martedì 31 marzo 2015

"Lo spettacolo della città" - Reportage 3

La Nazione, Cronaca di Prato, data di oggi


"Lo spettacolo della città" - Reportage 2

Sul Bisenzio
Parco Prato/Case Gescal
Si torna in Baracca




Merenda sul palco della Baracca: finito tutto, tranne l'acqua

Un'altra ipotesi per il disastro della Germanwings

E' una ipotesi, se non altro ben costruita e intelligente, che vale la pena di prendere in considerazione con una letturina.


"Sono le 8:57 UTC del 24 marzo 2015: un velivolo della compagnia low cost Germanwings, appartenente alla Lufthansa, decolla dallo scalo di Barcellona (Spagna), diretto a Düsseldorf, in Germania. Poco più di 40 minuti dopo, stando alla versione ufficiale, si perde il suo segnale radar e l’aereo impatta sulle Alpi francesi. I media riportano la notizia così:

"Precipita velivolo commerciale sulle Alpi francesi. I testimoni ‘Volava troppo basso’. L’aereo era decollato alle 10 di mattina. Fin dall’inizio, la rotta dell’Airbus A320 eraanomala’ rispetto alla norma dei voli Barcellona-Dusseldorf: lo scrive il sito specializzato nel monitoraggio voli aerei Flightradar24. L’aereo sarebbe salito a 38.000 piedi prima di scendere inspiegabilmente. A 6.800 piedi il segnale è stato perso".

Successivamente le informazioni che via via sono diffuse ridimensionano la questione relativa alla rotta, mentre si "aggiusta il tiro" sulla quota, non più definita "bassa". Compaiono i primi grafici che descrivono una discesa lenta e graduale che porta il velivolo da oltre 12.000 a 1.800 metri in circa 8 minuti (Alcune fonti parlano di 18 minuti). 

Sul portale Dailymail si riferisce circa la presenza di due caccia intercettori che scortano il velivolo, prima che esso scompaia dietro le montagne, ma successivamente la notizia viene editata e le righe in questione sono espunte. Non si accennerà più ad unità militari nella zona.


Leggiamo insieme: "Testimoni hanno parlato di un boato come da esplosione di dinamite. Poi hanno visto dei caccia seguire il velivolo della Germanwing. Ciò fa supporre che l'aereo civile fosse in qualche modo scortato da aerei militari".

Inizialmente è esposto che la zona dove si è schiantato l'airbus della Germanwings è difficilmente raggiungibile e che saranno necessari giorni per raggiungere il luogo del disastro, ma le mappe satellitari mostrano l'esatto contrario. Infatti la cima di 2.600 metri interessata dall'incidente aereo è all'interno di una zona percorribile tramite vie di accesso con automezzi e nelle vicinanze sorgono due piccoli centri abitati.

Le autorità dichiarano che sarà arduo ritrovare le due scatole nere, poiché l'aereo "si è polverizzato". Poche ore dopo, però, le apparecchiature preposte alla registrazione delle voci di bordo ed al percorso seguito dall'A-320 fanno la loro comparsa. Il Procuratore di Marsiglia, Brice Robin, che coordina le indagini, dichiara che le scatole nere sono fortemente danneggiate e che sarà difficile recuperare informazioni. La mattina successiva sono, invece, già disponibili le foto del Flight recorder danneggiato e poche ore dopo il Procuratore afferma, in conferenza stampa, che la registrazione del volo è stata recuperata: il responsabile dell'"incidente" è il co-pilota, che intendeva uccidersi. Questione chiusa. 

Che cosa, però, è successo veramente?

In questo caso, così come in altri, molte tessere non appaiono al loro posto e le contraddizioni sono numerose. Vediamo di elencarle in modo sintetico.

LA QUOTA - Il volo 4U9525 D-AIPX, secondo i dati (se attendibili) forniti da Flightradar 24 risultava ad un’altitudine inferiore rispetto a quella regolare, ma questo è noto. Sappiamo che gli aerei commerciali preposti alla diffusione di composti igroscopici ed elettroconduttivi (vulgo scie chimiche) in bassa atmosfera volano spesso su corridoi militari e quindi a quote inferiori rispetto a quelle dichiarate. Quindi l'impatto sulle Alpi francesi, in una zona impervia compresa tra le località di Prads-Haute-Bléone e Barcelonnette, sembra essere una conferma di tale prassi: è chiaro che, se si incrocia a quote non sicure su determinate aree, l'incidente è più facile, in quanto eventuali manovre di emergenza non sono possibili.

LA ROTTA - Come ammesso dallo stesso portale meteoweb.eu, noto per essersi espresso in più occasioni a danno di chi scrive, il velivolo della Germanwings "percorreva un corridoio non diretto, ma che pareva piuttosto turistico".

LE COMUNICAZIONI CON LA TORRE - Stando a quanto riportato dalle autorità competenti, l'A-320 è scomparso dai radar pochi istanti prima della (presunta) collisione con le cime francesi. Inizialmente non si accenna all’interruzione di comunicazioni radio tra torre di controllo e piloti a bordo del velivolo commerciale. In tempi successivi, però, per giustificare la tesi ufficiale del "pilota kamiKaze", si asserisce che la torre ha perso ogni contatto con l'equipaggio, non appena il volo 9525 ha cominciato la discesa controllata e cioè 9 minuti prima della perdita del segnale sui radar. Questi tempi di buio implicano necessariamente l'intervento di caccia intercettori che dovrebbero raggiungere l'aereo civile e verificare "a vista" le condizioni dei piloti, quindi operare di conseguenza, ma nessun responsabile ha menzionato qualsivoglia operazione di "scramble". 

LA SCATOLA NERA - Una sola delle due scatole nere è stata mostrata e cioè quella preposta alla registrazione dei dialoghi a bordo (in cabina di pilotaggio). Senza dubbio l'apparato risulta un vecchio modello, non più installato sui velivoli attuali, ma soprattutto mostra graffi e ruggine, come se fosse rimasta sotto le intemperie o in un ambiente umido per molto tempo. Il flight recorder non è quindi quello del volo 9525, ma con tutta probabilità è un pezzo recuperato da qualche magazzino ed usato allo scopo di ingannare il pubblico avido di chiarimenti.

