venerdì 5 ottobre 2012

Arrestare un blogger dissidente? Ma non c'è bisogno!

A Cuba è stata arrestata una blogger dissidente, Yoani Sanchez.

Que barbaros!

Diteglielo, agli amici cubani, che non c'è bisogno di arrestare nessun blogger dissidente, che facciano piuttosto come qui in Europa, qui proprio qui.
L'epurazione avviene senza colpo ferire.
Lo fanno tutti, dal potentone al potentino. (S'intende non i cittadini di Potenza!).

Tu lasci il blogger scrivere quello che vuole; chiaro lo tiene sotto controllo, lo fai controllare (anche perché a volte dà notizie che altri non danno), ma poi gli stacchi la spina.

Come fare? Ecco le istruzioni per l'applicazione.

Tu, che hai potere,  un qualche potere e parecchi dipendenti galoppini al tuo servizio, gli togli il lavoro, per esempio. Non in maniera brusca, ma scientifica.

Tu, che hai potere,  un qualche potere e parecchi dipendenti galoppini al tuo servizio, lo metti in difficoltà. Non in maniera brusca, ma scientifica.

Tu, che hai potere,  un qualche potere e parecchi dipendenti galoppini al tuo servizio, gli riduci lo spazio, per esempio. Non in maniera brusca, ma scientifica.

Tu, che hai potere,  un qualche potere e parecchi dipendenti galoppini al tuo servizio, lo isoli, per esempio. Non in maniera brusca, ma scientifica.

Quindi, l'operazione è compiuta. Non in maniera brusca, ma scientifica.

Molto meglio che arrestare, che dà scandalo ed è controproducente, anche economicamente (le imprese devono essere tutte 'green' e non vengono a investire da te!).

Se arresti, lo sanno subito tutti, ora; non come ai tempi di Stalin o di Pol Pot,  Francisco Franco o Pinochet, tanto per citare alcuni... quando si poteva arrestare e ancor di più al riparo dagli occhi del mondo...

Oggi tutti devono poter dire quello che vogliono! La libera espressione è un dovere, un imprescindibile.
Porta pazienza. Il mondo va inarrestabile verso la Demo-crazia.

Ma intanto tu, al riparo dagli occhi indiscreti, dalle bocche scucite, da tutti, fai e fa fare quello che devi fare.
Nessuno si sarà accorto di nulla; guarda nemmeno il blogger che, stanco forse smetterò di scrivere e di importunarti...Alla fine del lavoro troverai un blogger sistemato a puntino e neutralizzato.

Molto meglio che torturare, che dà scandalo.

La tortura, pensa, tra poco anche in Italia sarà reato. Forse.

L'angolo delle apparizioni divine: Matteo Renzi è stato a Prato

C'era tanta gente, ieri sera raccontano (ma si può vedere anche sul blog renziate), a vedere ed ascoltare il verbo renziano al circolo di Coiano a Prato, che come si sa è parecchio sveglio a stare nel posto giusto e prendere le manne e mannine dal cielo...

Tutti a prepararsi a saltare dall'altra parte, da Bersani da Bindi a Renzi...oplà siamo qua. Qualcuno, che non è capace di saltare il fosso, rimane impantanato, però...ci prova lo stesso per rimanere a galla.
C'erano anche quelli del PdL, che hanno trovato il degno successore di Berlusconi; e anche se dice di essere piddino, che importa? D'altronde non hanno insegnato tanti socialisti che si può andare ovunque e stare bene?
Altrimenti, che faranno tutti, dove andranno, che collocazione si daranno, visto che il PD è destinato a essere studiato nel settore storico del 'pleistocene' insieme al PdL?
E loro...loro sono GIOVANI!

Raccolgo una pasquinata, che gira inarrestabile per la città:

Che popolo di pecoroni!
Per fare tanta folla
per fare queste operazioni
basta uno parecchio furbo
e parecchi gran coglioni!

Finisco col ricordarvi che Renzi sostiene che l'inceneritore non causa il cancro e altre finezze divine...http://primaveradiprato.blogspot.it/2012/03/matteo-renzi-horror-show.html...

