mercoledì 14 dicembre 2016

Pistoia: di che cultura dà?

Qualche giorno fa ho scritto un appello per Prato, che ormai è città che sta sprofondando culturalmente ed economicamente, con seri problemi legati alla delinquenza e allo spaccio. Simbolo ne è,  ho detto, il mercatino di Piazza del Duomo che il primo dicembre sono andata a visitare.
(Dopo questo mio scritto poi anche i giovan-giornali 'fedeli alla linea' di Piazza del Comune hanno gridacchiato allo scandalo...).
Ma oggi niente Prato, voglio parlare dell'altra mia città (notoriamente io sono cittadina di tre città: Prato, dove cerco di non soffocare; Firenze, città paterna e che mi ha formato nel bene e nel male, ma sempre più difficile da raggiungere - e Pistoia, città materna - matrigna).
Pistoia, a parte qualche spruzzata di profumo da vecchia signora provinciale, con qualche sprazzo di presunta vita in più (incredibile, eh?), non sta molto meglio di Prato. Lo testimonia anche la classifica delle città del Sole 24 Ore, anche se per me non ce n'era davvero bisogno, classifica la riporta alla 'città dei pensionati' di un tempo. O ancora peggio.

Già la conoscevo bene, la città dell'orso; ma con Lo spettacolo della città ho avuto modo di sollevare bene il sasso che nasconde  i bachi.

La città è ostile, chiusa, gretta, puritana. Sudicia. Rovinata per sempre dal Pistoia Blues e dal cattivo esempio della troppo vicina Bologna con i suoi bevi, romba e tromba; con i suoi finti alternativi; i finti 'elfi'. Città vecchio democristiana, che la nuova giunta non riesce a, non vuole svecchiare, con nessuna vocazione per il turismo di qualità e il bello, nonostante si ritrovi in eredità una delle piazze del Duomo più belle d'Italia, di cui ancora però non sa che fare, a parte la 'Giostra dell'Orso", come del resto di tutta l'architettura cittadina; basti pensare come tengono il cupolone di Santa Maria dell'Umiltà realizzata dal Vasari. Una città dove l'ufficio cultura è gestito da una signora funzionaria che sarebbe dovuta andare in pensione da tempo, così mi hanno detto alcuni proprio in Comune, ma che tengono gelosamente sul posto perché conserva scrigni di segreti e 'sa come fare'...
Pistoia ha dato i natali a tanti personaggi illustri ( Niccolò Puccini, Michelucci, Marini, Melani, Pacini - quello che ha scoperto il vibrione del colera -, tanti letterati, Petrocchi, Leda Rafanelli e altri), ma che sono tutti immancabilmente fuggiti o sono stati fatti fuggire per l'ostilità che si ha qui particolarmente nei confronti del genio o della gente che va controcorrente.
Chi si dimentica l'indifferenza e l'oblio  perpetuato nei confronti dell'attore Pierlugi Zollo?
A Prato è uguale; ma almeno a Prato se sei un geniaccio,  un personaggio o qualcosa in qualche modo di diverso, sì, parlano male di te, ti attaccano e calunniano,  ma pure, mostrando a denti stretti invidia e rabbia o disprezzo, ti considerano, ti fanno sentire vivo; a Pistoia no, nemmeno quello.
Pistoia sembra il cimitero della creatività.
Dove c'è un teatro che sembra una barzelletta, il Manzoni (così lo definiva il caro Pierluigi, una barzelletta)!; gestito da anni e anni e anni da un personaggio che non si sa come è arrivato a tanto visto che teatro non ne ha mai fatto se non in parrocchia, Saverio Barsanti, il quale vi fa il bello e cattivo tempo, e a cui hanno messo accanto, al momento, un ragazzetto pulitino ma ben introdotto a fare il presidente, che rappresenta il nuovo che NON avanza, ma che mantiene tutto com'è...
Una città dove il centro culturale "Il Funaro" nato nel 2009, subito è diventato, miracolosamente, un centro addirittura sponsorizzato dalla Regione, sebbene sia privato...Ma perché chi lo gestisce è pieno di soldi.
Nelle nostre camminate notturne, Pierluigi mi raccontava come e dove fosse gestita dalla Massoneria, senza la quale, via, come altrove in questa terra, non vi si fa nulla...Ma lui diceva che là era ancor peggio di qua, e ricordava Licio Gelli e smoccolava, quando proprio sotto la cupolaccia, si andava a mangiare - 'non t'azzardare a mangiare il formaggio, eh? - all'Alibino...E si raccomandava: - Vediamo se stasera me la dài...-. Non gliel'ho mai data; e quasi quasi me ne pento.
Pistoia vien 'salvata' dalla gente 'stramba' e pittoresca, che ancora qua e là vi si trova, che sembra ribellarsi al conformismo cittadino, come il compianto poeta Remo Cerini, o Didaco Breschi; o dalla gente che ancora si incontra al Circolo Garibaldi, o a quello di Porta al Borgo; è salvata dalla montagna che le dà un senso e una meta.  Altrimenti di che cultura dà; con che cultura va?


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