed era un unico sogno
ed era un unico sogno!

Se avessi potuto mangiare bene
Il mio cuore si sarebbe fortificato
se fossi stato benestante
Sarei andato dal dottore
Mi sarei curato!

Ero barbone e vivevo d’espedienti
Ero giovane ancora bello
Ma ero senza denti

Ero un giovane rumeno
Dite il mio nome
Dite chi ero
Florin Moraru
Florin Moraru
Sono morto in un casolare
come me abbandonato
Una misera casa
Del vostro passato.

giovedì 22 dicembre 2011

Cenni

Stamani avevo scritto un commento negativo sul rendiconto della giunta Cenni 2011, che ora, dato che il Sindaco di Prato è indagato per bancarotta fraudolenta per il fallimento della sua azienda Sasch, è emotivamente superato.

Cenni potrà continuare a fare il sindaco della città di Prato in un momento così difficile?

Per noi non è più tempo di seguire le vicende giudiziarie dei signori del Palazzo, a qualsiasi livello essi si trovino; per tanti anni siamo stati subissati da temi simili e abbiamo bisogno di respirare aria nuova; non abbiamo fatto altro che ascoltare delle corruzioni, degli amori, delle truffe nei palazzi; ora basta.

Pur comprendendo le vicende umane delle persone, abbiamo bisogno di attori della politica in grado di dare risposte concrete.

Il Sindaco deve dare garanzie in tal senso, credo che ne sia obbligato.

Forse, per lui,  questo difficile momento costituisce l'opportunità per cambiare un percorso politico e amministrativo che finora è stato del tutto inefficace, sbiadito e poco chiaro.

lunedì 19 dicembre 2011

Il sistema culturale della Regione Toscana, ovvero come si pratica il razzismo e il monopolio


Una prima analisi della Bozza del Piano Cultura per i prossimi tre anni della Regione Toscana sconforta.

L’obbiettivo è quello di potenziare un sistema già di per sé assolutistico, un sistema asfissiante che prevede di escludere definitivamente tutti i ‘diversi’. Tutti quelli (ormai pochissimi) che lavorano in proprio e con la propria testa.

Chiederemo anche noi la cittadinanza, in quanto diversi, presidente Rossi. NOI, DEL TEATRO LA BARACCA, SIAMO I NEGRI DEL TEATRO TOSCANO, così siamo trattati!

Nonostante le piccole briciole che ci potranno cadere addosso, il sistema proposto dal Piano Cultura è aberrante; si ‘pompano’ i teatri e gli enti amici, dove tra l’altro girano sempre gli stessi spettacoli; per cui al Teatro Metastasio il pubblico non sarà affatto educato, e vedrà lo stesso spettacolo che vedrà a Pontedera o al Teatro di Rifredi eccetera.

Dove poi potranno nascere le nuove generazioni? Che spazi avranno? E noi, che non siamo né vecchi né giovani, che siamo qui dal 1993, autonomi, che produciamo tantissimi spettacoli,  per grandi e piccoli, che nonostante i disastri abbiamo anche un nostro pubblico, che fine faremo?

Non siamo stabili, noi?

E’ una vergogna assoluta, e che serve sfilare contro il razzismo se si è responsabili del razzismo culturale e artistico, se create un sistema in cui non esiste vero reale spazio per l'alterità! 

Assessore Scaletti, Lei appartiene a un partito che dovrebbe partorire ben altre leggi, e non creare un sistema monopolistico, non degno di un sistema democratico.

E’ stato un errore fare il possibile per indebolire e poi eliminare il circuito dei Piccoli Teatri, e ben presto ne vedrete le conseguenze; perché saranno inutili i vostri soldi alla Fondazione Toscana Spettacolo o ad altri, per esempio, perché non riusciranno a riempire le sale, che già sono vuote! E per due ordini di motivi: che, primo la gente non ha più soldi da spendere e, secondo, non li vuole spendere per vedere le stesse fritte e rifritte mediocrità che vengono proposte!

Dovranno essere offerti spettacoli gratuiti, come già fanno i comuni toscani (per questo la Toscana risulta fra le prime fruitrici di spettacoli in Italia, solo per questo!), guastando la concorrenza, abbassando la qualità e viziando il pubblico, -che non ha rispetto per il lavoro degli artisti, anzi proprio perché entra gratis, non lo considera un lavoro! - e, soprattutto impedendo la nascita delle vere alterità. Ammazzando la cultura. Alterità che non nasceranno mai, perché non hanno spazi pubblici dove nascere, li tenete tutti voi. O li affidate a persone - i giovani finti giovani - che 'giocano' per voi.

