sabato 12 luglio 2014

L'Aeroporto delle Favole di Santa Democrazia Unita (SDU)

Ancora credete alle favole. Non a quelle di Boccaccio o del Sacchetti, ma di questi politicanti.
Faranno tutte le piste che vogliono, più o meno, all'Aeroporto di Firenze.
Quella che si è svolta ieri al Comune di Prato - in cui si è deciso per il no all'ampliamento di Peretola-, è stata la solita sceneggiatina, lunga a quanto sembra e piuttosto noiosa.
Ma tutto in nome di Santa Democrazia Unita!
In più hanno avuto anche l'astuziella politica di tacitare ogni possibile opposizione, e così andranno avanti.
Ricordo su Gonfienti: proprio quando dicevano che Gonfienti sarebbe stata la priorità, l'eccellenza da salvare, e proprio al Museo Pecci nel 2007, ecco che lo affossarono ancora di più e lo ricoprirono per sempre a favore di quello che ormai è un altro reperto, l'Interporto della Toscana Centrale (naturalmente è tutto collegato con l'idea di fare della Piana una grande pista d'affari e cementificarla completamente!). Quante ne facemmo, allora, di 'partecipazioni', di proteste, eccetera. 
Uguale. Alla fine nessuno ora protesta più per la Città Etrusca, tutto oublié,  ci sono altre più importanti proteste da seguire, eccetera. Insomma, il solito copione che si ripete ogni volta.
Da notare che il comunicato del Comune di Prato che copio sotto sottolinea, e proprio nel titolo, che i sindaci della Piana sono stati 'oltre due ore', come a dire  che hanno discusso tanto ma proprio tanto, con Mister Rossi for ever President.

"Incontro di oltre due ore con il governatore Rossi sul tema dell’aeroporto

Ieri al termine del consiglio comunale il sindaco Matteo Biffoni in Regione per ribadire la propria contrarietàSi è concluso quasi alle 22 l’incontro di ieri dei sette sindaci dei Comuni della piana con il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi per discutere sull’ampliamento dell’aeroporto di Peretola. Il sindaco di Prato Matteo Biffoni, uscito dal consiglio comunale dove è stato votato all’unanimità l’ordine del giorno che ribadisce la contrarietà di Prato al nuovo aeroporto, si è recato in Regione: “Lavorando insieme siamo riusciti, per la prima volta, a ottenere un tavolo con la Regione. Ma questo non deve essere il primo e l’ultimo tavolo, ma l’avvio di un costante monitoraggio su tutte le azioni che verranno intraprese anche dopo l’approvazione del Pit – ha spiegato Biffoni -. Tra sindaci continueremo a portare avanti una collaborazione  e un coordinamento serrato per portare avanti le nostre preoccupazioni che sono concrete e incidono sul benessere e sulla salute dei cittadini”. Da parte sua Rossi si è dichiarato convinto della bontà dell’ampliamento per lo sviluppo della Toscana, ma i sindaci hanno sottolineato la priorità che hanno l’aspetto ambientale e sanitario: “Abbiamo spiegato a Rossi che le nostre preoccupazioni non sono basate sul niente, ma su una documentazione anche del Nurv che non rassicura affatto sotto il profilo dell’impatto ambientale e sulla salute dei cittadini”. (Dal sito internet del Comune di Prato, 11/7/2014)

venerdì 11 luglio 2014

CI CHIEDONO DI PARTECIPARE, PERO'

Ci chiedono di partecipare.

E noi partecipiamo, certo,

lo faremo anche questa volta.

C'è un'altra battaglia importante da fare!

Però voi non partecipate

alle nostre lotte quotidiane

quelle che non vanno su facebook

quelle che non vanno sui giornali

qui non vi vediamo mai

se non per sbaglio

se a volte capita che

non ne potete fare a meno.

Ci chiedete di partecipare, a noi cittadini,

alla vostra prossima giusta battaglia,

certo, ci saremo, 

però poi voi, non partecipate 

alle battaglie

che da tanti anni

facciamo ogni giorno

in silenzio

per qualche grammo di giustizia

piccole cose, le più piccole

ma le più importanti,

da troppo tempo, soli;

delle persone cosiddette importanti

nessuno, e nemmeno voi.

Piuttosto vi vediamo frequentare

i RUFFIANI

i MESTATORI

gli IMPRESARI DELLA PROPRIA VITA

a loro date credito,

e continuerete a fare così, lo so,

ma ogni tanto,

PROVATE AD APRIRE GLI OCCHI, CAZZO.

L'Assessore Alessi, Piazza Duomo e la finta pedonalizzazione

L'Assessore Alessi vuole pedonalizzare piazza Duomo a Prato e la spaccia come atto grande.