LA TRACCIA AUDIO - Esiste già una traccia audio (ora rimossa), pubblicata sul portale You-tube e che è stato dichiarato essere la registrazione degli ultimi 60 secondi del volo 9525. Il file audio risulta essere frutto di manipolazione. Alcune parti di quelli che sono spacciati per i suoni in cabina sono ripetute più volte, mentre alla fine è circostanza anomala non udire il sistema di bordo richiamare il pilota con l'avviso "Pull up". E', infatti, lo strumento di prossimità al suolo che avvisa il pilota di tirare a sé la cloche o, come nel caso dell'A-320, il joystick.

IL PILOTA KAMIKAZE - Il Procuratore francese dichiara al mondo che la tragedia ha un responsabile: il co-pilota tedesco Andreas Lubitz. Inizialmente è dipinto un ritratto che non indicherebbe un aspirante suicida, ma con il passare delle ore viene corretto il tiro ed il profilo del povero capro espiatorio è sempre più fosco. E’ evidente come si stia operando a posteriori in modo tale da legittimare il più possibile la veridicità della versione ufficiale e che cioé il ventisettenne abbia voluto deliberatamente distruggere l'aereo ed uccidere sé stesso ed altre 149 persone tra equipaggio e passeggeri, poiché squilibrato. Bisogna chiedersi come sia possibile che il giovane potesse ancora volare, se quanto descritto dalle autorità e dai media è rispondente al vero. I colleghi del pilota, i dirigenti della Germanwings-Lufthansa tacciono. Intanto, però, è curioso che, a seguito dell'incidente sulle Alpi francesi, i piloti della Germanwings si rifiutino di volare. I motivi sono evidentemente da ricercare altrove. Che cosa sanno gli "addetti ai lavori" che noi non sappiamo? Forse sono preoccupati dei ripetuti e sempre più frequenti episodi di "fumo in cabina" legati alla sindrome aerotossica? Noi diremmo di sì. 

Tornando al "suicida" Andreas Lubitz con 630 ore di volo all'attivo, un curriculum di tutto rispetto ed un riconoscimento F.A.A.. Egli approfitterebbe di un bisogno fisiologico del pilota per portare a termine quella che viene definita un'azione preordinata e deliberata. Bisogna domandarsi: come avrebbe agito, se il suo collega non si fosse recato alla toilette?

LA PORTA BLINDATA - Ci è stato “spiegato” che la porta blindata non ha permesso al Comandante di rientrare in cabina di pilotaggio, ma non ci è stato chiarito per quale motivo, pur avendo almeno otto (8) minuti per decidere sul da farsi, nessuno, compreso il Primo pilota, abbia usato il telefono satellitare, posto proprio a fianco della tastiera. Il telefono satellitare permette di comunicare con l’esterno ed in questo caso sarebbe stato possibile avvertire la torre di controllo di quanto stava avvenendo in quei drammatici frangenti. Otto minuti di silenzio? Inverosimile.

I PASSEGGERI - La versione ufficiale vede i viaggiatori rendersi conto del disastro imminente solo negli ultimi istanti. Come è possibile? Le autorità affermano che il Comandante ha cercato di scardinare (con un piede di porco) la porta di accesso alla cabina di pilotaggio. Questa è visibile da tutti i posti a sedere, dai primi sino a quelli posti in coda al velivolo. Per cui è plausibile che nessun passeggero abbia urlato o tentato di mettersi in contatto con amici e/o parenti tramite cellulare? A quella quota ed a quella velocità era probabilmente possibile riuscire ad agganciare qualche ponte UMTS a terra.

IL LUOGO DELL'IMPATTO - Nell'area del supposto schianto non si vedono oggetti più grandi di un paio di metri quadrati. Non si scorgono resti umani né bagagli o vestiti e, soprattutto, non si notano i rottami dei due turbofan che, essendo composti da parti in titanio ed altre leghe resistenti, dovrebbero essere assolutamente (quasi integri) nel sito del presunto impatto. La casistica indica che nel caso di collisioni, seppur violente, il piano di coda ed i motori restano indenni, nella loro struttura principale, ma a Barcellonette di queste parti non è stata trovata traccia! 

CONCLUSIONE - LE NOSTRE IPOTESI - Non esiste una spiegazione univoca e certa, ma possiamo ipotizzare alcuni scenari.

In prima battuta, dato per stabilito che, come dimostrato da questo drammatico evento, gli aerei commerciali volano a quote più basse di quelle dichiarate, semplicemente per assolvere compiti di "geoingegneria clandestina", possiamo congetturare che a bordo del volo Barcellona-Düsseldorf della Germanwings si sia verificato l'ennesimo caso denominato in gergo "fumo in cabina". L'A-320 in questione era già stato coinvolto, in passato, in un episodio simile. In quel caso i due piloti, che avevano perso conoscenza, riuscirono in extremis a riprendere il controllo del velivolo, evitando una tragedia. Tuttavia i casi di "sindrome aerotossica" sono così frequenti che, sebbene le compagnie stiano ancora cercando di nascondere ai più il problema della contaminazione da gas neurotossici in cabina, sarà sempre più difficile occultare la verità. Infatti sono decine i piloti, il personale di bordo ed i passeggeri che si accingono ad intentare azioni legali, giacché è recente la pubblicazione del referto di un coroner che associa con assoluta certezza la morte di un giovane pilota con ripetuti episodi di "fumo in cabina". 

