mercoledì 29 ottobre 2014

Miriam, ovvero quando lo spettatore è spiazzato

Anche se lo spettacolo ha ricevuto lusinghieri, a volte incredibili apprezzamenti, Miriam, ha spiazzato alcuni spettatori, di tutte le età, suscitando critiche, perplessità, stupori (proprio in linea con lo 'skandalon'). Così:

La prima critica è venuta da un ragazzo che, pur apprezzando il testo e la recitazione, e le 'emozioni bellissime che mi avete dato', ha bollato come 'vecchia' la divisione fra fede e ateismo, insomma, roba del passato. Come se la questione religiosa non abitasse fra noi!

Un'altra critica è venuta da una signora che è rimasta perplessa dalla visione di Miriam e ha deciso che il testo è troppo 'aperto', che non è 'risolto' (e infatti non lo è, o non nel senso classico). Però ha trovato originale l'idea e bravi anche gli attori. Di me ha capito che recitavo solo alla fine, è rimasta stupita della mia immedesimazione; le sembravo un'altra persona, non si sa se prima o dopo. 

Qualcuno ha chiesto perché Gesù non c'era, lui l'avrebbe fatto apparire, e questa assenza lo ha confuso sul senso.

Uno sconosciuto ha scritto (e su una pagina sbagliata del Libro del Gradimento): 'Non è vero che Gesù non è amato, credi di darmela a bere? Però il testo è poesia'.

Un signore ha detto che Miriam gli ricordava un libro dello scrittore scozzese John Niven, A volte ritorno. La moglie inutilmente contestava, come anche io, che con Miriam si trattava di tutta un'altra storia (!),  ma lui non era d'accordo e si sono messi a dibattere fra loro.

E ancora hanno chiesto due volte (dopo che l'avevo spiegato): "Ma perché balli il tango?"

Durante un dibattito un ragazzo ha chiesto se poi Miriam muoia o meno. Lo stesso che vedendo Cafiero Lucchesi gridò qualcosa di simile proprio durante la recita. Sempre lui.

Infine, mi hanno suggerito di scrivere il sequel di Miriam, Miriam 2,  uno sviluppo. Non lo farò.  Miriam è questo, una domanda senza risposta una inquietudine un disturbo una provocazione vera, anche se poi non offende nessuno. Qualcosa che non doveva nascere, ma è nata, e va.
....
Alla Baracca le emozioni sono senza fine. Chi potrà dimenticare lo spettatore, durante l'ultima replica de L'infanzia negata dei celestini,  un ex-celestino appunto, che dopo il primo quarto d'ora si alzò gridando che io ero una bugiarda, che nulla di quello che dicevo era vero, e poi abbandonò la sala lasciando il pubblico -c'era il tutto esaurito o quasi - esterrefatto? Lo spettacolo si fermò per cinque minuti almeno. E meno male che venne in mio soccorso la testimonianza di Marcello Meucci, alla fine!

Questo teatro non è per nulla facile da gestire (e non solo per mancanza di soldi): ci vogliono nervi saldi, bisogna non sbagliare mai, essere sicurissimi di quello che si fa, riconoscere e combattere l'invidia e la perfidia, contrastare l'apatia, l'infelicità o i vizi dello spettatore (o lo spettatore viziato  dalle poltroncine), essere sempre in ordine con tutto eccetera. Tuttavia non so pensare a un altro teatro.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

Io accosto la ruvidezza di Miriam al Vangelo di Pasolini. E' di quella razza lì, e per questo spiazza. Direi che ti è andata bene, visto il titolo, il tema, l'originalità di tutto, in fondo poteva capitare di peggio, in fondo hai avuto poche critiche, ma in sostanza dichiarazioni di smarrimento. Ma solo perché è stato circoscritto al piccolo teatro.
A me ha colpito profondamente. E proprio quella presunta incompiutezza, dare allo spettatore il compito di decifrare, non dare soluzioni poi in fondo, non essere di parte, in ultima istanza non essere né per la fede né contro di essa, ma riportare l'umano al centro di tutto, non dare chiavi per aprire, ma lasciare porte aperte, questo non si trova più in teatro, è tutto codificato cementato e invece questa Miriam è altrove. Ecco perché è scandalosa.

Una piccola Miriam che è venuta a vedere lo spettacolo.

Anonimo ha detto...

Questo commento ripaga di tutto il grande, faticoso e buio lavoro che hai e abbiamo fatto, Maila!

Grazie, piccola Miriam.

Gianfelice D'Accolti