Piazza Duomo, che pure effettivamente non è completamente pedonalizzata, non è certo il problema più pressante che riguarda la mobilità!

Piazza Duomo è, fra le piazze cittadine, quella meno 'trafficata', anche dai pedoni, oltreché poco valorizzata anche da un punto di vista architettonico - basta guardare l'illuminazione notturna -.

Ben altri sono i provvedimenti per la pedonalizzazione del centro storico e in genere per altre parti della città di Prato, ormai assediata dal traffico e senza piste ciclabili che ci consentano di muoverci in maniera alternativa.

Si teme la reazione dei commercianti e della gente: che i commercianti italiani siano contro le pedonalizzazioni, è cosa nota, finché non si rendono conto che pedonalizzare invece è a favore dei loro commerci. Come succede in gran parte dell'Europa senza che i commercianti chiudano bottega.

Per pedonalizzare la città di Prato, e così ridisegnarla nel vissuto quotidiano in modo che possiamo viverla in modo migliore (e quindi anche possa diventare - ecco dico la magica parola - turistica!), ci vuole gente che abbia un po' di coraggio di andare controcorrente, bisogna insomma essere impopolari. E la classe politica locale non vuole e non può certo andare in questa direzione.

P.S. Tra l'altro non ne vedo uno che vada, fra questi pedonalizzatori, in bici in città. Quando vado io, e qualcuno mi incontra, mi guarda come una marziana. Ma forse perché ancora non mi hanno investito le macchine?

http://primaveradiprato.blogspot.it/2014/07/pedonalizzare-la-citta-di-prato_5.html

giovedì 10 luglio 2014

PRATO: CHIUSURA DEGLI ASILI NIDO

L'asilo nido costa troppo e i genitori non ci mandano i propri figli e quindi alcuni sono a rischio chiusura.

Naturalmente di tutto questo le donne sono danneggiate in particolare: dalle madri alle nonne.

Ecco i servizi sociali del Comune di Prato, dove non si pensa a una piccola rivoluzione in tal senso, abbassando le rette, offrendo un servizio più alla portata di tutti.

Ma al Comune hanno pensato a ben altro, e continuano a pensare ad altro, evidentemente, senza una prospettiva futura, proprio con la complicità delle donne al potere, che sono più lealiste del re, incapaci di portare avanti battaglie significative proprio a favore del loro sesso.

MA DOVE ANDARONO A FINIRE


MA DOVE ANDARONO A FINIRE

A QUALE ANGOLO SVOLTARONO  POI

LE RIVEDEMMO

TRE LE PIEGHE DEL PARTITO

ORDINATINE BELLINE 

AL POTERE SIGNORINE!

ARRABBIATISSIME

PREPARATISSIME

FURONO ANCORA AL SUO SERVIZIO

IN SERVIZIO

SEMPRE 

PER LUI.

mercoledì 9 luglio 2014

Viaggio nelle ingiustizie della Regione Toscana

Inizia qui il mio percorso nelle 'ingiustizie culturali' della Regione Toscana.

Naturalmente iniziamo dal teatro, che è la mia materia. Ma non mi fermerò a questo.
Anzi, invito tutti a mandarmi segnalazioni.

Come mai, Patrizia Coletta, torinese direttrice artistica della Fondazione Toscana Spettacolo, da me più volte invitata a vedere i miei spettacoli (in particolare il Laris Pulenas, ma anche Gaetanina Bresci e Cafiero Lucchesi o i Celestini), non è mai venuta alla Baracca, mentre invece, tanto per fare un esempio che si può vedere in linea, va alla presentazione della stagione teatrale di una compagnia  dell'empolese, che ha ricevuto anche uno dei premi in danaro più consistenti per le famose 'Residenze teatrali' (beati loro, più di 400 mila euri in tre anni, mentre a noi NULLA!)?
Come mai addirittura gli assessori alla cultura - che dovrebbero anche essere un po' equidistanti e per le pari opportunità, almeno stando al loro programma politico -  scrivono sul sito di questa compagnia, rilasciando interviste importanti di fedeltà assoluta? http://www.giallomare.it/?page_id=458

Perché a Prato - ma questo stesso schema è vigente anche in altre città - esiste una sola compagnia di teatro ragazzi ufficiale? Sono bravi soltanto quelli del TPO e simili?

Perché la Fondazione Toscana Spettacolo si è impossessata di tutti i teatri della Regione? Come ha fatto, come è stato possibile questo monopolio assoluto?  Perché, anche se ci sono compagnie che gestiscono alcune sale, l'ente è sempre presente e comanda e gestisce tutta la programmazione.

Decide insomma chi far morire o chi far vivere.

E' questa una situazione di libertà, di pari opportunità, di un minimo di giustizia, di una organizzazione della cultura che provenga anche da 'altrove'?

