sabato 31 gennaio 2015

665 non è 666, ma...

665 non è 666, ma è molto vicino. 666 è il numero della bestia, si sa.
Non potevano essere 666, sarebbe stato disdicevole.
Anche i numeri hanno calcolato, tutto molto azzeccato, direi!

Il freddo culturale della Regione Toscana


Quando non c'è nemmeno un euro pubblico per ripagarsi il riscaldamento, il freddo culturale dell'Italia si sente parecchio.
Grazie, Regione Toscana; grazie, enti pubblici lottizzati: a questo punto siamo incerti se preferite farci morire di fame o piuttosto di freddo.

venerdì 30 gennaio 2015

I-o ì-o ì-o!

Non ci emozionate nemmeno un po',
che pure avreste potuto
come ultima chance,
l'emozione, si sa,
a volte càpita
anche in politica!
E invece no!
Giochini mosse accordi
furie iconoclaste di purezza,
che dejà-vu fascista!,
la vostra profonda sporcizia.

Loro cattivi,
voi -sempre! - bravi.

Fazioni.

Non ci emozionate un bel niente.
Ignorante,
se va bene,
rompi-costoni,
scopiazza-mente
piazzisti.
C-asini-sti,
spargete attorno
il vostro de-ributtante
ì-o ì-o ì-o!

Le votazioni
la vostra presenza
disgusta la giornata
i vostri inteventucci
allo sbavamento
al consigliavanto.

Con gettoncino!

Incassa incassa
Vota vota
il piccioncino.

I-o ì-o ì-o!




giovedì 29 gennaio 2015

M5S e...Bersani?

Non capisco: ora fra i votabili scelti dalla commissione parlamentare dei 5 Stelle a Presidente della Repubblica leggo anche Bersani!
Bersani, quello del PD con cui il M5S ruppe il dialogo, or sono nemmeno due anni (marzo 2013). Cosa è cambiato da allora, quando Bersani tentò di fare il governo con l'appoggio del M5S e ci fu il famoso faccia a faccia in cui questi dissero di no, e quindi si passò alla fase Renzi in cui ci troviamo ora? Certo, allora non si trattava di presidenti della Repubblica, non c'era il Patto del Nazareno, e probabilmente Bersani non sarà il prescelto, però...!
Dall'esterno almeno, certe virate sembrano sempre, ancora una volta, misteriosamente calate dall'alto. Altro che democrazia diretta, altro che per rompere patti nazareni!

mercoledì 28 gennaio 2015

A teatro...solo i maschi!

A teatro solo i maschi sono davvero bravi. Solo i maschi sono oggetto di venerazione. Solo i maschi sono recensiti. Solo i maschi sono 'registi'. Solo i maschi sono 'maestri'.

Le maestre stanno da un'altra parte.

Le donne, se va bene, sono attrici. Brave bravissime, ma solo attrici. O scenografe, costumiste...

Sulla scena certe volte i maschi addirittura sono anche più bravi nel 'fare' le donne.
A teatro la discriminazione di genere è fortissima, incoffessata, tenace.
E non è solo un retaggio dei tempi in cui le donne non potevano recitare.

Nel cinema l'ostilità si supera, quando la regista fa incassare il botteghino. Per il resto, anche da quelle parti, nessuna 'maestro'. (E credo lo stesso anche in altre arti...).

La ghettizzazione invisibile

Ieri, in occasione del giorno della memoria Rossi, il governatore della Toscana, ha detto che in questa regione i ragazzi sono allevati alla democrazia, al rispetto dei diritti e delle diversità, ha detto che ..."in Toscana il livello di vaccinazione antirazzista ha raggiunto livelli molto alti di diffusione e contaminazione, ma non vogliamo allentare la guardia perché non si può mai essere al sicuro". Belle parole, ma anche molto molto fastidiose, perché la realtà va anche su un altro piano.
Intanto lui e i suoi ghettizzano invisibilmente quelli che non la pensano come lui, e fanno un tipo tutto speciale di emarginazione, e distruggono l'economia 'altra' e soffocano ogni spinta dal basso e ogni spazio libero. In concreto lo fanno, togliendo ogni sostegno economico, ogni presenza, escludendo l' 'altro' da tutto. Togliendogli il lavoro; quando lo possono fare, sempre. Basta vedere, banalmente, come si comportano certi assessori alla cultura, che sono presenzialisti sempre a casa dei loro amici.

Oggi la pratica della ghettizzazione invisibile è un dato di fatto. E non è praticata, beninteso, solo da quelli del PD! Solo che a loro riesce meglio, hanno più potere, e sono più responsabili,  avendo la possibilità di maneggiare e distribuire i soldi di tutti!
Molti artisti o simili,  per non essere ghettizzati,  e non avere ulteriori danni economici, diventano servi loro, plaudono, annuiscono. Clientes...Vecchia storia, vero? E' così che si è prodotta la strana forma, asfissiante dittamorbida che abbiamo qui.

martedì 27 gennaio 2015

MODA SFRUTTATRICE

Copio sotto un articolo interessante sulla moda sfruttatrice dal titolo: Moda, la Cina è qui da noi: le griffe sfruttano il lavoro come a Prato.
L'articolo racconta che si sta tornando, anche fra gli italiani, a quel tempo di non molti anni fa. Se non lavoro nero, ritmi massacranti.
In famiglia donne del mio passato, e parlo di circa 40 anni fa, io ero bambina, lavoravano a casa con lo 'smerlo'.
La sera arrivava il camioncino del 'datore di lavoro' pieno di tovaglie da smerlare, e di notte, a nero le donne lavoravano alla macchina, o si alzavano molto presto, prima che il signore tornasse a riprenderle le tovaglie confezionate. Ricordo una mia zia con la schiena rotta, perché il lavoro doveva essere consegnato il mattino dopo.
Molte volte mi è capitato di veder quei prodotti che la zia confezionava con tanto di bella griffe sopra e vendute a gran prezzo.
Anche mio padre, che da giovane riparava le macchine da maglieria, mi ha raccontato molte storie di donne sfruttate. Lo erano tutte quelle che lavoravano a casa, tenevano la macchina nell'ingresso o addirittura in camera, con le maglie, le tovaglie o altro da rifinire per il mattino dopo...
Come oggi fanno i cinesi, insomma, anche se loro sono più organizzati e sfruttatori a loro volta.
A Prato il lavoro a nero era la normalità, e lo è dunque ancora, soprattutto fra le donne. 
Chi non ricorda poi quelle donne che 'spuntavano' le pezze, e questo fino a tutti gli anni '80 del bel Novecento, con lo stanzino pieno di pezze da pulire con la pinza, che lavoravano a ritmi impossibili? Insomma, per noi niente di nuovo, ma magari era il caso di dare, all'articolo, maggiore evidenza.
Tutto tace, o il tutto parla solo per fini di autopropaganda.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/24/moda-cina-griffe-sfruttano-come-prato/1366887/

