giovedì 31 marzo 2016

Interporto? Celo celo. "Laris Pulenas" ? Manca.

Fra tutti gli eventi organizzati dal Comune di Prato a margine della mostra sugli Etruschi, L'ombra degli Etruschi, - manco a dirlo - non hanno pensato di alzare un po' il livello con il dramma Laris Pulenas.

Sarebbe stato chiedere troppo coraggio o voglia di sfida da parte di una amministrazione locale che non vuol dispiacere alla politica renziana e conforme al potere che conticchia.

Ai costruttori di interporti.

Figuriamoci se si spendono un po' per gli artisti scomodi. Sostengono solo i Lacché-Art.

Grazie, Prato; grazie, costruttori di interporti; grazie, distruttori del paesaggio; grazie, 'creatori' di lavoro con schiavo annesso e connesso parcheggiato nei megastore; grazie, operatori culturali, studiosi conniventi e tacenti!

Grazie.



martedì 29 marzo 2016

"Lo spettacolo della città" a Pistoia - Conferenza stampa

Sabato 2 aprile, ore 11, presso il circolo Arci "Garibaldi" in Viale Gramsci, conferenza stampa su "Lo spettacolo della città" a Pistoia.
Sarà offerto un piccolo rinfresco a tutti i presenti. Chi vorrà potrà acquistare i biglietti anche in quella occasione.


sabato 26 marzo 2016

Il furto-censura della locandina 'sconcia'

Stamani mi accorgo che la locandina di Io passerina tu pisellino è stata tolta dalla bacheca.
Ieri, ancora nel pomeriggio, era lì.

Chi può aver rubato la locandina?

Sospettiamo che sia opera di:
- qualche pazzo feticista, sebbene sulla locandina non si veda molto di quello che può interessare certi tipi; in giro c'è molto di meglio;

- di qualche falso devoto che, dato che ieri sera è passata la Via Crucis davanti al teatro, ha voluto bonificare l'area dalle 'sconcezze'. Episodio simile era capitato con la locandina di Ballata per giovani dannati, che suscitò lo scandalo delle pie donne e santi uomini del circondario.

Insomma, sebbene in misura molto minore, credo probabile che la locandina possa aver subito la stessa sorte delle statue del Campidoglio, che qualche mese fa sono state coperte per non urtare la sensibilità del primo ministro iraniano Rouhani.

Quello che eventualmente questi 'ladri santi' hanno compiuto è comunque un furto e reato contro la libertà di espressione. In questi tempi di fondamentalismo, penso proprio che sarebbe opportuno trattenere certi impeti censori e pruriginosi.

Ricordo che al Teatro La Baracca non facciamo sconcezza alcuna; ché rispettiamo tutte le opinioni, ma combattiamo e combatteremo tenacemente, anche rivolgendoci all'autorità competente, tutti coloro che impediscono la libera espressione di pensiero.



giovedì 24 marzo 2016

FO due parole


Su Dario Fo, che compie 90 anni, e che tutti celebrano. 
Bravo come attore, ma come scrittore no. Nobel immeritato, dovevano darlo a Mario Luzi. Ma Luzi era un poeta schivo, non compromesso con il potere i partiti. Non era ruffiano, né falso. Ecco, il tono falso di Fo è quello che più mi disturba. In parte condivido il giudizio di Pasolini, che lo considerava appunto falso, 'la peste del teatro'. 
Tuttavia Fo, al netto di tutto, ha dato molto al teatro, anche facendo spettacoli brutti, nel senso che ha sostenuto il teatro come arte seguita da un pubblico sempre più distratto e indifferente. Franca Rame: quanta pazienza, povera donna, deve aver avuto. Ma anche in lei c'era quel tono che disturbava, anche in scena, e il sospetto che tutte quelle battaglie siano state un po' strumentali alla grancassa necessaria per il successo. 
Un po' quello che fanno tutti sui social.  

Ecco il terribile passo di Pasolini. Fo ha dato a lui, di rimando, del pornografo:

" L'Italia è un paese che diventa sempre più stupido e ignorante. Vi si coltivano retoriche sempre più insopportabili. Non c'è del resto conformismo peggiore di quello di sinistra: soprattutto naturalmente quando viene fatto proprio anche dalla destra. Il teatro italiano, in questo contesto (in cui l'ufficialità è la protesta), si trova certo culturalmente al limite più basso. Il vecchio teatro tradizionale è sempre più ributtante. Il teatro nuovo - che in altro non consiste che nel lungo marcire del modello del « Living Theatre » (escludendo Carmelo Bene, autonomo e originale) - è riuscito a divenire altrettanto ributtante che il teatro tradizionale. È la feccia della neoavanguardia e del '68. Sì, siamo ancora lì: con in più il rigurgito della restaurazione strisciante. Il conformismo di sinistra. Quanto all'ex repubblichino Dario Fo, non si può immaginare niente di più brutto dei suoi testi scritti. Della sua audiovisività e dei suoi mille spettatori (sia pure in carne e ossa) non può evidentemente importarmene nulla. Tutto il resto, Strehler, Ronconi, Visconti, è pura gestualità, materia da rotocalco. È naturale che in un simile quadro il mio teatro non venga neanche percepito. Cosa che (lo confesso) mi riempie di una impotente indignazione, visto che i Pilati (i critici letterari) mi rimandano agli Erodi (i critici teatrali) in una Gerusalemme di cui mi auguro che non rimanga presto pietra su pietra.

mercoledì 23 marzo 2016

DI QUALE CULTURA PARLA, QUESTO SIGNORE?

Renzi, Presidente del Consiglio, dichiara che con la cultura si combatte il terrorismo.

