sabato 27 luglio 2013

Patty Smith è come il Papa

Io non ero al concerto a Prato di Patty Smith; so che ha dedicato una canzone a Papa Francesco, ormai considerato da tutti un 'revolucionario'. (Per me, nonostante le apparenze d'occasione e studiate, nemmeno un po'; al contrario.)
Qualche anno fa Patty, sempre in occasione di un concerto a Prato, mi sembra dentro la Chiesa di San Francesco, e si fece fotografare col vescovo Simoni.

Ecco, uno degli aspetti più divertenti di certi artisti controcorrente, che invece la corrente la navigano tutta.

Patty Smith è l'esempio di questo genere di cantanti stile 'peace and love' che fanno grandi affari, vero e puro 'business', con contenuti presunti non convenzionali che non infastidiscono nessuno. Sicuramente non le banche internazionali, non i grandi poteri, non i grandi governi. 

In questo senso è effettivamente come il Papa Francesco a cui ha dedicato la canzone: 'piaciona',  direbbero a Roma.

venerdì 26 luglio 2013

Una provincia senza senso, se non per chi comanda


Il governo Letta è riuscito a fare la magia: province sì, ma senza votazioni, senza la benché minima partecipazione dei cittadini che non potranno votare propri rappresentanti.
Sappiamo quanto fosse poco democratica questa elezione, e come lo siano le elezioni a tutti i livelli, ma così sfacciatamente! Insomma, le province diventano organi di gestione e di controllo.

Che la provincia di Prato si salvi in questo modo dall'essere annessa alla Città Metropolitana (di Firenze) è sommamente ridicolo, e tutto da vedere.


Video di presentazione di "Cuori di donna"

Riprese eseguite alla Corte delle Sculture della Biblioteca Lazzerini di Prato il 5 luglio 2013.


P.S. Molti hanno copiato o il titolo o lo stile spettacolo, ma questo è stato il primo, dal 2003.

giovedì 25 luglio 2013

Morir en tren


Morir en tren
sin saber por qué
sin saber la hora ni de qué

morir buscando Santiago
morir en tren
de improviso
mientras estás hablando
durmiendo
teniendo hambre

morir así, robado 
a la vida en una máquina 
como si fuera un drago,
sin volverte a ver
mi amor mi azul
mi ser


Prato: il potere in sé, per sé.

Fra tutte le città toscane, Prato sta vivendo il periodo più drammatico. Se non votano il bilancio, si rischia il commissariamento.
Dopo aver sostenuto il Cenni come emblema del cambiamento per superare l'immobilismo partitico di sessanta anni, ecco che gli alfieri e i sostenitori - buttati a Palazzo Comunale o nelle Circoscrizioni da una vittoria insperata - se ne scappano tutti per dichiararsi fuori. 

Pensano forse di salvarsi per la prossima corsa.
Altri da alcuni mesi lo attaccano, come ho già detto, che un tempo lo appoggiarono, come il salvatore; sembrano giochetti fatti apposta per un cambiamento che deve essere tutto orchestrato, come fu la vittoria di Cenni.

Insomma, solo i tonti non riescono a vedere quel che succede, e si fa in modo che il sindaco non si possa ricandidare, che sia non più eleggibile, come fu Romagnoli.

Nel frattempo a Firenze hanno votato  la variante del Pit, e Rossi può dire ai signorotti locali che ha ottenuto quello che aveva promesso in cambio del loro appoggio eccetera.
Così Firenze avrà il suo aeroporto potenziato con aerei che passano sulla testa dei pratesi nel Parco della Piana. 
Votando contro, il consigliere regionale Mattei ha fatto la sua operazione di maquillage, giusto giusto per eventualmente ricandidarsi alla Sinistra del padre...nella sua città.

E ancora: si cambia ospedale e si discute animatamente, come se i cittadini contassero qualcosa nelle decisioni su che fine farà l'area di quello che sarà ex-ospedale (così come non sono contate nulla le discussioni sull'aeroporto, il dittatore Rossi se ne frega), quando invece le serate fungono solo come passerella per il potere e i giochi prossimi elettorali.

Si sottraggono quadri - quadri di cui quasi nessuno conosceva l'esistenza in città - e non so adesso con quale credibilità il sindaco li possa richiedere al vinaio vicentino Zonin.

