venerdì 17 giugno 2016

L'assassinio di Jo Cox

L'assassinio di Jo Cox, deputata laburista, mi induce alla riflessione.
Purtroppo la sua terribile morte sposta la bilancia del referendum che chiede ai cittadini inglesi se restare o meno nell'Unione Europea verso il no alla "Brexit".
Insomma, l'Unione Europea e le borse ringraziano la prima martire europea, e sembrano tirare un sospiro di sollievo.

Non sarà questo il caso, ma troppe volte è stato dimostrato come venga gabbata la democrazia e il suo sistema di voto con un fatto creato apposta, o lasciato accadere, per influenzare gli elettori e così spostare "il corso della storia".

"L'amore è un brodo di capperi" con un pubblico tutto femminile

Stasera ho replicato "L'amore è un brodo di capperi", in Baracca non al Pereto, perché il tempo non lo permetteva. E' andata bene, nonostante partite di calcio e altri spettacoli in concomitanza a ingresso libero a Prato.
Riporto i commenti del pubblico, stasera tutto femminile e di varia età. E' la prima volta che ho un pubblico di sole donne, che tra l'altro si sono divertite, sfatando il pregiudizio che le donne non sanno ridere. Accipicchia, se la sono proprio spassata!  Non c'erano uomini forse perché c'è il campionato europeo di calcio?

"Un monologo squisito, una caratterista eccezionale, simpatica e molto piacevole. Alla prossima!" (Barbara)

"Come sempre ho trascorso una piacevolissima ora. Bravissima, originale e divertente". (Erika).

"Bravissima Maila! Mi sono vista davanti agli occhi tutte le scene." (Francesca, Sandra).

"Come sempre originale. E che brodo sia..."

"Brava". (Romana).

mercoledì 15 giugno 2016

ALL'OMBRA DEGLI ETRUSCHI E DI DATINI, IL GAZEBO!

Contrariamente a quanto scritto, il gazebo appartiene a Estra, ma la manifestazione che vi si svolge, Eat Prato, è organizzata dall'assessore Tocca fondi.  Non cambia poi molto, il potere che mostra la sua prepotenza è lo stesso.




Non si riesce più a stare dietro agli orrori della città di Prato!
Dopo la Sfagiolata del 2011, allora era sindaco Cenni,  questa amministrazione diretta dal PD con a capo Biffoni, autorizza questo popò di gazebo.
Alla faccia, proprio della mostra All'Ombra degli Etruschi e del Datini!

Chiediamo: come sono riusciti ad avere il permesso, quando invece noi abbiamo visto i nostri cinque miseri volantini infilzati nella inferriata del monumento del Datini, in occasione dell'inaugurazione della mostra suddetta,  subito fatti togliere e distruggere dagli assessori preoccupati?

Estrakitchen è un concorso di cucina a tappe (che novità!), con cui Estra,  fornitore di energia peraltro molto discusso in passato a causa del suo monopolio, si promuove...Insomma, invece dei fagioli all'aria aperta,  la cucina sarà sotto il tendone!



La trovata del "Ponte delle Cicogne". E intanto...




Si parla della Piana, in particolare della zona fra Prato e Pistoia.
Mentre i vecchi ponti crollano (vedi quello delle Caserane a Quarrata), i fiumi sono morti (vedi Ombrone), le zone verdi sono abbandonate, senza alcuna cura o inquinate, (Pantanelle,accesso a Poggio Castiglioni sopra Prato e tanto troppo altro); mentre i beni culturali sono lasciati nell'abbandondo (Gonfienti, Fattoria alle Cascine di Lorenzo il Magnifico – vedi l’articolo di oggi su questo blog); mentre si difende l'inciviltà del ‘mondo della bevuta e dei localini nei centri storici, come se la movida incivile, questa epifania malata della gioventù d’ogni età ‘conformista e vecchia’, ne fosse la salvezza, e guai a criticare che subito si viene ricattati o emarginati, si va in brodo di giuggiole per il nome di un ponte, "Il Ponte delle Cicogne", quello recentemente costruito fra i comuni di Quarrata e Prato (invasivo nel panorama come invece non era quello vecchio, di mattoncini che crollano per incuria...), dove, alla sommità di un brutto traliccio di una lunga teoria nelle vicinanze, due cicogne costruiscono da qualche tempo il loro nido.