Carta Archeologica della Provincia di Prato: chi l'ha vista?

La Provincia di Prato con il Comune (San)  Montemurlo organizzano "Aperitivo con la Storia" nell'ambito di "Un autunno da sfogliare".

A Prato, quest'aperitivo ci è già andato di traverso, forse per qualche oliva di troppo, perché, nonostante la presentazione della Carta Archeologica da parte della Soprintendenza prevista per oggi pomeriggio e benedetta dalla presenza dell'assessore Nesi e Maffei ,  con altre allegre iniziative, Gonfienti etrusca resta lettera morta.

A Prato la Carta Archeologica l'hanno già presentata, ma non si sa dove si trova, non si sa dove sia consultabile...Chi l'ha vista?

L'hanno fatta, costa 200.000 euri, e se la tengono nel cassetto come cosa loro, come se non potesse essere consultata, almeno dico dagli esperti!

Ma anch'io vorrei consultarla e capire, perché no?

Queste signore della Soprintendenza, appoggiate dal potere locale di ogni colore che vuole continuare a giustificare lo scempio dell'Interporto, dimostrano, nei confronti dei loro studi la stessa  concezione che aveva la Chiesa Cattolica in materia di sacre scritture prima dello scisma luterano

Insomma, il libero esame delle 'sacre scritture' loro è ancora proibito!

giovedì 4 ottobre 2012

Cafiero Lucchesi e il Sol dell'Avvenire

Io questo periodo ricevo diverse lettere su Cafiero Lucchesi.
Fra le tante voglio condividere questa, perché è anche una testimonianza storica.


"Buonasera,
ho visto la locandina circa il dramma Cafiero Lucchesi. Sicuramente il primo sabato sera libero che avrò, verrò a vederlo; lo faccio per una particolare reminescenza di un passato al quale accenno brevemente. Mio babbo era Comunista e mi raccontava dei Rosemberg e di Cafiero Lucchesi, mi portava a vedere i cinedocumentari sulla Rivoluzione di Ottobre, con emozione mi indicava...quello è Bulganin,quello è Malenkov,quello è Kaganovic e mi cantava "Lo Strano Soldato" che ricordo in gran parte ancora,nonostante siano passati quasi sessant'anni. Ma Cafiero...il Cavaliere Errante...mi raccontava del duello, di Florio (e mia mamma mi cantava la canzone che fu scritta dai fascisti...dormi tranquillo Florio il sonno tuo fecondo,vendicheremo un giorno... ecc.....)-a proposito nel Gennaio 1922 Mussolini non era ancora al potere, come è noto ciò avvenne il 28 Ottobre,ovvero 90 anni fa,ndr-
Ma per tornare a Cafiero...chiedevo al Babbo a cavallo degli anni'60 come mai non tornasse a casa, ora c'era la Libertà e lui ingannato dai togliatti-non c'era solo Togliatti che mio Babbo venerava come nostro signore, io stesso nonostante tutto quando pronuncio il suo nome mi pare di dire una bella parola tutt'ora- mi diceva...cosa vuoi che torni a fare, qui ci sono i fascisti...laggiù ha trovato il Sol dell'Avvenire (la tradizione della mia Famiglia Paterna era Socialista ) e Cafiero erano quasi trentanni che era sottoterra. Del resto se si vedono le foto dell'"Emergenza"di Piazza del Comune, si notano volti estasiati di uomini che innalzano cartelli "Viva il Compagno Stalin"-"Viva il Compagno Lucchesi", viva l'assassino viva l'assassinato. Quello che dispiace è che ancora in Italia ci siano strade e piazze intitolate a lui, ma nessuno ha il coraggio di chiedere che per esempio Piazza San Francesco torni a  riavere il suo antico nome,sacrificato alla sete di vendetta, per l'affronto di Porta Pia, della Santa Sede in ossequio ai Patti Lateranensi dal fascismo. Piazza XX Settembre che fu qualcosa di molto più importante per l'Italia di un'italiano che rinunciò alla cittadinanza  come fece Palmiro Togliatti.
Grazie quindi per il vostro lavoro, siete preziosi e per quello che mi piace pensare sarebbe utile e giusto continuare a lottare contro gli oppressori della Libertà, non in nome di un frusto antifascismo che oramai non ha ragione di esistere se non abbinato ad un anticomunismo ed ambedue, a mio parere vecchi arnesi di un bacchettonismo ora un poco cialtrone. Grazie della lettura e cordiali saluti."
M.G.T-Prato

Memoria di via Ciulli a Prato, anno secondo

La mia memoria
è affollata
non c'è più spazio
per tutti questi morti.