Lo stesso discorso la Regione Toscana intende farlo anche le arti figurative, dove si punta a creare IL sistema.
Tutto quello che può avere un significato, un senso, soprattutto politico, tende a essere sistemizzato. Per questo non si fa per la musica, che ormai senza vere parole, senza più pentagrammi pericolosi e schiava di Dio Mercato, si lascia più libera nella sua progressiva insignificanza.

A questo punto la censura non serve davvero più, è un orpello del Fascismo, della prima democrazia italiana post-bellica.

A questo punto tutto tace da sé.

domenica 18 dicembre 2011

La salvezza

I fenomeni di intolleranza razziale o di esclusione culturale sono sintomi evidenti che la società italiana sia ormai leghizzata, e quindi fascistizzata nel profondo.

L’accentuarsi del localismo, del comunalismo,  il moltiplicarsi degli assessorati alle cultura e alle tradizioni popolari, questo richiamo al centro cittadino  come simbolo delle radici con l’esclusione delle periferie moderne sono anch’essi sintomi dello stesso fenomeno.

Paradossalmente questo stesso messaggio viene dato da ogni tipo di giunta, ed è molto diffuso in Italia.

Il Comune di Prato che si rifiuta  di far sfilare il Dragone cinese nel centro storico - presentato come una deflorazione -, e il Comune di Carmignano che lo accetta e lo pubblicizza, solo apparentemente si oppongono, perché l’intolleranza va oltre specifiche e ipocrite boutade di propaganda elettorale; perché se si accetta il folklore cinese, poi si rifiuta e si impedisce la nascita di nuove alterità, di una cultura diversa.
(I cinesi con cui fanno affari privati e istituzioni - senza guardare in faccia alla continua violazione dei diritti umani da parte della Cina - si preferiscono con la loro comunità al lato, nascosta ed evasiva, e devono continuare così nel loro vortice di produzione occulta...).

Pistoia, governata dal Centro-Sinistra, fa inconsapevole sfoggio di questa contraddizione: il calendario delle feste  di Natale, preparato dall’assessorato alla cultura e alle tradizioni – seguendo un programma schematico di Sinistra ma mostrando anche un'altra faccia che potremmo dire di Destra -  pubblica foto con bambini di varie razze e foto della città antica con signore e cagnolini rassicuranti, e con ciò il sindaco Berti  condisce un programma insignificante e sciocco, nel senso suo primigenio, senza sale, dove la nostra società morta, chiusa e senza futuro fa una delle tante e tante inutili mostre di sé.

A Prato anche Officina Giovani è chiusa in questi giorni, se ne impedisce l’accesso fino a anno nuovo, senza che nessuno dica niente.

Solo dal potere parte la voce, è una, e non ci sono gli altri, e se ci sono, sono solo appunto folklore. Il futuro è impedito e  le promesse sono state  dimenticate – io ricordo sempre la città etrusca di Gonfienti, tradita da tutti - e le città decadono, nonostante l’abile gioco di qualcuno come Renzi che tutto sfrutta a suo favore.

Io vi saluto da questa periferia lontana, abbandonata, ma viva e vera e tenace.

E in fondo è una fortuna essere dimenticati da questo potere volgare e asfissiante, becero e insignificante, fascisto-leghista, che, nel momento in cui stigmatizza mostri, li partorisce.

Sarà la salvezza.

giovedì 15 dicembre 2011

Lettera in forma di poesia senza rima per un addio ai signori dei Parlamenti

Signori
Forse non vi rendete conto
Che stiamo da un’altra parte

Con le nostre miserie quotidiane
I nostri morti ammazzati nelle strade

Il nostro lavoro inesistente
Le nostre speranze esaurite

Quando arriva la sera
Ci serriamo in casa
Sperando che non arrivi il ladro o l’assassino
Lo stupratore di turno

E ci mettiamo a vedere le vostre cazzate
dallo schermo grondante sangue

Viene da vomitare al vostro spettacolo
Da vomitare
accompagnati dai soliti buffoni
prezzolati

Al mattino
quale violenza mi darà questo giorno?
Guardiamo il mondo dalle finestre

In attesa di un altro tempo
Altri personaggi
Della commedia

Non abbiamo più speranze
Le abbiamo vendute tutte
Al mercato dei morti ammazzati
delle donne violentate 
dei bambini impauriti

E nemmeno mettere bombe serve più
Anzi, prego tutti i bombaroli
Di non farlo
Di non farlo