Mentre il potere muove le sue pedine e fa il riassetto del suo essere in sé e per sé, la città vive, a livello sociale economico e culturale, un periodo drammatico come non mai.




mercoledì 24 luglio 2013

Anche Cenni al capolinea

E' notizia di queste ore, la giunta capeggiata da Cenni non ha più la maggioranza. Lo lasciano i cosiddetti Indipendenti per Prato, dopo che anche altri che lo sostenevano se ne sono andati. 
Sono guai, anche perché c'è da votare la previsione di bilancio.
Lasciano la nave che affonda. Almeno di miracoli dell'ultimo minuto, la morte partitica è certa.

Specchio di quello che sta succedendo a Roma, e anche a Firenze. Se si salvano, è solo un operazione alla Ruysch, e il morto ritornerà in vita solo per poco. 

Ruysch è l'anatomista olandese del dialogo di Frederik Ruysch e le sue mummie di Giacomo Leopardi.

Rossi a casa?

Non credo che il Presidente della Regione Toscana vada a casa, e con lui tutta la sua giunta. Oggi si vota per l'ampliamento dell'aeroporto di Peretola e, nonostante la maggioranza traballi, con Mattei e la verde Sgherri in opposizione, le truppe cammellate - vedi UdC e altri mostriciattoli - arriveranno in soccorso.

Anche in questo caso PD e PDL vanno a braccetto.

Io non posso andare a protestare, ma idealmente sono là. E spero che non passi il voto soprattutto per come ci hanno preso per il c...con il fasullo Parco della Piana. Lo dico dal 2009, quando dire che il Parco era finto era come dire che il cetriolo è un uccello (e per qualcuno lo è!) e i santi comitati ti guardavano male...

D'altronde se passa il sì all'ampliamento, come credo probabile poi alla fine, non si tratterà che di pochi mesi ancora, e di vera agonia politica per il Governatore Rossi, detto anche Se(r) Sviluppo, e per la sua tremolante giuntolina.

Il nostro Mattei, consigliere regionale di Prato, ambisce a candidato sindaco e per questo mostra il lato verde che non c'è.



martedì 23 luglio 2013

Non si può studiare sui libri elettronici

Meno male che il Ministro Carrozza ha fermato la corsa ai libri elettronici nelle scuole.
Dice che la scuola ancora non è pronta.

Balle.

Non si può studiare sul computer, ci vuole il libro di carta. Lo studio è analisi e concentrazione, e il computer è in primis immagine, è altro dalla lettura analitica.

Infatti al computer si può leggere pezzi brevi; va bene come luogo di ricerca, per scrivere più velocemente o quello che si vuole, ma lo studio è altro.

Cari insegnanti, datevi da fare: da me arrivano allievi di teatro che non sanno nemmeno consultare un dizionario di carta, cercarvi le parole.

Asini.

I tesori che Prato ha perduto

Oltre ai quadri che il vinaio di Vicenza Zonin si è messo in tasca - e presto si metterà tanti soldi in tasca perché da vero vinaio li venderà - fra cui opere di Bellini, Lippi e Caravaggio, ricordo un altro tesoretto che Prato si è lasciato sfuggire nel 2009, ossia i manoscritti di Malaparte acquistati da Dell'Utri.

Naturalmente anche Gonfienti etrusca, perduta ormai quasi irrimediabilmente, che gli stessi industriali, strepitanti per i quadri, hanno volentieri affossato sotto l'ennesimo megacapannone industriale con cui hanno saccheggiato e deturpato la città, complice una lasse dirigente collusa, trasformando paesaggio e mentalità della gente.

Ma Gonfienti non si può vendere, non si può acquistare. No?

Quel pasticciaccio brutto della Galleria degli Alberti

Si fa un gran baccano sul fatto che il signor Zonin, signore della Banca di Vicenza  che ha mangiato Cariprato, abbia portato via una decina di tele dalla galleria degli Alberti.

Il Sindaco sollecita una amabile restituzione in nome della pratesità e dei buoni rapporti. Ma perché non svegliarsi prima, visto che il sindaco è stato signore della Cariprato? E così anche i signori industriali che sollecitano i poveri come noi a togliere i conti correnti dalla banca del signor Zonin!

Tra l'altro, se non mi ricordo male, lo stesso Cenni non era tanto d'accordo a restituire le tele del Brugnoli, che lui aveva regolarmente comprato ma che risultarono rubate, al legittimo proprietario...Come si legge in un articolo del Tirreno del 2009.