Non crucciarti,
i prossimi siamo noi.

A quel punto
che se la sbrighino gli altri,
con la memoria!

Dove moriremo,
in quale sottopasso?

Per noi sarà diverso.

Forse travolti dall'ultima macchina
su un nuovo viadotto fiammante
che in fretta e furia sarà costruito.

Sarà pronto prima della sera?

mercoledì 3 ottobre 2012

Ecco a chi vanno i soldi della cultura a Prato

In merito all'esclusione del Teatro La Baracca dai contributi dell'anno 2012, ho letto le delibere di giunta (n. 361, 378 e altre) e da queste vengono fuori interessanti informazioni. Ricordo che a me avevano detto che 'non c'erano soldi':

- al Teatro la Baracca hanno concesso il patrocinio, quando noi avevamo chiesto appunto un piccolo contributo; patrocinio che ora, dopo aver letto gli atti, suona come una presa in giro; 

- al Politeama Pratese, per stagione teatrale 2012 daranno 75.000 euro; 

- al Teatro di Piazza e d'Occasione (TPO), e quindi al Metastasio, 12.000  euro per l'evento estivo "Fabbrica dei Talenti pratesi" +16.700 euro per "Flashmob City" (evento di un giorno!);

- all'associazione Arteriosa (collegata a Fonderia Cultart quella che ha    
   organizzato  "Visionaria") avrà per  'Nuove Connessioni Urbane': 7,500 euro; 

- alla Corale di S. Martino (rappresentazioni spettacolo lirico “All’alba vincerò”):
   18.000  euro;

- al Comitato Cittadino attività Musicali; 16.000 euro;

- alla Camerata Strumentale, per i concerti alla Corte delle Sculture: 8.000;

- al Festival delle Colline: 14.000 euro;

- all'Università del Tempo Libero, 9.800 euro (ma questo è altro capitolo di bilancio)...

Tralascio il resto.

In venti anni il Teatro La Baracca non ha mai ricevuto che briciole. In venti anni di attività culturale continuata sul territorio nemmeno 5 mila euri di contributi per la stagione teatrale! 

Né vale dire che quest'anno il Comune ci permette di presentare  uno spettacolo per Sipario Aperto 2012 (totale 1.500 euro) al Magnolfi, perché se esiste ancora Sipario Aperto, lo si deve esclusivamente a Maila, che ha tenacemente rotto le scatole in Regione; se fosse stato per il Comune di Prato, non ci sarebbe stato un Sipario Aperto 2012! Dunque quello spettacolo è stato guadagnato.

Appena insediata, l'assessore Beltrame aveva detto che 'cesseranno' i contributi a pioggia. Ma in realtà continua a piovere sempre sul bagnato e sull'ingiustizia. 

Certe scelte offendono il nostro duro lavoro, e soprattutto ONESTO e perché no? di QUALITA': siamo costretti a lavorare il doppio e a guadagnare pochissimo, cosa di cui a questi signori evidentemente non importa nulla. Anzi!

La morale della favola di questi contributi 'mirati': accentuazione della verticalità rispetto all'orizzontalità; ovvero i soldi vanno agli enti importanti o certe associazioni e non ad altre, in modo che la cultura resti nelle mani del potere con tutte le conseguenze che finora si sono viste: impoverimento culturale in sé (omologazione) e dell'economia dell'indotto. E certo non solo a Prato, e non solo adesso; ma ora si sente molto di più di un tempo, e non solo per la crisi, ma perché la cosiddetta 'democrazia' si è ridotta a mera parola.

