sabato 24 ottobre 2015

LE TRE VITE DEL RAGAZZO DI TIEN AN MEN, ultima replica


Stasera, ultima replica de Le tre vite del ragazzo di Tien An Men al Teatro La Baracca.
Sono un po' dispiaciuta, perché lo spettacolo ha suscitato in me e in tutti coloro che l'hanno visto tante emozioni, riflessioni.

Ringrazio le persone che sono venute a vederci in questo mese e che vengono stasera.

Quelle che ci sostengono sempre. E le persone nuove, che non conosciamo.

Abbiamo fatto questo spettacolo senza alcun finanziamento, senza alcun patrocinio, senza 
'benedizione'. Ma chi ci segue, lo sa.

Ogni testo da allestire, ogni regia da anni è una lotta con i soldi che non ci sono, e che acuisce a ogni spettacolo la ricerca, la sfida stessa, facendomi trovare soluzioni ogni volta diverse e, per quanto è possibile, inconsuete.

Costretti a far pagare un biglietto, se non alto, nemmeno irrisorio, con i tempi che (non) corrono.

Con una concorrenza che definire sleale è dire niente, visto anche che ci troviamo in periferia.

Insomma, sapevamo che non sarebbe stato uno spettacolo facile; e non lo è stato.  Uno spettacolo che nessun potere avrebbe voluto 'sposare'. E così è.

Trattati con finta indifferenza, senza ricevere risposte agli inviti; trattati da lebbrosi da coloro che maneggiano gli ultimi soldi rimasti, e che si fregiano delle poche coroncine da mercato da mettere in testa; che annunciano che ci saranno ricchi premi e cotillons, quando c'è penuria forte in giro.

Da tempo ormai chi vuole annullarci ha però perso la partita. E dunque rincara ogni volta il suo odio, e l'invidia.

Tenere un teatro aperto così, pur che sia piccolo, è dura, e psicologicamente arduo.

Non c'è mai riposo, sicurezza, non si pedala mai in pianura.

Ma anche stasera si va in scena. 

E dopo... la stagione al Teatro La Baracca continua. E con spettacoli tutti diversi.

venerdì 23 ottobre 2015

La toponomastica beghina del Comune di Prato

Continua, incessantemente, l'opera beghina in materia di toponomastica a Prato, nonostante la giunta sia cambiata.
Dopo aver assegnato il nome di una strada a Don Danilo Aiazzi, quello dei concubini di Prato,  e dopo aver santificato civilmente altri che vanno bene per la politica attuale, ecco che presto sarà assegnata un'altra via a un prete, al parroco di San Domenico, senza che vi sia un contraltare a certe scelte.

Naturalmente a gente come Mauro Bellandi e Loriana Nunziati, i 'concubini' di Prato - che presto ricorderemo anche al Teatro La Baracca - non si assegna niente: primo perché questi giovanotti che stanno in giunta non ne sanno probabilmente nulla; secondo perché chi invece giovanotto o giovanotta non è, e forse ne sa qualcosa, fa finta che la Storia sia andata solo da una parte.

Assessori, informatevi,  studiate la storia della vostra città, ci sono stati tanti personaggi importanti e significativi, non solo parroci!





(COMUNICATO DI TV PRATO del 20 ottobre 2015) 