Cenni, il pasticcio dei quadri rubati 
Li ha acquistati in buona fede e verrà risarcito dal proprietario... 
Il candidato sindaco del centrodestra al centro di una singolare e annosa vicenda 

PRATO. Roberto Cenni, candidato sindaco del centrodestra, ha comprato a caro prezzo due quadri che poi sono risultati rubati, ma l’accusa di ricettazione è ben presto caduta, e anzi il Tribunale civile gli ha dato ragione nella causa che lo vedeva contrapporsi al primo proprietario delle opere. Quest’ultimo, oltre a non riavere i quadri, dovrà anche pagare 9.000 euro di spese legali al padrone della Sasch. Una storia singolare, sulla quale Cenni non sa se ridere o piangere, ma che di certo non gli fa piacere. La sentenza del Tribunale di Prato risale a qualche mese fa ed è saltata fuori ieri grazie a un articolo del Giornale. Si tratta di una vicenda iniziata nel lontano 1977, quando dalla casa del collezionista umbro Giacomo Baldeschi spariscono due tele a olio attribuite al Brugnoli, pittore di scuola caravaggesca attivo nella seconda metà del Seicento. Due nature morte, per la precisione, 108 per 144 centimetri: la prima raffigura fiori, ortaggi, frutta, tre putti e una fontana; la seconda una caraffa con fiori e una tartaruga.
Sono due dei soli quattro dipinti attribuiti al Brugnoli, di cui si perdono le tracce fino al 1995, quando una soffiata porta i carabinieri a casa di Roberto Cenni. I militari trovano i due quadri e li sequestrano. Cenni cade dalle nuvole. Ma come, protesta, io quei quadri li ho regolarmente acquistati in una galleria d’arte di Modena da Gianfranco Leonardi e non li ho pagati nemmeno poco, 220 milioni di lire. Gli inquirenti non sentono ragioni e portano i dipinti nel magazzino di Palazzo Pitti, da dove pare non si siano più mossi.
Il procedimento penale nei confronti di Cenni ha vita breve, perché non ci sono elementi per sostenere l’accusa di ricettazione. Va invece avanti una causa civile intentata dall’originario proprietario dei quadri, Giacomo Baldeschi, nei confronti di Cenni per ottenere la restituzione delle opere.
La causa si è trascinata fino all’anno scorso ed è finita con una sentenza favorevole a Cenni. Sostiene il Tribunale che l’imprenditore pratese ha comprato i quadri in buona fede, una buona fede confortata anche dal prezzo pagato, e aggiunge che la compravendita di opere d’arte da privati è lecita. Inoltre alla notizia del furto non fu data troppa pubblicità, tanto che ancora nel 1982 una rivista del settore citava i quadri del Brugnoli senza far cenno al fatto che fossero spariti. Dunque il signor Baldeschi dovrà mettersi il cuore in pace: è stato derubato ma non potrà riavere i suoi quadri (non è dato sapere che fine abbia fatto l’indagine sul ladro e sul ricettatore).
Intanto però i quadri, nonostante la sentenza, sono sempre sotto sequestro. «Non li vedo da 14 anni - conferma Roberto Cenni - e non so quando potrò riaverli. Ho una passione per le nature morte, ma questa esperienza mi basta e avanza. Capisco lo sconcerto del proprietario, però non so come avrei potuto comportarmi diversamente. Ho acquistato quei quadri in una prestigiosa galleria, non potevo sapere che erano di provenienza furtiva, e subito dopo il sequestro sono stato rassicurato sulla correttezza del mio operato».
Paolo Nencioni

Prato, un comune che non ama le bici

Leggo i comunicati del bilancio comunale 2013.
Ancora assente, sembra, la mobilità alternativa e, in particolare, nessuna previsione di nuove piste ciclo-pedonabili. Scandaloso e inaccettabile.
La qualità della vita in questa città è pessima anche per questo.

Quando questo governo comunale si insediò, parlai con l'assessore all'ambiente Borchi e mi fu chiaro già allora che questo 'Comune' (?) non avrebbe mosso un dito in tal senso. Mi disse che i pratesi non amano andare in bici! Ecco la vergognosa risposta di questo signore. 


lunedì 22 luglio 2013

Sonetto in ricordo di una zanzara uccisa dalla municipalizzata ASM


C'era una volta una bella zanzara
era intelligente e furba mica poco
nata in secchio lasciato per trasloco
e tutte la chiamavan Pungi-rara;

Per l'estate arringava le compagne
quelle che non finivan con le lagne:
state tranquille non temete niente
non ci può distruggere abilmente

l'uomo, il dolcemaro nutrimento,
se non  nella campagna elettorale;
allora è deciso a realizzare

quel che ha promesso già di fare:
spruzza veleno e fa davvero male
per salir sullo scranno comunale.

