mercoledì 11 novembre 2015

Troppi giornalisti Papa-boys

Durante la visita papale a Prato e a Firenze, abbiamo finalmente saputo quanti sono i giornalisti Papa-boys. Tutti intonanti osanna e sprizzando emozioni, di assoluta aderenza.

Saltellavano come capretti.

Come erano spaventevoli quando tutti erano da una parte un tempo, adesso lo so altrettanto dall'altra parte. 

Nessuno che si sia posto, o forse nessuno si è potuto porre, alcune domandine su questo papa e il suo viaggio a Prato e Firenze, visto ormai come un Cristo in terra, Papa esaltato oltre misura per aver pronunciato due o tre frasi sullo sfruttamento del lavoro e per aver ricordato i morti cinesi al Macrolotto.  A Prato probabilmente nulla cambierà.

Un papa che appare un populista stile Peron, chiamato in Argentina, 'el actor' da Verbisky (colui che lo ha accusato di complicità con la dittatura), che parla sì di povertà e sfruttamento, che mangia alla Caritas, ma che in realtà si trova lontano dai temi della Teologia della Liberazione.

Un perfetto gesuita moralizzatore (rispetto alla Chiesa) e politico (rispetto all'esterno).

A mio parere un papa fortemente conservatore, che di Francesco ha poco o nulla, ma molto di Wojtila. Colui che appunto distrusse la Teologia della Liberazione in America Latina.


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