giovedì 15 agosto 2013

Una recensione-riflessione del Prof.Centauro sul Laris Pulenas a Luogomano

Il Prof. Giuseppe Centauro, presente l'altra sera a Luogomano per la replica del Laris Pulenas, mi invia questa bella recensione sullo spettacolo. Anche le foto che pubblico sono sue. (Bravissimo come al solito, il professore, nello scattare le fotografie!).
Lo spettacolo, organizzato dal Comune di Cantagallo, ha visto la presenza anche del Sindaco Ilaria Bugetti.



“Laris Pulenas” alle sorgenti del Bisenzio, quando pièce teatrale e paesaggio vivono una naturale sintonia
Giuseppe A. Centauro

Esiste una simbiosi tra arte e natura? La risposta, pur nella soggettività di qualsivoglia personale convinzione, non può che essere affermativa, specialmente laddove l’una può esaltare l’altra fino a compendiarsi nella suggestione e nella pur fuggevole vibrazione emotiva della sincronica percezione, che solo l’arte espressa nel contesto di un paesaggio evocativo, di un luogo particolare, può suscitare. Un’esperienza che si rinnova quando che si realizza una tale alchimia e con essa si ripristina l’atavico rapporto tra l’uomo e la natura, fino a produrre una sorta di esaltazione della natura attraverso l’artificio e viceversa, allo stesso modo che avviene con le pagine perdute della storia attraverso il mito.
Sono questi valori universali che principalmente la comunicazione artistica può trasmettere senza confini di spazio e di tempo. Lo spettacolo che ne risulta è qualcosa di unico. L’arte che si realizza in perfetta sintonia con il paesaggio che la contestualizza può generare estasi, attivando il pensiero recondito, recessivo che ognuno di noi possiede. Una tale simbiosi è riconoscibile con l’andare del tempo, ancor meglio nel ricordo lontano, nel déja vu che fa assumere alla prima esperienza vissuta un valore archetipo, restando indelebilmente impressa nell’immagine catturata dalla retina, come un’istantanea nella pellicola fotografica.
Fra le arti avevo immaginato che questo privilegio fosse appannaggio quasi esclusivo, semmai non scontato e raro, dell’architettura, osservando certi monumenti, certi borghi, certi paesaggi che conservano la leggibilità del contesto originale, una connotazione materica vera, semmai filtrata e impreziosita dalla stessa evoluzione storica attraverso la testimonianza dei segni dell’uomo, antichi e moderni, che hanno caratterizzato l’ambiente nel territorio. In realtà questa prerogativa appartiene a tutte le arti, non solo quelle figurative plastiche, ma anche alla musica, al teatro. Se i segni dell’uomo impressi nel paesaggio sono da considerare comunicazioni primigenie di una natura antropizzata che può divenire essa stessa arte, la testimonianza artistica può contestualizzare e rianimare luoghi dimenticati, obliterati dalla storia, accendere i riflettori dell’interesse collettivo sulle risorse culturali ed ambientali di un territorio, trasporre tematiche lontane nello spazio e nel tempo al paesaggio osservato, svolgendo infine una funzione primaria di sensibilizzazione e denuncia. Ed allora, l’arte diviene veicolo di coscienza oltre che di conoscenza.
La bellezza del contesto paesaggistico di riferimento si specchia nella sacralità della natura che lo delinea e, come un capolavoro d’arte, induce un coinvolgimento sensoriale attento e diretto che interessa, oltre la vista, tutti i sensi attraverso l’ascolto remoto di acque ruscellanti o di canti di uccelli, e il profumo della terra.
Ho trovato questo equilibrio assistendo al “Laris Pulenas” messo in scena in luoghi naturali evocativi, negli accenti diversi di antiche antropizzazioni, quasi che il racconto rappresentato si potesse contestualizzare, non solo nello spazio fisico, quanto piuttosto nella dimensione temporale nell’antichità della storia narrata.
***
Maila Ermini e Gianfelice D’Accolti avevano sorpreso tutti allestendo l’8 luglio 2008 la prima del “Laris Pulenas”, eccezionalmente fuori dal “Teatro La Baracca”, nello scenario di arcana bellezza di Poggio Castiglioni, vieppiù esaltandolo nei caratteri naturalistici ed antropici distintivi tolti per una sera dall’oblio nella formidabile trasposizione drammaturgica che vede soccombere il protagonista, famoso aruspice etrusco di Tarquinia, di fronte al potere di Roma, ovvero nella contrapposizione del pensiero filosofico con la prevaricante “ragion di Stato”. Allora l’emotività era stata enorme nelle more della battaglia per Gonfienti, nata per scongiurare l’obliterazione definitiva dell’area archeologica della metropoli etrusca sul Bisenzio che si stava barbaramente compiendo con il bene placet delle istituzioni, amaramente conclusa come fu per Laris con l’esilio, con la rimozione pubblica della questione. Oggi, quattro anni dopo, con la messa in scena del 10 agosto 2013 all’Anfiteatro della Val di Bisenzio nello sperduto angolo appenninico di Luogomano, alle sorgenti del fiume, dove gli echi della città sono ancor più lontani e dove, soprattutto, la natura è sovrana, si si è avvertita in pieno la grandezza dell’opera e l’originalità autentica contenuta in questa specialissima pièce teatrale che vive nella compenetrazione totale con il paesaggio naturalistico dell’intorno che si fa scena. Si realizza un connubio perfetto, come solo arte e natura insieme sono in grado di restituire.
La storia di Laris Pulenas, nei modi e nei tempi scanditi dall’interpretazione senza veli degli attori, racconta il dramma stesso dell’uomo alla ricerca di una propria identità, incontrando felicemente un’ambientazione nella natura, senza mistificazioni e senza orpelli che lo spettatore oggi scopre nel volgere fuggevole di un tramonto estivo, oppure un domani nell’atmosfera orfica di un plenilunio, rispettando la genesi della storia narrata. Non a caso il “Laris Pulenas” regala questo genere di emozioni, dove la bravura degli interpreti si confonde con il genio drammaturgico di che l’ha prodotto e la struggente verità nascosta nella vicenda narrata si lega simbioticamente al contesto ambientale che lo realizza, tanto da farlo riconoscere nel ricordo di remote ascendenze autenticamente in contrasto evidente con il caos contemporaneo, per giunta a  testimoniare nella denuncia di antichi vizi, le ricorrenti  corruzioni della politica.
Il “Laris Pulenas” è quindi esso stesso un patrimonio da salvaguardare come bene culturale, anche al fine di rinnovare la testimonianza e l’impegno civile per “salvare” le tracce reiette di antichi popoli che avevano, loro si, sacralizzato la natura in ogni sua manifestazione.