Sono anni che viviamo queste ingiustizie, continue umiliazioni: è l'ora di cambiare e di denunciare questo uso strumentale della cultura, dei nostri soldi!

Solidarietà a Marcello Di Finizio

Esprimo la mia solidarietà all'imprenditore Marcello Di Finizio, da ieri sera su un lucernario del Cupolone romano per protesta contro la politica economica del governo nazionale ed europeo.

Se le spiagge sono quello che sono non è certo colpa sua!


martedì 2 ottobre 2012

Primarie, ovvero il potere che non basta mai


A Sinistra, dove impazza il giochino americano delle primarie.

Dopo che Vendola ha deciso di scendere in campo, ecco che s’impone una piccola riflessione.

Vendola è il Presidente della Regione Puglia; ha molto daffare, immagino, è un incarico importante, ma non gli basta e vuole di più. Pensa di vincere? Non credo. Ma sa che anche se perde, vince: magari un ministero? Correre gli serve per restare bene a galla; e con lui tutti i suoi, dai pesci più grandi ai piccolini, che smaniosi, già si muovono nel bozzo come girini appena nati.

Renzi è il sindaco di una città impegnativa come Firenze, ma non gli basta, vuole di più. Anche non vince, non perde, e vince lo stesso: cosa vince ancora non si sa; anzi, si può dire che ha già vinto, che il suo futuro in questa Italia in coma è tutto suo (purtroppo): di questi vecchi, astuti politicanti, simpatici e dalla lingua sciolta, che hanno fatto le scuole per ingannare il popolino; la simpatica 'fiorentinità', lo scilinguagnolo. 

Bersani è a capo di un partito, pur sull’orlo del baratro, ma insomma, ha un incarico importante anche lui. Ma vuole di più. Anche non vince, non perde, perché da buon dottor Balanzone, mangia il prosciutto di Parma.  Ha salutato la scesa in campo di Vendola, perché l'obbiettivo da colpire è Renzi e in questo gli dà una mano.

Come ebbi a dire due anni fa, quando ancora preferivo un pochino pochino Vendola rispetto a Renzi (ma si trattava di ammirazione per l'ars retorica, non di altro, ora non ho nemmeno più questo gusto http://primaveradiprato.blogspot.it/2010/09/lavanzata-di-renzino.html) il vero nemico di Vendola è Renzi e viceversa, e ora siamo arrivati allo scontro finale.

I giornali che fanno scrivere ai loro galoppini che la scesa in campo di Vendola danneggia Bersani, creano un 'allarme' col solo fine di aiutare il piacentino.

Il potere non basta mai.

Giunta Cenni: a chi date i nostri soldi?

Questo è il conto che fanno  del lavoro culturale che il Teatro La Baracca sta svolgendo da 20 anni. A chi date tutti i nostri soldi? VERGOGNA.

Cambiamo nome alla biblioteca Lazzerini di Prato

Recentemente lo storico Assirelli ha fatto notare al grande pubblico di Internet che il nome della biblioteca pratese è sbagliato, che si dovrebbe chiamare Lazzarini, così chiamata da  Mons. Alessandro Lazzarini, vissuto nel 1700.
A parte il fatto che le variazioni di vocaboli sono molto frequenti nel passato, il cambiamento di vocale si è imposto (qualcuno provò a imporre il nome giusto, lo ricordo bene, ma invano!), perché dire 'biblioteca lazzariniana' è quasi uno scioglilingua e risulta cacofonico. Dunque il popolo, come fa sempre, ha scelto per la versione più facile!
Ma a mio avviso l'articolo scandalizzato dell'Assirelli ha un suo valore, perché nessuno sapeva di questo monsignore nato a Roma che lasciò la sua eredità al Comune di Prato.
Nessuno lo identifica o riconosce.
Sarebbe bene cambiare nome alla biblioteca comunale (ormai sempre più 'internetteca' che biblioteca grazie al grande pensiero post-illuminario dei nostri governatori locali), magari pensando a un nome più significativo, 'comunale' per la città.

lunedì 1 ottobre 2012

Feltrinelli 'mangia' la libreria Edison di Firenze con la mela di Apple Store

La Libreria Edison di Piazza Repubblica a Firenze  chiuderà, dato che l'immobile è stato acquistato dalla Feltrinelli, ed al suo posto si preannuncia un Apple store.
Ma Giangiacomo lo saprà?
Questa che segue è una lettera aperta che ho ricevuto:

LETTERA APERTA: ADDIO LIBRERIA EDISON
La mia Firenze...

