sabato 16 febbraio 2013

Napolitano da Obama

Nessuno, a parte il PdL ma perché è stato 'toccato' altrimenti no, ha avuto a che ridire della visita di Napolitano da  Obama, che si svolge adesso, a pochi giorni dalle elezioni.

Riduce di molto il senso delle  elezioni 'democratiche'.

giovedì 14 febbraio 2013

Non saremo più 'teatro a margine'

Ho chiesto un appuntamento a Massimo Luconi, direttore organizzativo del Metastasio, perché vorrei rappresentare Cafiero Lucchesi al Fabbricone, che credo un dramma, anzi una tragedia (non dobbiamo aver paura a usare le parole), che tutta la città deve vedere.
Sto aspettando da giorni che mi dica quando e come.
Gli ho mandato il materiale, tutto. Lo spettacolo costa poco, no? Lo sforzo di un piccolo cachet, per farci guadagnare pochi euri...

E' veramente scandaloso, e diciamo ora basta, essere trattati in questo modo, dall'alto in basso. Come se noi fossimo artistucoli da strapazzo. Umiliati.
Artisti di serie B. C. 

Piuttosto sono altri, artistucoli da strapazzo, a salire su cotanto palco. Purtroppo, purtroppo, purtroppo! Anche perché così si dà ai giovani il cattivo esempio e la cattiva qualità alla città.

Al tempo della Sinistra, stesso copione. Non mi hanno permesso di raccontare la storia dei Celestini, non mi hanno permesso di rappresentare la storia dei Concubini di Prato (se non al Magnolfi o nei circoli, come 'teatro a margine' o nelle rassegne del 'teatro giovane' o panzane simili), e tutte le altre cose che ho messo in scena, senza contare Laris Pulenas, che non hanno nemmeno visto quando l'ha organizzato il Comune nell'estate. Così come non sono venuti a vederlo a Poggio Castiglioni nel 2008.

Come si organizzano le stagioni teatrali senza nemmeno sapere cosa e come succede in città, visto che il mio teatrino sta a così poca distanza dal benedetto e santificato centro? 
Come si organizzano le stagioni teatrali senza nemmeno sapere cosa succede in Regione, eh, signora Patrizia Coletta direttrice artistica della Fondazione Toscana Spettacolo, che ha tradito la promessa della presenza, semplicemente perché non voleva sgradire la sua superiora, visto che su di me c'è il veto per la nota questione della città etrusca? Lei che viene da Torino, non si vorrà certo rovinare per questioni 'locali'...Evviva le pari opportunità e la libera espressione delle idee, oltreché artistica!

Così non può andare avanti. Passi che facciano finta che non esistiamo gli assessori delle cittadelle della provincia perché sono politicamente eretica, coloro che danno spazio ai 'giovani artisti' che sono piuttosto che giovani, estremamente furbi e teatralmente deboli (voglio usare un eufemismo!), passi che vediamo insomma gli asini sul palco trattati come se fossero cavalli di razza, su troppi palchi li vediamo d'Italia!, a questo punto chiediamo lo spazio che ci compete e che meritiamo nel teatro cittadino e regionale, soprattutto  quando presentiamo opere degne e significative.
Non ci basta più, dopo tanti anni e tanto importante lavoro, essere 'teatro a margine".

Come ti agguanto il comitato

Di tutti i comitati, a Prato, è rimasto vivo e attivo solo quello del Soccorso, che ha presentato un esposto in Procura e all'autorità di vigilanza sugli appalti pubblici, di cui parlano oggi tutti i giornali, contro la realizzazione di due rampe  per l'immissione nella Declassata nel tratto compreso fra via Roma e via Marx e fra via del Purgatorio e via Nenni, che sarebbero costruite in vista della realizzazione del progetto del viadotto - che Monti ha congelato - , impedendo di fatto la realizzazione di ogni alternativa al viadotto stesso.
Le procedure utilizzate dal Comune non sarebbero regolari.

Ora, alcuni candidati si sono subito messi al lavoro per mettere le mani su questo comitato e hanno dichiarato di sostenerli.

Lo strano è che mi ricordo di alcune cosette, che voglio qui rammentare: 
quando stavano costruendo alcune altre brutture in città, come la Multisala, Fulvio Silvestrini fu lasciato praticamente solo;
quando stavano costruendo l'Inutile, ovvero l'Interporto della Toscana Centrale, che ora Rossi e compagnia vogliono valorizzare, dov'erano questi sostenitori del 'non costruiamo'?;
quando abbiamo presentato la denuncia contro il disastro dell'abbandono e distruzione della Gonfienti etrusca, nessuno ci ha sostenuto; anzi, la denuncia è rimasta lettera morta in Procura, sepolta da carte e messa nel dimenticatoio;
che tutti gli altri comitati sono praticamente morti, dopo essere stati utilizzati solo a fini elettorali, sepolti nel Pratopartecipa e Pratoincontra, svaniti dietro i fiumi di parole e promesse.