Che teatro, che cultura può venire da questa assoluta uniformità?

Bisognerà pur tenerlo presente, tra qualche mese, quando andremo a rinnovare il consiglio regionale, la giunta e il presidente!


P.S. Mi dispiace molto di aver annullato lo spettacolo previsto per domani,  giovedì 10 al Teatro La Baracca, però, dato che facciamo tutto con le nostre forze e soldi (abbiamo fatto la stagione estiva addirittura con ingresso a offerta libera - senza ricevere un centesimo dal Comune per questo! - , ma la gente, anche per la crisi, non dà niente!), e quindi dobbiamo approfittare di eventuali altri lavori o impegni che ci rendono di più o sono più urgenti. Dite grazie a chi in sostanza ci impedisce di lavorare, mentre porta avanti gli amici e i fedelissimi.
La coniglia sarà presentato nella prossima stagione autunno-invernale, di cui vi scriverò a breve. Grazie.

La stanza del buco


In Italia l'emergenza droga si fa sentire e allora si presentano mozioni per introdurre le stanze del buco.

Diversi anni fa lavorai per un periodo presso il Servizio Centrale Antidroga di Roma del Ministero dell'Interno e in quel tempo mi feci un po' di esperienza in materia, finendo per essere a favore della liberalizzazione, legalizzazione e del controllo sul consumo di droga.

E' un modo per contrastare i grandi interessi che ci sono intorno alla droga.

Tuttavia non basta, come non bastano affatto, parallelamente, le stanze del buco di cui si chiede l'istituzione anche in Italia, come dimostra la stessa Olanda dove ce ne sono credo più di trenta, per affrontare il degrado che la droga causa nelle città.

La stanza del buco serve per togliere i drogati dalle strade e per limitare le morti per overdose. Tuttavia sembra, così riportano i giornali,  che il sistema faccia aumentare il consumo di cocaina e gli stessi fruitori delle stanze.

Quello che non mi piace è che la stanza del buco introduce il concetto che il sistema-droga si debba tollerare, che insomma, la droga esiste e che esisterà sempre, e che quindi bisogna prendere atto del problema trovando soluzioni civili al fine di ridurre il danno.

D'accordo. 

Ma va ricordato che la droga serve a questo sistema economico, e per questo la produce e moltiplica.  Il danno che ne deriva alla comunità è evidente, l'abbrutimento è  assoluto, e allora si fa il possibile, con una lucidatura di facciata o un corso di prevenzione, perché lo scandalo venga o represso (la politica della repressione) o ireggimentato (la politica opposta). 

La versione della tolleranza in case chiuse dove la droga è somministrata con attenzione è stata spacciata dall'Europa del Nord e al momento ha vinto sulla politica repressiva: rende il problema invisibile, le città linde e in ordine, ma è un po' come la polvere messa sotto il tappeto.

Non è un caso che questa nettezza in materia di droga si osservi in particolare in Olanda, che è il paese più capitalistico e bancario d'Europa, insieme alla Svizzera, che fu la prima a sperimentare le 'stanze' e i corsi di prevenzione e recupero.

E' così che nella tolleranza e ripulendo le strade si continuano purtroppo a tutelare i grandi interessi e tutta la filiera economica della droga, che prima sfrutta e distrugge l'uomo, e poi pianifica la cura o il tentativo di.

Il problema ha dei risvolti di similitudine con il dilemma della prostituzione: sulle strade o nelle case chiuse.

martedì 8 luglio 2014

La movida (2) e le sue 'radici'

La nostra 'movida' viene dall'Estate Romana organizzata da Nicolini a partire dalla fine degli anni '70. Parte tutto da lì. E ancora prima da manifestazioni culturali organizzate dal gruppo 'Re Nudo' al Parco Lambro di Milano.

Naturalmente il senso di quelle manifestazioni non aveva niente a che vedere con la rivalutazione del 'centro', la lotta contro il degrado così come viene spacciata oggi.

Oggi non si tratta di cultura (se non verbalmente), bensì di sostenere i locali del centro - è molto una visione 'commerciale', economica- o si parla di movida come cura per uscire dal 'degrado' in cui certe zone della città sono cadute per abbandono, droga e simili.
Le manifestazioni romane invece, come anche la movida spagnola, nacquero come espressione e necessità culturale, e non solo per desiderio di aggregazione e come risposta agli anni bui della Dittatura o, in Italia, dall'epoca del Terrorismo.

In Italia fu in qualche modo calata dall'alto, ma chi la organizzò colse quello che in 'basso' accadeva e si preparava.

L'estate romana voluta dall'architetto Renato Nicolini e dallo storico dell'arte Argan, allora Sindaco di Roma, andava infatti in controtendenza - oggi invece la movida è assolutamente conforme - contro una vecchia abitudine italiana dell'accentramento della cultura e la divisione classista dell'accesso al sapere.