Lo scempio della Fattoria di Lorenzo il Magnifico

La Regione Toscana non parteciperà all'asta pubblica per l'acquisto della Fattoria delle Cascine di Lorenzo il Magnifico. Prato continua a essere la Cenerentola della Regione da un punto di vista culturale. E Ciuoffo, assessore del collegio elettorale di Prato,  non è proprio il principe delle favole. Le sibille poi non sono più nemmeno cumane, ma 'gherardesche' (con il FAI non FAI niente!), e anche gli altri interpreti sono tutti rassegnati a interpretare la favola voluta dall'alto. Assessori alla cultura, consiglieri...
Il comitato che vuole salvare la Fattoria 'balbetta' e in realtà  sta dalla parte di chi la sta mandando in rovina, e l'opposizione pensa di risolvere il tutto con i messaggi di protesta sui social, rimanendo, nella realtà nell'ambito del privilegio che la carica costituisce...Ma in Regione l'opposizione dove si trova, che fa riguardo lo scempio dei beni culturali?

Dunque si ritornerà al punto di partenza, da cui è stato generato tutto, con la denuncia di Italia Nostra se non ricordo male, e solo il privato 'salverà' le Cascine?


P.S. A proposito di fattorie: il modello democratico del nostro paese è sempre più simile a quello disegnato da Orwell nella Fattoria degli animali.  Meglio leggere il libro, ma in alternativa o anche in aggiunta, ecco il film in versione italiana:


martedì 14 giugno 2016

Prato: la cultura del giovanilismo diffuso e della dimenticanza

Rispetto alla passata amministrazione, quella di Centro-Destra, cosa è cambiato nella politica culturale della città di Prato?

Direi che la differenza maggiore si osserva nel 'giovanilismo diffuso', ovvero nel dare una (apparente) importanza alle associazioni giovanili del territorio.
Se nel periodo precedente poca o nulla attenzione si prestava alle associazioni giovanili e a Officina Giovani per esempio, ora avviene l'opposto e i comunicati stampa dell'assessorato alla cultura e i giornali lo evidenziano ogni giorno con articoli e programmi di manifestazioni.
Ciò genera una notevole confusione e, alla fine, produce lo stesso risultato che si otteneva nell' 'era Cenni': nessun gruppo emerge né caratterizza o lascia traccia culturale a livello cittadino. Magari la colpa non è tutta da attribuire alla politica culturale.

Non esistendo più quartieri e circoscrizioni in città, il decentramento culturale è passato ai circoli, in particolare quelli ARCI, con finalità che non sono propriamente culturali, bensì strumentali al consenso politico sul territorio. Di questo ho scritto recentemente.

Scarsa attenzione per la memoria, per la storia cittadina, come in questi giorni si osserva proprio in ciò che lo dovrebbe smentire: la mostra "L'ombra degli Etruschi" che della città etrusca non mostra praticamente nulla.
Ma, venendo a una storia più vicina: non si sente più parlare di Malaparte né di altri scrittori (Sem Benelli, ve lo ricordate?); non parliamo poi del pittore Leonetto Tintori (come sta Vainella?), o dello sceneggiatore Piero de Bernardi che, col fiorentino Leo Benvenuti, ha scritto tutta la commedia cinematografica italiana. Eccetera eccetera.


("Giovanna", di Gillo Pontecorvo, girato a Prato presso il lanificio Berti, detto 'La Romita', che oggi non esiste più).



Intervista a Piero de Bernardi

lunedì 13 giugno 2016

Torna "L'amore è un brodo di capperi"

Al Teatro La Baracca giovedì 16 giugno alle ore 21,30 torna L'amore è un brodo di capperi.