Grecia a tutto fuoco


Elezioni, vince Tsipras. Tensione in Europa. Muore il cantante greco Demis Roussos e scoppia un caccia greco il giorno dopo le elezioni, causando diversi morti  (greci e francesi) in una base Nato in Spagna. A volte le casualità sono sorprendenti.




lunedì 26 gennaio 2015

In merito alla 'Notte dell'onestà'

Pierre-Antoine Demachy, Festa dell'Essere Supremo

Naturalmente di onestà ce n'è bisogno. Nemmeno a dirlo, l'Italia è un paese che si nutre di corruzione, ne è malata.
Eppure, la manifestazione organizzata dal M5S, la Notte dell'Onestà, dove hanno sfilato , oltre a degnissime persone, anche autolustrantesi figli di papà, ricorda quelle feste organizzate nel periodo tardo rivoluzionario francese, quando il Direttorio organizzava celebrazioni in onore della Ragione e dell'Essere Supremo.

Mi sembra che fosse Artaud a dire che se un maestro dice che è un maestro non è più un maestro.

Beninteso, noi siamo convinti che tutti di coloro che hanno partecipato a quella manifestazione siano onesti e che ambiscano a un mondo di onesti, il che è auspicabile, anzi deve essere l'obbiettivo, ma è terrorizzante e bigotto, retorico e demagogico, organizzare una 'notte dell'onestà'.

Ci si vuole auto-promuovere con la patente di onesti, si vuole che il concetto morale, atto di volontà, sia certificato per affiliazione al movimento.
Noi siamo onesti, voi no.
E' ancora una volta la storia della fazione, la mentalità di partito nel senso di gruppo di appartenenza, che in fondo, diciamolo, è sempre pericolosa e fonte di grossi frantendimenti, se va bene.

E' chiaro il fine politico, ma insomma, non siamo molto lontani dai raduni ciellineschi, dai papa-boys e compagnia cantando. Molto meglio i vaffa-days. (Ma ora non è più tempo di vaffa, non è più tempo di conquiste e assalti, ma di mantenimento delle posizioni).

domenica 25 gennaio 2015

Cattiverie, com'è andata

Poca gente, peccato, perché lo spettacolo Cattiverie di Gianfelice D'Accolti è stato bello e originale. Sì, c'erano tanti spettacoli ieri sera a Prato, tuttavia credo che quello che abbiamo visto alla Baracca, ancora una volta, sia stato davvero uno squarcio insolito contro il conformismo contemporaneo. Oltreché molto divertente. 

Il fatto è che oggi essere bravi non serve a niente. Non serve nemmeno fare proposte interessanti e diverse. 

Bisogna essere miti e mitologici, allora, anche se sei capra, ti seguono le folle. Oppure proporre temi cari a certi 'settori'.

Ma la stagione alla Baracca continua; il prossimo spettacolo è sabato 7 febbraio, Vi odio, cari studenti, di Pier Paolo Pasolini. Il testo che presenterò, adattandolo, insieme ad una mia allieva, tratta della posizione di PPP sui fatti di Valle Giulia del '68, ossia l'occupazione dell'università e la portesta studentesca. Questo mi permetterà di fare un raffronto con la situazione anche attuale e di sparlare un po' del presente.

Commenti del pubblico:

"Esilarante non sense. Troppo cattivo per essere vero...gli assenti hanno sempre torto, vaffa..." Beppe.
"Bravissimo, originale, raffinato, poi si ride di qualcosa di concreto! Bravo davvero". Maura.
"Cattiverie che fanno ridere, ma soprattutto riflettere e pensare. Bravissimo Gianfelice." Simone.

sabato 24 gennaio 2015

Se le donne scioperassero...

Nella Lisistrata di Aristofane si legge dello sciopero sessuale delle donne, di come li costringa a non fare più la guerra.
Ora se per assurdo le donne, per un solo giorno facessero lo sciopero della cura; se per un giorno smettessero di occuparsi della casa, dei figli, dei genitori, dei compagni e di tutto il resto di cui si occupano durante il giorno e la notte senza percepire nessun soldo, oltre al loro lavoro fuori casa, ecco io credo che ci sarebbe un totale collasso mondiale.
Tante battaglie, donne e uomini, ma quasi nulla è cambiato, se non eccezioni, casi rari. Ammettiamolo, una buona volta.

venerdì 23 gennaio 2015

Senza trenino, nessun ciuf ciuf

A Prato due consiglieri, Berselli e Garnier, lasciano (la seconda in realtà è stata lasciata) rispettivamente  Forza Italia e PD. 
Questi consiglieri non si riconoscono più nei rispettivi partiti e, a soli otto mesi dalle elezioni, decidono che quella non è più la loro casa. Sembrano proprio cadere dal pero, loro ci credevano sul serio. Garnier si era addirittura "innamorata del programma" di Biffoni (sic!...ma ha detto davvero così?), e invece il sindaco ha aumentato le tasse (vero) e si schiera in sostanza a favore dell'ampliamento dell'aeroporto (vero); insomma, si sente tradita e quindi...non lascia, ma si fa lasciare. Perché non si è dimessa?, viene spontanea la domanda. L'altro invece almeno se n'è andato...
Diventano dunque...'indipendenti' all'interno del consiglio comunale.
Indipendenti?
In realtà, a parte i bei discorsi, le sciabolate o i donchisciottismi, alla fine della storia rimane sempre questo: nessun gruppo indipendente davvero può essere presente in alcun consiglio comunale, non parliamo di altro consesso più importante della decantata democrazia: per entrare in tanto spazio, ma che dico, per fare anche la campagna elettorale, per presentarsi alle elezioni, bisogna far parte di qualche trenino ben piazzato. Che sia anche un trenino non trenino di partito' classico'. Senza trenino, nessun ciuf ciuf.