Due nuove strade a Prato: via dell’Orsa minore e via del Mulino del Cecchi

La giunta comunale questa mattina, su proposta dell’assessore Filippo Alessi, ha assegnato nuovi toponimi a due viabilità cittadine. Nello specifico la nuova via che collega via Traversa vicinale a via Traversa pistoiese, in zona Tobbiana – Casale si chiamerà “Via dell’Orsa Minore”. La scelta è stata fatta dagli studenti della vicina scuola “Ammannati” (Comprensorio “Don Milani”) e rispetta il proposito di continuità di zona, sempre auspicato dalla Commissione toponomastica, le nuove vie nella zona infatti si chiamano Orione, Sirio, delle Pleiadi. La decisione è stata presa dopo che gli studenti hanno partecipato ad una lezione, tenuta da Marco Morelli, direttore del Centro di Scienze planetarie di Prato, per volere dell’Amministrazione attraverso gli assessori Alessi e Ciambellotti, sull’universo e le costellazioni. Per il tratto breve di nuova viabilità che collega Viale dell’Unione europea e via Guilianti, dopo una consultazione dei documenti storici relativi alla zona, è stato scelto il toponimo “Via del Mulino del Cecchi”, che fa riferimento all’esistenza in zona di un mulino di proprietà della famiglia cittadina dei Cecchi, come risulta dall’esame del Plantario del XVIII sec. Al vaglio anche l’ipotesi di ricordare la figura e l’operato di Padre Giorgio Civinini, parroco della Chiesa di San Domenico per quasi 50 anni.



giovedì 22 ottobre 2015

Art Malus

Qualche giorno fa l'ex ormai sottosegretaria alla cultura Barracciu giunse a Prato nel corso del suo 'road show' per illustrare l'Art Bonus, insomma la possibilità di essere mecenati culturali e così aiutare a salvare i monumenti dalla rovina. I cittadini poterono anche seguire in diretta l'incontro.

Ieri abbiamo saputo che si è dimessa perché indagata: dovrà subire un processo per  peculato aggravato per l'uso dei fondi ai gruppi di consiglio regionale della Sardegna.

Che credibilità ha il Governo in questi suoi progetti culturali, giù di per sé lontani dalla gente, elaborati, selettivi, se chi li presenta poi si rivela così compromesso?

Certo, può venire il sospetto di un sistema di giustizia pilotato, magari per sbarazzarsi di qualcuno, e proprio all'interno di uno stesso gruppo o partito. 

Come ho avuto modo di verificare in denunce e ricorsi che ho presentato, la Giustizia troppo spesso c'è quando vuole esserci, e proprio in campo culturale io ne ho fatta una pessima esperienza (1); tuttavia il sistema politico è così guasto, che è irredimibile. 

Qui non solo non si salvano i monumenti, ma crolla tutto lo Stato, ormai evidentemente da rifondare, con tutte le sue istituzioni non più credibili.

E l'Art sta sempre più malus.



(1) Ho presentato due ricorsi: uno nel 2002, quando la Regione Toscana mi rifiutò i soldi per la produzione teatrale. Da notare che ho ricevuto 3 premi per la produzione drammaturgica dall'Ente Nazionale Scrittori e Artisti: nel 2002, 2005 e 20013. Il TAR mi rispose picche.  Il secondo ricorso nel 2014, perché il Teatro La Baracca non è stato inserito nelle Residenze Teatrali; la Regione con i suoi massimi esperti (?) ha stabilito che si tratta di un teatro troppo piccolo e non può avere i numeri di una azienda. Capito? Il teatro deve essere un'azienda! Anche in questo caso la giustizia mi ha risposto picche e ha dato ragione alla Regione. Dovremmo dire 'Sregione'.
Ricordo poi, scandaloso, che la denuncia presentata insieme ad altri nel 2009 per l'abbandono del sito archeologico di Gonfienti, è praticamente andata nel nulla, sepolta chissà dove. Insomma la stessa fine della Città Etrusca.

mercoledì 21 ottobre 2015

D'Ippolito al Metastasio

Che dire del signor Francesco d'Ippolito al Teatro Metastasio?

Intanto che la nomina ha lasciato la città indifferente. A parte le solite polemiche politiche o le partigianerie per Magelli costretto a lasciare, come anche accadde quando fu sbolognato Tiezzi.

E non poteva che essere così, indifferenza o rassegnazione?, perché il signor d'Ippolito è un manager del teatro,  come ormai lo sono anche altri pur giovani direttori teatrali, e dal suo curriculum non risulta che lo abbia mai praticato come attore, né come regista o drammaturgo.