Questa appare come una commedia 'leggera', ma non lo è affatto. Infatti, nonostante le vesti di commedia e alcuni cliché che sempre il riso porta con sé,  l'opera nasconde alcuni significati e allusioni che mostrano le difficoltà emotive e le insensatezze sentimentali di noi miseri moderni. Più profondamente essa tratta del 'perturbante', ma in versione leggera, comica, con un capovolgimento di morte/vita-eros. Insomma,  tramite l'elemento dello scatenamento erotico, dello 'spaesamento', il brodo di capperi appunto, il perturbante è qui 'degradato' a riso. Ma la degradazione non significa alleggerimento, bensì trattamento moderno, e quindi antiromantico e sarcastico, del fenomeno.
E' sempre piacevole riproporre questa commedia anche se faticosa, come tutte le opere complesse che si eseguono da soli. Ne sto portando avanti la versione cinematografica. Chissà.
Teatro la Baracca

Al Teatro La Baracca 16 giugno 2016 ore 21,30

L'AMORE E' UN BRODO DI CAPPERI
Scritto e interpretato da Maila Ermini

Al mare, d’estate, in uno stabile dato in affitto per le vacanze, qualcuno prepara, per insaporire un amore scipito a mo' di gioco, un brodo di capperi. L’odore che si sprigiona attorno è fortissimo, bruciante, afrodisiaco.
I villeggianti, infastiditi e turbati, chiedono spiegazioni, protestano -perché, come?, - ma allo stesso tempo ne rimangono colpiti e inebriati. Nessuno, fatalmente, sarà più quello di prima.

Ingresso 8 euro,  perché il Teatro La Baracca non riceve alcun finanziamento pubblico.


domenica 12 giugno 2016

Il calcio come una piccola guerra europea

In questi giorni si giocano i campionati europei di calcio, ma si assiste a tutt'altro che a giochi e partite, solo a violenza fra tifosi di squadre opposte.

Questo calcio io l'ho eliminato da tempo dalla mia vita.
Non mi piace perché è troppo legato ai soldi.
Non mi piace perché spesso è corrotto.
Non mi piace perché genera violenza.
Non mi piace perché non dà spettacolo sportivo.
Non mi piace perché lo spettacolo è ormai fuori dello stadio.
Non mi piace perché esprime il peggio del genere maschile e, ultimamente in televisione anche femminile tramite le donne commentatrici bambolotte (e questo viene visto come conquista femminile!).
Non mi piace perché le squadre di calcio non esprimono più un concetto di gioiosa appartenenza al territorio.
Non mi piace perché è uno sport dove solo gli uomini maschi sono valorizzati.
Non mi piace perché alla fine non si valorizzano nemmeno gli uomini maschi se non in senso economico bruto, come pedine di un gioco che non è quello sportivo.
Non mi piace perché, nonostante i calciatori non siano legati al territorio della loro squadra, scioccamente i tifosi li considerano tali.
Non mi piace perché questo  calcio genera tifoserie malate.
Non mi piace perché questo calcio apre scenari che mi fanno paura, che assomigliano alla guerra.


Non mi piace perché grazie a un libro di Carlo Petrini, Nel fango del dio pallone, ho capito cosa c'è dietro il gioco del calcio e dietro le prestazioni dei calciatori (e di molti sportivi in genere).

Due contributi sul femminicidio

Copio due articoli interessanti sul femminicidio; uno di una femminista 'storica', Lea Melandri, e l'altro del giornalista Michele Serra.

"Cara Laura Boldrini,
Leggo oggi su Repubblica (10 giugno 2016), a proposito della impressionante sequenza di omicidi di donne, la sua indignazione e il suo giusto richiamo perché "Dai politici alla Tv, ognuno faccia la sua parte".
Mi permetta di obiettare.
In questo Paese, che lei chiama a mobilitarsi in tutte le sue componenti, politici e tv -ma io aggiungo intellettuali, opinionisti, scrittori, professionisti,ecc.- la loro 'parte" , riguardo alla barbarie perdurante nellarelazione tra i sessi, l'hanno sempre fatta, ed è stata quella di passare sotto silenzio per non dire di osteggiare apertamente, il pensiero, le pratiche, l'impegno volontario, nati da quasi mezzo secolo di femminismo. 
All'occorrenza si è parlato di "silenzio del femminismo", quando serviva per una qualsiasi causa politica che le donne scendessero in piazza. Ma per il resto si è preferito decidere che fosse "muto" o "defunto", pur di non aprire uno spazio e dare voce all' unica cultura che in Italia ha scavato e continua a scavare a fondo in un dominio del tutto particolare, come quello maschile, che passa attraverso le vicende più intime, come la maternità e la sessualità, e che forse proprio per questo vede perversamente intrecciati amore e potere, amore e violenza. 