Loro vogliono proprio che voi lo facciate
Per loro un morto o un amputato
Valgono la loro esistenza-resistenza in poltrona

Signori dei Parlamenti e muti e sordi
vomitiamo a vedervi litigare
a sapervi litiganti

Per i vostri porci interessi
Per le vostre puttane
Per i vostri leccaculo

Per le vostre industrie farmaceutiche
Per le vostre industrie di automobili
Per le vostre industrie di armi
Per le vostre industrie di riciclaggio

Vi auguriamo niente
Speriamo solo di vedervi sfumare
Come nei vecchi film usava

Un finale definitivo
Nei titoli di coda
un finale in bianco e nero
molto nero

Almeno possiamo sperare
Che molti di voi
Sanguisughe della nostra vita

Smetterete di commerciare con le nostre teste
con i nostri voti
Le nostre anime

Smetterete di dirci
Quali quante medicine comprare
Quali quante macchine comprare
Quali rifiuti quanta merda fare

Viene voglia di vomitare

Voi e le vostre finte associazioni
Arci-note Acli-namen
Con il finto buonismo
I vostri partituzzi
I vostri movimenti 

Noi siamo da un’altra parte
E’ un’altra storia la nostra

La nostra vita tutti i giorni
Difficile e dolorosa

Che ne sapete voi

Addio

Non avete nemmeno la stoffa
Per essere  nemici

mercoledì 14 dicembre 2011

Il sindaco Renzi e il Medioevo dei Comuni

In una intervista in seguito alla strage dei senegalesi a Firenze, il Sindaco Renzi  ha dichiarato che Casseri, l'assassino, era uno che veniva da fuori. L'ha ripetuto per ben due volte.
Casseri veniva da Pistoia, e viveva a Firenze. Era dunque non solo nato e cresciuto a quaranta chilometri di distanza da Firenze, quaranta!, ma ci viveva anche.
Toscano dal collo ai piedi.
Ora, questa dichiarazione dal vago sapore leghista del primo cittadino di Firenze assume i contorni del ridicolo e della farsa.
I mostri vengono sempre da fuori, e se serve anche da fuori di un chilometro, e si rispolvera la mentalità campanilistica e settaria del Medioevo, quando Pistoia,  Pisa,  Siena erano il 'fuori' di Firenze...
Che pena.
Bell'esempio di antirazzismo, e di 'toscanità' nell'anno dell'Unità d'Italia.


martedì 13 dicembre 2011

Coro nero dei morti ammazzati a Firenze (Samb Modou e Diop Mor)

Siete un branco d'assassini
pronti a premere il grilletto

Siete un branco di razzisti
a noi negri azzurri rossi
extracomunitari di merda
così ci chiamate
non ci vuole nessuno
non ci volete qui

Ma dove dobbiamo stare?
Ma dove dobbiamo andare?

Io non avevo fatto niente
ero al mercato
ero al mercato
a Firenze
a Firenze
oggi come ieri
extracomunitario di merda
vendevo le mie cose
ciarpame della mia vita

e poi m'hanno sparato

e poi m'hanno sparato

ora chi m'ha ammazzato
forse corre verso il mare

e se passa io lo vedrò
da qui passare

l'assassino
corre insieme a voi

ha il ghigno sulla faccia
e quando arriverà al mare
se arriverà al mare

si laverà le mani
si laverà le mani

se butterà la  pistola
la pistola andrà a picco
a picco nel mare

insieme al mio cuore
che muore di Natale

Il mondo che lavora a nero

Il governo Monti pensa con le sue manovre di far emergere il lavoro a nero!
Da poche ore è morto un ragazzo che allestiva un palco per il cantante Jovannotti. A Trieste, non a Barletta. Era retribuito 5 euro l’ora (davvero così poco?), probabilmente a nero.

Nel mondo dello spettacolo il lavoro nero è la costante, le tutele sono rare e per pochi privilegiati. A volte lavori così sottocosto che non ce la fai. Pagare i contributi costa troppo. E spesso chi ti paga, non vuole rogne, non vogliono fatture, roba regolare.

Si deve combattere per essere onesti, e se lo si è, si è ridicoli. Se sei onesto, ti prendono per il culo. Ti tengono distante.

In alcuni casi - è capitato a me - non lavori. Nel mondo dello spettacolo è frequente.

Quando porto i tecnici con me, a loro è indifferente essere tutelati o meno. Basta guadagnare. Tanto sanno che il loro lavoro è saltuario, e comunque pensano di non farcela ad avere una pensione. Così preferiscono avere tutti i soldi così, senza contributi.