A dirigere i teatri non ci sarà più il regista che organizza anche il suo spettacolo, la sua produzione, magari con la compagnia ruffiana e prediletta,  dando tuttavia uno stile al teatro, ma saranno chiamati soltanto manager.

La parola inglese deriva dal francese manager, e dal latino manu agere, 'guidare una bestia stando avanti a lei', che in italiano è diventato 'maneggiare' e 'maneggio' (recinto dove si addestrano i cavalli).

Il significato della parola inglese è cambiato poco rispetto al latino, perché il manager è  'colui che conduce gli altri'.

La nomina di D'Ippolito testimonia, se ce ne fosse bisogno, che si vuole trasformare i teatri in azienda, dove saranno proposti i soliti nomi noti con i quattro spettacoli sempre gli stessi che girano; o i nomi 'giovani', o i falsamente trasgressivi, gruppi e compagnie usati strumentalmente per mostrare aperture che non esistono affatto, ma tutto finalizzato alle quadrature di bilancio e  alla 'rinomanza'.

Ci saranno insomma, per i teatri-vetrina, i fuochi d'artificio, i nomi da vertigine, e le strategie d'incasso. 

Si ripete e amplifica la solita cultura d'esclusione e praticata dalla Regione Toscana, che ha decretato la morte di tutto quello che non è cultura aziendale o di partito o conforme. 

Tutto quello che è alternativo o almeno prova a esserlo, non può più vivere. 

Uno sterminio culturale, artistico, economico; altroché.

Gonfienti e Interporto, un convegno deja-vu

Ecco un altro convegno, ennesimo, come saggiamente allude il titolo dell’articolo de La Nazione
Convegno tragicomico: perché controllati e controllori sono insieme e c’è, repechage dal cilindro!, anche lo scrittore Nesi, quello che praticamente lasciò la sala stizzito davanti agli studenti del Cicognini quando ci invitarono a parlare insieme di Gonfienti, non ascoltando le altrui ragioni. Allora era assessore alla cultura della Provincia;  ora, invece, in quale veste o vestito è stato chiamato? Riproporrà Gonfienti virtuale?
Di nuovo, rispetto al già visto e rifritto, c’è l’esperto comunicatore di Expo David Rampello.
Come qualcuno ha detto, “purtroppo qui, per la città degli Etruschi, fin dal lontano 2001, il problema non è quello della comunicazione, bensì della preservazione dell’area archeologica e del rispetto paesaggistico dei luoghi".

Questo convegno sostituisce quello annullato un anno fa, che si intitolava come questo, ossia:
“L’area archeologica di Gonfienti: un’opportunità per la Toscana – Dalla città etrusca all’Interporto della Toscana Centrale: uno sguardo al passato per valorizzare il futuro".

Al termine della ridda di interventi, tutti di una voce, tutti una stessa opinione e senza contrasti, ci sarà  il ‘pranzo leggero’: finire così un articolo pervade il tutto di fine ironia.
Pranzo leggero che dovete digerire anche voi, cari concittadini, perché Interporto e tutta la teoria a tavola, li pagate voi, sì sulla carta vi appartiene, ma pagate senza poter decidere alcun menu, né assaggiare niente. Né fare domande, o toccare qualche briciola. Insomma, la pancia se la riempiono altri.

(Forse devono ammorbidire la pillolina per la V.A.S. che sono costretti a presentare?)

martedì 20 ottobre 2015

La canzone della puttana cinese di Prato

Oggi, in occasione del mio compleanno, mi regalo una poesia. Data l'attualità - il servizio di Striscia La Notizia di Canale 5 sulle puttane cinesi di Piazza Mercatale a Prato, di ieri -, non poteva mancare una poesia che ho scritto poco tempo fa, e che sembra invece composta apposta! Non s'aspettava certo il servizio televisivo per sapere quello che a Prato purtroppo sanno anche le pietre. Che città triste, oggetto e soggetto di continuo sabotaggio antropologico e culturale, oltre che di saccheggio economico!


Ehi, vecchio, vieni con me,

con venti euro starai da re!