Non parliamo poi della marginalizzazione a cui vanno incontro i centri antiviolenza, come conseguenza del "Piano straordinario d'azione", appena approvato, che li nomina a malapena, come servizi sociali, Terzi settore, e non come i luoghi che hanno esteso da decenni all'accoglienza e alla tutela delle vittime la pratica di ascolto che è stata dell'autocoscienza, la difesa dell'autonomia e delle consapevolezze nuove venute d movimento delle donne degli anni '70.

E infine: se vogliamo che siano gli uomini a rendersi conto che questa violenza "li riguarda", in quanto legata alla storia e alla cultura del maschile come "genere", perché non dare la visibilità che meritano alle associazioni come "'Maschile Plurale" che da decenni si interrogano sulla "virilità", su ciò che gli uomini hanno da guadagnare e non solo da perdere dalla libertà delle donne?

Questa è la "parte", l'assunzione di responsabilità che molte di noi, femministe di diverse generazioni, pazientemente rabbiosamente aspettiamo da tempo". (Lea Melandri)

L'ossessione dei maschi che uccidono:

Sui maschi che uccidono o sfregiano la femmina che li rifiuta (con lo scopo, lucidamente feroce, di renderla "inservibile" ad altri maschi) si esercitano molto le discipline psicologiche, criminologiche e antropologiche, come è utile e anzi indispensabile che avvenga. Ma credo - e lo dico da maschio - che su quella rovente, tremenda questione, non si eserciti abbastanza la parola politica.
Al netto dei materiali psichici complessi e oscuri che ci animano, molti dei nostri comportamenti sono determinati dalle nostre convinzioni e dalle nostre idee. Ciò che siamo è anche ciò che vogliamo essere. O che tentiamo di essere. Se non rubiamo non è solamente per il timore della punizione, o perché non ne abbiamo la stretta necessità economica. È perché abbiamo ripugnanza etica del furto.
Quando ero ragazzo, negli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo, si è decisamente sopravvalutato il potere che le convinzioni e le idee potessero esercitare sulla nostra vita; vita quotidiana compresa. "Il privato è politico", si diceva allora, volendo significare che ogni nostro atto, anche domestico, anche invisibile alla Polis che tumultuava e rumoreggiava sotto le nostre finestre, avesse valore pubblico e producesse il suo effetto politico. Era una forzatura ideologica che l'esperienza provvide, per nostra fortuna, a sdrammatizzare e infine a diradare, facendoci sentire un poco meno "responsabili del mondo" almeno dentro i nostri letti, un poco meno sottomessi al Dover Essere ideologico. Vennero scritti libri e girati film sulla presuntuosa goffaggine che pretendeva di avere instaurato, in quattro e quattr'otto, libertà di costumi e liberalità di sentimenti. Non erano così facilmente arrangiabili, i sentimenti e gli istinti, alle nuove libertà. Non così addomesticabili il dolore inferto e subito, l'abbandono, la gelosia.
Ma la decompressione ideologica dei nostri anni è funesta in senso contrario. Le idee, che a noi ragazzi di allora parvero fin troppo determinanti, oggi vagolano in forma di detriti del passato oppure di scontate banalità. Hanno perduto molto del loro appeal: in positivo, perché è finita la sbornia ideologica, ma anche in negativo, perché molte fortissime idee hanno perduto la loro presa sul discorso pubblico, impoverendolo e istupidendolo. Per esempio l'idea - e veniamo al punto - che la donna appartenga a se stessa ("io sono mia"), che la sua persona e il suo corpo non siano mai più riconducibili alle ragioni del patriarcato e del controllo maschile. Se c'è mai stata, al mondo, un'idea rivoluzionaria, è quella: ribalta una tendenza millenaria, smentisce spavaldamente la Tradizione, muta la struttura sociale perfino più radicalmente di quanto la muterebbe la sovversione della gerarchia padrone-operaio. Perché non se ne sente più l'eco, di quello slogan così breve e di così implacabile precisione? Forse perché lo si dà per scontato (non essendolo!); forse perché nessun "principio" assoluto riesce più a ottenere credito in una società smagata, relativista più per sfinimento che per cinismo.