E' il caso di ricordare che nel recente disastro aereo non è da sottovalutare la supposizione secondo cui i piloti, il personale di bordo ed i passeggeri siano rimasti incoscienti per minuti e questo giustificherebbe la dinamica occorsa. Ovviamente una verità come questa sarebbe deflagrante a livello di immagine ed il mercato dei voli civili subirebbe un crollo spaventoso. Anche le operazioni di aerosol clandestine, affidate alle compagnie commerciali, sarebbero in qualche modo compromesse. Per questo motivo è stata confezionata la storiella del pilota sucida alla quale tutti si sono omologati di buon grado. Un errore umano e la faccenda si chiude in fretta. Ciò giustificherebbe anche il silenzio dei dirigenti della Lufthansa che, a loro modo di vedere, preferiscono questo tipo di danno di immagine, piuttosto che dover rivedere la questione di fronte ad una vasta clientela. Gli utenti chiederebbero gli indennizzi per danni subìti a causa dei fumi tossici respirati in cabina passeggeri in questi ultimi 15 anni.

In ultimo... noi pensiamo che l'A-320 della Germanwings sia stato abbattuto ben prima di precipitare sulle cime francesi e ciò spiegherebbe perché delle parti più resistenti del velivolo non esiste alcun rottame. In seguito sarebbe stato ricreato ad hoc un teatro del disastro. E’ una ricostruzione superficiale (quella ufficiale), contraddittoria ed approssimativa, ma più che sufficiente per ingannare un popolino sempre più stupido." (tanker enemy)

lunedì 30 marzo 2015

Lo spettacolo della città - Reportage 1

Lo spettacolo che mi ha dato più emozioni, più di Miriam, mi ha coinvolto e mi ha dato più piacere di tutti quelli che ho fatto in questa stagione teatrale.
Riuscito rispetto al pubblico, in quanto a partecipazione, nel senso completo del termine: parlo di numeri, ma anche di condivisione emotiva. 
Sembrava che lo spettacolo fosse alla decima replica per quanto è corso lineare,  sia dentro il pullman che nelle soste.  

Eppure la costruzione di questo viaggio teatrale, poetico, geografico e storico nel territorio pratese mi è costato le tante camice.
Come spesso mi capita, tante volte mi sono trovata sul punto di tornare indietro, per le difficoltà, il dover districarmi in mezzo una idea e una realizzazione che pur mia, è diventata poi come un 'bambino',  che una volta nato e  cresciuto, s'è dimostrato ribelle e di difficile carattere...

Devo dire grazie a Gianfelice D'Accolti, che mi ha aiutato non soltanto nella sua esecuzione e recitazione - al meglio come sempre - , ma mi ha consigliato sui tagli - avevo raccolto come un libro, fra opere mie, anche scritte per l'occasione, opere altrui, testi letterari e canzoni - di più di ottanta pagine.
Gianfelice è stato anche bravo nell'organizzazione pratica dello spettacolo, e sua l'idea della merenda finale, graditissima.

Grazie poi a Giuseppe Centauro, sapiente, fine conoscitore del territorio pratese, che mi ha consigliato sul percorso, dando suggerimenti, informazioni e, ieri, aiutato nel disporre il pubblico nelle varie soste. 

Ecco, una delle rare volte che sono soddisfatta, incluso del pubblico. 

Qualcuno mi ha raccontato che quando eravamo in sosta sulle rive del Bisenzio a recitare le poesie de "Antologia del Bisenzio",  diversi curiosi si sono avvicinati e hanno detto,  guardando il gruppo di cinquanta persone riunito in ascolto: "Hai visto? E poi dicono che non vengono i turisti a Prato!"

Durante la sosta e merenda in Baracca, al ritorno, ci sono stati i commenti, e abbiamo vissuto un'altra ora di intensa condivisione conviviale. Ho capito che lo scopo del viaggio è riuscito, che siamo 'entrati' nella città, nel territorio profondamente e in modo non consuetudinario o banale.

Fra il pubblico era presente il consigliere comunale Mariangela Verdolini.



Alcuni primi commenti

"Molto bello" (Deanna)
"Piacevole ed interessante"
"Felice di averti conosciuto, se una persona speciale e complimenti per quello che fai, oggi è stato eccezionale (Ornella B.)
"Emozionante e graffiante" (Chiara G.)
"Emozione, riflessione, riappropriazione. Grazie per questa bellissima esperienza" (Chiara B.)
" 'Lo spettacolo della città': fantastico tour nella storia del '900 pratese alla stregua dei più ispirati reportage di Pier Paolo Pasolini" (Beppe C.)
"Grazie per il pomeriggio di divertimento e riflessione. Complimenti per l'ottimo lavoro e avanti così" (Mariangela V.). 
"E' bello e non è noioso poi si impara la storia di Prato divertendosi..." (La bambina Sofia).
"Bravissimi, meravigliosi, unici. Quello di oggi pomeriggio è stata una bella esperienza. La storia della nostra città che si è intrecciata magnificamente con la poesia; dove il passato si è legato benissimo al presente e ci fa riflettere sul futuro. Mi piacerebbe tantissimo che il vostro teatro LA BARACCA arrivasse anche nelle scuole del Comune di Prato e non solo. Soffermarsi a riflettere per prendere coscienza di quello che eravamo e che siamo oggi per cercare di recuperare un futuro migliore. Grazie" (Achiropita N.)

venerdì 27 marzo 2015

Il teatro è fuori dal teatro

Ormai il teatro è fuori dal teatro. Nel senso di teatro istituzionale, gestito dai partiti e, finora, lautamente foraggiato. Lo dico e pratico da anni.
Ma a dirlo siamo sempre di più. Ora anche, forte e chiaro Krzysztof Warlikowski, in occasione della "Giornata del Teatro" che si celebra oggi.

27 marzo 2015 – GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO


"I veri maestri del teatro è più facile trovarli lontano dal palcoscenico. E in genere non hanno alcun interesse per il teatro come macchina che replica convenzioni e che riproduce cliché. 

I veri maestri del teatro cercano la fonte pulsante, le correnti viventi che tendono a oltrepassare le sale di spettacolo e le folle di persone curve a copiare un mondo o un altro. 

Noi copiamo, invece di creare mondi che si concentrino o che dipendano da un dibattito con il pubblico, dalle emozioni che si gonfiano sotto la superficie. 