Come il tapis-roulant della torre di Londra: guarda, scorri, non toccare e vai via.
Sedersi in contemplazione?: non ti azzardare neanche a pensarlo!
Al fine di garantire l'esistenza di un luogo di aggregazione e diffusione culturale, sull'immobile sito in piazza della Repubblica 27/r il Regolamento Comunale impone un vincolo di destinazione d'uso sul 70% della sua superficie.
Quando la società Effe.com è riuscita a divenire proprietaria di quell'immobile così vincolato, dove Libreria Edison da anni esercitava un'attività conforme alle normative comunali, ne conosceva l'esatto valore.
Il gruppo Feltrinelli sostiene di avere fatto un semplice investimento immobiliare come tanti altri con quell'acquisto; e che il fatto che in quell'immobile esercitasse la sua attività l'unica libreria realmente loro concorrente sul territorio fiorentino fosse una semplice casualità.
Il gruppo Feltrinelli ha commesso un errore, comprando un immobile senza accorgersi che era vincolato?
Oppure ha effettuato una speculazione immobiliare molto intelligente, confidando nella prassi tutta italiana “la legge c'è, ma se vi dà fastidio rispettarla si cambia o si aggira senza problemi”?
Nella questione in oggetto sono due gli aspetti sui quali vorrei invitare alla riflessione.
Il primo concerne una questione di valori.
Nel 2004, la società immobiliare Effe.com - partecipata del gruppo Feltrinelli - ha comprato la società Repubblica s.r.l., proprietaria di un fondo a Firenze: l'immobile sito in piazza della Repubblica , dove già da diversi anni Libreria Edison svolgeva la propria attività.
Effe.com è così divenuta proprietaria del fondo senza che esso fosse messo in vendita, eludendo di fatto il diritto di prelazione all'acquisto che Libreria Edison - in quanto affittuaria – avrebbe potuto vantare se – come non è stato – l'immobile fosse stato venduto.
Nella partita Libreria Edison vs Librerie Feltrinelli, quest'ultima risulta pertanto la squadra vincitrice: non perché più motivata, meglio allenata, più capace; bensì perché – avendone la possibilità economica – ha di fatto comprato le scarpe dei giocatori della squadra avversaria, costringendola al ritiro dal campionato.
Come sarebbe andata se Libreria Edison avesse potuto continuare a giocare con le scarpe ai piedi, è storia che non sapremo mai.
L'arbitro interpellato da Libreria Edison a esprimersi su quello che sembrava un fallo grave, ha dato giudizio di gioco corretto.
E lo dobbiamo accettare.
A tutte le squadre impegnate in qualunque campionato però chiedo: è questo il gioco che vogliamo fare e vedere? Sono questi i valori sportivi che ci sono stati insegnati e che vogliamo insegnare ai nostri figli?
Il secondo aspetto sul quale vorrei invitare alla riflessione i cittadini e l'Amministrazione Comunale...il mio Sindaco...che li rappresenta, riguarda l'ipotesi di “aggirare” o eliminare il vincolo dal P.R.G., con la motivazione che “è meglio un Hard Rock Caffè o un Eataly piuttosto che due locali chiusi”.
I fautori di questa linea portano a sostegno della propria tesi la crisi del mercato del libro.
Sono una libraia e faccio questo mestiere da undici anni.
E' vero: il mercato del libro ha subito – come tutte le attività – una crisi sensibile negli ultimi tempi.
Essendo il prezzo del libro imposto dall'editore, è questa un'attività commercialmente molto vincolata ed è pertanto lavoro difficile e impegnativo – e per alcune librerie impossibile – restare sul mercato in questo momento storico.
Così non è per piazza della Repubblica a Firenze: è questa una delle poche location nelle quali una libreria ben gestita può restare sul mercato e ben fatturare anche in questo periodo di crisi economica.
Levare il vincolo sull'immobile, levare la Libreria da questa piazza, vuol dire togliere drasticamente a Firenze la possibilità di avere una Libreria:punto di riferimento sociale oltreché culturale per tutti i cittadini di ogni fascia di età e condizione sociale, come di poche altre attività si può dire.
Quante volte in un mese e per quanti diversi motivi si può avere voglia di entrare in Libreria?
Quante volte in un mese e per quanti motivi si può avere voglia di entrare in un Apple store?
Sono una dipendente della Libreria Edison, che a breve perderà il posto di lavoro e il proprio mestiere.
E sono una cittadina di Firenze, che a breve vedrà gli anziani e i bambini e le fasce sociali più deboli private di uno spazio fruibile e costrette ai margini di questa piazza. Mentre i giovani scorrono veloci sul tapis...
...ma per andare dove??
 Firenze, 28 settembre 2012
Maddalena Scarlino

