venerdì 22 settembre 2017

Noticina conclusiva su Lo spettacolo della città in Valbisenzio


Spettacolo della Città in Valbisenzio. Vi ricordate? quello che facciamo col pullman che in diversi hanno tentato di scopiazzare. Conclusione dopo un anno: anche il Comune di Vaiano ha dato, insieme a Cantagallo e Vernio, il suo contributo, per un totale complessivo di 285 euro ricevuti da parte dei tre comuni. Grazie. Siamo sicuri che ci saremmo meritati di più. La cultura che viene dal basso non deve provenire da troppo in basso.

Presentazione della stagione 2017-18



Ricordo che sabato 23 settembre ore 11 presentiamo la stagione teatrale 2017-18 al Teatro La Baracca.
Abbiamo diverse cose da raccontare su una stagione ricca e imprevedibile.

giovedì 21 settembre 2017

Cemento su cemento, senza fine

Ieri, andando in bici per commissioni, a un certo punto mi sono dovuta fermare. Mi sentivo smarrita e soffocata, in pericolo. Traffico ovunque, macchine in fila con dentro donne e uomini irati, bestemmianti, sul punto di aggredire qualcuno dalla rabbia per l'attesa nella fila senza fine.

Mi son guardata intorno e, alzando il capo,  ho visto questa corona di montagne, belle, che ci circonda: è uno spettacolo grandioso. E come queste ci guardano, da lassù, così potenti, e fortunatamente ancora libere dalle colate di cemento e dalle sfilze di macchine e macchine che riempiono le brutte strade che si trovano in questa Piana. Mi sono tranquillizzata e ho ripreso a pedalare.

Sarebbe davvero un posto ameno, questo lembo di pianura toscana, racchiusa da una corona montana che va dal Serravalle Pistoiese fino a Firenze e Fiesole, se non fosse stata violentata dall'indistinto coprire la terra di capannoni e strade fatte male,  inquinare e molestare un suolo usato senza pietà.

Cemento su cemento, senza fine.

Ora, dopo Macrolotti, Interporto, ampliamento dell'aeroporto di Firenze, mega centri commerciali - Gigli e Parco Prato-, anche la costruzione di una terza corsia nell'Autostrada A11 fra Firenze, Prato e Pistoia, in gran parte inutile, e con annessi e connessi, allacciamenti, bretelle e...come contentino finale,  fumus ciclabile.

Questo significherà anche un aumento dell'inquinamento acustico, oltre che dell'aria. Oppressione vitale per dar luogo alle macchine e agli interessi economici e, in fondo, per rafforzare lo status quo politico.

E non c'è cenno a una inversione di tendenza; e chi governa (e gestisce e vive con i nostri soldi) non ci pensa proprio a invitare i cittadini a cambiare un po' le abitudini, i mezzi di trasporto, a intendere tutto diversamente, con più lentezza, pienezza di vita.

Questo dovrebbe fare un governo, locale e nazionale: dar corso e possibilità per una vita migliore. E invece si muove in senso opposto a quello che potrebbe trasformarci in essere un pochino più felici, creativi e sani.

martedì 19 settembre 2017

Riscossa di Prato: trucco e paccottiglia ci sono eccome

Il SOLE 24H dedica a Prato un articolo: "La riscossa di Prato: una provincia senza trucco". (1)

Nell'articolo si celebra la mostra-dicono bella- al Pretorio "Legati da una cintola" (ma perché dobbiamo essere legati dalla cintola della Madonna, posto che le sia appartenuta: sarebbe questo ora, oltre l' 'astronave' Pecci, il nostro elemento identitario?), dove il destino della città appare segnato e disegnato -trama e ordito- come sempre dall'alto, senza possibilità che la gente il popolo, anzi cambiamo, le singole persone, associate o meno, possano delineare loro, provare a delineare il proprio presente e futuro. 
Si danno pesci da mangiare, ma non si insegna a pescare.

Ma poi alla fine ci si accorge anche che sono pesci guasti!

In quest'articolo,  che parla di una 'riscossa' culturale e turistica che non vedo, ritorna la celebrazione del Tre-Quattrocento  - tutto cristiano e devoto - e la contemporaneità, il lavoro, il futuro: il Museo Pecci e il Museo del Tessuto:

"Proiettata verso il futuro, Prato rivendica l'identità e sbandiera la propria autenticità. Quella che ne fa una città (la seconda della Toscana per dimensioni) “vera”, con la crisi del commercio che ancora morde e i locali mangia&bevi che si moltiplicano; con i cinesi che non sono riusciti a ‘conquistare' il centro storico ma premono ai margini dove hanno creato una vera e propria Chinatown. Una città senza paccottiglia turistica, senza fronzoli e senza trucco, facile da raggiungere e da visitare. Una città che, anche per queste caratteristiche, ha appena attirato il campus di un'altra università straniera, la terza (due sono americane, una australiana)."