Eppure, volendo ridurre all'osso la questione del femminicidio, è proprio l'ignoranza o il rifiuto maschile di quel principio - io sono mia - il più evidente, perfino il più ovvio di tutti i possibili moventi. No, tu non sei tua, tu sei mia. Il mio bisogno è che tu stia con me, e del tuo bisogno (non stare più con me) non ho rispetto, o addirittura non ne ho contezza. Tu esisti solamente in quanto mia; in quanto non mia, esisti talmente poco che cancello la tua vita. Certo, la stratificazione psichica è profonda, cause e concause si intrecciano, paure e debolezze si sommano producendo, nei soggetti più sconquassati, aggressività e violenza. Ma il "via libera" all'aggressione, alla persecuzione, allo stalking, al delitto scatta anche perché nessuna esitazione "ideologica" interviene a soccorrere il carnefice, nessuna occasione di dibattito interno gli è occorsa, a proposito di maschi e di femmine.
Politica e cultura (ovvero: il processo di civilizzazione) esistono apposta per non abbandonare la bestia che siamo alla sua ferinità e ai suoi istinti, regolando in qualche maniera i rapporti sociali, rendendoli più compatibili al bisogno di incolumità e dignità di ogni persona. Questo non esclude, ovviamente, che ci siano stalker e aguzzini di buona cultura e di idee liberali. Ma è l'eccezione che conferma la regola: costumi e comportamenti di massa sono largamente influenzati, e sovente migliorati, dalla temperie politica e culturale dell'epoca. È nell'Italia rinnovata e modernizzata degli anni Sessanta che la contadina siciliana Franca Viola si ribella al ladro del suo corpo e pronuncia, entusiasmando milioni di spiriti liberi, il suo semplice ma inequivocabile "io sono mia" prefemminista e presessantottino, con la mitezza luminosa di una Lucia aggiornata che rimette al suo posto il donrodrigo di turno. È sempre in quell'Italia che, con fatica, si arriva finalmente a mettere in discussione l'obbrobrio giuridico del "delitto d'onore", che verrà finalmente cancellato vent'anni dopo. Ed è a livello popolare, mica solo nei "salotti", è nel profondo della società che quei fermenti circolano, quelle discussioni si animano, quei confitti indirizzano il senso comune.
Non so quanto dipenda dalla mia storia psichica o dalle mie attitudini caratteriali il fatto che io non abbia mai alzato un dito su una donna. Ma so per certo che dipende in buona parte, per dirla molto banalmente, dalla mia volontà di non farlo; dalla mia educazione e dall'esempio ricevuto in famiglia; dalle mie inibizioni culturali, che mi fanno considerare indegna e vile la sopraffazione dell'altro; infine, e non ultimo, dalle mie convinzioni politiche, che mi conducono fortemente a credere che la libertà delle donne sia condizione (forse la prima condizione) della libertà di tutti.
Come disse a milioni di persone, con la sua ruvidezza a volte così necessaria, Luciana Littizzetto al Festival di Sanremo di qualche anno fa, "chi picchia una donna è uno stronzo". Poi, certo, è soprattutto di aiuto, di assistenza e perfino di pietà che hanno bisogno anche gli stronzi, soprattutto

gli stronzi. Ma la prima domanda da porre, al femminicida in carcere o in altro luogo di recupero e cura, è sempre e solamente una, semplice, facile da capire, ineludibile: ma non lo sapeva, lei, che le donne non sono di sua proprietà? Non glielo aveva mai spiegato nessuno? (Michele Serra).
http://www.repubblica.it/cultura/2016/06/12/news/l_ossessione_dei_maschi_che_uccidono-141830407/?ref=HRER2-1

Morire da turista

Sono morto da turista. Un privilegio per pochi. Nemmeno me ne sono reso conto. Ero lontano dalla mia città, Barcellona, che in questi gio...