Cattiverie

Sabato 24 gennaio 2015, ore 21
al Teatro La Baracca

CATTIVERIE
Graffi d'autore per pubblico disinibito
di e con Gianfelice D'Accolti


"Arrivato alla meta dei cinquanta..., decido di diventare buono. Per farlo, devo liberarmi di tutte le cattiverie che mi opprimevano nella vita quotidiana. Sono cattiverie generiche, sugli eccessi, sulla religione, sul teatro, sui proverbi, verso gli altri e verso me stesso, verso il pubblico e verso le donne. Scopro dunque che la cattiveria è un universo ancora inesplorato, nonostante le strade dell'inferno siano lastricate di buoni propositi. Ma la vera scoperta è che la cattiveria è comica, sparge semi di riso interno a sé, soprattutto intorno al cattivo di turno che, con gioia maligna, la commette, e intorno a colui che la subisce. I criteri di selezione sono stati la bontà, la decenza e l'eleganza della cattiveria. Facile essere cattivi e volgari, perfidamente difficili essere cattivi ed eleganti... Alcune cattiverie sono cantate e musicate. La gratuità della cattiveria è una dato necessario e istintivo, ma anche sillabico, vocalico o fonetico ed è esplorata su diversi registri quali l'aforisma, il racconto breve, il dialogo. 
Tutto il materiale originale, rarissime le citazioni, debitamente sottolineate nella loro paternità".

giovedì 22 gennaio 2015

Storie pazzesche di Prato (2): Baruffe sugli 'scrannelli'

Biffoni manda via una consigliera della maggioranza di Prato, la signora Garnier, un'altra che non risponde alle e-mail.
Ma che mettete le e-mail affare sui vostri siti istituzionali se non rispondete ai cittadini??

La questione non ci emoziona più di tanto, nonostante la signora abbia fatto la sua giusta mossetta per chiedere come mai si concedano tutti questi soldi straordinari per Metastasio e CSN.
Perché non ci emoziona, la quaestio?
Perché la signora fa parte, come quasi tutti quelli che siedono sugli scrannelli di Prato, della maggioranza e minoranza snob, del chiacchiericcio politico che, all'atto pratico, non serve che alla sola propaganda di sé, trame per baruffe che in sostanza mantengono il sistemino in campo. La stessa lista a cui apparteneva la signora, stampella Piddìo, lista civica (sic!) "Biffoni per Prato, ne era ed è una dimostrazione concreta.

Certo, ora la giunta Biffoni è ancora più debole. Ma è già debole, è questo il suo ubi consistam!
Altro che pensiero liquido, questo è liquefatto!
Sono lontani, lontani lontani lontani...soli nei loro scrannelli, e tra non molto anche loro, a casa!
Se non ci fossero Facebook e le piattaforme americane, dove possono giocare un po', scopiazzarsi i pensierini, non sarebbero davvero nessuno. A partire da Renzi. 
(Berlusca intanto è tornato... e in una mossa sola, con l'aiuto dell'alfiere e del portaRfoglio, distrugge due partiti. Scacco matto).

Scrivere a mano

Qualche giorno fa era venuta alla ribalta la notizia che in Finlandia i ragazzi, a scuola, non avrebbero più scritto a mano.
E allora tutti, increduli, a commentare. Addirittura Radio 24 ci ha imbastito una brutta trasmissioncina, auspicando, c'era da dubitare?, che la scrittura a mano, poco remunerativa, venga relegata nel mondo antico.
La notizia è errata. Semplicemente: la materia calligrafia, che da noi è scomparsa da tempo, diventerà una materia complementare.
Nelle scuole finlandesi si continuerà a scrivere con la penna.

La mia professoressa di filosofia antica, Margherita Isnardi Parente, era contraria all'uso della scrittura con il computer (diversi anni fa già se ne parlava nelle università, anche se il computer non era diffuso, c'era solo la macchina da scrivere elettrica al più) e mi costrinse a fare due tesine tutte scritte a mano. Solo successivamente si poteva utilizzare la tecnologia.
Perché? Perché scrivendo a mano si è più lenti, si scrive prima con pensiero, si pensa insomma. Invece, con la scrittura a computer, con la tastiera, si va più veloci e si è per questo costretti a correggere più volte. Insomma, si usa più il cervello.
Questa 'feroce' abitudine, condivisa anche da altri professori, mi è tenacemente rimasta per molte delle cose che scrivo. E sempre, quando scrivo una commedia o altro, la scrivo col pensiero e dopo la butto giù, sì spesso con la penna, sul quadernino.
Il vantaggio pratico sta nel fatto che se il computer si rompe, se si perde il documento, si riesce a riscrivere il testo, se non proprio uguale, molto simile. Una volta mi capitò; persi diverse pagine di un'opera, e la riscrissi. Quando ritrovai ciò che credevo fosse andato perduto, comparai i due scritti, e li trovai quasi identici.
Senza considerare che il diario, quello che si tiene sul comodino, non può che essere scritto a mano. Chi scriverebbe il proprio diario al computer?
Insomma, lunga vita ancora a carta e penna.

mercoledì 21 gennaio 2015

In Spagna hanno cominciato

In Spagna hanno cominciato ad arrestarli, chissà che non continuino altrove. 

"Arrestata la Sovrintendente del Palau de Les Arts nell’ambito di un’inchiesta giudiziara" (di Luigi Boschi)

