martedì 7 giugno 2016

Alcune domande ai Cinquestelle

Ho alcune domande per il M5S, che sembra destinato, nonostante gli inevitabili alti e bassi, a governare il paese in molte parti d'Italia.
Si esclude la Toscana, dove la dittatura piddina ha strutturato così bene il suo reticolo di potere e di scempi sul territorio che  sarà l'ultima a cedere. L'Emilia Romagna ha già cominciato.

Prima domanda:
I rappresentanti del M5S dicono che 'decidono i cittadini'. Bene. Perché allora quando i cittadini si uniscono o promuovono qualcosa slegati da ogni implicazione di partito o di movimento, loro si tirano fuori, anche se ne condividono la lotta?
Bisogna che ci sia il loro marchio o 'cappello', altrimenti i rappresentanti ufficiali assumono atteggiamento pilatesco nei confronti di ogni iniziativa cosiddetta 'dal basso'. 

Seconda domanda:
Perché nel programma del M5S si attribuisce così poca importanza all'aspetto culturale e così tanto al turismo, visto dai più come cassa comunale ed elettorale? Mai nessuna vera campagna o espressione contro l'analfabetizzazione di ritorno, che coinvolge il nostro paese in maniera preoccupante, o su temi culturali.  Alcuni candidati locali non sono nemmeno preparati per affrontare questi argomenti; senza parlare poi di come scrivono, ignorando le regole grammaticali basiche. Come si è visto nella recente campagna elettorale, uno non può valere uno, perché l'uno non è uguale all'altro, e la preparazione culturale, oltre il talento, gioca molta differenza nell'agone politico.  In una società complessa e globale, la cultura e la conoscenza della realtà dovrebbero crescere per riuscire a garantire una capacità di risposta adeguata ai nuovi problemi, non decrescere.
Forse dare l'illusione che tutti possono diventare tutto senza sforzi o meriti è funzionale alla massa elettorale che si vuole raggiungere e coinvolgere?
Alcuni anni fa educazione e cultura erano i temi distintivi e vincenti della politica di Sinistra; ora con Renzi e la sua stupida politica del 'rottamare', definitivamente non più. 
L'imbarbarimento e la deculturazione colpiscono trasversalmente tutti i partiti e movimenti e molti, troppi candidati non sono all'altezza del compito. Giovani e imberbi, oltreché presuntuosi, in tutti i sensi.

Terza domanda:
perché non si immagina alcuna politica per aiutare i cittadini ad aggregarsi liberamente sul territorio,  in opposizione o aggiunta ai centri gestiti dal potere locale di tradizione, come per esempio i circoli e le parrocchie? Non parlatemi per favore dei comitati, spesso soltanto 'centri' elettorali o sfruttati in tal senso. Non si può affidare tutto ad Internet, come è evidente in Toscana, dove il radicamento del Partito Democratico, erede ingrato, dimentico e non all'altezza del fu Partito Comunista e perché no, della Democrazia Cristiana, vive ancora grazie a questi luoghi.

Quarta domanda:
perché il M5S si sta strutturando, di fatto, come partito? E in questo ambito, riusciranno i suoi rappresentanti a sganciarsi dalle poltrone come rimproverano agli avversari?


(Segue).

1 commento:

Anonimo ha detto...

Concordo sulla assoluta necessita'di preparazione alta,sopra la media,dei candidati che il movimento deve presentare. Soprattutto in Toscana dove si lotta contro un sistema di potere e clientele vecchio di decenni.