Ma in realtà non vi è nulla che possa rivelare le passioni nascoste meglio del teatro.

Il più delle volte mi rivolgo alla prosa per avere una guida. Giorno dopo giorno mi trovo a pensare a scrittori che quasi cento anni fa, hanno descritto profeticamente,
ma anche in maniera misurata, il declino degli dei europei, il crepuscolo che ha immerso la nostra civiltà in un buio che deve ancora essere illuminato. 
Penso a Franz Kafka, Thomas Mann e Marcel Proust. Oggi vorrei anche includere John Maxwell Coetzee  in quel gruppo di profeti.
Il loro senso comune della inevitabile fine del mondo- non del pianeta, ma del modello delle relazioni umane- e dell’ordine sociale e del suo sconvolgimento, 
è di grande attualità per noi qui e ora. Per noi che viviamo dopo la fine del mondo. Che viviamo davanti a crimini e conflitti che scoppiano ogni giorno in nuovi luoghi, 
persino più velocemente di quanto i media onnipresenti non riescano a seguire. Questi incendi diventano rapidamente noiosi e spariscono dalle cronache, per non tornare mai più. 
E ci sentiamo impotenti, inorriditi e circondati. Non siamo più in grado di innalzare torri, e i muri che ostinatamente costruiamo non ci proteggono da niente 
- al contrario, essi stessi chiedono una protezione e una cura che consumano gran parte della nostra energia vitale. Non abbiamo più la forza per cercare di intravedere 
ciò che sta oltre il cancello, al di là del muro. E questo è esattamente il motivo per cui il teatro dovrebbe esistere e il luogo dove dovrebbe cercare la sua forza. 
Per gettare uno sguardo laddove è vietato guardare.

“La leggenda cerca di spiegare ciò che non può essere spiegato. Poiché è radicato nella verità, deve finire nell’inspiegabile “- così Kafka descrive la trasformazione della leggenda di Prometeo. Sento fortemente che le stesse parole dovrebbero descrivere il teatro. Ed è quel tipo di teatro, che è radicato nella verità e che trova la sua fine nell’inspiegabile, che auguro a tutti i suoi lavoratori, quelli sul palco e quelli tra il pubblico, e lo auguro con tutto il mio cuore."

Krzysztof Warlikowski

Il mondo è azienda, e viceversa, quindi è

Sia andata come sia andata, purtroppo, la vicenda dello schianto del veivolo della Germanwings, per colpa di un pilota 'malato', oppure per altre cause che la scatola nera, dicono, sembra smentire, rimane il fatto che l'azienda è salva: la Lufthansa, che coniuga la sapienza tecnologica con l'efficienza tedesca.

Non è colpa dell'azienda, se il pilota è impazzito, se soffriva di disturbi psichici, era stressato dal lavoro o ferito in amore, ed è voluto follemente sfracellarsi su una montagna, facendo morire, delirante assassino, tutte quelle persone. (La modernità e il suo efficientismo contemplano queste forme di reazione ad essa per cui l'azienda mette in campo altri lavoratori, gli psicologi: stress da lavoro, delusioni d'amore che non si sanno gestire, eccetera eccetera).
E' qualcosa che non può essere controllato, l'uomo, così fino in fondo, no? D'altronde il pilota aveva tutti i 'certificati', dice l'azienda, conseguiti dopo la crisi depressiva che l'aveva colpito.
Si è già dimenticato che il giorno prima del disastro, quell'aereo era rimasto a terra tutto il giorno per guasto tecnico, per esempio.

L'azienda può continuare a fare i suoi voli e i suoi profitti, anche se traumatizzata (ci vorrà un po' prima di dimenticare, questa volta) senza vedersi multata o costretta a ripensare, che ne so, la procedura di manutenzione dei veivoli. Soprattutto adesso, sotto Pasqua.
E anche l'immagine dell'efficientismo tedesco, è salva. Anche quello conta, in una Europa dove la Germania vuole dare lezione a tutti.
Per non dire dell'assicurazione, l'Allianz, anch'essa tedesca, che tira un sospiro di sollievo, ché dovrà risarcire molto meno rispetto a quello che avrebbe dovuto fare se ci fosse stato una falla dal punto di vista strutturale dell'aereo o cattiva manutenzione eccetera. 

Il mondo è ormai gestito e inglobato dall'azienda, la politica in primis, come si può anche notare, in altro contesto, ben più allegro e provincialotto, qui a Prato, con l'assessore alle attività produttive che si fa fotografare felice con il gestore di un negozione, OBI che apre i battenti ancor più grande che pria, felice perché assumerà una manciata di commessi, che sono - almeno quelli con cui si tratta finora - molto stressati.

L'azienda è tutto, tutto è l'azienda. 

P.S.
Segnalo una voce discordante, quella dell'ex ministro tedesco Ramsauer, che pone dubbi sulla dichiarazioni 'sicure' del procuratore tedesco, durante un 'talk-show' sull'argomento alla televisione tedesca.