Da qualche giorno la stampa spagnola tutta l’aveva presa di mira, da quando era trapelata la notizia che Helga Schmidt, da 10 anni a capo del Palau de les Arts di Valencia e legata da amicizia duratura con il gotha della musica classica internazionale, da Placido Domingo a Zubin Mehta, da Lorin Maazel a Riccardo Chailly (la cui figlia Luana era stata assunta al Palau proprio dalla Schmidt), era indagata per aver incassato negli anni oltre mezzo milione (la cifra esatta riportata dalla stampa spagnola è 508'000 Euro) di commissioni illecite sulle sponsorizzazioni pagate al teatro tramite la società Patrocini de les Arts, della quale era stata consigliera di amministrazione tra il 2008 e il 2009.
Tanto che, dalle pagine del quotidiano El Pais, la signora si era violentemente difesa lo scorso 15 Gennaio, minacciando azioni legali contro i calunniatori: “Le notizie riferite in questi giorni dalla stampa hanno posto in dubbio il mio nome e la mia professionalità” –  tuonava la Schmidt – tutte accuse false che hanno macchiato la mia reputazione; mai nessuno all’Opera di Vienna ne’ al Covent Garden di Londra” – continuava l’offesa signora ore rotundo – “ha mai messo in discusione il mio lavoro o la mia persona. Non posso consentire che si affermino tali infamità perché ciò significherebbe dare il mio consenso a tali falsità”. E annunciava: “Ho dato mandato al mio avvocato di tutelare nelle opportune sedi legali la mia onorabilità, il mio prestigio e la mia dignità, che sono emblemi di una traiettoria professionale che dura da oltre 40 anni”. Il quotidiano El Mundo, negli stessi giorni, l’aveva attaccata pesantemente ricordando il deficit di oltre 27 milioni di Euro accumulato durante la sua gestione del Palau de les Arts, le manifeste irregolarità amministrative riscontrate in relazione al Festival “Viva Europa” e l’opaca acquisizione di sponsorizzazioni attraverso società di intermediazione legate alla mesedima Sovrintendente.
Oggi il colpo di scena : intorno alle 13:00 agenti di polizia della Unidad de Delitos Economicos y Financieros (UDEF) hanno recintato varie zone del teatro, in particolare gli uffici della sovrintendenza, dell’economato e delle risorse umane e prelevato nel contempo la Sovrintendente Helga Schmidt dall’albergo dove dimora abitualmente a Valencia, conducendola a sirene spiegate al Palau. La stampa spagnola riferisce che la signora sarebbe ripartita verso le 18:30 sempre in un’auto della polizia a sirene spiegate e che oltre a lei, sarebbe in stato di fermo anche Ernesto Moreno, già Direttore Amministrativo dello stesso Palau tra il 2007 e il 2012. Le indagini riguarderebbero – riferisce sempre El Mundo - anche la tipologia dei contratti utilizzati per assicurarsi la collaborazione di personalità come Zubin Mehta e Plácido Domingo nel periodo tra il 2006-2013, che dietro la denominazione di “Contratti artistici, di produzione e High Definition”, avrebbero permesso di corrispondere quasi un milione di Euro al secondo e oltre cinque milioni di Euro al primo. Nominata nel 2005, contestualmente all’inaugurazione del faraonico Palau de les Arts dell’archistar Calatrava da Eduardo Zaplana, allora presidente della Generalitat e riconfermata dal suo successore Francisco Camps, che le diede assoluta liberta gestionale e – pare – di spesa purché portasse rapidamente il Palau al centro della vita musicale internazionale, Helga Schmidt è stata in questi anni al centro di numerose polemiche giornalistiche. Dalle folli spese di rappresentanza (la stampa spagnola denunciò a più riprese i ben 391’261 Euro  di spese di viaggio totalizzati tra il 2005 e il 2011 della Sovrintendente, che alloggiava esclusivamente nel più costosi alberghi del mondo e si muoveva solo a bordo di lussuosissime limousine con autista), ai compensi non quantificabili che elargiva agli artisti ospiti, tanto da attirare prestissimo il fior fiore della musica classica internazionale e in particolare artisti noti per la loro insaziabile avidità. Tutto filò liscio fino alla fine del 2011 quando la scure della violenta crisi economica spagnola si è abbattuta anche sulla Comunidad Valenciana, costringendola a ridurre il bilancio del Palau da oltre 60 milioni di Euro nell’età dell’oro a meno della metà. Impavida di fronte alle critiche, Helga Schmidt accettò allora di ridursi lo stipendio in maniera considerevole, annunciando che avrebbe addirittura lavorato gratuitamente pur di poter finire la sua opera al Palau. Opera interrotta oggi dalla polizia giudiziaria. (20/01/2015)
http://www.luigiboschi.it/content/arrestata-helga-schmidt-del-valencia-palau-de-les-arts

martedì 20 gennaio 2015

Il vostro fondo snob

Ma sì, in fondo e non solo,
siete snob.

Viziati
Viziate,

puzzate:
di poltroncina.

Di abbonamenti.
Di pre-ignoranza.

Siete la quintessenza
del confortismo

mentale
sederale
seratale.

Siete aspettatori
ci si confonde
a sentirvi
dal palco,

così profuamati 
così permanentati
in testa
ai piedi
con i vostri
scarponi
calloni
carponi
caproni.

Nel fondo della sala,
ma non c'è il programma?,
riluce il vostro fondo
snob,
la vostra irritazione
il prurito
il fastidio antico,
l'astinenza
della mancanza

della maschera
del ridottino
del sitterbeberino

del camuffaggio.

L'esser visibili
e riconoscibili,
eh no!

Amate solo il vassallaggio.

L'unico che vi permetta
vi conceda di puzzare

e  quindi di spruzzarvi
di lacca
prima di partire.

Se la biblioteca diventa un non-luogo

La notizia è di quelle toste: la Biblioteca Lazzerini è luogo di spaccio. Non ci sono più steccati, né rispetto dei luoghi.
Anche il luogo per eccellenza, la biblioteca, di lettura e riflessione, di accrescimento umano, è diventato non-luogo di merce degradante. Come sembra stia diventando tutto il centro della città.
Il sindaco e la giunta balbettano frasi senza senso, si capisce che non sono preparati al disastro che ormai si profila davanti, e nemmeno più la cultura è margine per il degrado.

Ma allora ci si deve chiedere quale cultura si sta offrendo, che cosa si sta facendo.

La cultura serve a dare significato alla propria esistenza, e questa cultura non lo fa. 
Se bisogna giudicare le istituzioni dal punto di vista delle possibilità concrete che offrono agli individui, tutte queste istituzioni risultano chiaramente bocciate, senza appello.

Basta guardare il nostro caso, dopo 23 anni di onorato servizio sul territorio, le istituzioni ci sputano in faccia, e vogliono che il teatro venga chiuso, tacitato. E' evidente che questo avviene a livello generale, mutatis mutandis.

Le istituzioni sono pubbliche quando assicurano il bene privato.
La droga in biblioteca è una 'giusta' risposta allo stato di cose attuale, dove invece le istituzioni sono private, gestite come bene personale, di partito.

lunedì 19 gennaio 2015

Esclusiva riunione Piddìo: intervista a una suorina aiolese

Vi abbiamo raccontato che recentemente c'è stato una riunione del Piddìo locale dalle suorine domenicane aiolesi, note per il loro impegno politico d'antan. Ecco qui una intervista in esclusiva. I sta per intervistatore; S per suorina.