Io ho sempre lavorato con il libretto con i ragazzi, ma loro stessi mi hanno sempre detto che è rarissimo.

Anche per i musicisti è frequente: capita che coloro che sotto tutela presso una fondazione, per altri lavorino a nero, mettendo in moto un vero e proprio traffico di concorrenza sleale nei confronti dei colleghi che invece  sono saltuari. 

Ci sono colleghi che vanno a fare uno spettacolo in due a 500 euro e a volte i musicisti vanno anche a meno. E’ chiaro che poi non paghi i contributi!

Dovrebbe essere più diffuso il concetto e la pratica dell’autotutela, meno costosa e semplice. E la pensione un traguardo facilmente raggiungibile.
Il lavoro va pagato, e poi si deve e può pretendere che sia tutelato; non posso pretendere che lo sia, se pago una miseria.

Ridurre la pratica del lavoro nero e dell'evasione non sarà una faccenda facile da risolvere, ma non sarà compiuta certo con la soglia dei mille euro per i contanti, per cui invece i pagamenti sottobanco eccetera aumenteranno di parecchio.

(Eravamo felici (?) dell'arrivo di questo Monti, che era riuscito a buttar fuori Berlusconi, e invece ora qualcuno, del Monster of Arcore, ne sente la mancanza.  In questo paese la felicità dura meno di un telegiornale di Rai 1 Vaticana).

venerdì 9 dicembre 2011

La Santissima Messa dell'Imprenditore Pratese, ovvero come l'ICI sia lontana (per la Chiesa di Roma)



AI SOCI
L o r o S e d i
Cara Socia, Caro Socio,
in prossimità delle feste natalizie sono lieto di invitarti alla
SS. MESSA PER GLI IMPRENDITORI PRATESI
che sarà officiata da Sua Eccellenza Rev.ma,
Monsignor Gastone Simoni
Giovedì, 22 dicembre 2011
ore 21.00
Cattedrale di Santo Stefano – P.zza Duomo (Prato)
Insieme ai colleghi delle altre Associazione abbiamo ritenuto importante che anche in un’occasione come questa gli imprenditori pratesi di Confartigianato, Cna, Confesercenti e Confcommercio si ritrovassero insieme in segno di solidarietà e unitarietà. Per questo confido nella tua partecipazione.
Con i migliori saluti.
Il Presidente
( Luca Giusti )



R.eTE IMPRESE Italia – Prato Sede legale: Confcommercio Prato, Via M. Roncioni, 216 – tel 0574 43801 fax 0574 438033 www.confcommercioprato.it - info@confcommercioprato.it Sede operativa: CNA Prato, Via Zarini, 350/C – tel 0574 5784 fax 0574 581211 www.po.cna.it - cnaprato@po.cna.it Prato, 
06  dicembre 2011


Chiude il cinema Eden a Prato

Dunque sembra che il cinema Eden di Prato chiuda, si legge su Il Tirreno cronaca locale.
Ossani, il propietario emiliano filo-destra alle ultime elezioni, dice che mancano i parcheggi nel centro storico.Che tradimento.
Un bel colpo alla pubblicità del "Se vuoi bene alla città vivi il centro", che è stata fatta inutilmente, con i soliti toni demagogici, con i nostri soldini comunali. 
Che disastro. 
Avevamo sentito lamentare il proprietario dell'Eden diverse volte, ma questa sembra quella buona. Dice che se ne andrà a Mezzana a proiettare i film. Dunque in periferia.

Ma già immaginiamo e vediamo il sindaco Cenni parlare con Ossani e convincerlo a non farlo...Gli dirà: "Se vuoi bene alla città, resta in centro". Ci riuscirà?

In realtà il problema è più complesso e ridurre la crisi che stanno soffrendo i cinema in questo periodo alla mancanza di parcheggi a Prato è davvero riduttivo, e ridicolo.

La gente non va più al cinema perché i film che girano per le sale non sono attraenti, sono del tutto insignificanti. Io stessa vorrei andarci più spesso, ma non c'è niente che mi piaccia. Questo è il primo punto. Manca la qualità; tanti film, ma la distribuzione punta solo a far girare solo film di cassetta, che poi alla fine hanno stancato. E poi sono sempre gli stessi.

I proprietari e gestori delle sale dovrebbero in primo luogo prendersela con la distribuzione cinematografara.