Visionaria pagata con i soldi 'di riserva'

Ricevo questo comunicato dal consigliere Aurelio Donzella di IdV.
Il grande 'successo' del settembre pratese organizzato dal sindaco Cenni e strombazzato ai quattro venti è stato pagato con i fondi di riserva del Comune? E' così?
Bravi, non c'è che dire, un bel successo per i cittadini pratesi!

"Ieri 28 Settembre 2012 il Consiglio Comunale ha approvato la variazione di bilancio e la verifica degli equilibri inerenti il bilancio di previsione. Il motivo della variazione e dei riequilibri stava nella riduzione delle entrate previste e nell’ aumento delle uscite programmate. Le entrate non sono quelle previste, anche perchè le alienazioni del patrimonio comunale, logicamente non hanno dato i proventi sperati.
Il fatto più eclatante è che per trovare i 112 mila euro per quel “meraviglioso” spettacolo che è stato “Visionaria” , questi, sono stati prelevati dal fondo di riserva: proprio così! Grazie a “visionaria” se domani viene un’ alluvione o un altro evento calamitoso, non ci sono quattrini per farvi fronte.
I cittadini ignorano queste cose. Per rinsanguare il fondo di riserva sono stati impiegati i proventi relativi all’ accordo con Consiag ed Estra e quelli versati da Toscana Gas per l’ acquisizione della manutenzione della rete.
Queste sono entrate “occasionali” e non ripetitive: questo tipo di risorse deve essere adibito ad investimenti e non alla copertura delle spese correnti.
Pertanto nel corso del dibattito, richiamate le suddette considerazioni e preannunciato logicamente il mio voto contrario, ho fatto questa considerazione:” secondo il banale senso comune, direte che la mia contrarietà è perché sto all’ opposizione, ma non so come i consiglieri di maggioranza metteranno a tacere la propria coscienza approvando questi provvedimenti, solo per ubbidire alla logica ottusa degli schieramenti”.
AURELIO DONZELLA


domenica 30 settembre 2012

Cafiero Lucchesi, recensione

Cafiero Lucchesi, il coraggio delle idee, di Niccolò Lucarelli

Può accadere che le idee nelle quali crediamo, diventino il nostro carnefice? 
Una domanda all’apparenza paradossale, ma che può diventare una tragica realtà, come accaduto nell’epoca delle ideologie totalitarie novecentesche. 
Ripercorrendo la vicenda umana e politica dell’operaio pratese Cafiero Lucchesi, la drammaturga e regista Maila Ermini, fa luce su una pagina, a lungo rimasta oscura, del comunismo sovietico e italiano.