I. Bene, grazie per aver accettato l'intervista. Ci può dire com'è andata la riunione.
S. Mamma mia, benissimo. Meglio non si poteva.
I. In che senso?
S. Sono bravi ragazzi, onesti e lavoratori.
I. Sì, certo, questo lo sappiamo.
S. Meglio non si poteva incontrare. Che città fortunata.
I. Ma di cosa hanno parlato? Dicono che hanno fatto il punto della situazione di questi primi mesi di governo locale...
S.  Mamma mia, bene, via. Meglio non si poteva fare.
I.   Hanno detto così.
S.  Sì sì, hanno detto così. Che meglio non si poteva fare.
I.  E quindi si sono dichiarati soddisfatti.
S.  Certo, soddisfatti, meglio non si poteva.
I.  Ma...sono andati nei dettagli?
S.  Dettagliatissimi, a quanto so io. Hanno analizzato mese per mese, e meglio non si poteva fare.
I. Ma lei era presente...?
S.  Presente e non presente. Andavo e venivo, per le necessità. E comunque, ha visto, ci sono gli armadi intorno, e dall'altra parte, noi eravamo dall'altra parte, si sentiva tutto. Soprattutto quando discutevano. 
I. Hanno discusso molto?
S. Noo, macché!: discussioni belle, profonde, chiare, limpide e senza troppo alzare la voce. Che bravi ragazzi, onesti e lavoratori. Meglio non si poteva.
I. Hanno parlato dell'aeroporto di Firenze?
S. Ma, non lo so, forse sì forse no...
I. Hanno parlato delle tasse?  Le hanno aumentate?
S. Aumentate? Mah, via, non ci credo, no no questi ragazzi non possono aver aumentato le tasse...
I. Hanno parlato del loro programma futuro, che ne so, dei prossimi impegni, delle prossime concrete realizzazioni?
S. E' tutta una realizzazione, è evidente, loro sono i primi realizzati. Eh.
I. Hanno parlato del loro poco gradimento in città?
S. No, questo non è vero, assolutamente, loro sono molto graditi, graditissimi. Qui si sbaglia...Noi parliamo con la gente, e sappiamo quanto sono simpatici questi giovani, alla gente.
I.  Le piace il sindaco?
S. O mamma, che bravo anche lui! E come è simpatico, ha visto che ricciolini, che sembra un angioletto, magro magro come un acciughetto...
I.  E perché hanno scelto proprio voi per fare questa riunione....
S.  Eh, le vie del Signore...che vuole, ci vuol concentrazione e ispirazione, e in certi posti della vecchia politica, segreterie di partito, non ispirano più. C'è un'aria nuova, si capisce. Ispirata dall'alto.
I. Davvero? Può spiegare meglio di cosa si tratta, cos'è quest'aria nuova? Di quale alto si tratta?
S. Ma, oicchèsarà non lo so bene, però si percepisce...che è l'alto giusto, non certo il piano di sopra!, e il nuovo giusto, ossia quello che piace. Questi, secondo me, son più bravi. 
I. Vuol dire più bravi dei precedenti amministratori o più bravi di quelli dello stesso partito che governavano qualche anno fa?
S. Se sono più bravi son più bravi, inutile sottilizzare! Ma non vede che belle facce che hanno...E quante belle ragazze...Eh, meglio non si poteva scegliere, davvero.
I. Senta, hanno parlato delle prossime elezioni regionali?
S. Ora, questo dettaglio, non me lo ricordo bene...Mi sembra però, sì, che meglio dicono non si potrà fare anche alle prossime e che vinceranno sempre loro. Non c'è verso.
I. Ah, hanno detto così?
S. Sì. Per forza. Chi deve vincere...hanno detto.
I. E della Lega, di questa nuova Lega che avanza non hanno paura?
S. Mah, paura? Loro son radicati nel territorio da tanti anni, via, non sarà facile, hanno una buona rete, tessuta come si deve, con cura e pazienza, hanno detto loro...Lega più la loro rete che la Lega! La Lega, il partito intendo, è (bisbigliato...), secondo me!
I. Come dice?
S. (Bisbigliato).
I. Ho capito...No, no, questo non lo scrivo. Avete loro preparato da mangiare?
S. Eh, certo! Mangiarini come si deve...fatti con amore e ingredienti giusti.
I. E li avete ospitati, voglio dire...avranno fatto una offertuccia, no?
S. Sì, no, io queste cose non le so, però... questo è un dettaglio senza importanza! L'importante è che sia andato tutto bene e che questi bravi ragazzi si siano trovati a proprio agio. Che abbiano trovato la concentrazione giusta, l'ispirazione per continuare a reggere la città con contenuti, idee, innovazioni, correttezza, con giustizia e sapienza...E credo di sì. Ci voleva proprio.
I. Le faccio un ultima domanda... E lei, li voterà, voglio dire...è stata favorevolmente influenzata da questa riunione, dalla loro presenza?
S. Uh, che domanda! No, macché, mica le rispondo. Il voto è segreto...(Bisbigliato). Comunque mamma mia, benissimo, meglio non si poteva scegliere. Davvero. O mamma, via, su.

domenica 18 gennaio 2015

Il sindaco fra carrelli e suorine

Sembra che da oggi nelle Coop si presentino libri importanti. Lo scrittore nel carrello, non solo il libro. Tutti nei centri commerciali a presentare libri fra le arance. E c'è anche il sindaco amico. Anche lui nel carrello. Dopo essere stato dalle suorine, s'intende, in ritiro spiritual-piddìo.

sabato 17 gennaio 2015

Storie pazzesche di Prato (1): il PD dalle suore di Iolo

Inizia qui la serie il cui titolo è tratto dal ben più significativo film dell'argentino Szifron, "Storie pazzesche di Prato", che qui vede il primo episodio, ossia la riunione del Partito Democratico di Prato dalle Suore di Iolo.

I piccoli beghini in santo consiglio. Roba da far rabbrividire il caro Jesus.

E questi poi sono ben più sfacciati dei Democratici Cristiani, e ben più ipocriti!

Guidati dal giovane illuminato  segretario Bosi,  si ritroveranno dalle suore cantanti e suonanti a far il punto della situazione di questi primi mesi di comando.

Ossia, sul ULLA-NULLA.

Bravi bravi, e li avete anche votati!


STORIE PAZZESCHE, un film da non perdere

Prima che esca dalla frenetica circuitazione cinematografica, andate a vedere un film originale, argentino, prodotto da Almodòvar, STORIE PAZZESCHE, scritto e diretto dal geniaccio di Szifron.

Ci vuole un po' di stomaco, ma non ve ne pentirete.

E' un film a episodi, ma la segmentazione non guasta, né pregiudica niente: Argentina, ma sembra di vivere in Italia, se non fosse quel tocco di iperrealismo magico debordante che sempre è condimento nel mondo sudamericano.