Lo capiranno? Faranno girare anche film diversi, che pure sappiamo che vengono girati e confezionati?
Anche a teatro succede così. La qualità è bassa, bassissima. E i caproni salgono sul palco, e le caprette applaudono!
E poi, quanti spettacoli! Guardate quanta roba ci propinano per le feste, magari sottopagata e di cattiva qualità, ma quanta!

C'è poi la componente-crisi, è indubbio, insieme alla forte fortissima concorrenza della Multisala e di altre multivisioni oscene che danno il colpo di grazia.

Ma anche i supermercati del cinema sono in affanno, tant'è alcune multivisioni si sono accordate, qui a Prato ma so anche altrove, con la Coop per fare entrare i soci a prezzo scontato. 

E così, colpendo su più fronti, la Coop continua a monopolizzare e a strozzare tutti, senza che nessuna anti-trust dica nulla.

Di questo non si fa cenno nella Regione-Partito.

Comunicazione del Teatro La Baracca: cancellazione delle ospitalità

Purtroppo il Teatro La Baracca è costretto ad annullare le ospitalità previste da gennaio a febbraio 2012.
Il motivo è che la Regione Toscana abolirà, a partire dal 2012, il Circuito Sipario Aperto dei Piccoli Teatri della Toscana.
In questo modo sono stati aboliti anche i pochi finanziamenti che ci permettevano di realizzare un piccolo circuito e di ospitare compagnie esterne.
Sembra che il circuito di cui facevamo parte sarà sostituito dalle ‘residenze’, ma al momento il bando non è ancora uscito e non sappiamo concretamente gli sviluppi futuri.
Ringraziamo anche coloro che avevano accettato la proposta di venire da noi con un cachet inferiore al concordato;  al momento il teatro ha deciso di non percorrere più questa strada, sia per motivi economici, sia per protesta nei confronti della Regione Toscana, che attua da tempo una politica culturale sorda e cieca, mirante a sostenere in sostanza solo la Fondazione Toscana Spettacolo (che gestisce praticamente tutti i teatri toscani) e certe 'gradite' realtà.
Per il resto il Teatro continuerà regolarmente la sua programmazione prevista per il 2012 con gli spettacoli della compagnia.

Teatro La Baracca

mercoledì 7 dicembre 2011

Disastro Monti e compagnia

Dunque, gli effetti della manovra economica del governo Monti eccoli qua, subito, conditi con il malgoverno regionale toscano.
A La Baracca, se non cambiano le cose, dato che il Circuito Sipario Aperto non sarà più attivo dal 1 gennaio 2012, il rischio è quello di veder eliminati tutti gli spettacoli delle compagnie esterne.

Il governo regionale darà sostegno alle compagnie della Toscana in altro modo, vogliamo sperare e così annunciano, ma i risultati dei progetti, le stesse modalità per accedervi sono tutte da stabilire e ancora la Regione non ha comunicato il prossimo piano della cultura.

Dunque, per il futuro, stando così le cose, da noi sarà in vigore un rigido regime di autarchia (come è stato quasi sempre).

Gli artisti, in Toscana, fatte pochissime eccezioni, sono tutti sotto pagati.
Dunque non fatevi ingannare dagli  innumerosi, spesso inutili e ripetitivi spettacoli: non gira ricchezza, ma povertà; in molti casi poi gli enti pubblici  utilizzano compagnie di amatoriali e così creano consenso e riempiono le programmazioni senza spendere nulla; infine avviene che spettacoli di professionisti siano rimandati,  perché la gente non ha soldi per pagare biglietti costosi e i teatri paludati sono semi-vuoti; rimandano lo spettacolo perché sperano di acciuffare qualche spettatore in più. Non credete a certi comunicati stampa.

Ciliegina sulla torta montesca: l'Enpals (Ente Previdenza e Assistenza dei Lavoratori dello Spettacolo) sarà assorbita dall'Inps. E questo perché l'Enpals è ricca e sana, e l'Inps no. Per pigliarci i soldi che mancano.