Ma questa è propaganda. Non c'è, nell'articolo, nessuna incrinatura, nessun punto critico, nemmeno quando si accenna alla crisi del commercio e alla questione cinese, ché infatti non è detto dell'uso indiscriminato e barbarico che gran parte della comunità cinese fa della città e dei suoi lavoratori, con la totale complicità economica degli autoctoni e della politica locale. Uso barbarico che continua e allarga le gravi problematiche ecologiche e umane che già esistevano in città da molti anni.

Lasciamo una volta tanto la questione etrusca,  che è stata annullata e fatta dimenticare (abbandonati scavi, ricerche, pensieri, percorsi, tutto): e le Cascine di Tavola, per esempio? E la città estesa o città stellare, che non è così facile da raggiungere e visitare, per cui non è stato pensato nulla? Sembra che la città sia tutta lì, tra il bel pulpito e le Carceri; tra Museo del Tessuto e Pecci.

Il trucco, oltre alla paccottiglia, a Prato c'è eccome, ed è anche questo racconto edulcorato di un comune ricco sì di storia e bei monumenti, ma anche di contraddizioni,  difficile che, dopo il Sacco del 1512, è stato depredato, e da più di un secolo ormai,  da un'economia avida e senza scrupoli che sembra non voler cessare.



(1) http://www.ilsole24ore.com/art/viaggi/2017-09-18/la-riscossa-prato-provincia-senza-trucco-ma-molti-tesori--102751.shtml?uuid=AE658sUC

lunedì 18 settembre 2017

La Baracca, un teatro di legno e terra


Sabato 23 settembre, alle ore 11, presentiamo la nuova stagione teatrale a La Baracca.

Sarà l'ultima?

Anche questa volta qualcuno sorriderà, aspettando la nostra caduta, visto  che non ci sono soldi e tutto si regge sulle nuvole. 
Saremo angeli?
No; ma ci sono ben 8 spettacoli nuovi e 7 'riprese'.

Abbiamo urgenza di andar danzando su queste nuvole, pur consapevoli della fragilità.

Nell'era culturale del sorriso-sempre-collegato, nell'egotico vorticare umano, esseri come epifaniche faccine feisbucchiane, tuitteresche, nell'epoca dell'homo-negotium, dove tutti siamo comprati venduti come merce presunta protagonista, nessuno nessuno escluso - fino allo spettacolo gran finale nel bagliore dei crematori -  a cosa può servire un teatro di legno e terra?

Non  si fa la stagione per far vivere un teatro, per 'tenerlo aperto' (ce ne sono così tanti, comodi e in centro!), ma per porsi come assurda provocazione e apparente insensatezza.

Si fa teatro perché si hanno cose da dire e, non certo solo come attori, da interpretare.

A sabato.

giovedì 14 settembre 2017

Amore e morte. O potere?

Certo che in questa serie ininterrotta di donne ammazzate dai proprio uomini, fidanzatini compresi, l'amore entra in una versione tutta infantile ed irrisolta della propria psicologia, immatura e violenta, prolungamento della propria infanzia dove la donna-mamma viene assoggettata alla propria voglia e necessità, al proprio potere.

Fino a qualche anno fa ci si lasciava con meno violenza.
Io stessa, che ho lasciato un marito anni or sono, pur con tante difficoltà, non ho vissuto niente che potesse far pensare a una sua reazione aggressiva. Piuttosto era il dolore dell'abbandono, quello sì, la lacerazione del distacco, la solitudine davanti.

In questi ultimi dieci anni è aumentata la componente assassina in tutti i rapporti, e ancora di più in quelli cosiddetti d'amore, fino a diventare intollerabile. Sembra un triste ritorno alla cosiddetta Legge della Natura,  che pensavamo di esserci lasciati alle spalle, dove il più forte sottomette il più debole di forza o situazione, e lo punisce se si ribella alla propria volontà di dominio.

Uno scenario da Leviatano che ne prefigura uno politico meno libero, dove il dominio viene giustificato e accettato senza mezzi termini.