Non didascalico, non piagnone, non edificante. Crudele e spietato verso il mondo contemporaneo. Evviva.

giovedì 15 gennaio 2015

L'eros non abita più la politica

Le dimissioni del Presidente Napolitano hanno mostrato chiaro e tondo che alla gente delle istituzioni, anche di quelle somme, non importa quasi più nulla.
I politici sono ormai sbiaditi teatranti, guitti di second'ordine, che non nutrono né mostrano ideali; al massimo conducono stizzose battaglie, quando va bene, contro la corruzione, lo sperpero, ma nessuna fantasia, nessun futuro si delinea prossimo venturo.

E se un presidente non tanto amato se ne va, nemmeno questo rende felici le persone, perché la prospettiva risulta addirittura peggiore, con rose di nomi da museo degli orrori e dello scambio mercenario.

Non parliamo poi dei consigli comunali, veri luoghi della mediocritas, del sostegno alla cricca, della banalità più assoluta.

Volendo essere buoni, potremmo dire che l'eros, nel senso più alto e completo, non abita più la politica, e quindi nemmeno il cuore della gente.

mercoledì 14 gennaio 2015

Teatro La Baracca: vogliono farci proprio morire

C'è un cambio di programma nella stagione del Teatro La Baracca che, ricordo, NON percepisce un centesimo dall'amministrazione comunale né regionale.

VOGLIONO FARCI MORIRE. 

Ho chiesto per la seconda volta all'assessore Mangani se il Comune vuole partecipare al progetto dello SPETTACOLO DELLA CITTA', un progetto alternativo di conoscenza del territorio, di cui presto inizieremo a raccogliere le adesioni, fornendo i dettagli.
Vediamo se danno un segnale di vita.

Il progetto, come tutta la stagione, va avanti, ma è chiaro che i partecipanti dovranno pagare un po' di più.

E tutto questo mentre si dilapidano i soldi comunali,  e al METASTASIO sono stati concessi altri 200 mila euri dal fondo di riserva, come mi comunicano le talpette, e si aumentano gli emolumenti i direttori! VERGOGNA.

martedì 13 gennaio 2015

Di turismo si muore

No al turismo. A questo turismo di massa, invocato scioccamente da gente che pensa che il turismo sia la soluzione ai problemi economici delle città.

Se vi fate un giro a Firenze, per non parlare di Venezia, dove la morte cittadina è in atto da più di vent'anni, vi rendete conto di cosa sta succedendo. I ristoranti, per esempio, quasi tutti in mano a un giro di affari che non solo non è italiano (poco male), ma anche delinquenziale.

I musei trattati come supermercati, con offerte e giorni 'free'. File lunghissime, assalti dell'insignificanza, passatempi della noia esistenziale.

Le città non sono più produttive, non sono più creative, vivono di parassitismo, di non luoghi, di luoghi di transito (stazioni, aeroporti), o  di consumo di alcool: le città stesse si presentano spesso, nel centro storico, come una grande parata di birrerie o localini per il mangia-e-bevi.
Il turismo accentua tutto questo, lo estremizza.
Anche la produttività che esiste nelle città è di importazione e 'di superficie', usa l'edificio esistente e poi scompare. Non lascia nulla, nessun significato si radica sul territorio, che viene solo 'occupato', vedi l'Expo, che è una epifania turistico-commerciale.

Per questo bisogna dire no al turismo, con questo turismo si uccide il nostro futuro, ogni possibile senso o cambiamento, la nostra economia.

La Santa Intolleranza abita anche qui

Certo, in forme attenuate, ma la Santa Intolleranza la vedo bene in teatro, nel mondo occidentale e in campo cristiano, la vedo benissimo.

Mi basta ricordare di alcune repliche de "L'infanzia negata dei celestini"; mi basta ricordare le ultime due: nel dicembre 2013 spettacolo interrotto, uno spettatore, a dieci minuti dallo spettacolo, si alza e lascia la sala urlando che io racconto un sacco di fandonie su Padre Leonardo (che era un santo), lasciando il pubblico nel più totale smarrimento e con un po' di paura; nel dicembre 2014, alcuni giorni fa insomma, durante la pausa fra il primo e il secondo tempo, un ex-celestino irrompe nel camerino all'improvviso e mi dice che la colpa dei soprusi eccetera che avvenivano al Rifugio S.Maria Vergine Assunta in Cielo era del Vescovo Fiordelli, che Padre Leonardo era un santo, che lui non c'entrava nulla. Il signore viene trascinato fuori da due donne costernatissime che lo accompagnavano, lui era molto agitato, ed io ho avuto paura. 

Piccoli episodi inquietanti che a ogni replica si ripetono, fin dal  2004, quando intorno al Teatro La Baracca, il mattino dopo il debutto, ne trovai il perimetro sparso e il Pereto pieno di immagini della Madonna dei Celestini. Senza contare le polemiche e i litigi che ci furono, sempre fra il primo e il secondo tempo. E così più o meno ogni volta.

E dopo ogni replica mi dico che non lo replicherò, ma anche che non devo aver paura, che non mi devo lasciare intimorire...

lunedì 12 gennaio 2015

Pino Daniele, napoletano di Toscana

Mi sono sorpresa non poco nel leggere che il cantautore napoletano morto pochi giorni fa, abbia deciso di essere seppellito in Toscana, dove ormai viveva stabilmente da un po' di tempo.
Certo la Maremma ha il suo fascino, cattura emotivamente, tuttavia...
Un napoletano doc come lui, che deve tutto alla sua città d'origine, sceglie poi di starne lontano per sempre. E in un contesto geografico, antropologico completamente all'opposto. La Maremma è solitudine, è isolamento, è distacco. Ed è poco popolata.
Una scelta così forte, per un partenopeo, è anche un messaggio di rifiuto. E' questa la notizia vera.

domenica 11 gennaio 2015

Torna Petuzzo, oggi pomeriggio e domenica prossima




Oggi pomeriggio, domenica 11 dicembre (con replica la prossima domenica 18)  alle 16 al Teatro La Baracca torna 


Petuzzo, la FilastRock!
 un'opera teatrale per ragazzi tutta in rima...



Petuzzo, ragazzo disobbediente ai genitori, eccessivamente severi, vuole vivere una vita tutta sua. E’ ribelle e ama il rock. Scappa di casa e nel suo viaggio, accompagnato alcuni ragni amici che gli permettono di non perdere mai la strada grazie al filo che tessono, incontra il buon bibliotecario Azzurro, ma anche Sua Cattiveria, che cerca di ingannarlo…Liberamente tratto dall'omonima filastrocca popolare.