Prato sprofonda

Ieri sera capito nel centro di Prato.
Venivo da fuori, parcheggio con la macchina vicino al Serraglio.
La zona è chiaramente pericolosa e sospetta, piena zeppa di spacciatori di droga. Approfittando della poca luce che c'è alla Passerella (dove fino a qualche anno fa si organizzava qualcosa!) litigano e fanno i loro affari.

Vado verso piazza Mercatale. Il degrado cittadino è assoluto, accentuato dal vuoto agostano incipiente.

La città è sporca, abbandonata. Nessun controllo di vigili, niente. Non ne ho visti uno. E le ronde, dove sono finite?

Cartelli di affittasi ovunque. Via del Serraglio mi sembra che porti la bandiera del vuoto.

Mentre i signorotti della 'mattoneria' si scandalizzano perché il signor Zonin della Banca Popolare di Vicenza ha detto che i quadri della galleria degli Alberti rimangono a Vicenza, lanciando grida per la pratesità offesa e minacciando di ritirare i conti correnti, la città è ormai sprofondata. Sono semplicemente ridicoli.

Non bastano le feste che la giunta organizza a livello popolare; fallito il 'vivi il centro' strombazzato a suon di cartelloni pubblicitari con i nostri soldi. Non bastano le cene in piazza o per le vie. Le evanescenti notti bianche. Non basterà il settembre pratese.

Ci vuole un piano straordinario per la città, tutta; ma soprattutto gente diversa a decidere, gente con idee in testa e non compromessa.

domenica 21 luglio 2013

La Notte Nera della Periferia (12): Casale

Casale si è completamente trasformata da quando hanno aperto, negli anni '90, il Casello di Prato Ovest. Questa l'ha cambiata più la nuova urbanizzazione messa in atto a partire dagli anni '80.
Da estremo paese di 'frontiera' con la provincia di Pistoia, è diventato un paese lambito dal passaggio delle macchine e, anche grazie al mio teatro, frequentato.

La gente di Prato, ma anche d'altrove, viene a Casale quasi esclusivamente perché c'è il Teatro La Baracca.

Dunque la storia di Casale è anche la storia del mio teatro, almeno da ventidue anni a questa parte. Di questa vicenda un giorno scriverò. Per ora basti dire che all'inizio nessuno pensava che quella 'baracca' si sarebbe trasformata in teatro. La gente, quando insieme a mio padre facevo i lavori di ristrutturazione, ci prendeva in giro al sapere che sarebbe diventato un laboratorio teatrale o addirittura un teatrino.

A Casale non c'era niente e ancora non ci sarebbe niente se non i soliti circoli, la solita contrapposizione fra circolo Arci e Acli. Oggi però Chiesa e Partiti vanno a braccetto.

Il Teatro La Baracca è il motivo per cui molte persone vengono a Casale, ma soprattutto il motivo per cui molti non mi hanno amata. Solo col tempo, con gli anni hanno accettato questa presenza fastidiosa. 
Ho subito anche aggressioni verbali e una volta quasi una fisica.

La partitica locale non ha mai frequentato il teatro, l'ho scritto tante volte. Esso non è schierato con nessuno e quindi non serve a niente. Non solo non avrebbero voluto che nascesse, ma se il  teatrino  scomparisse, oh, molti politichuzzi locali scalatori sarebbero contenti. L'ostinazione con cui fanno finta che non esista, la volontà di affossarlo dimostra che la cultura è per il potere solo fatto strumentale che deve valorizzare la loro esistenza e aiutarli nel raggiungere o a rimanere nelle poltrone.

Con la Chiesa ci sono stati problemi, siamo confinanti, ma ora c'è una buona tregua, a parte la prepotenza a volte di coloro che fanno le feste in parrocchia, per cui addirittura i casalesi protestano e mi scrivono. E' una parrocchia davvero rumorosa. 

In questi giorni sui giornali locali hanno parlato del campino di calcio comunale che c'è a Casale e qualcuno ne ha scritto senza saperne la storia. 

La valorizzazione del campino comunale, abbandonato di fatto o almeno impraticabile, è partita solo dalla sottoscritta e non dal Circolo Arci, che sostiene i ragazzi che raccolgono le firme per avere in gestione il campino, come sarebbe auspicabile che fosse. Basta leggere gli articoli a cui rimando sotto.

