lunedì 10 ottobre 2016

Le TAV della cultura


"Cara Maila, ho letto con interesse il tuo articolo sulla 'distruzione dei teatri'. Vorrei che tu però approfondissi per chi come me non è del mestiere, ma va a teatro. Concretamente, se ho capito bene, i soldi vanno ai grandi circuiti finanziati da noi, pubblici, che decidono, con i nostri soldi, scelte diciamo di parte, politiche e quindi mettono solo chi è 'gradito' a loro?...Quindi quello che noi vediamo è una scelta che esclude molti altri. Da tempo non vedo più il teatro di un tempo, e la mediocrità imperversa. Vedo classici strapazzati e regie impossibili. Ti confesso che spesso, silenziosamente, lascio il teatro nel bel mezzo dell'opera...".
Angela


Cara Angela,
ti rispondo in pubblico: esattamente
la cultura in Italia, diciamo non solo in Toscana, anche se in alcune zone si osserva di più, ricalca  la politica per le grandi opere come la TAV. Tanti soldi a questa o progetti simili, ma poco o niente per il territorio, che ne so, per la sicurezza, gli ospedali, la  scuola pubblica, il cosiddetto sociale, l'ecologia, eccetera.
Diciamo che la politica, sia a livello regionale che statale, preferisce dare il grosso alle "TAV della cultura".
Lasciamo per un attimo il teatro: vedi per esempio il Pecci, il nuovo Museo Pecci d'arte contemporanea che si va a inaugurare a Prato: sì tutto molto bello, ma in fondo quel museo che cosa sarà? Un contenitore, pur affascinante, gestito a livello politico strumentale. Punto.
Si riproporrà il problema che ha sempre avuto quel museo: slegato dal territorio, distante. Certo, ora cercheranno di condire bene la pasta, e per questo ci dovranno mettere tanti dei nostri soldi, per mostrare che invece è una 'eccellenza' (parola ormai diventata oscena) del territorio...La cittadinanza, allevata a proclami di vittoria e bellezza, vera e propria propaganda di regime stile tifo da stadio con tanti 'mi piace' nella bacheca virtuale, crederà che quello che le viene propinato  sia il meglio che può ricevere. Che ne so, come il Guggenheim di Bilbao; e faranno credere che questo nostro ci renda lo stesso indotto di quello spagnolo...Senza dire che Bilbao è altra città, che viveva di una vita artistica'ribelle' già da prima della costruzione del museo. E' anche per questo che hanno scelto quella città per costruircelo. Non è stato insomma solo 'calato dall'alto' come il Pecci di Prato. E lo posso dire perché quella città l'ho conosciuta... (Bilbao, città problematica e operaia certo come Prato, ma politicamente caratterizzata, di opposizione, legata anche a Guernica, al bombardamento, a Picasso e al mondo basco, che si oppone al centralismo ispanico... Non come Prato, città operaia sempre stata 'fedele' e conforme al 'centralismo', che sia stato PCI o quello attuale governativo).

In realtà questa 'cultura', questi generatori di Tav culturali sono un inganno, perché alla fine sono utilizzati dalla politica solo per...passami l'espressione forte, 'riciclare' i nostri soldi a proprio vantaggio e perpetuazione del potere politico.
La gente se ne renderebbe subito conto, dell'inganno intendo, se avesse, che ne so, un figlio artista. Diciamo che il ragazzo la ragazza volesse, anche a tempo perso, fare il pittore e poter presentare la sua opera. Dove potrebbe andare a fare una mostra? Al Pecci? Allora si renderebbero conto, i cari genitori, che il proprio figlio non potrebbe utilizzare un museo che loro stessi finanziano. Nemmeno una volta nella vita.
Al massimo ti organizzano una cosetta a 'Officina giovani', anche quella strettamente gestita dall'alto con falsa apparenza giovanilistica e di 'apertura'.

E' chiaro?

Così è per il teatro. Il Teatro Metastasio non ha mai ospitato teatranti locali, se non quelli 'famosi', che non necessariamente sono i migliori. Anche quando era un teatro comunale. Le programmazioni, di questo come altri enti culturali, seguono valutazioni politiche ed economiche di interesse di gruppo e casta, non sono gestite da gente che ha una visuale di cosiddetta ricaduta sul territorio, di crescita culturale e sociale. Le stesse nomine del CdA sono 'sospette'... (E lasciamo da parte poi il fatto che alcuni di loro sono frustrati e soffrono di invidia...Lasciamo da parte la psicologia che pure, in queste scelte, ha la sua influenza).
Quindi il pubblico poi alla fine vede solo una parte della produzione teatrale, di compagnie riconosciute e famose, oppure artisti televisivi, spesso gli stessi, che permettono al teatro-azienda di riempire il teatro. Perché c'è anche questo problema, 'riempire' e far quadrare i bilanci.

Ma è proprio questo che contribuisce a lungo andare a rendere il teatro noioso e non interessante! A che vado a teatro, se poi vedo quello che posso vedere in TV o sui social? Se vedo, che ne so, la falsa ricerca, il triste, contemporaneo e ben finanziato épater le bourgeois?

La classe politica non intende più finanziare quello che non rende sia in termini politici che economici, qualcosa per sé e la propria casta. I piccoli? Gli indipendenti? Se esistono ancora, che vadano a farsi...!

A Prato, ma ovunque ormai, la 'cultura' dei giovani è quella dei localini e basta. Struscio, bere e mangiare.  Eat&drink!  Coloro che se lo possono permettere, aiutati dai genitori, se non se ne vanno o non intraprendono le carriere clientelari della politica, aprono 'localini'.

Naturalmente non si tratta di 'cultura' (sic!) con soldi pubblici. Se il Comune si vanta della tornata 'vita' in città (così tanto discussa poi), che il centro è vissuto, lo fa con i soldi dei privati, non nostri! Quelli si danno, non a chi ha idee o capacità, ma appunto alle varie "Tav della cultura", ai vari Pecci, alle grandi organizzazioni eccetera.
Ah, vedi che festa sarà, che partecipazione!

Basta. 

Un saluto, e ti aspetto nel mio piccolo teatro. Chissà.

Maila

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