Ricordo che questo spettacolo non è finanziato dal Comune di Prato né dalla Regione Toscana né da nessuna Fondazione Toscana (per la distr...zione dello) Spettacolo.

Nessun addio al libro stampato

"La Repubblica" pubblica un foto progetto fotografico di un signore americano dal titolo "Addio al libro stampato".
Ma ancora no, il libro stampato non muore. Tranquilli.
Ci vorranno tanti tanti anni ancora prima che succeda, e nel frattempo tanti tanti di noi, profetucoli e affaristi di seconde vite, saranno già bell'e seppelliti.

http://www.repubblica.it/esteri/2015/01/10/foto/gente_che_legge_nella_metropolitana_uno_scatto_per_non_dimenticare-104692523/1/#1

sabato 10 gennaio 2015

Madadi

Del mio 'fidanzato' iraniano (o come si preferiva allora, persiano), Madadi, conservo qualche lettera.
Ci incontrammo a Nizza, lui si stava laureando in medicina. Fu una storia breve, ma molto intensa, tutta giovanile, spregiudicata.
A quei tempi non c'erano guerre di civiltà e l'amore esotico era uno dei tanti amori possibili. 
Non esisteva nessuna guerra santa, ma soprattutto nessuno dei suoi amici, dei suoi familiari parlava di religione. E, manco a dirlo, nemmeno io.
La ricerca dell'identità, posto che ci ponessimo questo problema, percorreva altri binari.
Non pensavo che lui fosse un mussulmano, non contemplavo nemmeno questa possibilità, e lui credo uguale, non gliene importava nulla della mia cultura cristiana. 
Con Madadi non esisteva l'argomento religione, o velo, o queste storie di oggi. Allora vivevo l'abbigliamento nei due estremi: solo gonne o lunghe ai piedi o cortissime. Non mi pettinavo che una volta alla settimana. Lui vestiva all'occidentale, semplice ma elegante. Insieme eravamo molto buffi e attraenti.
Madadi era un bellissimo uomo, più grande di me di diversi anni, con un bellissimo sorriso bianco e occhi neri lucenti. Poi, siccome ero sempre in fuga, mi ritrovai da un'altra parte.

venerdì 9 gennaio 2015

Oriana Fallaci, il terrore dei bigotti

Oggi si torna a parlare della Fallaci dopo l'eccidio francese nella redazione di Charlie Ebdo. 
E' nota la sua posizione anti-islamica, e le polemiche che ne sono derivate.
Noto però come la Fallaci sia diventata un tabu, e se ne possa parlare solo in senso negativo, come fanno alcuni che nemmeno hanno letto i suoi libri e la liquidano utilizzandola per le loro beghine partigianerie.

Molti anni fa la Fallaci era per le femministe un 'must'. E idolatrata, non solo perché aveva scritto "Lettera a un bambino mai nato", ma anche per il suo impegno contro la Grecia dei Colonnelli o la dittatura messicana.

Quando morì mi fu chiesto di fare una lettura dei suoi testi, e lessi anche quegli ultimi suoi libri che tanto avevano causato scandalo nella sinistra e che nemmeno io amavo, per le sue prese di posizione contro l'Islam fondamentalista o anche contro i 'no global' a Firenze nel 2002. Ricordo bene la querelle fra lei e la Guzzanti, che fu davvero poco carina, augurandole un cancro dal palco fiorentino che aveva già.
Roba da prime donne.

Ho quindi potuto ripercorrere tutta la vicenda Fallaci, e non per questo mi sono trovata sempre d'accordo con lei, né mi sono piaciute tutte le sue prese di posizione...

Tuttavia ho apprezzato quel suo tentativo di pensare con la sua testa, di non appartenere a nessun partito, nessuna chiesa (anche se dicono che negli ultimi tempi si avvicinasse alla cattolica per contrastare l'Islam eccetera), per quel suo essere una intellettuale donna, non conformista. Per essere davvero una ribelle.

Invece, nonostante con alcuni suoi oppositori mi possa trovare d'accordo, li osservo molto più conformisti, bigotti e faziosi di lei, convinti insomma di aver loro sempre ragione con la loro bontà, mentre lei invece avrebbe torto marcio.

Ma sì, ce l'avrà anche, però davvero non mi piacciono i bravi ragazzetti che poi vanno a leccare il culo al potere di turno e da bravi catechisti fanno il compitino per loro.

Insomma, in Italia si prende la matitina e si sfila per Charlie Ebdo, e poi si strumentalizza (come ha fatto certa Destra maligna o Sinistra Destra, quella che ha sbolognato Luttazzi, insomma) o si attacca (come gli s-bigottini di Sinistra) un personaggio italiano, uno dei pochi che aveva, se non le stesse idee, almeno sì lo stesso modo spregiudicato e senza paura, non sottomesso, di quei disegnatori  che sono stati massacrati.

giovedì 8 gennaio 2015

Francia e Italia: quelle différence!

In Italia la satira è praticamente scomparsa, proibita; in Francia la satira è viva e implacabile, e paga terribilmente lo scotto.

In Italia la satira si elimina preventivamente, non si usano mezzi da tradizione ghigliottinesca.

L'unico che poteva avvicinarsi alla satira d'oltralpe, Luttazzi, è stato epurato.
Il Terrore si sfuma, si modifica  qua in metodi 'dolci' e artefatti, bifidi e ambigui. Niente sangue, s'intende, solo bisbiglii e calunnie da vatican way of life...

Là si obbliga a essere laici, duramente laici, senza veli le donne, senza simboli religiosi; qua si educa a essere bigotti e beghini, ipocriti.

La differenza fra i due paesi è totale, assoluta; altro che cugini! Non siamo proprio parenti!

mercoledì 7 gennaio 2015

SOLIDARIETA' A CHARLIE HEBDO

Solidarietà al giornale satirico "Charlie Hebdo", basta con la religione irreligiosa, basta con i vigliacchi e gli assassini, basta con gli ignoranti.
Contro tutti coloro che vogliono rendere schiave le donne. Intolleranti con gli intolleranti.



martedì 6 gennaio 2015

Una tournée faticosa e felice

Fuori, in tournée, in Veneto ed Emilia Romagna, di grande successo con i nostri spettacoli per ragazzi. Fatica; però tanto divertimento.
Abbiamo il nostro libro del gradimento zeppo di felicità condivisa.



lunedì 5 gennaio 2015

"La Beffana" al Teatro Magnolfi

Teatro pieno e qualche polemica del pubblico, perché non è stato possibile prenotare.
Credo che una trentina circa di persone siano rimaste fuori (hanno continuato a suonare anche a spettacolo iniziato).