Il motivo è semplice, e non perché io sono più brava di altri: due anni fa i ragazzi, non potendo andare nel campino comunale, frequentavano quello della parrocchia, che però non è idoneo per giocare veramente a calcio; non ci sono le regolamentari protezioni. Le continue pallonate ci davano fastidio e protestammo.

Suggerii ai ragazzi di utilizzare il campino comunale; furono loro a dirmi che il campino era impraticabile perché non curato.

Allora dissi loro di raccogliere le firme, anche perché avevo telefonato alla Presidente della Circoscrizione Peris, che oltre a darmi questa soluzione, aggiunse che la competenza era dell'assessorato all'ambiente, ossia a Borchi, il quale però, commentò lei, si occupava solo di 'piante' e non di campini di calcio.

Ad alcuni di loro dissi anche di farsi sostenere dal Circolo Arci nella raccolta delle firme, piuttosto che dalla sottoscritta. Primo perché non volevo passare come colei che rompe sempre le scatole, poi perché avevo sensibilizzato la Presidente della Circoscrizione, affinché in qualche modo si interessasse della faccenda.

Per due anni non ne abbiamo saputo nulla, però io sempre sono sempre rimasta in contatto con i ragazzi e ne abbiamo parlato, ogni tanto.

A causa delle mie proteste -ma non solo, so di mamme che passando con passeggino dalla proprietà della parrocchia hanno rischiato di prendere pericolose pallonate e di altri parecchio irritati per il pallone che finiva sulla strada e sulle macchine, e anche credo per comportamenti poco ortodossi da parte di alcuni giovani in una proprietà religiosa, fatto sta che i ragazzi hanno abbandonato il campo del prete, dove ora giocano ragazzi piccoli o quando giocano i grandi sono molto corretti e civili -hanno ripreso la proposta che lanciai ad alcuni ragazzi.

Ora la partitica strumentalizza questa necessità (di cui comunque appoggio la soluzione richiesta), ma si capisce, siamo a ridosso delle elezioni; ha poi gioco facile, perché in questi anni non è stato fatto nulla al riguardo.


http://primaveradiprato.blogspot.it/2011/03/il-campetto.html

P.S Fra Tobbiana e Casale la lottizzazione - la cosiddetta zona industriale che non serve a nessuno - è ferma da anni. Intanto stiamo aspettando una strada pedo-ciclabile fra le due frazioni, lo chiedo da tempo, lungo il viale alberato.

Via Ciulli

A pochi giorni dall'apertura del nuovo ospedale di Prato e a pochi i mesi dalle elezioni amministrative, il governo locale capisce che non può più permettersi, a pochi passi, un sottopasso chiuso a causa della morte delle tre cinesi, e sollecita la magistratura per il dissequestro.

I due poteri non si trovano d'accordo; il Comune vuole  riaprirlo seguendo gli adeguamenti previsti dal  codice della strada; la Procura risponde che il Comune potrebbe benissimo farlo solo se eseguisse lavori minimi di garanzia per la sicurezza: chiede solo un semaforo e una sbarra in caso di allagamento...

Storia di una follia tutta politica e di precisi calcoli elettorali.

Chengwei, Jilan e Donglan Wan, le donne morte nel sottopasso[1]
Parla Chengwei 
Io ero la più giovane.
Siamo uscite per andare a lavorare,
come tutti i giorni
siamo venuti qua per lavorare.

Mia mamma guidava
Mia mamma guidava

La zia ha detto
-Attenta Jilan! -
L’acqua correva dal cielo
Funi stese erano le gocce d’acqua
T’avrei fatto vedere!

Io sarei voluta restare a casa
Ma non si può
Non si poteva
Anche la zia era preoccupata
-Jilan attenta!-

Mia madre era attenta
Ma chi avrebbe detto
Che quel sottopasso fosse
Così profondo
Maledettamente profondo!

Eppure lo avevamo già passato
Con le macchine traversato,
ma non pensavamo così
profondo

E’ stato così rapido
l’acqua ci ha trascinate via

Mamma non riusciva più a tornare indietro
-Metti la marcia indietro
Metti la marcia indietro!! –
Ma non andava
La macchina
non ce la faceva…
la macchina non si muoveva
che avanti!