martedì 6 dicembre 2011

Torna la palla grossa: ovvero il gioco in versione macho

A Prato si tonerà a giocare la palla grossa, dal prossimo settembre. Un vecchio gioco pratese, rimesso in vita dopo trent'anni.
Che dire? La cosa mi lascia indifferente.
Tuttavia ho molto da dire sullo spot che è stato fatto - il secondo in pochi giorni dopo quello su "Se vuoi bene alla città vivi il centro", sempre con i nostri soldini.
Esteticamente non è male; è breve, efficace.
Tuttavia sponsorizza una cultura totalmente machista. Una cultura prepotente e assolutista, per nulla giocosa, come invece deve essere lo sport.
La macchina da presa fa leva sul rallentatore mentre le squadre contendenti vengono avanti  minacciose, vestite in costume. Alcuni calcianti però sono a petto nudo, che è debitamente evidenziato dalle luci . Tutto si svolge nel celebrato centro storico della città, non a Iolo,  Figline o a Santi'Ippolito (tanto per citare altri  luoghi significativi ma lasciati a sé stessi della periferia ...).
Alla fine i maschi si ritrovano in Piazza del Comune, sotto la statua del Datini, emblema del danaro fluido del nostro tempo: un calciante stringe il pugno e si prepara, altri muovono la nuca come a riscaldarsi per il gioco, ma si direbbe piuttosto il combattimento. Si intravede un giovane mulatto...L'atmosfera è quella de Il gladiatore e i calcianti sembrano essere tali.

In attesa del signore che si affacci dal balcone si chiudono attorno all'arbitro (si chiama così?).

Se si paragonano queste immagini con quelle degli anni Settanta relative al gioco della palla grossa, si capisce la differenza. Là il gioco, il divertimento; gli uomini non apparivano minacciosi né con i pettorali gonfiati come in queste, dove  l'immagine del maschio è più assolutistica e minacciosa. Qui  la forza e la prestanza fisica hanno la meglio.
Come questi tempi.
Insomma, ancora una volta, per l'ennesima volta e non se n'è può più,  il mondo è a misura di uomo, anzi: di un certo uomo: il macho.
http://www.youtube.com/watch?v=qVJ90xX8V4s&feature=player_embedded

Ecco cosa scriveva, per la gioia delle tradizioni, il  Cruscante Francesco Redi nel '600;
 "In Prato, già Terra, oggi Città, in Toscana, non più che dieci miglia distante di Firenze, si fa il giuoco del calcio, non meno che in Firenze. Ma se nel giuoco di Firenze si usano piccoli palloncini, e si percuotono col pugno armato di solo guanto, in Prato si adoperano di que' pallon grossi, co' quali si suol giuocare il giuco del pallon grosso (giuoco noto in Francia) ed in questo giuoco del calcio de' pratesi, non si dà al pallone col pugno, ma sempre col calcio: anzi rarissime son quelle volte che se gli dà col pugno; perché il pugno nudo, o armato d'un semplice guanto, non avrebbe forza sufficiente a poter battere e spigner lontano quel così grosso pallone". 

lunedì 5 dicembre 2011

Gonfienti e Gabriella, la maga con la bacchetta magica

Il deficit dell'Interporto blocca gli scavi?
In realtà la Soprintendenza può farli quando vuole. E' completamente padrona.

Strano, una volta l'Interporto era amico; ora è nemico perché indebitato. Una volta Interporto finanziava gli scavi; ora li blocca. Così diceva e dice cambiando le carte di qualche tempo fa la signora Gabriella Poggesi della Soprintendenza fiorentina, che sogna perfino di essere una maga con la bacchetta magica, almeno stando all'articolo, e di far camminare i cittadini sulla città antica...
Tuttavia ancora oggi la Soprintendenza ha in comodato da Interporto il Mulino di Gonfienti per i lavori di restauro. Qualcuno dice però che lì non si restaurino i reperti di Gonfienti, ma altri...
Eppure, qualche giorno fa, la signora Poggesi ha perfino dichiarato che la città etrusca di Gonfienti poi non è così importante, che di 'cose così' ne abbiamo tante in Toscana?
Ma ci sono altri personaggi in questa farsa. Basta leggere l'articolo.
In realtà tutti coloro che vi sono sono citati, le autorità sono tutte ugualmente responsabili del disastro (insieme a singoli politici ora messi a bagnomaria o mandati in Regione, che in passato hanno operato maldestramente per conto degli interessi di partito eccetera), e l'Interporto è stato costruito e voluto dalle forze partitiche tutte quante, senza distinzione di Sinistra o Destra, e tutti mirano e hanno mirato a difendere quello, senza distinzione di sorta.  Ora e prima.
Da tempo diciamo che Interporto è al collasso ed è sulle nostre spalle, dopo aver sacrificato una vera e propria risorsa del territorio. E ora se ne esce la signora, si sveglia ora?
Senza parlare dei soldi che hanno preso dalla Comunità Europea, di cui  noi cittadini non abbiamo visto nessun frutto.
Di Gonfienti poi se ne sono strafregati tutti; per vetrina e solo per questo, di volta in volta, se ne fa fintamente paladino uno, ora l'altro. Ora tutti dichiarano di lavorare alacremente per una via d'uscita dallo stallo. Ma noi non ci facciamo ingannare, né dagli uni né dagli altri, e riportiamo questo ennesimo inutile articolo...
(Chissà cosa nasconde questa chiamata alle stampe?)