5 commenti:

vittorio ha detto...

"...nata per scongiurare l’obliterazione definitiva dell’area archeologica della metropoli etrusca sul Bisenzio che si stava barbaramente compiendo con il bene placet delle istituzioni, amaramente conclusa come fu per Laris con l’esilio, con la rimozione pubblica della questione...";

Quel che meraviglia in questo ispirato commento del consigliere del sindaco Cenni è l'assoluta mancanza di autocritica ovvero d'imbarazzo sulla questione di Gonfienti. Il prof ci dice che Gonfienti è stata rimossa dalle istituzioni. Ma ce lo dice dalla sua conservata postazione interna alla Consulta dei Consiglieri del Sindaco. Peccato che in questi 4 anni la sua autorevole voce non si sia mai sentita pubblicamente. Può essere che il docente universitario l'abbia più volte ricordata all'orecchio del sindaco. E che questi abbia fatto come il noto mercante! Certo che, personalmente, avremmo quotato più corretto da parte del critico teatrale, trarne le dovute conseguenze. Anche come forma di autorispetto!! Ma, probabilmente, ragioni superiori che noi non conosciamo avranno suggerito all'esperto paesaggista di soprassedere all'evidente non cale del sindaco verso l'amatissima Gonfienti....!! Obliterata, pare evidente, anche da un personaggio che aveva speso prestigio personale, impegno, studi e libri per ottenere l'esatto contrario. E sul quale tutti gli amanti e gli appassionati gonfientini avevano riposto qualche speranza! Che senso ha allora, per lo studioso etruscologo, rimproverare alla "fiorentina" responsabile del sito la sua prolungata obliterazione se anche il sindaco ed il suo consigliere, entrambi "pratesissimi", non hanno ritenuto conveniente porre la loro fattiva attenzione sulla città etrusca??

Anonimo ha detto...

Totalmente d'accordo con Vittorio!

Anonimo ha detto...

Ma questo Vittorio pensi alla sua Bonino-Malino, come la chiama la Maila!

Anonimo ha detto...

Beata ignoranza Vittorio...se solo le persone prima di dar fiato alla bocca e gettar fango sulle persone si informassero...ma è più efficace l'insulto per farsi pubblicità, vero?...totalmente fuori luogo

Anonimo ha detto...

Secondo Giugni, allora, il professor Centauro - per il semplice fatto di essere consigliere del Sindaco- avrebbe il potere di scavalcare la sovrintendenza, e tutti gli altri enti coinvolti da 15 anni ormai (QUINDICI ANNI ) nella oscena vicenda di Gonfienti? Ma scherziamo?! Il professore , da solo, dovrebbe smuovere le montagne? Egli ha predicato - e predica tutt'ora purtroppo- nel deserto. Se chi scrive questo acido commento avesse il buon senso di informarsi prima di sputare sentenze farebbe miglior figura!

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