Sono cinese è vero

ma che ti importa

la fica è la stessa

non guarda colore

non vuoi provare?

Sono dolce come il miele!

Che' ti fa schifo

venire con me?

Non prova schifo nemmeno il re!

Con me anche i ragazzini,

con  venti euro fo concorrenza

a tutte le puttane

con certa decenza.

Parlo male l'italiano

ma due parole mi bastano

per star con te sul divano!

Su', vecchio vieni con me,

prova il piacere che prova il re!

La tua signora non la dà più,

e allora è giusto che vivi frù frù

qualche minuto di soavità

con me, sì,  puttana cinese

pratese esotica cortese

e poi, che fa?

Si sa, la fica non ha

nazionalità.

(Vieni, per di qua,

seguimi a ruota;

l'appartamento

ce l'ho in affitto

da un tuo compatriota).




lunedì 19 ottobre 2015

Inside Out: ennesimo episodio della saga del conformismo

Confesso di avere un debole per i cartoni animati, anche se ormai, e da troppo tempo, sono lontani dalle favole e dalla immaginazione.
Con Inside Out  però sono rimasta disgustata. Da non vedere, non portate i vostri bambini a vedere questo ammasso di conformismo sociale, di buonismo, di fasullità. Di dolciastro estremo.
Lo spunto, buono, del mostrare l'interiorità dell'essere umano, è completamente annullato dalla storia e, in particolare, dal personaggio di 'Gioia',  oltre che dalla banalità di tutti gli altri.

Un ritmo forsennato, insostenibile, ansiolitico di tutto il primo tempo, e in parte anche del secondo, rende quasi inguardabile il tutto.

E poi basta con questi disegni, questi personaggi disegnati 'tondi' e a tutto tondo, forse eredi del esempio figurativo giapponese! Basta, da troppo tempo sono tutti fatti uguali.

Il cinema a volte mi delude talmente tanto, che penso che sia irredimibile, ormai votato alla distruzione di sé stesso, la vera arte del tutto compromessa e spacciata dai soldi. 

La distribuzione è ormai diventata distruzione cinematografica!

I bambini erano annoiati, e anche gli adulti delusi. Perché a una grande pubblicità e un sopraffino lavaggio di cervello con incluse critiche entusiaste, sembra, di trasmissioni tipo Hollywood Party, che ci hanno consigliato questo 'prodotto', corrisponde roba da voltastomaco.

Consiglio americano alla santa famiglia con prole: non buttate i vostri soldi e il vostro pomeriggio domenicale; provate ad andare in qualche bosco vicino alla vostra città, anche se piove (sarà meglio); portatevi qualche libro, se siete a corto di storie, e improvvisate letture fantastiche, stupendo i vostri bambini che non crederanno ai loro occhi nel vedervi in quella foggia. C'è poi sempre il vecchio rimedio del teatrino in casa (si faceva quando eravamo ammalati!), che si può fare con due seggiole, con personaggi bicchieri e posate di plastica, invitando amici con prole eccetera. L'entusiasmo è assicurato.

domenica 18 ottobre 2015

"Le tre vite del ragazzo di Tien An Men": quarta replica

In questa replica, andata molto bene, il dibattito è stato più lungo del solito.
Mi hanno chiesto perché ho scritto su Tien An Men!  Perché, mi ha risposto Gianfelice, è uno spettacolo che non piacerebbe a Fabio Fazio.

Ecco i commenti del pubblico alla quarta replica scritti sul Libro del Gradimento.:

"Complimenti, molto bello, bravi". E. Bettazzi
"Bravissimi come attori. A Maila autrice il merito di aver ricordato a molti e a me un episodio importante del nostro recedente passato". F. Ciardi.
"Democrazia!".

P.S. E' sempre un buon segno quando il pubblico non se ne vuole andare, non lascia subito il teatro.

Morire da turista

Sono morto da turista. Un privilegio per pochi. Nemmeno me ne sono reso conto. Ero lontano dalla mia città, Barcellona, che in questi gio...