Da "Il Corriere fiorentino" di oggi

La manovra economica e le lacrime della coccodrilla

La manovra economica montesca non mi piace.
L'aumento dell'IVA, per esempio, è depressivo. Eppoi essa non lavora sull'evasione; anzi, l'aumento dell'IVA stesso la incentiva.
Dà forza, sostanzialmente, o almeno contribuisce a rafforzare le banche e il danaro 'inesistente', vietando, con la scusa del contrasto all'illegalità, le transazioni in soldi contanti sopra mille euro.
Ma questi sono soltanto poche misere considerazioni; i sindacati stanno già dicendo la loro, sulle pensioni.

Le lacrime della ministra hanno coronato il tutto:  ma che spettacolo, signora ministra dell'economia quando ha pianto pensando ai nostri sacrifici...(Ma naturalmente le donne piangono...)

Invece io - da non economista come sono ma da gestora di una economia tutta reale, quella di tutti i giorni - avrei varato sostanzialmente una misura non economica, bensì strutturale dello Stato e della politica che in Italia è partitica.

Avrei di fatto tolto ai partiti il blocco monopolistico di potere sui luoghi che loro vanno ad occupare vincendo certe o altre elezioni, per esempio.

Avrei cercato di capire come redistribuire le opportunità di lavoro, impiego eccetera e quindi la ricchezza, proponendo misure per dare a tutti le giuste possibilità di crescita e sviluppo.

Avrei cercato di far pagare meno tasse, ma che tutti avrebbero dovuto pagare in base al reddito e scaricando più possibile tutto tutti.

Avrei cercato di far pagare l'ICI anche alla Chiesa di Roma.

O altre forme che economisti liberi e affrancati dal potere partitico avrebbero potuto suggerire.

Se non si ristruttura il paese, dai piccoli comuni allo Stato centrale, le misure economiche non servono all'economia reale, quella con cui ci confrontiamo tutti i giorni.

Il primo punto e fondamentale di ogni seria manovra economica deve essere ridimensionare il potere dei partiti nell'amministrazione della cosa pubblica.

Questo è il primo danno economico, oltre che culturale, per l'Italia.

Enrico Berlinguer questo l'aveva già detto diversi anni fa:

"I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali...Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti...molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più....Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni....La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude. (1981)

venerdì 2 dicembre 2011

Confessioni di un distributore di volantini: ovvero come la Coop abbia il monopolio in Toscana

L'omino è venuto a La Baracca, ha bussato.
Avevo appena allora finito una prova e stavo per andarmene.
Mi chiede come mai non abbia più affidato a lui volantini pubblicitari da distribuire, quelli del teatro, come feci quattro anni fa.
Io gli rispondo che da allora il teatro stampa pochi volantini,  ma non soltanto per motivi economici.
Lui mi dice che è una rarità, perché ora tutti, tutti stampano valanghe di volantini, e lui da questo vede che c'è la crisi. Tanti come ora, mai. E però lui non guadagna di più: lavora di più e guadagna meno.
In particolare i supermercati alimentari stampano valanghe di volantini perché sono strozzati.
Dichiara che la Coop del centro commerciale Parco Prato ha distrutto tutta la concorrenza, che praticamente concorrenza non ce n'è più.
Panorama de I Gigli di Campi Bisenzio è praticamente al collasso, ed Esselunga ha rinunciato a concorrere con il colosso Coop (salvo sorprese e grattacieli pratesi all'ultimo momento, ma per ora il grattacielo dell'Esselunga a Pratilia è congelato ...)
L'omino continua, come un fiume in piena:
la Coop fa pochi volantini rispetto agli altri perché c'ha la rivistina, L'informatore, che arriva in tutte le case dei soci;
la Coop secondo lui è protetta politicamente,  lo sospetta, e anche lui è un socio Coop.
In tutta la Toscana, dice lui, è così; la Coop sta distruggendo gli altri supermercati e nessuno dice nulla.
Si salvano solo i discount, solo Lidl e Penny Market, perché sono entrambi tedeschi, e quelli non li toccano, e perché la roba là dentro costa poco (però non è, dice lui, di primissima qualità...).
L'omino appare informato.
E' un informatore, ma evidentemente non del genere Coop.