Cafiero Lucchesi, vita e morte fra Mussolini e Stalin, composto dall’autrice su documenti storici ai quali ha aggiunta una libera interpretazione drammaturgia, narra l’intensa e toccante tragedia di un operaio comunista, la cui fede politica non gli aveva accecata la coscienza di uomo; nato e cresciuto in una famiglia imbevuta di anarchia e socialismo romantico della prima ora, - battezzato Cafiero dal cognome del Marchese pugliese Carlo Cafiero, esponente dell’ala socialista radicale della fine dell’Ottocento -, mal sopporta l’avvento al potere del regime fascista e della sua violenza squadrista. 
Dopo una lunga serie di provocazioni e scontri verbali con Guglielmo Florio, esponente fascista della prima ora, Cafiero lo uccide in duello nel 1922, pochissimo tempo dopo l’ascesa al potere del PNF. Dopo l’omicidio, si rifugia a Trieste, da dove, con l’aiuto di altri comunisti, fugge in Unione Sovietica, dove pensa di rifarsi una vita. 
A Mosca entra in contatto con la comunità italiana, composta da fuoriusciti come lui, ma ben presto, nonostante si sia sposato e abbia trovato lavoro in una fabbrica tessile, si accorge che il comunismo, dal 1924, con Stalin ai vertici del PCUS, si sta facendo sempre più oppressivo. Cafiero non si sente quindi libero, e come lui altri compagni italiani; la comunità dei nostri connazionali, come altre, finisce nel mirino dell’NKVD e del KGB coadiuvato dai suoi informatori esterni; Cafiero è spiato persino dalla moglie, e in ultimo colloquio con un connazionale, esprime tutti i suoi dubbi su Stalin, accusandolo di aver rinnegato il comunismo e di essere un sanguinario dittatore. 
Non pochi dubbi vengono espressi anche su Togliatti e i vertici del PCI, che ben conoscevano la sorte di tanti italiani spiati e arrestati da Stalin, ma che preferirono però disinteressarsi delle loro sorti. Impossibilitato però a rientrare in Italia, vista la condanna all’ergastolo che pende su di lui, rimane a Mosca, mentre il compagno rientra in Italia.
Arrestato dal KGB, con l’accusa di essere un controrivoluzionario e di aver calunniato Stalin, Cafiero subisce l’umiliazione del carcere delle torture cui lo sottopongono i suoi aguzzini. Fra le scene più intense, c’è appunto la prigionia, durante la quale si trova contatto con altri italiani in carcere con la sua stessa accusa, un pope e un delinquente comune, questi ultimi entrambi russi. Fra la nostalgia dell’Italia, e la disillusione verso l’URSS, le ore trascorrono lente e dolorose, in mezzo a un’umanità segnata dalla violenza, dallo spionaggio e dal sordo desiderio di salvare la pelle anche mandando in rovina altri esseri umani. 
Durante gli interrogatori, Cafiero si proclama vero comunista, smentisce le accuse, ma non rinuncia ad accusare Stalin, scontrandosi però con la cecità del KGB. Proprio una poesia antistalinista, Il montanaro del Cremino, scritta dall’intellettuale dissidente Osip Mandelstam e imparata a memoria, costituirà la prova del suo essere controrivoluzionario.
Cafiero subisce l’epurazione, all’alba, in un bosco nei pressi di Mosca. Ignorerà la sua sorte sino all’ultimo, e morirà da uomo libero.

La pièce è una dura accusa contro i totalitarismi, sia di destra che di sinistra, ma fa luce anche sull’ambiguo atteggiamento tenuto da Palmiro Togliatti (alias Ercole Ercoli), e gli altri alti esponenti del PCI in esilio in Unione Sovietica, che per non inimicarsi Stalin preferirono ignorare la sorte di centinaia di connazionali ingiustamente accusati di deviazionismo, e condannati a morte o ai campi di lavoro. Una pagina di storia italiana sin qui tenuta nascosta dalla storiografia ufficiale e dalla volontà politica, ma che ha visto spargere sangue innocente.

Costruito come una sorta di film, lo spettacolo si offre al pubblico con un montaggio scenico che ricorda il free-cinema di Pressburger, mutuato dal teatro, il cui lento scorrimento poneva l’accento sulla gestualità e l’espressività degli attori. Per analogia tematica, non è difficile accostare questa pièce alla pellicola I Compagni, girata nel 1961 da Mario Monicelli, con fra gli altri, Bernard Blier, Renato Salvatori e un superbo Marcello Mastroianni. 