"Significativo è stato l'ex ministro Ramsauer. Non è ancora detto che la rappresentazione data dal procuratore francese del suicidio esteso messo in atto dal co-pilota non sia in realtà errata. Se un procuratore ha da dire qualcosa, sarebbe giusto che lo facesse alla fine. Molto spesso, i giudizi sono stati poi diversi. E molto criticamente e con un malcelato scetticismo si è espresso il giornalista Spaeth. La Francia vuole proteggere l' Airbus? E 'comunque molto sorprendente che il procuratore sia così rapidamente giunto a conclusioni di vasta portata - e soltanto sulla base di una valutazione preliminare della registrazione. Chiarezza su quello che era successo durante quel volo mortale, non può ancora esserci. In caso contrario, ha detto un po 'sarcastico Spaeth, si avrebbe bisogno di una molto più importante mole di dati, ancora tutta da cercare. Inoltre, nel passato, ci sono stati ci stati caso in cui le autorità francesi abbiano fatto di tutto per limitare il danno alla reputazione dell'Airbus. Lui però non ha voluto però insinuare che simile movente sia da mettere in campo anche questa volta nella presentazione del suicidio.
(Traduzione di M.E.)
"Deutlicher wurde Ex-Minister Ramsauer. Es sei doch gar nicht gesagt, dass die Darstellung des französischen Staatsanwalts vom erweiterten Suizid des Co-Piloten tatsächlich zutreffe. Wenn ein Staatsanwalt etwas behaupte, müsse das schließlich keineswegs stimmen. Oft genug fielen die Urteile später anders aus. Und ausgesprochen kritisch und mit unverhohlener Skepsis äußerte sich Fachjournalist Spaeth. Will Frankreich Airbus schützen? Es sei doch sehr verwunderlich, dass der Staatsanwalt so rasch zu derart weitreichenden Schlussfolgerungen gelangt sei - und das allein anhand einer ersten Auswertung der Stimmenaufzeichnung. Klarheit über das, was sich während des Todesflugs abgespielt habe, könne schlichtweg noch gar nicht vorhanden sein. Andernfalls, so Spaeth leicht sarkastisch, bräuchte man nach der viel wichtigeren Datenbox ja gar nicht mehr zu suchen. Im Übrigen habe es in der Vergangenheit einige Beispiele gegeben, wie französische Behörden sich sehr bemüht hätten, Schaden vom Ruf des Airbus fernzuhalten. Damit wolle er aber nun nicht unterstellen, dass entsprechende Beweggründe auch diesmal bei der Präsentation der Selbstmordtheorie im Spiel seien."

http://www.spiegel.de/kultur/tv/germanwings-absturz-bei-maybrit-illner-zweifeln-experten-an-suizid-these-a-1025823.html

giovedì 26 marzo 2015

Sul viadotto del Soccorso

Riceviamo questo comunicato dal Comitato del Soccorso di Prato, che commenta le dichiarazioni dell'Autorità Anticorruzione, che si è espressa in seguito alla denuncia presentata dal PD locale contro i tentativi di ampliamento del viadotto della giunta precedente all'attuale (era Centro-Destra).


"L'esito provvisorio dell'istruttoria, in attesa delle controdeduzioni dei responsabili degli atti contestati, mette alcuni punti fermi sull'intera vicenda.

Al di là dei tifi su quale fosse la soluzione migliore si dovrebbe convenire sul fatto che vengono convalidate tutte le manchevolezze che in questi anni abbiamo evidenziato e delle quali abbiamo sempre chiesto conto alla precedente amministrazione.

Oggi i sostenitori del viadotto, perché continuiamo a voler almeno credere che non sia una questione di tifoserie politiche, ribattono dicendo che anche se illeciti sono stati fatti, ormai si era un passo avanti ed era saggio proseguire.
Queste argomentazioni non possono che destare sgomento perché è inaccettabile la tesi per cui tutto è condonabile se permette di ottenere il fine voluto.

E purtroppo questa tesi è riscontrabile anche negli atti firmati dal dirigente:  l'anomalo affidamento diretto per lo S.I.A. fatto proprio alla società il cui titolare è stato in commissione V.I.A. con l'ex-assessore Bernocchi fino al 2008, firmare come progettista tutti gli elaborati salvo poi escludersi dal ruolo di progettista con una determinazione successiva per potersi qualificare come Responsabile Unico del Procedimento ed evitare quindi figure di controllo esterne, emettere ed aggiudicare il bando delle rampe un anno prima che la delibera di giunta lo autorizzasse mascherandolo come intervento di messa in sicurezza per poterlo eseguire senza dover aspettare progetto e copertura finanziaria del viadotto per segnare un punto di non ritorno.

Ma lo sgomento è anche nei confronti della parte politica che ha rifiutato il ruolo di controllore.
Basti pensare all'ex-assessore Bernocchi, che invitava "i quattro inquilini del Soccorso" a rassegnarsi e quando veniva richiamato alle sue responsabilità dietro al suo sorriso sornione spiegava placidamente che era tutto nelle mani del dirigente.
Oppure che giusto un anno fa, a fronte delle palesi incongruenze nell'iter del progetto delle rampe, depositavamo all'Ufficio del Protocollo una lettera indirizzata al Sindaco in cui chiedevamo in sede di autotutela di bloccare l'inizio dei lavori perché i conti non tornavano.
A quella lettera non è mai seguita una risposta ufficiale; una ufficiosa però si: "Il dirigente mi dice che è tutto in regola".

E così oggi, invece che accettare l'oggettività dei fatti, e magari chiedere scusa, si preferisce fare come il Doge di Venezia con Galilelo Galilei, che invece di guardare nel telescopio argomentava sull'effettiva necessità di farlo.

Confidiamo che il progetto di interramento, del quale abbiamo avuto ad inizio mese conferma da parte dell'amministrazione, progredisca nel rispetto di tutte le norme come sarebbe sempre lecito aspettarsi."

Comitato per la Riqualificazione del Soccorso


martedì 24 marzo 2015

Se Salvini fa paura

La Sinistra, dal suo 'alto',  ironizza su Salvini che si mostra al Mercato di Prato, ritratto con gli ambulanti e addirittura insieme a cinesi.

Come risposta alla presenza fastidiosa, perché gradita a molti pratesi, in fretta e furia si sbaraccano i nomadi da via Marconi, cercando di andare nella direzione del populismo leghista.

La Sinistra non perderà, credo, le elezioni amministrative in Toscana, ma Salvini fa paura, molta paura, perché prenderà tanti voti, a Prato in particolare. (Spesso si è spacciato il tema dell'accoglienza e dell'anti-razzismo, facendone un vessillo ideologico, quando magari invece sotto quella bandiera si sono protetti solo gli interessi degli industriali e gli affari...).

Il Presidente Rossi, candidato senza primarie, risulta figura politica logora e perdente, oltreché prepotente, e non solo a Prato.

Salvini, col suo populismo, intercetterà i voti anche di una parte del M5S, da un po' di tempo un po' logorato dall'uso col sistema-potere.

