venerdì 21 marzo 2014

Il falso e identico lessico familiare delle elezioni

Non c'è che dire, questa tornata elettorale è davvero misera, misera di idee e di entusiasmi.
Molta gente corre in politica senza averne una benché minima preparazione o vocazione o idealità vera.  Non basta essere cittadini per essere buoni candidati.
Alcuni cercano, correndo per un posto di consigliere comunale, di ovviare alle problematiche lavorative. E c'è anche da capire, non ci sono molte possibilità; la crisi del tessile qui a Prato, l'erosione del posto più o meno sicuro non lascia molte altre chances che tentare la sorte del cursus honorum.

Se possibile, lo scenario si presenta, almeno finora, peggiore della tornata precedente.
L'aspetto più drammatico è che non si scorge una vera alternativa al duo altalenante di centro-destra e centro-sinistra; tra l'altro il movimento pentastellato di Prato si presenta già in difficoltà per la nota scissione interna e, almeno nel credere ai miracoli, difficilmente potrà, come invece avrebbe potuto, dar filo da torcere ai vari candidati dei partiti o alle liste-stampella. Né altri gruppi autodefinitesi indipendenti sembrano esserlo veramente, perché sono figlie di figli di partito, e il lifting è stato fatto da un maldestro chirurgo politico.

Se ci fosse, se anche nascesse, una lista più o meno autonoma, tuttavia non la farebbero nascere, ché subito gli incendiari, i vari piccoli Montag locali (camuffati da lettori appassionati però), partirebbero all'attacco del nuovo 'libro'... L'informazione, poi, anche quella di matrice blog, se non per conformismo, per calcolo politico e opportunistico di non dar troppo fastidio ai potenti locali e mettersi in luce per far carriera, non aiuterebbe i 'neonati', che non sarebbero 'riconosciuti'. 

Gli slogan scelti dalla politica locale ricalcano le frasi di sempre:  risuonano gli stilemi tipo 'Prato deve rinascere', che 'insieme bisogna disegnare un'altra città'; le 'nostre battaglie', eccetera, con candidati che promettono di ascoltare i cittadini, di rimanere in contatto anche dopo le elezioni. Quest'ultimo, il contatto, l'hanno sempre promesso, sempre,  ma mai mantenuto. Gli incontri ravvicinati dopo le elezioni non sono nemmeno del 'primo tipo'.
Una volta dentro il Palazzo il gruppo al potere di cui il sindaco vincente è espressione-esecutore, cercherà di fare ed eventualmente se glielo permettono un po' disfare senza essere 'insieme' a nessuno e, chiuso a chiave, nei posti-chiave saranno messe persone di fiducia pronte a non cambiare niente, se non qualche testolina-esecutrice che, a seconda di chi vince, metterà in campo più gli interessi degli uni piuttosto che degli altri.

Insomma, ci ritroviamo anche in questa campagna elettorale con un lessico falsamente familiare, buonista, efficientista, rassicurante, ipocrita. Vuoto.
Oppure, se si tratta di giovani o falsi giovani, di scopiazzature ironiche o stile rottamatori, che, badate bene, non sono state inaugurate da Renzi, ma molto prima da Berlusconi; quelli che insomma promettono di 'cambiare' con la bacchetta magica, che vanno di pari passo, anche se d'altro colore, con quelli che affermano: 'ora tocca a noi'.
In sostanza, mutatis mutandis, risuonano nelle orecchie le stesse parole della tornata elettorale precedente, e forse, della volta ancora prima: da vent'anni e passa siamo infatti in questa palude soffocante.
La gente alla fine ci crede, e forse vuole crederci. Costa meno impegno, semplice così, mettere un segno sempre nello stesso posto, e non pensarci più.
E poi, certo, molti di loro saranno pronti a demonizzare proprio quello, quelli che hanno votato, perché è chiaro, non cambia nulla se non in peggio.
Dopo qualche anno, si ricomincia, con altri cavalli da corsa. Ma il tragitto è identico.

3 commenti:

Simone ha detto...

Dici che "la gente alla fine ci crede", Maila, ma moltissimi secondo me non ci credono più, invece. E la percentuale di non votanti si allarga sempre più anche a causa di questo eterno ritorno di slogan e frasi fatte cui mai seguono davvero fatti concreti. Sarà un atteggiamento un po' nichilistico, ma è comprensibile il disgusto che molti provano nel pensare di dover scegliere tra alternative tanto modeste e grossolane. Io sono per esprimere comunque un voto, fosse pure di protesta, sapendo che poter "scegliere" non è scontato o un dono divino caduto dal cielo: ma in ogni caso lo scenario è desolante.

Anonimo ha detto...

Ci credono, ci credono eccome. E infatti, agli incontri con i candidati dei partiti, è sempre pieno. E allora?

Simone ha detto...

La volontà, anzi direi la necessità di aggrapparsi alla speranza che qualcuno finalmente invece che limitarsi a vincere poi faccia qualcosa è sacrosanta, e soprattutto in questi tempi una delle poche cose che fanno tirare avanti ancora.
Detto ciò, è forte anche la disillusione; si può anche far finta che non ci sia e voltarsi dall'altra parte, ma esiste, eccome. E non si quantifica con le persone che seguono gli incontri coi candidati. Vediamo le percentuali di non votanti, tra qualche mese. A livello nazionale ultimamente ci sono picchi enormi di non votanti. O volgiamo negarlo?

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