E l'assassinio della donna ha trovato una ormai abituale, quotidiana variante nel sesso come dare la morte, lo stupro, che non è tanto soddisfazione di una voglia, ma io credo un atto in cui si vuole ribadire il potere. Così succede in guerra, come recentemente è stato, anni '90 nella ex-Yugoslavia, quando il mondo incredulo scoprì che l'uomo del Novecento praticava gli stupri di massa. 
Ma davvero prova piacere sessuale l'uomo che violenta una donna? Nel triste esempio dei Carabinieri che 'vanno' con le ragazze americane, a Firenze, la componente del potere è manifesta e usata con disinvoltura. Hanno fatto sesso con la pistola al fianco?

In questa volontà di dominio e punizione dell'uomo moderno primitivo, abbrutito nel corpo e nella morale, senza etica e magari pure religioso ma privo del sentimento del sacro, c'è anche denigrazione, irrisione, svilimento e astuzia, fellonìa e misera guapperia, così da rendere l'aggressione più facile, evitando la legge,  e accettabile, salvando la propria coscienza.  Per questo può essere violentata una donna di ottant'anni, come è successo a Milano, profanando la sua età, il suo libero pudore, quell'intimità che vuole ormai essere tutta di sé, e non più di nessuno altro.


3a Camminata per Gonfienti, comunicato

Domenica 24 settembre 2017, ore 15, con partenza da Piazza del Comune di Prato partirà la terza "Camminata per Gonfienti", che vuole evidenziare il continuo sostanziale abbandono e disinteresse per l'area archeologica pratese. 

Nulla è accaduto dalla Camminata dell'anno passato, quando, tra l'altro, Prato è stata anche 'scippata' del suo museo; infatti i reperti trovati a Prato sono destinati alla Rocca Strozzi di Campi Bisenzio.

Ribadiamo il nostro no a questa visione di città protesa solo verso il 'contemporaneo' (che pure noi vogliamo senza pregiudizi di sorta, ma non come museo-cassetta d'eventi e basta), che sbandiera parchi centrali e fluviali prossimi futuri (quando lascia nel dimenticatoio la semplice cura delle ciclabili e del verde esistente), e si dimentica dei propri tesori del passato più antico, 'cedendo' i reperti a un altro comune senza battere ciglio.

Insomma, esattamente dopo due anni dalla prima camminata per Gonfienti, continua e persevera il disinteresse rispetto all'area archeologica.

Il ritrovo sarà alle ore 15 in Piazza del Comune, con tragitto: Piazza del Comune, Piazza delle Carceri, Piazza San Marco, Lungo Bisenzio, poi a Gonfienti lungo la pista ciclabile, sosta davanti al cancello degli scavi e ritorno.

Se volete, per meglio identificarci nella marcia, stampate il manifesto e attaccatevelo come pettorina.

La 3a Camminata per Gonfienti è dedicata all'amico Fiorenzo Gei, presidente del CAI di Prato, scomparso lo scorso maggio.


mercoledì 13 settembre 2017

Allevamento culturale

Culturalmente sempre più allevati a concerti, festival passeggeri, fugaci, anche se ricorrenti, ma svincolati da un progetto collettivo profondo e radicato che li giustifichi, andiamo schiacciati da un evento all'altro, da un artista all'altro.

Cultura da ticket-office.

La cultura è diventata spettacolare, ma di uno spettacolo che deve essere brutalmente di massa, come un investimento economico o politico, un ritorno di immagine, una 'vetrina', come mi disse un ex sindaco di Prato qualche anno fa. Già detto tante volte.

E quando si legge che nel passato un Giordano Bruno era protetto da Michel di Castelnau prima di essere tradito da Mocenigo e consegnato all'Inquisizione per finire arso vivo con vergogna infinita della Chiesa di Roma, mentre fino a qualche anno fa si pensava che l'intellettuale, protetto dal mecenate, non fosse libero, ora si capisce bene che la nostra libertà culturale, nell'ambito del sistema spettacolar-democratico, è di poco superiore, e certo meno significativa di quella.

Il signore di Castelnau sapeva bene chi andava a proteggere e alimentare, e  lui voleva. E Bruno non doveva cambiare sé stesso, non doveva fingere di essere altro o addomesticarsi più di tanto.
E Mocenigo probabilmente lo tradì per invidia.

L'Inquisizione voleva da Bruno che non difendesse, abiurasse il sistema copernicano o non negasse i dogmi della Chiesa?
No, per non bruciarlo da Bruno si voleva molto di più, altrimenti non lo si sarebbe tenuto otto anni in cella; si voleva che abbassasse il capo per chiudere lo spiraglio accecante che aveva aperto guardando verso le stelle, questo si voleva.
Ma lui preferì la morte, che per lui non era altro che la scomparsa dell'accidente, trasformazione della materia sostanziale che solo così può vivere la sua eternità.