Prato: l'asse dei tralicci e altre storie del degrado cittadino

Alla mia domanda, fra le altre, di quando nasce l'asse dei tralicci a Prato e altro -io ricordo verso la metà degli anni Novanta del secolo scorso- , mi si risponde:

"La tua domanda è legittima perché effettivamente i tralicci nascono prima (n.d.r. del 2000), almeno una parte di questi, della tangenziale sud; le previsioni urbanistiche sono attribuibili al piano Secchi del 1996, ma la realizzazione dell’arteria stradale, conseguenziale a quelle, è successiva all’adozione. Oggi, in compenso abbiamo conquistato con legge regionale l’urbanistica partecipata, “meglio se questa avviene dopo avere fatto le scelte” … infatti stiamo tutti aspettando l’aeroporto, l’inceneritore, la bretella Prato –Signa,  il nuovo casello di Calenzano e tante altre nuove infrastrutture, intanto per la crisi  la falda cresce a livelli pre Anni Sessanta, quando si dismisero le gore, e la città a sud vive praticamente sulle palafitte, con i sottopassi quasi a fungere da collettori  .
Tu pensa che stamani, come tutti gli altri giorni oramai, ho impiegato quasi due ore per entrare a Firenze, e pensare che, nel 1970, con lo stesso carico demografico di oggi, impiegavamo con il pullman ben 25 minuti; si tratta di una bella conquista non c’è che dire! La metropolitana langue … ci sarà da divertirsi nel prossimo decennio.
Un vecchio amico di studi scrive queste reminiscenze urbanistiche, dicendo che prova un sentimento contrastante, una “tenerezza” che ha il sapore della rabbia, nel  leggere e nel constatare che al “peggio non c’è mai fine”. Per dimostrare tutto questo pesa negli scritti dell’ “illuminato” redattore del Piano dei piani pratesi, l’ing. Bernardo Secchi che attratto dal  mito della “mixitè”,  in occasione del libro Laboratorio Prato PRG del 1994, ebbe a  sentenziare.:  
“ A differenza di Siena, di Bergamo, di Venezia, Prato non è preceduta, per chi giunga dall’esterno, da un’immagine urbana forte che si rappresenti in icone memorabili. Sono poche le persone in Europa e nel nostro paese che al suo nome associno un paesaggio, un luogo, un edificio rimasto indelebilmente impresso nella memoria. Il visitatore distratto, anche se non incolto, trova spesso Prato “bruttina”; in modi non totalmente scorretti la associa all’immagine di una grande “periferia” industriale ed è sorpreso di trovare ad un certo punto del suo percorso un centro antico; ma anche le qualità di questo gli appaiono tali da meritare la posizione marginale che esso ha nell’immaginario europeo. Prato per chi non è pratese è associata ad altri miti: alla lavorazione della lana, agli “stracci”, a Malaparte e ai “maledetti toscani”, a Ronconi e al suo Fabbricone, a Braudel e alla sua “Storia di Prato”, al primo ed unico Museo d’Arte Contemporanea del nostro paese, ad una villa e ad una famosa quanto privata e riservata collezione di arte visiva, a Poggio a Caiano, al Pontormo, ad alcuni vini e olii ..”
Ed, infatti, così profetizzando (...) abbiamo perduto, in ordine sparso: una città etrusca di 40 ha., la Fattoria Medicea, di un tal Lorenzo Il Magnifico, gran parte delle Ville (leggasi frazioni storiche) del contado, ed ancora il bel convento della Sacca e il suo spettacolare collegio, mettendo poi a rischio persino i monumenti in città, a cominciare dal Castello dell’Imperatore (non certo considerato tra le emergenze architettoniche e tra le “bellezze” da recuperare), ma anche gli affreschi del Lippi (poi per fortuna restaurati nel decennio successivo), la stessa basilica di S.M. delle Carceri, il Duomo, le piazze e tutti i colori della città storica (ndr. che rimasero dimenticati come le piazze ancora per un decennio). In compenso abbiamo ereditato  il retaggio di un idolatrato Macrolotto 0,  quale quartiere antesignano del co-housing (ndr. di certo servito a fare della città periferica un vera “cinatown” a dimensione europea), ma soprattutto un’urbanizzazione selvaggia “a macchia d’olio”, ideologizzata col mito perduto degli standard, così da far rabbrividire persino le peggiori speculazioni degli anni del boom economico, dando involontariamente (si capisce) spazio agli unti del dio denaro che trovano nel riciclaggio un bel profitto, facendo di Prato, l’unica e sola “città fabbrica” della new economy!

 Colui che è nato al tempo della Città di Chandigarth"

lunedì 23 marzo 2015

"Lo spettacolo della città" (6)

Il nostro lavoro su questo spettacolo va avanti, faticosissimo. Per certi aspetti ricorda le fatiche per Laris Pulenas a Poggio Castiglioni del 2008.

La difficoltà sta principalmente nel fatto che non si può provare sull'autobus e tutto va ricreato artificiosamente, attraverso proporzioni non sicure. Ho visto molti video su 'eventi' che si svolgono in un autobus, ma nessuno ha le nostre caratteristiche. 

Ho invitato allo spettacolo le autorità locali che, se hanno risposto, hanno risposto di no. Lo sapevo, era intuibile. Però sarebbe stato opportuno che 'qualcuno del Comune' fosse presente, sarebbe stato saggio, perché avrebbero conosciuto meglio la città o da una prospettiva diversa, il che non guasta. Barberis, invitato, non ha risposto. Lui ha dimostrato di non conoscere ancora bene la città, almeno l'altra sera quando l'ho visto e ascoltato ad una assemblea (niente di male, certo!).  Così avrebbe visto che "l'urbanistica pratese è andata 'migliorando'..." e che " praticamente in 30 anni si è disfatto l'assetto del territorio (1970-1999) per poi sommergere il tutto di cemento nel decennio successivo (200-2009) e via andare...Amen" (G.C.)
Mangani ha detto semplicemente no, l'unico che abbia risposto; e invece, da un punto di vista culturale sarebbe stato opportuno che lui sostenesse (e non con un formale patrocinio e basta) qualcosa che non è stato mai fatto finora e che si svolge nella città di cui è assessore alla cultura. Una mancanza grave. 
Il Sindaco, be', lasciamo perdere.
Non ci sarebbe stato alcun linciaggio, al contrario. Anche in questo si dimostrano 'piccoli' e come tutti gli altri: vanno solo dove pensano di sentirsi sicuri e protetti. Da soli non viaggiano, insomma. Quindi i posti che avevamo lasciati liberi per loro, sono ormai occupati da cittadini non autorità.