"Contro il terrorismo servono i militari così come gli operatori sociali e gli insegnanti. E' quanto afferma in un intervento sul sito del Guardian il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, all'indomani dei sanguinosi attacchi di Bruxelles. "L'Unione europea deve essere risoluta questa volta - si legge - dobbiamo investire nella sicurezza e difesa comune". Ma allo stesso tempo, "dobbiamo investire risorse, come l'Italia ha proposto in più occasioni, nelle nostre città e nelle periferie urbane anonime, portando scuole, infrastrutture e luoghi di aggregazione sociale". Secondo il premier, una parte dell'impegno per contrastare il terrorismo è militare, ma "se vogliamo veramente salvare la prossima generazione", un ruolo cruciale lo devono avere "gli insegnanti, i volontari e gli operatori sociali" e quindi la cultura." (Ansa, data di oggi).

DI QUALE CULTURA PARLA, QUESTO SIGNORE?
Mi chiedo: quale cultura, quella del PD?  Quella che distrugge aree archeologiche come Gonfienti per ampliare un interporto già devastante e fallimentare? Quella che a un teatrino periferico come il nostro (e come altre realtà soffocate in Italia) quelli del PD e quelli prima ancora nemmeno degnano di uno sguardo, come nella peggior caccia all'untore?
   
DI QUALE CULTURA PARLA, QUESTO SIGNORE?
Di cosa e di chi sta parlando, il Primo Ministro? 
Di aumentare ancor più la presenza invasiva invadente del sistema piddino in regioni, come la Toscana, dove è in atto un dittatura culturale mascherata? O della Lega nel sistema del Nord, almeno fino a poco tempo fa? O dell'intreccio clan-familistico, propriamente mafioso del Sud?

DI QUALE CULTURA PARLA, QUESTO SIGNORE?
Dove le nomine, i posti agli enti culturali sono solamente roba di partito e non hanno nulla a che vedere con il merito? Ah, quanti figli di babbi porta voti vi  si trovano rintanati! Dove i soldi culturali si danno solo ai fedelissimi; dove si circuita, a livello di spettacolo dal vivo ma anche di cinema, solo se si fa cassetta (e quindi si è televisivi e quindi 'spintarellati') oppure messi dai partiti o dagli amici?
O forse se si paga la mazzetta, in qualche modo?

DI QUALE CULTURA PARLA QUESTO SIGNORE?
Questi amministratori italiani hanno sempre fatto finta che non esistessero realtà alternative, vivaci, e anche polemiche. Perché, no? Cosa dovrebbe fare la cultura, secondo loro, se non calarsi come fa ogni giorno le braghe? Ma gli guardate, gli artisti, noi, come siamo miserabili e venduti? Guardateci!

DI QUALE CULTURA PARLA, QUESTO SIGNORE?
Perché pensate che la gente non vada per esempio a teatro o ad altre manifestazioni culturali se non perché queste sono del tutto addomesticate? Non è certo colpa di Internet! Il teatro, per esempio, a chi serve ancora, a chi serve andare alla Pergola, a vedere CHI? L'attricetta l'attricetto televisivo, o il cazzone teatrale sponsorizzato!

DI QUALE CULTURA PARLA, QUESTO SIGNORE?
Della cultura delle periferie? Sono state distrutte! Rottamate! Avete permesso di costruire mega-entri commerciali, mega-sale cinematografiche, realtà assurde, realtà che hanno sradicato storie millenarie, tradizioni, eventi, personaggi che non torneranno più. Su cosa costruiamo, oggi? Sull'Omnia Multicenter, sui Gigli? Su Ikea? Per dare lavoro a chi? E poi quale lavoro? Sfruttamento!

DI QUALE CULTURA PARLA, QUESTO SIGNORE?
La cultura ufficiale italiana, e in stato ancor più drammatico quella europea, è una cultura dittatoriale e in sé già terroristica. Terrorizza tutti gli artisti e li minaccia di morir di fame ogni giorno se non segue i dettami di governi, stati, poteri. Se non segue l'andazzo commerciale!

DI QUALE CULTURA PARLA, QUESTO SIGNORE?
La cultura, intesa come aggregazione sociale, è inesistente.  La scuola, poi, è una servetta scalza e muta. Brutta e poco interessante. Anche gli insegnanti sono ammutoliti, brutalizzati, minacciati. Su cosa devono costruire una 'buona' scuola? Senza parlare dell'Università italiana: oggetto scandaloso e ormai me(a)rcificato.

DI QUALE CULTURA PARLA, QUESTO SIGNORE?
E' evidente, si parla di cultura senza cognizione di causa; senza conoscere i territori, le storie, le umiliazioni, le sofferenze che ogni giorno si vive qua, con la 'cultura' in periferia.

Chi sopravviverà

Condivido questo brano tratto da  Il Medioevo prossimo venturo di Roberto Vacca perché, nonostante sia datato anni Sessanta, è buona chiave di lettura per tentare di comprendere il declino storico, umano, che stiamo vivendo. 