Non so nuotare
Non so nuotare
E l’acqua mi fa paura
Perché là sotto c’era
Così tanta acqua?
Parla Jilan: 
Come pioveva quella notte!
L’avevo detto: restiamo a casa
Ma Donglan non voleva
O forse non volevo io?
Chi si ricorda?
Ho visto che l’acqua era alta

Ho messo la marcia indietro
Ma la macchina andava avanti
E ancora avanti.

Com’era fredda quell’acqua
Com’era fredda!
Entrava dappertutto!

Ho telefonato a mio marito
Gliel’ho detto: - Siamo qui
Siamo qui!

Qui dove?
Dov’è ‘qui’?

Io non sapevo spiegare
Non sapevo il nome della strfda
Gli ho detto:
-Siamo sotto un ponte! 
-Che ponte che ponte! –

Parla Donglan: 
Ho capito subito
Che sarebbe andata a finire  così.
Ho capito subito
Che sotto quel ponte
Sarei morta!
Non ce l’ho fatta ad uscire,
non ce l’ho fatta!

L’acqua ha circondato la macchina
Ha cominciato ad entrare
E poi tutto era acqua
Jilan ha aperto la portiera
Ha cercato di salire su
Poi non ho visto più nulla
Non ho sentito più nulla

Acqua solo acqua.

Jilan ha aperto la portiera
Ha cercato di salire su
Poi non ho visto più nulla
Non ho sentito più nulla

Acqua solo acqua
Nemmeno io so nuotare
Nemmeno io
Perché là sotto c’era
Così tanta acqua?

Ho capito subito
Che sarebbe finita così
Morire di lunedì
Me l’aveva detto una strega
Me l’aveva detto una strega

O forse lo sognai di notte?

[1] In via Lorenzo Ciulli a Prato il 4 ottobre 2010. Le donne avevano rispettivamente un’età di 24, 50 e 42 anni. Questa poesia fa parte della mia opera "Antologia del Bisenzio".

Benigni, il comico che tutti i governi vorrebbero avere

Diciamolo chiaramente: Benigni è il comico che tutti i governi vorrebbero avere. Legge Dante (sì, è politico, ma chissenefrega della politica del 1300? Sì, ce l'ha contro i lussuriosi, ma chissenefrega? Lussuriosi è un conto, magnaccia è un altro...); fa satira politica in maniera intelligente, ma di e su tutti, eh, proprio di e su tutti, ed è delicatino quando la fa, a tal punto che può farla di Renzi quando Renzi è in prima fila.
Poi è tanto bravo, si ricorda dei suoi amici, li bacia quando son morti, li cita, dedica loro spettacoli eccetera.
Via, è simpatico, oltreché buono.

Carlo Monni, nei nostri giorni passati assieme, non ne parlava mai male. Lo adorava.
Ma Carlo non parlava male di nessuno, se non degli attoroni falsi (i La-vìa, come diceva lui, ma rispettava Herlizka, per esempio) e soprattutto di quelli - anche dei teatri che lo hanno celebrato - che non lo pagavano.

Di Benigni aveva un ricordo fisso nel tempo anni '70, quando Benigni si cibava solo di bracioline, del "Berlinguer ti voglio bene", insomma.

Monni leggeva la Commedia meglio di Benigni, perché Benigni non sa d'attore ed è didattico (oltre a spogliare Dante della sua politicità, renderlo innocuo), mentre Monni era davvero un poeta contadino (e NON un attore, come a livello popolare vien considerato), un esempio di un mondo scomparso; leggeva la Commedia con grazia popolare, ilare, come ho sentito da mia nonna, come il mio antenato poeta Attilio Benvenuti, di cui mio padre ancora mi ricorda il modo.
Da questo percorso popolare Benigni e Monni hanno attinto, e ciascuno a suo modo l'ha reso al pubbico.

Entrambi, sia Benigni che Monni, sebbene abbiano percorso strade diverse, sono stati però uniti nel voler sempre piacere al pubblico, popolo o potenti, mai dispiacere, mai andar controcorrente.

Ai giovani piacciono, in particolare piaceva Carlo, perché dava l'idea del disimpegno scolastico, del chissenefrega, dell'irriverenza, dell'antianaliticità, della vita istintiva, che anche se non si studia si può arrivare a qualcosa, insomma, viva il disordine e la pappa al pomodoro.



Riflessioni dopo la presentazione della stagione

Gianfelice mi ha detto: "Sembra un teatro finanziatissimo, e invece il teatro, la stagione non riceve un centesimo". Forse è ...