Su', dài...concediti al termovalorizzatore!

Questo articolo, apparentemente positivo nel suo complesso e già dal titolo, a una attenta lettura rivela però sorpresine spiacevoli:
1. Dice in sostanza che siamo bravi, e che però non basta; per i rifiuti... bisogna fare concessioni ai termovalorizzatori!;
2. Dà per scontata la costruzione del digestore anaerobico alle Pantanelle, ma non è affatto scontato! La gente non vuole né il termovalorizzatore, né l'impianto anaerobico.
E' stato detto anche al Sindaco durante una riunione organizzata a Casale circa un anno fa, quando venne con Borchi e il direttore di ASM a presentare (?) il progetto.

Alle Pantanelle basta costruire porcherie, ci deve andare il Parco della Piana.
Per i rifiuti ci vogliono altri progetti.


"Sempre più raccolta differenziata
Il piano rifiuti punta a raggiungere il 65% nel 2015
PRATO.Sempre più raccolta differenziata. Il piano sui rifiuti stipulato dalle Province di Prato-Firenze-Pistoia è molto ambizioso. Sul versante pratese promette di agguantare da qui al 2015 l’obiettivo del 65%. Consentendo così di poter arrivare a recuperare quasi il 50% dei rifiuti. «Numeri che non si vedono in nessun’altra parte d’Italia con territori dalla valenza industriale come il nostro», commenta l’assessore provinciale all’ambiente Stefano Arrighini. Il disegno ecologista della Provincia, in linea con la tendenza oramai diffusa in ogni altra parte del paese è di uscire dal sistema delle discariche. Ad ogni costo. Pertanto, oltre alla raccolta differenziata bisognerà fare qualche concessione ai termovalorizzatori.
 L’assessore in proposito, parla di una riduzione al minimo degli impianti per l’incenerimento - Case Passerini, Montale, Selva Piana e, forse, Testi - con la stretta tutela dl territorio provinciale: «Tramonta ogni ipotesi di aprire un impianto al Calice - promette Arrighini -. L’obiettivo fondamentale del piano è la riduzione dei rifiuti e la crescita della raccolta differenziata. Ma i risultati saranno raggiunti grazie al forte accento sulla valenza ambientale e la sostenibilità. Nel piano ci sono azioni rilevanti di riduzione della produzione di rifiuti e una strategia efficace sul riciclo».
 La proiezione per il 2015, però non coincide esattamente coi sogni degli ambientalisti più ortodossi. Se oggi il recupero dei rifiuti è di 397mila tonnellate all’anno e passerà alle 509mila tonnellate fra circa 3 anni, i termovalorizzatori subiranno l’incremento quantitativo più elevato: passeranno dalle 60mila tonnellate alle 280mila incenerite nel 2015. Subirà un crollo verticale la discarica: assorbirà il 16,10% dei rifiuti contro il 46,5% del 2010. Escluso il termovalorizzatore, a Prato restano molteplici strumenti alternativi per il trattamento dei rifiuti. C’è il centro di raccolta di via Paronese, a breve nasceranno anche i siti di compostaggio a Vaiano e l’ecocentro per i resti derivanti dallo spazzamento delle strade a Montemurlo. Al Calice, poi, lo spazio verrà occupato dal digestore anaeroboico nella zona del Calice gestito da Asm, che servirà anche Firenze e Pistoia.
 Un’altra colonna portante del piano dei rifiuti - che dovrà passare al vaglio delle giunte e dei consigli provinciali - è la riduzione della produzione. Una decrescita si è già apprezzata a settembre 2011, quando i rilevamenti hanno accertato un calo del 10% delle tonnellate dei rifiuti prodotti. (Carlandrea Poli, Il Tirreno)

giovedì 1 dicembre 2011

Un fagiano alla Multisala

Andavo in centro in bicicletta nel tardo pomeriggio.
Stretta nel traffico e nel caos, preoccupata come sempre di non finire sotto una macchina, all'improvviso ho sentito il rumore chioccio d'un fagiano, che ha planato sulla ciclabile, davanti a me.

Ero all'altezza della Multisala di Capezzana, a ridosso dal marasma della Coop.

Lui era perplesso e cercava un varco verso la Natura.

Mi sono fermata, il suo piumaggio era regale.

Ci siamo guardati. Poi ha ripreso il suo volo, verso uno dei pochi campi rimasti in quella zona, forse in cerca della compagna.

Com'è forte e bello il fagiano! E com'è fragile e già vecchio il cemento!