"John Doe vive a New York e si è convinto, ormai, che gli anni Settanta saranno molto peggiori degli anni Sessanta.
Gli è successo parecchie volte di restare bloccato nel traffico con la sua automobile per qualche ore e in un paio d’occasioni è stato costretto ad abbandonare la macchina e a tornare a casa a piedi, poi a notte alta è andato di nuovo a recuperare il suo veicolo.
Gli è successo di restare senza elettricità per qualche ora ma le conseguenze non sono state molto gravi: le vettovaglie nel frigo si sono deteriorate, ha dovuto bere un paio di Martini tiepidi, ha dovuto fare molte scale a piedi e la mattina non si è fatto la barba, perché possiede tre rasoi ma sono tutti elettrici.
Gli è successo di subire un ritardo di cinque ore prendendo l’aereo per Boston (mentre il volo avrebbe dovuto durare soltanto cinquanta minuti) e ha perduto una giornata di lavoro.
Gli è successo di non poter avere comunicazioni telefoniche con suoi corrispondenti d’affari e di restare isolato da loro così a lungo che ha perso parecchio buone occasioni e una certa quantità di denaro.
John Doe è preoccupato che i suoi figli si droghino, è preoccupato della svalutazione, è preoccupato dei crolli in borsa, ha paura che scoppi la guerra nucleare, ha paura di non riuscire a pagare i suoi debiti e le sue ipoteche. Però non ha molte informazioni sulla probabilità che tutti questi eventi si verifichino e non sta facendo molto per prepararsi a una crisi. Si è limitato a comprare due candele, dieci scatole di frankfurter e venti scatole di birra – la birra, però, l’ha bevuta quasi tutta.
Invece la probabilità che una crisi si verifichi è alta e sta continuamente crescendo, sia a New York che in ttte le città densamente abitate. Ecco uno dei modi in cui si potrebbe verificare l’apocalisse.
Potrà cominciare tutto con la semplice coincidenza di una paralisi del traffico stradale e di quello ferroviario. Come conseguenza, allo scadere del turno dei controlli in un paio di grandi aeroporti il personale di rimpiazzo non arriva affatto. I controller – che già lavorano molte ore al giorno per sei giorni alla settimana – devono continuare a restare in servizio, a seguire due aeroplani al minuti sugli schermi radar, a guidarli in partenza e in arrivo cercando di evitare le collisioni. Verso la diciannovesima ora di servizio quasi continuo la capacità di attenzione di un controller alla torre dell’aeroporto O’Hare a Chicago si abbassa senza che l’uomo, ubriaco di stanchezza, se ne accorga. Il controller commette un errore grave.
Un quadrigetto che sta per atterrare entra in collisione con un DC-9 che ha appena decollato e il groviglio dei due aerei colpisce una linea ad alta tensione interrompendola.
Il carico elettrico della linea interrotta viene istantaneamente ripartito su altre linee già sovraccariche.  Le protezioni entrano in funzione automaticamente, e a catena l’intera rete elettrica dell’Illinois, del Michigan, dell’Ohio, della Pennsylvania, dello sato di New York, del Connecticut, del Massachussetts va fuori servizio. Ma questa volta l’oscuramento è lunga: dura giorni e giorni.
Il mese è gennaio. La temperatura è di quindici gradi sotto zero. Ricomincia a nevicare e gli spazzaneve non possono entrare in azione perché le strade sono bloccate. Molte automobili consumano tutta la benzina tenendo il motore inutilmente acceso mentre sono ferme, bloccate nel traffico immobile. I rifornimenti di benzina sono impossibili, perché i motori elettrici delle pompe non funzionano. Molti automobilisti abbandonano i loro veicoli, contribuendo a rendere inestricabili gli ingorghi.
I treni non funzionano e molti impiegati sono forzati a bivaccare negli uffici, ove cercano di scaldarsi accendendo fuochi. Si sviluppano incendi che non possono essere spenti, perché le autopompe dei vigili del fuoco trovano le strade ingombre e non possono raggiungerli. Poche migliaia di persone cominciano a morire ove si producono scene di panico.
L’alba gelida del giorno seguente trova la situazione immutata. Cinquanta milioni di persone sono abbandonate a se stesse, senza rifornimenti e senza informazioni. Tutti cercano di telefonare e l’intera rete telefonica si blocca. Molti cercano di raggiungere a piedi i loro familiare iniziando marce di qualche decina di chilometri, che non riescono a completare; alcuni muoiono nella neve, altri chiedono asilo a chi non glielo può dare e ricorrono alla violenza oppure incontrano reazioni violente. Cominciano a entrare in azione parecchie migliaia delle decine di milioni di armi da fuoco  che negli Stati Uniti sono in possesso di privati.
I provvedimenti di emergenza e di ripristino non possono essere presi, anche perché la paralisi dei trasporti impedisce agli addetti di raggiungere i luoghi di lavoro.
Durante il secondo giorno viene proclamato lo stato di emergenza e le forze armate assumono tutti i poteri civili. La paralisi degli aeroporti impedisce di ricorrere a ponti aerei per sostituire i rifornimenti su strada e su rotaia. Si ricorre agli elicotteri militari – ma la loro capacità si rivela ben presto nettamente insufficiente ai bisogni.
Il terzo giorno cominciano i saccheggi dei supermercati, che i militari cercano di reprimere: alcune centinaia di persone vengono uccise nei torbidi.
John Doe si accorge di essere totalmente impreparato a questo tipo di situazione. Le due candele sono finite e tutti gli apparecchi elettrici di cui si era riempita la casa sono fermi e inutili.

José Gutiérrez – il portoricano – si trova molto più a suo agio. Il suo livello di sussistenza è più basso e le nuove condizioni per lui non sono particolarmente stressanti: non ha mai avuto telefono ed è abituato ad avere la luce tagliata per morosità. La sua casa, perciò, è equipaggiata per funzionare in condizioni minime e primitive. E’ abituato da sempre a vivere in una situazione più competitiva e violenta. Sarà José che accopperà John Doe per assicurarsi il possesso di alcune bombole di gal liquido. Sarà José che sopravviverà."

lunedì 21 marzo 2016

Festa della Poesia 2016 o della libertà

Sabato 19 marzo al Teatro La Baracca abbiamo celebrato la quarta "Festa della Poesia". Ormai la celebrano in tanti, ma la nostra ha avuto un esito particolare.
A parte l'esibizione dei poeti e non, in minor numero rispetto agli anni precedenti perché avevo messo uno sbarramento alla teoria di poeti che si 'mostrano' e se ne vanno eccetera, c'è stata tanta voglia di parlare.
A un certo punto il pubblico è salito sul palco a dimostrare che in questa società, come già molti anni fa sosteneva Pasolini, manca un ascolto, non tanto e solo dei poeti, ma anche della gente comune.
La gente è arrabbiata, soffocata. Non può parlare. La gente non ha un luogo per parlare in libertà senza essere ricattata, derisa, offesa, minacciata.
La serata è diventata poetico-politica, uno spettacolo-dialogo inusitato a cui si può ormai  assistere in pochi luoghi, troppi incontri sono organizzati e diretti da presenze di amministratori, politici, e quanti altri ormai imbavagliano e strumentalizzano. 
Libertà e piacere di parlare, di esprimersi, di ragionare, di fare poesia, senza paura e condizionamenti.

domenica 20 marzo 2016

NEANCHE L'OMBRA DI GONFIENTI

Pubblico una recensione, o come si direbbe in ambito teatrale, una stroncatura sulla mostra al Pretorio,  "L'ombra degli Etruschi" . Condivido totalmente.