Grandissimo gradimento del pubblico, e anche noi ci siamo divertiti parecchio.

Trascrivo alcuni commenti del pubblico, ometto i molti positivi scritti dai bambini:

"Non abbiamo sentito nessuna nostalgia del cinema: il teatro e la Beffana sono pura magia e stupore" (Gabriele).
"Viva la Beffana, questo spettacolo è stato bellissimo" (Vittoria).
"E' sicuro divertimento assistere ad un vostro spettacolo....". (Donatella).


domenica 4 gennaio 2015

Il gruppo dei giovani astuti...e delle vecchie volpi

Dunque, continuano le polemiche sull'ultimo dell'anno, sul fatto che si fanno lavorare di grasso solo gli amici, coloro che ci stanno di lato e a sostegno; insomma, nessuna altra storia che quella di sempre.

Va però detto che alcuni gruppi, in particolare il gruppo dei giovani astuti, vanno bene per tutte le stagioni. 
Il gruppo dei giovani astuti si mostra come competente, ha studiato organizzazione spettacolare e organizza visioni anticipazioni e flashback, e tutto alla moda.

Dà il colore del gusto. Il suono. Il tempo.

Incassa più che può. E questo è normale, in questo mondo di cacca.

Il gruppo dei giovani astuti detesta gente come chi scrive perché da anni sta cercando di smascherare il loro obbiettivo monopolizzante e subdolo, sono nati alcune giunte fa, e naturalmente ha il sostegno di altri giovani astuti. I rampantini e ruffianelli.

Attaccarli può essere mortale. Una volta c'ho provato  e hanno cominciato a spargere calunnie anche se non mi conoscono affatto, non hanno mai visto nulla di quello che ho fatto e mai lo vedranno eccetera. Mi accusano, facile facile, di conflitto di interessi, anche se io non organizzo se non nel mio teatro e con i miei soldi.

Il sistema clientelare dei comuni si basa su gruppi come questi, i giovani astuti.

Va da sé che il gruppo dei giovani astuti trova nemici anche nel gruppo delle vecchie volpi, o sostegno, dipende dalla situazione.

Il gruppo delle vecchie volpi non molla mai l'osso e mai lo mollerà, e tantomeno il controllo e la vigilanza sul potere e sul malloppo. Per questo spesso i due gruppi si mettono d'accordo e fanno delle belle organizzazioni...

(A scanso di equivoci: il mio 'teatrino' per due spettacoli, in questo santo periodo, incasserà chissà quando dal proprio comune la cifra di 2200 euro, più IVA al 10% e comprensivo di tutte le spese, Siae Inps e cascettino agli attori e assistenza tecnica. Che ve ne pare?).


P.S. Tanto per ricordarsi di qualcosa... http://primaveradiprato.blogspot.it/2012/10/ecco-chi-vanno-i-soldi-della-cultura.html


sabato 3 gennaio 2015

L'assessore alla cultura non si dovrebbe occupare delle feste dell'ultimo dell'anno

A Prato, a Firenze, ovunque polemiche sulle 'feste' dell'ultimo dell'anno.
Lo scorso anno, a Prato e Cenni imperante, polemiche sui fuochi e le spese; quest'anno, cambia la polemica, perché non c'è stato il concertone.

Aiuto.

Dico: che tristezza un assessorato alla cultura che si deve occupare di come organizzare l'ultimo dell'anno, di organizzare 'panem et circenses'!

Un assessore si dovrebbe rifiutare!

E' quindi veramente una inutile polemica quella che nasce sulle feste mancate dell'ultimo dell'anno (ultimo dell'anno di che?, a essere proprio rigorosi, il tempo non ha un ultimo dell'anno!), incluso quella relativa a chi vanno i soldi, chi gestisce: vecchia storia, arci-vecchia, fonda-mentalmente vecchia! 

Ora è giusto guardare al minuzzolo: ma perché si lascia intatta la trave?

L'assessorato alla cultura non dovrebbe assolutamente occuparsi di certi generi di 'feste', i concertoni sono assurdamente tutti uguali e noiosi, per non parlare delle festiccione nei localini! Qualche assessore alla cultura dovrebbe cominciare a proporre l'eliminazione della festa dell'ultimo dell'anno.

Sarebbe impopolare? E certo che sì! Ma solo così potrebbe fare un po' di servizio alla 'cultura'.

Bisogna buttare sul piatto idee nuove, energie nuove, non queste pinzillacchere, e mandare al diavolo le capre!

Nessuna fantasia si riscontra nelle testoline, nessuna nuova festa in prospettiva. E tutti dietro a belare, belare belare...(con il bicchierino in mano, ovvio!).

Un conformismo sconvolgente.

venerdì 2 gennaio 2015

Un'opposizione facile e futile

Prato: le opposizioni bocciano la politica della maggioranza su più punti: il Metastasio (che non diventa teatro nazionale), la pressione fiscale, che è eccessiva (TASI) e sull'ampliamento dell'aeroporto.

Viene da scompisciarsi dal ridere, in questa commedia da gioco delle parti: niente di più facile, semplice e, soprattutto, futile, di tutte queste parole scritte a destra e a sinistra.

L'opposizione vera all'aeroporto doveva cominciare diversi anni fa, quando hanno cominciato a cantare la canzone del "Parco della Piana"! Ora è inutile, i poteri forti con i loro cantori al mandolino hanno già fatto gli affari, e lo sanno molto bene coloro che ora stanno all'opposizione!

Riguardo alle tasse, be', hanno proprio ragione: solo però a dire che si dovrebbe praticare una revisione completa della spesa del Comune e vedere bene come questi soldi vengono spesi.

Come sono spesi questi soldi, e come sono stati spesi dalle giunte precedenti? In funzione particulare, e in funzione del consenso!

Riguardo poi alla questione teatrale, be', allora si arriva alla farsa.
Non serve a niente fare interrogazioni sul Met e sul Tric e trac, è pura demagogia, ci si vuol far belli, si vuole scrivere alla fine dell'anno che s'è fatto il compitino, punto, se non si va alla questione del problema; se non si rivede il senso del teatro stesso, di come è fatto e gestito. Ma per far questo servono persone competenti, capaci.

Bisogna essere capaci per stare in politica, non solo onesti. 

L'artista fantasma

Artista fantasma. Ci sono, ma non mi vede nessuno. Ho detto due cose un po' bruttine su quegli che c'hanno in mano l'ince...