Nicolini utilizzò Massenzio, e altri luoghi storici della città, per contenere folle sempre più numerose di persone e, ricordo io direttamente perché allora frequentavo Roma, le manifestazioni di allora non avevano niente di invadente rispetto alla città e al vivere cosiddetto 'civile'.

Le manifestazioni avevano solo l'apparenza del 'leggero', ma contenevano la ricerca di una dimensione politica alternativa, che potesse raggiungere "non tanto la prefigurazione di un avvenire ipotetico possibile, la formulazione di modelli di società virtuosa, ma la capacità di scegliere quegli elementi che sono in grado di produrre movimento, di formulare nuove ipotesi, di rinnovare la cultura e la politica stessa" (Renato Nicolini, intervento alla tavola rotonda L'effimero e la cultura di massa, 1982).

Nicolini fu criticato per aver così facilmente ricercato consenso politico; tuttavia, operò una piccola rivoluzione, perché decise di affidare l'organizzazione dei grandi eventi dell'Estate Romana a svariate realtà alternative che non appartenevano all'usuale modello associazionistico-corporativo, bensì a gruppi spontanei non agganciati con il classico potere culturale. La scelta di Nicolini suscitò gelosie e ire delle organizzazioni istituzionali deputate alla trasmissione della cultura, che si sentirono scavalcate dai teatrini off, dai cineclub, dai fumettari, dagli organizzatori dei concerti rock e jazz.

Assessori come Nicolini - che, ricordo, fu tenacemente ostacolato all'interno del Partito Comunista - , almeno di sorprese dell'ultim'ora, disposti all'eresia anche rispetto ai suoi compagni e a mettersi in gioco, non si vedono in questo orizzonte.


Oggi è tutto cambiato, e chi protesta per avere più movida sono le associazioni che fanno parte del sistemino di potere locale legato ai partiti.  La cultura dal basso, svincolata dalle associazioni 'solite', non viene assolutamente sostenuta né protetta o comunicata.

Alla movida di oggi rimane soltanto, al più, un valore eminentemente aggregativo, socializzante, ma che non allontana affatto il degrado e che si contraddistingue dal bere in strada istituzionalizzato e dalla musica ad alto volume. 

D'altronde, se un certo degrado può essere così contrastato, si apre un altro fronte, quello del disagio che affligge una parte dei cittadini, costretti a sopportare l'invadenza musicale o rumorosa di folle più o meno piccole per strada.

lunedì 7 luglio 2014

Do you remember Gonfienti?

Incredibile. Tutti parlano di musei e di aree archeologiche gratis, tutti vanno e vengono e a nessuno di questi grandi capi non gli viene in mente il treno che abbiamo perso e che perdiamo ogni giorno.

NON C'E' PIU' NESSUNO CHE NE PARLI.

Chissà come si immaginano questi, di fare 'turismo', nella città di Prato.

domenica 6 luglio 2014

Chi ci sostiene: noi, sporchi brutti e cattivi

Voglio ricordare i politici che hanno sostenuto il teatro in questi ultimi anni, e intendo con fatti concreti, presenza e assiduità.

Aurelio Donzella, ex consigliere IdV, ci ha aiutato concretamente in consiglio comunale, quando le attività del Teatro La Baracca non erano ritenute degne di essere menzionate nel brochure comunali! (e fino a due anni fa), e anzi, calunniavano e ironizzavano sul nostro lavoro (senza aver visto niente, anzi, senza MAI essere entrati nel nostro teatro).

Qualche raro rappresentante del PD, come Mario Barbacci, uno dei pochi di quel partito e della Sinistra cosiddetta in generale, con cui abbiamo un dialogo aperto, che segue e sostiene i nostri spettacoli e che non ci considera sporchi brutti e cattivi, e viene a vedere cosa facciamo e come.

Del PD ricordo anche Ilaria Bugetti, ex sindaco di Cantagallo, che ha sostenuto concretamente il nostro lavoro e si è fatta vedere in teatro.

Ma soprattutto diversi membri del M5S, che con la loro costante presenza e assiduità ci fanno sentire meno soli, e che hanno capito che il nostro teatro è creativo, alternativo e libero.

Infine, pur non essendo politico, non dimentico l'ex-assessore alla cultura Anna Beltrame, che negli ultimi due anni del suo mandato ha riconosciuto il valore del nostro piccolo spazio e del nostro teatro.

Non cito altri che nel passato hanno ricoperto cariche e che oggi non più, e che ci dimostrano costante affetto.

Grazie.

Noticina conclusiva su Lo spettacolo della città in Valbisenzio

Spettacolo della Città in Valbisenzio. Vi ricordate? quello che facciamo col pullman che in diversi hanno tentato di sco...