"Cara Maila,

Che tristezza vedere che la mostra tanto attesa in città non comunichi, dopo 20 anni dal ritrovamento, un bel niente sull’insediamento di Gonfienti, salvo la riproposizione della kylix. Nessuna menzione sull’area insediata, sull’urbanistica, sull’architettura, sulle strade e le vie d’acqua, sul significato stesso di questa plurisecolare presenza nel contesto dell’Etruria Settentrionale ecc. ecc.  Si mostrano i bronzetti pratesi (arcinoti) della Collezione Guasti senza neppure indicare i luoghi del ritrovamento che pure sono descritti  in vari testi, nessuna menzione delle necropoli, silenzio sui siti d’altura in Calvana e in Valdibisenzio, sulle risorse minerarie del Monteferratosui popolamenti italici e la loro aggregazione in pianura voluta dall’élite etrusche (sinecismo) ecc. ecc. Una mostra che, a parte la presenza della kylix,  non aggiunge niente a quanto si sapeva negli Anni ’80, anzi si consolida il malinteso dell’ager fiesolano come  unico compendio della presenza etrusca  a nord dell’Arno. Una vera patacca per poveri ignoranti quali ci trattano essere!
Al danno l’ennesima beffa, con la gente che applaude nel vedere i bei cippi scultorei, ancorchè privi di commenti e di una lettura storicamente aggiornata, le grandi didascalie sul muro riportano frasi tratte dagli annali pre-scientifici del XVIII sec e della fine dell’Ottocento (roba da non credere!). Nessuna ricostruzione, se non un pannello topografico a carattere segnaletico  ripetuto ben tre volte nelle tre sale, evidentemente   a prova d’idiota. Il pathos ricercato con l’allestimento si specchia purtroppo nel nulla di un’informazione storico critica inesistente. Si recita nel titolo della mostra: “L’ombra degli Etruschi. Simboli di un popolo fra pianura e collina”, ma non esiste alcuna lettura dei simbolidelle scritture in epigrafe e sulla ragione stessa di un’occupazione tanto capillare del territorio dal Mugello alla campagna fiorentina (quale?) fino alla piana dell’Arno e dell’Ombrone P.se (Firenze-Prato Pistoia), ed inoltre, non vi è nessun richiamo alla via del ferro che pure dal 2004 è una realtà accertata archeologicamente e ai retaggi protoetruschi dell’area.
La fase micenea (età del Bronzo  Medio 1-3)  è obliterata completamente, come i resti sparitsotto il magazzino dello scalo merci dell’interporto (nel catalogo si può vedere una foto prima della distruzione del sito!).
Il materiale di Villa Corsini a Sesto Fiorentino, dove pure sono esposte alcune antefisse rinvenute a Gonfienti (pudicamente non portate dalle curatrici qui, al Pretorio), ricorda soprattutto le predazioni anche istituzionali effettuate nel dopoguerra. Che dire di più?  A noi, più che ai posteri, la sentenza di uno scempiodi un danno incommensurabile che si vuol continuare a perpetrare anche sotto il profilo paesaggistico. Ancora una volta, neanche l’ombra di Gonfienti!"

G.A.C.

LA PROTESTA DEL GRUPPO DI VIGILANZA IN DIFESA DEGLI SCAVI DI GONFIENTI

La nostra protesta all'inaugurazione della mostra "L'ombra degli Etruschi" di oggi a Palazzo Pretorio a Prato.
Prima abbiamo assistito ai discorsi delle autorità - sembrava un gioco di scacchi: sacrifico il pedone, e io mi mangio la torre - e poi, fuori, abbiamo fatto la nostra protesta. Piccola, civile, pulita ed efficace.

L'ombra degli Etruschi è stata davvero (ironia tragica del titolo): a Gonfienti e ai suoi tantissimi reperti è dedicato, all'interno della mostra, un misero angolino.

Alla prossima.


Da Il Tirreno del 19.03.16
"Inaugurata l’affascinante mostra “L’ombra degli Etruschi”. Da domenica 20 l’apertura ufficiale al pubblico. Volantini di protesta in piazza...All’inaugurazione erano presenti il sindaco Matteo Biffoni («Questa mostra ci racconta il passato di Prato, il nuovo Centro Pecci che sarà inaugurato in ottobre racconterà il suo futuro», ha detto il sindaco), l’assessore alla cultura Simone Mangani, il prefetto Maria Luisa Simonetti («Finalmente un evento che farà parlare positivamente di Prato dopo una recente visibilità negativa»), il soprintendente per i Beni archeologici della Toscana, Andrea Pessina, il lucumone dell’Accademia Etrusca di Cortona, Giovanangelo Camporeale. All’esterno del Palazzo Pretorio sono stati affissi volantini che rammentavano polemicamente come siano trascorsi vent’anni senza che la città etrusca di Gonfienti sia diventata accessibile al pubblico.

http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2016/03/19/news/prato-guarda-al-passato-e-scopre-le-meraviglie-della-civilta-etrusca-1.13155983?ref=hftipres-1

Da La Nazione del 20.03.16, Prato
LA PROTESTA 

APRE oggi al pubblico la mostra «L’ombra degli Etruschi. Simboli di un popolo fra pianura e collina», inaugurata ieri pomeriggio in presenza del sindaco Matteo Biffoni e dell’assessore alla cultura Simone Mangani, del soprintendente regionale ai beni archeologici Andresa Pessina, delle curatrici Paola Perazzi e Gabriella Poggesi. Proprio durante la cerimonia, in piazza del Comune una contestazione, fatta in modo discreto: sulla statua del Datini sono stati appiccicati vari bigliettini con la scritta «Gonfienti, 20 anni di silenzio»

venerdì 18 marzo 2016

Cosa contiene veramente la mostra "L'ombra degli Etruschi"

Mentre tutti zampettano a destra e a sinistra per la mostra sugli Etruschi a Prato,  e ci si rammarica addirittura che non sia tornata pro tempore la statuetta dell'Offerente dal British Museum, ci arrivano notizie su cosa la mostra-caramella nasconda veramente: altro cemento, altra occupazione di territorio.