Questi tristi giochetti si ripeteranno presto con le prossime amministrative.

In questi anni, poi, nessuno ha veramente pensato a quanto fosse squallida quella strettoia al Soccorso, con tutte quelle fabbriche malconce addosso, frutto di una una Prato dove si è permesso di costruire di tutto, in nome di quel lavoro che tanto ora tutti cantano in coro.

Video dello spettacolo "L'infanzia negata dei celestini"

E' arrivato anche il video dello spettacolo "L'infanzia negata dei celestini", di cui  potete guardare un estratto a questo indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=qotqBFhRfa0&feature=youtu.be

mercoledì 13 febbraio 2013

Seconda serata SIMONE WEIL

E' possibile una politica senza partiti?

 Dopo la prima serata, torniamo con la presentazione del testo di Simone Weil e lettura di brani, al fine di discutere insieme al pubblico la praticabilità di una politica senza partiti.

a cura di Maila Ermini e Gianfelice D’Accolti

Sabato 16 febbraio  2013 ore 21,30
al Teatro La Baracca

Con la partecipazione di Fulvio Silvestrini

 Simone Weil, una riformista rivoluzionaria, poco prima di morire prematuramente per malattia, nel 1942 ha lasciato questa ‘modesta’ proposta: sopprimere i partiti politici che, in quanto organizzazioni verticistiche e inquadrate, sono autoritari e repressivi per definizione. E alcuni, quelli italiani per esempio, mostrano un totale disinteresse per la res publica, ma un grande talento nel sottrarre denaro pubblico alla comunità.

Il nostro intento è quello di diffondere la conoscenza di questo scritto, che la filosofa francese non riuscì a vedere pubblicato; in Francia fu stampato solo nel 1950, a sei anni dalla sua morte. Molto più tardi in Italia, dove è pressoché ancora sconosciuto.

 Segue dibattito  - Ingresso Libero

Info: Teatro la Baracca, via V. Frosini 8, Casale- Prato Tel. 0574 812363 - www.teatrolabaracca.com

Quando il pubblico contesta

Ho letto e visto sui giornali la contestazione del comico Crozza al Festival di Sanremo all'inizio del suo intervento, appena ha mostrato l'imitazione caricaturale di Berlusconi.
Siamo così disabituati alla contestazione, al dissenso, che immaginiamo che qualcuno abbia pagato i contestatori. Anche a causa delle polemiche che sempre precedono il Festival, ma quest'anno, a causa delle elezioni, ancora di più.
E probabilmente sarà così. Ma non cambia il senso di quello che intendo dire.
Ovvero che la contestazione in teatro non esiste più.
Al Fabbricone recentemente è stata messa in campo durante uno spettacolo teatrale; io stessa l'ho vissuta diversi anni fa con Matilda: fui duramente contestata al termine dello spettacolo, che aveva scandalizzato un gruppo di spettatori.
Ma ormai è rarissima. In questo momento storico di grande conformismo sociale e politico, sconvolge completamente.
Fino a qualche anno fa invece era più consueta e accettata, l'attore era preparato. E anch'io lo ero, ero perfettamente consapevole che sarebbe potuto succedere, e riuscii a reagire con forza.

Crozza  è crollato perché con il pubblico parruccone e con l'organizzazione festivaliera alle spalle si sentiva al sicuro. E poi avrebbe imitato, dopo Berlusconi, anche gli altri per par condicio.
Ma quello, e Crozza doveva saperlo (o meglio dovevano saperlo anche gli autori fra cui Serra), non era il 'suo' spettacolo, né gli spettatori erano lì per vedere e ascoltare solo lui;  era un ospite in una esibizione canora fortemente discussa, in un momento in cui la politica dei partiti vive una crisi profonda e prima di elezioni.
Di tutte le imitazioni che ha fatto, mi è piaciuta, tecnicamente parlando, quella di Montezemolo e la 'poverata'. Mi sarei aspettato anche una imitazione di Grillo, ma Grillo fa paura ed evidentemente costituisce un tabù, consapevolmente o meno.

Il Papa ha chiuso la campagna elettorale


Non c'è che dire. Il Papa ha abdicato, e i giochi elettorali di questi nostri miseri politicanti sono finiti.

Tutto il resto sembra impallidire, di fronte a questo gesto. 

Ecco chi comanda ancora, nonostante la profonda crisi. Ecco chi domina. Ecco chi vince, chi ha vinto le elezioni.

Ci possono essere tutti i motivi del mondo, 'dietro' questa decisione. E questo è vero rispetto all'istituzione della Chiesa, e da un punto di vista religioso, economico, politico. Intrighi, corruzione, crisi della religione cristiana nel mondo occidentale, crisi della Chiesa Cattolica.