Questo nostro spettacolo non so cosa riuscirà da un punto di vista propriamente teatrale, ma per altro so: vale più di di tante altre 'azioni' sul territorio,  anche di un punto di vista propriamente 'turistico'.

I cittadini però hanno subito capito che si trattava di qualcosa di straordinario nel senso etimologico della parola e i biglietti sono andati via subito, nonostante - necessariamente - il costo maggiore del biglietto.

domenica 22 marzo 2015

Festa della poesia 2015 (3a edizione)

Visto che subito si chiede quanta gente c'era: più dell'anno passato, teatro praticamente pieno. 
Belle emozioni, intensità, la gente che in fondo non se ne vuole andare. Il poeta della serata, Mirko,  che ci ha regalato belle poesie tutte a memoria. 
Rispetto all'anno passato, le poesie riflettevano il periodo difficile che stiamo vivendo.
Una serata senza presenzialismi, senza direttori, senza titolati del potere della politica, ma con tutti gli altri.
La prima edizione della Festa della poesia  al Teatro la Baracca data 2013.


sabato 21 marzo 2015

Perché la Festa della Poesia

Perché la poesia è l'arte meno commerciale e più clandestina. Contrariamente alla musica - almeno per come oggi viene vissuta - è pericolosa. Ci sono le parole. E le parole messe e distribuite in un certo modo. Non conforme, non quotidiano, non rassicurante. La poesia dice il non detto o il non dicibile, in questo simile alla musica.
E' vero, ci sono i cantautori, che sono anche poeti, a volte. Ma poi arriva Sanremo e distrugge tutto. Poi arrivano programmi televisivi che distruggono tutto. (Penso a Tenco, tutti gli altri gli sono secondi, anche se credo che non si sia ucciso, come ormai sembra sufficientemente credibile - sono usciti libri e contro-inchieste, basta fare una veloce ricerca - , tanto meno per protesta contro Sanremo. Ma come Lorca, l'hanno ucciso perché poeta non di regime). 

Si fa la Festa della Poesia perché i poeti non hanno un luogo dove stare, dove condividere le loro poesie.
Internet e la carta rimangono afoni. La poesia ha bisogno della voce. Questo l'abbiamo dimenticato.
Noi pensiamo che anche la poesia, come la musica, bisogna conoscerla, interpretarla (come la musica va saputa suonare), ma ci piace anche che i poeti cantino sé stessi, dato che non c'è altro modo.
A volte i poeti sono invadenti e vogliono primeggiare, quasi ossessivi se possono dire o ascoltare le loro poesie, ma appunto essi non hanno molte opportunità e quando ne incontrano una,  si comportano come bambini.

Facciamo la Festa della Poesia perché il Teatro La Baracca è un teatro di poesia, nel senso di creazione e invenzione. Il suo stesso nome è dedicato a un poeta, Lorca.


venerdì 20 marzo 2015

Il funzionario è per sempre (Sul ceto burocratico parassitario)

Dopo il caso Incalza, sembra altro atto del dramma "Corruzione a Palazzo di Giustizia", in questo caso al palazzo lavori pubblici, viene fuori che un funzionario è per sempre. E che non lo deve essere.

Infatti il senatore Nencini,  altro signore in qualche modo nominato nel caso Incalza, propone che il funzionario non stia sempre nello stesso posto. Ma guarda un po'...

I funzionari non dovrebbero proprio rimanere nello stesso ufficio con lo stesso incarico per una vita, perché si crea, inevitabilmente, un sistema di corruzione implicita, scambi di favori, sistema di oppressione, collusione con la partitica eccetera.

Su questo io potrei davvero scrivere una piccola enciclopedia, avendo vissuto in prima persona la vessazione di certi personaggi-funzionari alla cultura che devono o vogliono chiamare a lavorare quasi sempre gli stessi figuri, o con le stesse logiche mafiose.
Purtroppo  le 'prove' di questo sistema di collusione sono difficili da raccogliere, per cui è quasi impossibile incastrarli, ma è evidente a tutti che la corruzione sia il sistema diffuso.

Senza parlare dell'evasione fiscale, che è enorme. Si deve fronteggiare ogni giorno persone che ti chiedono di fare il lavoro a nero. E' una voragine! Altro che fatturazione telematica con la Pubblica Amministrazione! Si va a controllare un sistema che è affetto pochissimo dall'abusivismo. Si controlla dove non ce n'è bisogno. Folle e dispendioso.

Intanto, sul ceto burocratico-parassitario, consiglio la visione e l'ascolto questa bella intervista a Giorgio Galli. Evviva i vecchi.

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/03/20/lupi-e-incalza-burocrazia-parassitaria-dominante-storico-galli/351459/

Gli ipocriti contro il divorzio lampo

Il divorzio lampo - che sarebbe stato previsto per coppie senza figli -  evita a entrambi coniugi  lungaggini, risentimenti, oppressioni reciproche, violenze.
Funziona anche un po' da antidoto contro lo stalking.

La proposta, appena fatta, è stata subito ritirata dal Parlamento. Insomma, la solita politica ipocrita  italiana -quella della doppia morale - che dice di difendere per esempio le donne, e poi, in realtà, nella pratica fa altro. BIGOTTI.

giovedì 19 marzo 2015

C'è del marcio nel teatro (se lo dice Giuliana Lojodice...).