Accade esattamente come nel 2006, in coincidenza del convegno Dalle emergente alle eccellenze, dopo il quale si autorizzò lo scempio attuale.

"Prima si concede la caramella (con una mostra costata cara e vecchia di 15 anni) e poi si autorizza l’occupazione di spazi in aree sensibili paesaggisticamente, dribblando tutte  le procedure paesaggistiche e quindi il rinvio ad un arbitrato col il Segretariato Regionale ai beni culturali.
Intanto la Commissione Urbanistica (commissione politica non tecnica) ha approvato velocemente l’ampliamento di oltre 10.000 mq dell’Interporto. Con l’aggiunta di un grosso magazzino di oltre 1.000 mq., alto 12 mt, ad uso esclusivo di deposito per Soprintendenza Archeologica che, evidentemente, ha rinunciato all’Antiquarium di Villa Niccolini che, (oltre a sottrarre nuovo cemento, dico io) avrebbe sottinteso la ripresa degli scavi nell’area."




Una recensione inaspettata su "Gonfienti, storia di una battaglia"

Oggi mi inviano una recensione di Gonfienti, storia di una battaglia. In questo periodo, anzi proprio in questi giorni,  non guasta proprio. Una totale sorpresa; un regalo. Più che al libro, alla 'causa'.

(Glossa l'autrice della recensione, Cristina Giuntini: "Per noi che lavoriamo ogni giorno calpestando un'altra civiltà").

Gonfienti, storia di una battaglia - Maila Ermini
"I tesori nascosti, si sa, sono quelli più preziosi, ma sono anche quelli che è più faticoso e arduo ritrovare e riportare alla luce. A volte, poi, questi tesori ci vengono celati intenzionalmente, perché non è conveniente svelarceli: interessi contrastanti, disinteresse o, a volte, perfino avversione per l’erudizione del popolo, mille altri motivi non sempre evidenti pongono numerosi ostacoli fra di noi e la fruizione di questi gioielli, defraudandoci del un nostro diritto fondamentale su di essi.
Uno dei più evidenti esempi di un diritto di questo tipo negato in nome del progresso e della civiltà del lavoro si trova a Prato. La città industriale, che, dal punto di vista storico-culturale, si è sempre arresa in partenza allo strapotere della vicinissima ma inarrivabile Firenze, è da anni il teatro nel quale si rappresenta una delle più grandi occasioni perse che la storia italiana ricordi: il mai nato Parco della Piana, progettato per Gonfienti, zona archeologica dal valore inestimabile. Durante gli scavi (ben pochi, in realtà, rispetto a quanto sarebbe stato logico) effettuati nel sito, non sono state ritrovate solamente centinaia di reperti di grandissima importanza mai messi a disposizione del pubblico (cosa che, purtroppo, succede spesso), ma anche una vera e propria città sotterranea, con diverse domus fra cui la più grande attualmente conosciuta, e un decumano di ben dieci metri di larghezza. Un patrimonio che, a rigor di logica, dovrebbe immediatamente essere valorizzato e dichiarato fruibile da parte dei cittadini e dei turisti, e che, invece, è stato insabbiato, nel vero senso della parola. La motivazione ufficiale è la conservazione dei reperti, che, se fossero riportati alla luce, comporterebbe spese eccessive e non sostenibili. L’argomento, però, crolla miseramente se si prende in considerazione un “trascurabile” particolare: l’area di Gonfienti è di proprietà della Società Interporto della Toscana Centrale, che non è particolarmente interessata all’archeologia.
Che cos’è un interporto? E’ in parole povere, un posto dove sono concentrate le sedi della maggior parte degli spedizionieri e dei corrieri della zona, e dove, almeno in teoria, dovrebbe avvenire anche l’interscambio fra trasporto su rotaie e su gomma. Un luogo, quindi, di uffici, camion, cemento e inquinamento, che sicuramente rappresenta una grande occasione di lavoro per i cittadini, ma, per contro, soffoca e schiaccia l’area archeologica con tutta la sua valenza didattica e culturale. Questo è, in pratica, quello che sta succedendo a Gonfienti: un processo che sembra essere irreversibile.
In prima linea nella battaglia, apparentemente disperata, contro l’oblio di Gonfienti, è Maila Ermini, proprietaria del Teatro La Baracca, attrice, drammaturga, personaggio di spicco quanto scomodo nella realtà pratese. Da circa dieci anni a questa parte, Maila non ha lasciato da parte un tentativo: lettere, proteste, sit-in, rappresentazioni a tema, e, non ultima, la redazione di questo piccolo libro. Non si tratta assolutamente di un testo di archeologia (del resto, neppure ne avrebbe la pretesa), ma di una pura e semplice cronaca, il racconto nudo e crudo dei fatti che si sono susseguiti dal 2007 al 2010, con, in appendice, i relativi documenti. Scritto con forma ineccepibile ma avulso da termini eccessivamente eruditi, il testo vuole semplicemente portare l’attenzione della gente su di un problema che qualcuno vorrebbe dichiarare risolto, ma è quanto mai aperto. E la battaglia continua." Cristina Giuntini . (Sololibri.net)

giovedì 17 marzo 2016

Festa della poesia 2016

Sabato 19 marzo ore 21, al Teatro La Baracca di Prato, avrà luogo la 4a FESTA DELLA POESIA. 
L'ingresso è libero.
Tutti possono partecipare, e come spettatori, e come poeti.
Oltre ad ascoltare poesie, discuteremo della frase di Pier Paolo Pasolini:
 "La poesia richiede che ci sia una società (ossia un destinatario) capace di dialogare con il povero poeta. In Italia una tale società non c'è".