Non meno intensa, ieri sera, la prova offerta da Gianfelice D’Accolti in veste di protagonista, che ha saputo dare vita non al personaggio ma all’uomo Lucchesi, con una tensione drammaturgica capace di comunicare al pubblico tutta l’intensità delle sue convinzioni politiche e umane, nonché la sua delusione nei confronti di un’ideologia ormai degenerata in dittatura, e dalla quale si sente tradito.

Maila Ermini, da parte sua, si “moltiplica” in una serie di personaggi che ruotano attorno a Cafiero, dalla fidanzata Giulia, al padre, al fascista Florio, all’agente del KGB che lo condannò a morte, interpretazioni che ci danno un’idea della poliedricità espressiva di Ermini.

L’allestimento, per il quale è stato rivoluzionato l’intero spazio del teatro, proietta il pubblico direttamente nel dramma, annullando la tradizionale distanza fra platea e palcoscenico; la scena, che spesso viene costruita sotto gli occhi degli spettatori, ci offre un esempio di commedia dell’arte alla vecchia maniera. Importante nota di cronaca: fra il pubblico era presente Cafiero Lucchesi junior, nipote del protagonista.

Con quest’interessante e ben costruito spettacolo, celebrato da cinque minuti di applausi finali, Maila Ermini ci regala un altro esempio di alto teatro civile, dove l’arte si incontra con la memoria che indaga le incongruenze e le malvagità del sistema politico; un’occasione per riflettere anche sulla nostra epoca, non certo immune da contraddizioni.

Debutto di Cafiero Lucchesi

Devo scrivere un monte di cose belle.

Il debutto di Cafiero Lucchesi si è concluso con quasi 5 minuti di applausi.
Non mi era mai capitato e sono ancora stordita.

Ma ci sono altri  fatti da raccontare di questa memorabile serata:

il primo è la presenza del nipote di Cafiero, Cafiero Junior, un bel signore di ottanta anni, dritto come un fuso e simpatico e amabile, proprio come dicono che fosse lo zio. Era contento, direi felice, e ormai siamo amici.

Era presente la storica Elena Dundovich, al Teatro La Baracca rappresentante dell'associazione Memorial Italia, che ci ha regalato una presentazione che mi dispiace di non aver potuto registrare. 

C'erano poi due romani, due romani venuti da Roma per il fine settimana a visitare Prato. Di questa città di cui si parla tanto per via dei cinesi.

Proprio così.  Due turisti, ma che dopo aver visitato la città, si sono informati di cosa c'era di interessante da vedere dopo cena e hanno scelto di venire al Teatro La Baracca a vedere il nostro spettacolo.

Si sono presentati presto, sono stati i primi spettatori.
Gente, così si sono dichiarati, che vanno puntualmente a teatro, nei grandi teatri romani. E anche nelle cosiddette cantine, e forse per questo-diversamente da come fanno alcuni cittadini pratesi - non si sono sentiti a disagio in un teatro 'diverso'.

Però, così hanno detto dopo lo spettacolo, alla presenza degli altri spettatori, niente li aveva emozionati come questa serata in questo piccolo teatro. E poi hanno detto altre belle cose che per pudore non scrivo.

C'era anche Fulvio Silvestrini, che è il nostro più fedele spettatore, un amico.

Un altro fatto che voglio condividere è quello di aver superato le tante, in certi momenti sembravano insormontabili difficoltà, per cui a un certo punto ho pensato di buttare tutto all'aria.
Gianfelice D'Accolti mi ha tenacemente sostenuta. E' chiaro che senza di lui questo spettacolo non avrebbe potuto essere, o non sarebbe stato così significativo.

Lui reputa che Cafiero Lucchesi sia molto più difficile di Laris Pulenas, e il più teatrale di tutti quelli che ho scritto e rappresentato.

Sento che qualcosa è cambiato, che, come dice il mio compagno, ho fatto un altro passo avanti. O forse ho girato l'angolo.