Ma rispetto alla persona il gesto di abdicare, come ogni abdicazione dal potere in quanto rinuncia e morte, è un gesto 'sacro'. Uno dei pochissimi che la Chiesa di Roma ci offre, che ormai non abita più il sacro, tutta intenta com'è a metter paletti in campo etico.
O a rincorrere la modernità che twitta.

Con il gran rifiuto il papa riafferma la teocrazia e ritorna nel solco della religione cristiana, che vede la morte come vita. La morte che porta alla resurrezione. 

martedì 12 febbraio 2013

Ma senti un po' il vescovo Agostinelli...


Leggete quello che dice il vescovo...sopratutto a me colpisce il riferimento alle cariatidi della cultura, anche se  io correggerei: via la gente che non sa fare il mestiere che dice di fare; e dettaglio, le 'cariatidi' sono anche giovani, non solo vecchi. Gente messa al posto giusto solo perché fa comodo o sono imbelli, o pavidi, o non fanno che ripetere i motivetti che il potere vuole ascoltare.
Per questo, oltre che per invidia, preferiscono mostrare la cacca piuttosto che uno spettacolo come Cafiero Lucchesi.
E anche bisognerebbe mandare via quei preti e quella santa gente che mi hanno 'condannata', e senza aver visto niente, perché ho raccontato la storia dei Celestini di Prato, dei Concubini di Prato...che alloggiano nella Curia, nelle chiese di cui Agostinelli è il pastore.


"E ora lascino anche le tante cariatidi attaccate al potere
Il vescovo di Prato plaude al «gesto esemplare» di Ratzinger e rottama gli inamovibili della politica e della Chiesa
di Mario Lancisi (IL TIRRENO) FIRENZE Le dimissioni del papa? «Il suo è un gesto profetico e d’esempio per tutti coloro che ricoprono posti di primo piano nella Chiesa e nella società». A sostenerlo è il vescovo di Prato Franco Agostinelli, aretino, fino a qualche mese fa a capo della diocesi grossetana, in un comunicato stampa di commento delle dimissioni di papa Ratzinger. Insomma papa Benedetto XVI ha avuto il coraggio di farsi da parte quando ha scoperto di non avere più le forze di guidare la Chiesa, ma troppi invece restano aggrappati alla poltrona. Parole dure contro la gerontocrazia, quelle pronunciate da mons. Agostinelli. «Ci deve animare un pensiero di gratitudine anche per l'esempio che il Papa ci dà con questa sua decisione. Non è facile trovare persone che a un certo punto sanno riconoscere l’impossibilità di proseguire in modo adeguato il proprio incarico», esordisce il presule pratese. Il gesto del Santo Padre è un esempio che vale per tutti, « per noi uomini di Chiesa ma anche per chi ricopre posti di primo piano nella società», spiega Agostinelli nella sua nota. Poi l’affondo: «Vediamo tutti i giorni come il mondo della politica, della cultura e della economia sia talvolta un museo di cariatidi che per tanti decenni continuano a guidare le sorti dei popoli», osserva il vescovo di Prato. Cariatidi: persone anziane che professano idee vecchie, suggerisce il vocabolario. Parole che sanno di rottamazione. Che colgono gli umori profondi della gente infuriata per una classe dirigente immobile, sembra uguale a se stessa, senza il coraggio civile di farsi da parte. Monito - quello di monsignor Agostinelli - che non guarda solo alla nomenklatura della politica e dell’economia. No, il vescovo pratese punta il dito anche in casa propria, a quello che avviene anche nel mondo della Chiesa: «quante comunità invecchiano per l'ostinazione dei loro pastori a rimanere nonostante oggettive difficoltà?», si chiede Agostinelli. Al di là della gratitudine « per quello che il Santo Padre ha fatto in un momento non del tutto semplice per la vita della Chiesa», il vescovo di Prato cerca di dare al gesto “profetico” del papa il valore di un esempio che guarda al futuro. «Quelle che stiamo vivendo sono epoche di grandi trasformazioni e la Chiesa è stata chiamata a dire una parola, a riprendere la sua collocazione in un contesto di profondo cambiamento. Credo che Benedetto XVI abbia condotto saggiamente la Chiesa in questi mari tempestosi che sono il nostro tempo», ha proseguito ancora il vescovo. Ma il nocchiero papale ha indicato una rotta alla Chiesa e alla società: quella di puntare sul potere come servizio, sull’esigenza di ricambio. All’Italia e alla Chiesa degli inamovibili , il passo indietro del papa indica che il futuro può scaturire da un’idea di potere in cui le posizioni di vertice non si fossilizzino. Più forze fresche al posto delle Cariatidi. 

Riflessioni dopo la presentazione della stagione

Gianfelice mi ha detto: "Sembra un teatro finanziatissimo, e invece il teatro, la stagione non riceve un centesimo". Forse è ...