In questa occasione - in coincidenza della molto discutibile mostra al Pretorio denominata "L'ombra degli etruschi" che sarà inaugurata proprio quel giorno - , regalerò il libro GONFIENTI STORIA DI UNA BATTAGLIA (2010), che fa un po' di luce sulla storia del sito archeologico di Gonfienti di Prato.


mercoledì 16 marzo 2016

"L'ombra degli etruschi" - la 'vera' mostra (5)

Ecco il dépliant della mostra di 10 anni fa, "Dalle Emergenze alle Eccellenze". Questo titolo roboante, che ora suona tragicamente ridicolo, viene dato al convegno organizzato poco prima di lasciar ricoprire quasi tutto lo scavo, senza pietà, a favore dell'espansione dell'inutile interporto. Altro che 'eccellenze'. Si capisce quanto e come menta certa politica; o se non mente, è completamente al servizio di, e come siano lontani i fatti dai detti.

E come allora, ora si può pensare che proprio in coincidenza della prossima mostra al Pretorio, annunciata come regaluccio alla città di Prato, si prepari l'esatto contrario di quello che si promette, ossia la definitiva mega-espansione interportuale, che si unisce a quella dell'aeroporto fiorentino. In questa città, fra l'indifferenza dei più e la complicità di diversi altri, di una delle più significative scoperte archeologiche italiane degli ultimi anni, rimarrà effettivamente solo 'ombra'.

martedì 15 marzo 2016

La dinosaura (opera in versi)

Ormai è chiaro,
a tutti
sono,
la dinosaura.

Ed è il giardino
zoo piccolino,
il mio recinto
e labirinto
a mo' privato
di picciol stato.

Mi vesto
vado,
camuffo
vedo,

ma inutilmente:

nessun ritocco
clemente
trucco

che può ingannare
me o la gente;

la dinosaura
son proprio io
e qualcun'altra
ch'ha 'l nome mio.

O pressappoco.

Rifatta forse
potrei provare
come in un gioco,
andare a spasso
e colloquiare

spesa e conteggio,
supermercare,
e nel mareggio

del giorno chiaro
non più curare

chi sono che,
e poi tornare.

Dimenticare
la meraviglia
di questo affanno
chirurga mente,

e fra la gente
non più curare
chi sono se,
la dinosaura
io vedo me...

(Segue, ma non qui)




"I soldi non risolvono tutto, ma risolvono"


Da Il bignamino delle donne, La donna ricca del '900
Ecco come vogliono le donne in politica.


lunedì 14 marzo 2016

Un sogno: lo sciopero delle donne



Visti i tempi e la stupidità dilagante...bisogna ricominciare subito con Il Bignamino delle donne.

Sono passati solo cinque giorni dalla "Festa della Donna", e ci vorrebbe proprio un bello sciopero di casalinghe e mamme.

Come sarebbe bello vedere le donne di nuovo incazzate in piazza, senza preoccuparsi di pentole e pannolini.  Non seguire tanto partiti o incarichi, ma praticare la vera politica.

Sciopero!

Al semaforo

Rosso al semaforo!
L'uomo in macchina
si scàccola
si snòcciola
si spìppola
scurèggiola
ridàcchiola
si occhièggiola
si pettina.

Si annòiola.

Verde!
L'uomo al semaforo
s'aggràppola
scudìsciola
s'incàzzola
s'affrèttola.

S'intràppola.

Rosso al semaforo!
La donna
si scòllola
si guàrdola
si aggiùstola.

Si frùgola
si bòrsola.

Assèntola
è in frèttola,
pazièntola
si trùccola.

Verde al semaforo,
la donna sdimèntica
si pèrdola
si infìlola
spettàzzola.

Stelèfona
si schiàcchera
si piàntola.

Arrìvola.


Donna, uomo, Tenco


Studiando per "Lo spettacolo della città" di Pistoia, ho riascoltato la canzone "Giornali femminili" di Tenco,  ironica e un po' futurista.

Non mi piacciono le classifiche, ma Tenco non lo ha ancora superato nessun cantautore, e parlo anche a livello internazionale.
Grazie a mia madre che fin da piccola mi ha insegnato di musica e canzoni.

domenica 13 marzo 2016

La politica pratese, o della indifferenza

Ieri sera ultima data della tournée de Il Bignamino delle donne, al Teatro La Baracca.

Ma non è dello spettacolo che voglio parlare, andato peraltro benissimo anche ieri sera, ma dell'assenza della politica che amministra la città.

La città di Prato vive un momento buio, buissimo. Droga, sparatorie, inciviltà, cupezza. E la maggioranza politica, che pure dice di voler sostenere le periferie, è del tutto assente e si mostra indifferente agli aspetti positivi che pure ci sono proprio in periferia.

E non vuole che vivano esperienze autonome, autogestite. Le lascia stare, sì; se vanno, silenzio astioso; se non vanno,  ah!, meglio che muoiano.

Ma l'errore che compiono questi piccoli amministratori sta tutti lì, nella loro faziosa partigianeria, nel non essere al servizio di tutti, anche di coloro che fortunatamente non pensano e agiscono come loro. E' anche per questo che sono destinati a finire, e tra non molto.

Mancavano tutti, e li avevo invitati, tutti quelli che avrebbero dovuto essere presenti. A cominciare da consiglieri che vivono a due passi dal teatro.

Per fortuna il pubblico c'è, e gli amici ci sono, e non siamo più soli.

venerdì 11 marzo 2016

"Lo spettacolo della città" a Pistoia, prime novità

Lo spettacolo della città di Pistoia sarà inserito nella rassegna "Leggere la città 2016" organizzato dal Comune, di cui costituirà l'evento conclusivo. Non arriveranno molti soldi probabilmente, ma è comunque una buona notizia.
http://www.leggerelacitta.it/leggere-la-citta/

Ma sarà vero?