Di seguito metto l'intervista a Giuliana Lojodice de La Nazione perché in effetti dice più cose di altre interviste. La signora, grande attrice del teatro italiano, dà forfait, perché stanca dell'andazzo che vi regna. Saremo soffocati, noi piccoli pesci e 'privati', ecco la nostra fine, per la felicità di tutti. Eh, lo sappiamo che è questo che vogliono fare.

Ecco perché a un teatro come La Baracca, pur piccolissimo, non si danno i soldi, perché l'obbiettivo è quello di far vivere solo i grandi. Praticamente nelle Regioni circuiteranno soltanto loro e gli 'scambi' potranno essere fatti solo fra pesci grossi. Tutti gli altri fuori.

Questo cosa significa? Intanto porterà alla morte del teatro. Ed è già così, perché voi vedrete solo quello che producono e dicono loro. I teatri nazionali, i tric, o quelli protetti dal sistema regione.

Per accaparrarsi lo spettatore che non va più a teatro, e non certo per colpa di Internet o della televisione, ma della pessima qualità degli spettacoli, dato che i soldi pubblici sono sempre meno, dovranno far morire tutti gli altri. La lotta è all'ultimo spettatore.

Un po' succede come nella distribuzione alimentare. Con tutto quello che ne consegue sulla qualità del cibo e sulla monopolizzazione della sua circuitazione. Se volete capire come funziona il teatro italiano paludato, ormai, ecco, pensate al supermercato. Con tanto di offerte allettanti (vedi il teatro comico, per esempio o grande nome televisivo eccetera).

Quindi, quando venite alla Baracca, o andate in altri spazi liberi (non quelli finti culturali allevati dai partiti e accarezzati dagli assessori alla cultura, che servono alla fine come raccogli-voti), voi praticate una scelta non conforme che va contro i piani culturali (sic!) della Regione e dello Stato, che vogliono oscurare tutto quello che loro non controllano, e per motivi politici e per motivi economici.

Non hanno nessun interesse a far vivere l'alternativo, anzi. Quindi ci vediamo in questo strazio di stare come in una trincea, ogni giorno, a combattere per vivere, e i fronti sono molteplici: a cominciare da una politica indifferente e soprattutto IGNORANTE (come fa notare anche la Lojodice), internettizzata fino al vomito (come ho visto proprio ieri un presidente di una commissione cultura che mentre guidava erotizzava il proprio Iphone, da vero idiota: questi sono che pontificano sulla cultura, capito!), a una burocrazia assurda, gli attacchi degli imbecilli, oltre alla difficoltà insita nel nostro mestiere, nella nostra arte eccetera.

La prospettiva è solo la morte dell'attività, in sostanza, come la stessa signora denuncia e a cui è stata costretta, in fondo.

Per questo, alle prossime elezioni regionali, sapremo chi NON votare: coloro che vogliono la nostra morte (anche se, da veri bastardi, affermano di non volerla, per ingannarci).


LA NAZIONE gio, 19 mar 2015
Il teatro non mi merita "Lojodice dice addio"
Ultimo testo domani a Barberino

Titti Giuliani Foti · FIRENZE «ADESSO finalmente mi sento come liberata. Perché è da molto tempo che sono stanca di quel che accade nel teatro italiano. Smetto di stare in scena. E dopo sessant'anni chiudo col palcoscenico. Basta sono offesa, stufa e arrabbiata». Giuliana Lojodice dice basta al teatro e lo fa nel modo più elegante possibile, andando in scena nel suo ultimo, trionfale spettacolo. Volitiva, pluripremiata protagonista della scena italiana sarà al Teatro Corsini domani con Vapore', scritto da Marco Lodoli e diretto da Oliviero Corbetta dove ci regalerà la sua ennesima interpretazione di attrice immensa. Cosa è successo signora Lojodice? «Vivo un vero disagio: ci sono tante persone perbene in Italia che non sono rispettate. Artisti come me che fanno questo lavoro e non vengono capiti, anzi, obbligati a fare tournée massacranti perché i grandi teatri sono presi da altre situazioni che spesso poco hanno a che fare col teatro. Io potrei andare a parlare con tutti i nostri ministri, con persone che contano e lamentarmi. Ma dentro come mi sentirei? Uno schifo. E allora non vado a parlare con nessuno e non intrallazzo con nessuno, e mi tolgo di scena». Qual è il problema? «La mia casa era l'Eliseo di Roma. Hanno distrutto quel teatro, spero che chi lo prenda porti buoni frutti: per loro scelte ne rimarrò lontana e non ho chance di trovare produttori. E' come se fosse scoppiata una bolla di sapone. Mi ritiro, come Cincinnato. Per fortuna che Vapore' mi ha dato la forza di fare quel che sto facendo. Lodoli è bravo ma non è Eco e ha bisogno di farsi conoscere per quello che sa fare. Allora, io praticamente sola con le mie forze ho portato in scena un prodotto di qualità. Chiedo, e lo chiedo arrabbiata: se sono capace di questo perchè devo fare l'elemosina?». Cosa la ferisce di più? «Al ministro Franceschini ho rivolto una domanda quando era all'Eliseo a una convention. Gli ho chiesto: Verrà a vedermi a teatro?'. Morale, nessuno l'ha ma visto. Neppure in altre serate a teatro. Per la morte di Ronconi ha mandato un tweet. Ti rendi conto? Posso pensare che queste persone siano quelle mandate a dirigerci?». Perchè non l'ha cercato per chiarire signora? «Perchè accadono cose assurde: come questa storia di nominare teatri nazionali senza avere fondi. Sono cose allucinanti: se i teatri nazionali dovranno far circuitare nella loro regione gli spettacoli, le compagnie private che fine faranno? Non si potranno fare più scambi. C'è troppo da parlare e chiedere. E adesso non voglio più saperne niente».


Papà

So' diventato papà che te lo dico a fa. So' diventato papà e ce devo pensa' se cambio mestiere. Finora ho fatto er rivol...