Presidente del Consiglio

Ricevo e volentieri pubblico:

"In Italia è possibile che un presidente di provincia poi sindaco diventi un giorno Presidente del Consiglio quasi con un colpo di mano, quasi con una spacconata da guascone. E che un giorno, questo Presidente di Consiglio,  seduto in un salotto televisivo domenicale e gingillandosi nel suo esercizio di potere mediatico e politico, si chieda che ci facessero in Libia i quattro operai italiani rapiti, quando era vietato agli italiani di rimanerci di questi tempi. E che l’abbia detto, ignorando o evitando di dire che quei quattro operai erano là per portare in Italia gas libico col quale ci riscaldiamo e produciamo energia elettrica. E che dei quattro operai, due siano rimasti uccisi, e che insomma era colpa loro se sono morti. In Italia è possibile che nessuno chieda le dimissioni di questo Presidente di Consiglio per la sua impudente, vanitosa, grave, irresponsabile dichiarazione televisiva." (Gianfelice D'Accolti)

giovedì 10 marzo 2016

Non basta chiamarsi Ranieri per fare Pasolini

Ho visto il promo sull'ultimo film di Pasolini interpretato da Ranieri.
Bocciato, bocciato subito!
Un Pasolini con un pur lieve accento napoletano è impossibile, impossibile da guardare, da ascoltare.
Pasolini aveva una chiara, marcata 's' sonora, con altri tratti inconfondibili della lingua italiana del Nord.
Attori, studiate la dizione, se non altro per interpretare altri dialetti.
E poi basta, basta con la speculazione cinematografara su Pasolini!

Terrorismo (e totemismo) meteo

A Prato un pannello semaforico, avviserà delle varie allerte meteo. Soldi regionali praticamente buttati, visto che tutti siamo eternamente connessi,  e ci possiamo informare costantemente sui vari siti. Pannello, o meglio totem - quasi davvero entità soprannaturale - , che va a inserirsi nel grasso affare del 'che tempo che fa?', per cui sempre più siamo condizionati da comunicazione meteo terroristica, con annunci di perturbazioni personificate da nomi mitologici e inquietanti: Golia, Circe, oppure con frasi a effetto, tipo "La primavera NON decolla!", eccetera.

 http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2016/03/09/news/a-prato-un-pannello-semaforico-avvisera-dell-allerta-meteo-1.13096135?ref=hftiprea-1

mercoledì 9 marzo 2016

L'ombra degli Etruschi - la 'vera' mostra, ovvero quello che non vi mostreranno mai (4)

Continuo la 'vera' mostra sull'ombra degli Etruschi di Prato, con ricordi personali. Nel 2008 debutta Laris Pulenas a Poggio Castiglioni, sulla Calvana, proprio per sensibilizzare sullo stato della scoperta archeologica, che sta per essere in gran parte seppellita.

Laris Pulenas,  messo in scena gratuitamente e senza alcun ausilio tecnico per più di 200 spettatori, che un martedì di luglio giunsero su sul far del tramonto, molti ancora non me l'hanno perdonato. Da allora mi hanno punito togliendomi tanto lavoro.

A settembre dello stesso anno realizzo il video Gonfienti muore,  prima che Interporto SpA faccia costruire la rete elettrificata lungo il perimetro della sua proprietà, includendo anche la zona degli scavi, che viene chiusa con un cancello. Il video era stato prima caricato su You Tube, poi tolto. Ora l'ho rimesso, e potete vederlo nella sua versione integrale. Alcune riprese sono confuse perché non era opportuno mostrarsi a filmare ed ero costretta ad abbassare la videocamera.  

Gianfelice D'Accolti e io a Poggio Castiglioni 








lunedì 7 marzo 2016

Il bignamino delle donne. Tournée di marzo 2016: romanzo di commenti

A tournée non ancora terminata, scrivo alcuni dei tantissimi commenti scritti dal pubblico su Il bignamino delle donne.  
Qui alla Rocca Estense, Sala d'Aragona, di S.Martino in Rio (RE)
"Incantevole, grazie!"(Manola B).
"Molto brava, molto divertente". (Franca).
"Brava, anche se un po' amaro".
"Grazie, le donne trovano sempre il motivo per divertirsi".
"Molto interessante e una riflessione ulteriore sul ruolo della donna!" (Terry e Bobby)
"Brava! Brava! Bravissima. Grande, continua così. E' stato un piacere conoscerti". (Wilma e Luciano).
"Ricordo Maila in uno spettacolo qualche anno fa a Guastalla. Brava allora e brava pur adesso". "Compimenti...una bravissima attrice e uno spettacolo intenso". (Anna C.).
"Grazie, Maila, il tuo monologo è stato delicato, gradevole, graffiante...femminile". (Laura)
"Complimenti per aver descritto in modo rispettoso, ma molto realista la donna dalla preistoria ad oggi, grazie". (Betti).
"Grazie per la simpatica e allegra serata. Complimenti a Maila, continua così". (Carmela M.)
"Grazie, perché ho riso, perché quando vedi una donna come te sul palcoscenico sei orgogliosa di essere donna, perché dici cose, perché speriamo di non arrivare alla 'donna del futuro'. (Veronica).
"Brillante, simpatica, brava!".
"Complimenti per la sottile e simpatica ironia. Bravissima". 
"Bellissimo spettacolo, con intelligente autoironia".
"Tanti complimenti per la grande capacità interpretativa".
"Un grazie dall'amministrazione di Albenga. Abbiamo apprezzato la nostra storia ironica del consiglio comunale... Ottima interpretazione."
"Molto coinvolgente, grazie!"
"Bravissima. Non pensavo che un monologo fosse così coinvolgente ed incisivo".
"Complimenti. Ha veramente azzeccato la condizione femminile nei secoli, fino al nostro tempo e nel futuro. Continui così. A far sentire la sua voce ironica e irriverente"
"Super donna, super brava!"
"Complimenti, un modo spensierato per esprimere qualcosa di pesante".
"Congratulazioni per le emozioni che ha saputo trasmettere".
"Complimenti, si vede la tua professionalità" (Giorgia).



"Brava. Spettacolo interessante. Abbiamo capito che dobbiamo fare ancora tanta strada". (Margherita)
"Sei stata molto brava" (Maria).
"Siamo un gruppo di amiche, e ti ammiriamo per come hai interpretato il valore di noi donne".
"Bellissimi i questionari, sono il riepilogo della vita delle donne. Sarebbe divertente rispondere" (Ester).
"Spettacolo ilare, ironico, riflessivo. Nonostante siano passati secoli, molte cose non sono purtroppo cambiate. Noi lavoreremo perché ciò avvenga".
"Come uomo pensavo di annoiarmi a uno spettacolo al femminile, e invece mi sono divertito parecchio come non mi capitava da tanto tempo. Grazie."

"Quanto l'ho rivisto volentieri. Dura la vita della donna. Solo la tua bravura poteva interpretarle tutte. "Sei nata donna o lo sei diventata? - Date una spiegazione" Forte".  (Silvia)
"E' stato bello. Le imitazioni di più" (Sofia, 10 anni).
"Bravissima. Da 1 a 10 sono contenta 10 di essere donna, anche perché ci sono donne come te. Grazie!" (Maura).
"Brava, complimenti, sei una donna che ha tante cose da dire. A presto". (Elisabetta). 

venerdì 4 marzo 2016

L'ombra degli Etruschi - la 'vera' mostra, ovvero quello che non vi mostreranno mai (2-3)

Seconda puntata
"Dopo l’autorizzazione rilasciata nel novembre 2006, si avviano il lavori per l’ampliamento dello scalo merci dell’interporto che è stato documentato nella prima puntata, hanno già procurato l’interramento del decumano, adesso si prosegue, tra il gennaio e il febbraio del 2007, con il progressivo ammassarsi ed abbandono delle cassette dei reperti laterizi di coppi, embrici e altri manufatti di copertura dei tetti dell’antico insediamento etrusco, o peggio  si procede direttamente alla discarica diretta degli stessi, appena fuori dal recinto di scavo dell’interporto..."

Terza puntata
"La tristissima vicenda patita nella primavera-estate del 2007 dall’area archeologica di Gonfienti prosegue purtroppo con risvolti a dir poco paradossali.
Nei nove mesi intercorsi tra la data del rilascio del nulla osta ministeriale e la consegna definitiva del cantiere (settembre 2007) per dar corso alle opere progettate per lo scalo merci interportuale, succede l’irreparabile.
Le foto aeree lo testimoniano con grande precisione (vedi immagine datata 7 settembre 2007, tratta da Google Earth) l’affannosa attività di scavo all’interno del sito. Un vasta necropoli dell’età del Bronzo, dal medio al finale, come dire dal 1650 ca al 1150 a. C., si palesa nella parte più orientale del lotto, agli archeologhi preposti a bonificare il terreno prima che vi si costruisca sopra l’abnorme magazzino di 200.000 mc. e la piattaforma in cemento armato  su plinti estesa su di una superficie di oltre 120.000 mq.
Un ritrovamento eccezionale, quello dell’età del Bronzo,  che pure si accompagna al sacrificio non meno penoso della parte più settentrionale dell’insediamento etrusco che sfortunatamente era posto al di qua del piazzale di interscambio, a ridosso del tracciato dei binari del treno. Non staremo più a ricordare le sorti della grande arteria glareata ascrivibile alla prima età del ferro, già illustrata nella seconda puntata. Pur tuttavia la straordinarietà dei reperti del bronzo qui ritrovati in decine e decine di tombe e classificati tra i più belli del periodo, poi pubblicati sin tempi non sospetti dalla stessa Soprintendenza, nonché l’importanza scientifica di avere constatato come, pure a distanza di secoli, la città etrusca di nuovo insediamento sia stata fondata in prossimità di questa “magnifica” necropoli di possibile ascendenza micenea, rende talmente dolorosa l’obliterazione archeologica da far impallidire qualsiasi uomo di cultura. La disinformazione e la superficialità degli atteggiamenti tenuti in quella circostanza rendono fin troppo palese l’enormità dello scempio e l’ombra gettata sugli scavi. Il tutto, o fattaccio che dir si voglia, si consuma in pochi mesi, caratterizzati da un inutile, quanto improba gara contro il tempo certamente sostenuta dagli archeologi nel condurre in così poco tempo  scavi troppo estesi e così ricchi di reperti che avrebbero richiesto almeno due/tre anni di una suppletiva campagna di studio.
C’è da dire che dopo tanto sforzo, non ci saranno in assoluto altre indagini archeologiche nel sito, non ci saranno altri saggi di scavo, non ci saranno altre occasioni e forse denari. Le ragioni non le sapremo mai ma, forse, si sarà preferito, c’è da immaginarselo, allontanarsi il più possibile da tale incresciosa situazione."



giovedì 3 marzo 2016

Fior di crematori

Qualche giorno fa un articolo de La Nazione sul futuro - ma  forse no - forno crematorio a Prato.  Lo vogliono fare a tutti i costi. E la fioritura di questi crematori non si ferma in Italia. Uno qua, uno là. Mai tanti affari come ora, con Signora Morte.
I forni crematori sono altamente inquinanti, come ci ricorda anche un articolo su un altro inceneritore dei morti che vogliono costruire a Rocca Priora (RM), e e che vi potete leggere all'indirizzo che copio sotto.
Pensiamoci prima di decidere che fine farà la nostra carcassa.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/02/forno-crematorio-a-rocca-priora-senza-bando-di-gara-e-a-costi-spropositati-i-contrari-chiedono-apertura-indagine/2512387/


mercoledì 2 marzo 2016

"Il bignamino delle donne", tournée di marzo 2016

Mi chiedono dove sarò in tournée prossimamente con il Bignamino delle donne. Ecco qua. A presto!

Venerdì 5 marzo, ore 21, SAN MARTINO IN RIO - Sala d'Aragona, Rocca Estense;
Sabato 6 marzo, ore 17,30, ALBENGA (SV), Auditorium San Carlo;
Domenica 7 marzo, ore 17,30, MONSELICE (PD), Palazzo della Loggetta;
Martedì 8 marzo, ore 21,  MUGGIO' (MB), Cascina Faipò;
Sabato 12 marzo, ore 21, TEATRO LA BARACCA (PO).

Domani replica de "Le Maschie"

Domani, sabato 18 novembre, ore 21, seconda e ultima replica de L e maschie a La Baracca. Non credo che, dopo l'appuntamento di do...