Certo, noi non ci bruciano vivi, ed è un gran vantaggio. Ma solo per la nostra carne, per il nostro 'accidente'. Per il senso, per la cultura va molto peggio.
Perché questa tolleranza universale,  imposta e falsa, è terroristica, assoluta e asfissiante. Produce la mostruosità dell'insensatezza, il vuoto culturale. Sottomette molto meglio del rogo. Che come l'Inquisizione di un tempo, anche oggi il potere non ci permette di guardare verso le stelle; ma non vuole essere più responsabile di atrocità sulla carne, e usa altri metodi per abbassare il capo a chi guarda in su. Il Potere è diventato più furbo; ha imparato come si fa a durare nel tempo e a sottomettere l'uomo per bene.

Sopraffatti dall'andazzo commerciale e politico, dalle stesse informazioni, dagli stessi linguaggi, dall'uniformità assoluta del collegamento perenne, chi riflette sul mondo e cerca nuovi o antichi codici, viene escluso. Stritolato, reso insignificante dalla folla vincente e comunicante in cui è inserito, nel villaggio globale, finisce presto nella fogna artistica. L'artista viene automaticamente inserito nel sistema-silenzio-dimenticanza, lo si isola in una cella a cielo aperto, tortura raffinata ché invisibile. Se pure l'artista o l'intellettuale come si voglia, ha tentato di sperimentare qualcosa di diverso. 
Infatti è difficile che si possa sperimentare: proprio perché il linguaggio è unico e il collegamento perenne, ognuno ormai dice le stesse cose, racconta le medesime storie che, ha imparato o impara presto,  devono essere inoffensive e non pericolose. Gli artisti emozionano sempre meno, e la gente va a vederli e li segue solo per moda, perché sono stati scelti, di volta in volta, per illudere, divertire le masse. 

Per proteggersi dalla vera offesa, che è guardare cercare trovare oltre e altro, il potere tollera l'offesa verbale che dilaga in questo nostro tempo nelle piattaforme di Internet. Si scambia il poter offendere e dire tutto per libertà di ricerca e di espressione, anche politica ed economica, non solo artistica. E' una falsa libertà, un altro mito. E gli artisti che dicono parolacce, si ubriacano, che conducono vita sregolata sono amati, popolari, simpatici e ricercati, ché si pensa che loro siano liberi, e si scambia la forma con la sostanza; senza contare la malizia con cui certuni si costruiscono il personaggio a fini commerciali.

Quindi, se l'artista è 'fortunato' , viene baciato dalla moda, diventa un breve mito, e  prima di scomparire e far posto al prossimo, viene lustrato ammirato sul palco o in uno studio del mondo commerciale del teatro, della televisione, di Internet. (Che ormai sono tre luoghi diversi ma uguali).
Dopo esser diventato famoso, l'artista, l'intellettuale, l'essere spettacolare diventa ricco, si compra la villa; non brucia più sul rogo, ma solo fra inutili ricordi.

martedì 12 settembre 2017

3a Camminata per Gonfienti

Intanto la data, il luogo e l'ora per la prossima Camminata per Gonfienti: 24 settembre ore 15, ci ritroviamo in Piazza del Comune.

La terza: camminata che vuole evidenziare il continuo, sostanziale abbandono e disinteresse per l'area archeologica pratese e che quest'anno vogliamo dedicare all'amico Fiorenzo Gei, presidente del CAI di Prato, la cui prematura morte ha lasciato un vuoto profondo anche rispetto al suo impegno e interesse per la cosiddetta 'città etrusca di Gonfienti'.

Seguirà comunicato stampa.



lunedì 11 settembre 2017

Tribunale del popolo

Tribunale del popolo,
tu che sentenzi ogni giorno a ogni ora,
che non chiudi mai;

che sei così sicuro che tu
stupri non ne farai;

che non andrai in guerra
né causerai martirio,
che non sarai
il cattivo
la cattiva.
Mai.

Tu che stai
dalla parte dei giusti,
tu che sfili
con le bandiere
corrette,
tu che stai
dalla parte
vera santa
perfetta.

Tu mi fai paura,
tu compatto nella tua accusa,
nel tuo giudizio,
nel tuo prurito
senza scusa.

Io non ho fatto nulla
ma mi sento accusata,
devo aver compiuto un misfatto
per sentirmi toccata

dalle tue ghigliottine,
mani sulla tastiera,
ogni lettera che cade
il giorno diventa sera.

Tribunale del popolo,
la tua sentenza è perfetta
e non potrò più essere
umana, misera, abietta.

Tutti gli altri tribunali
davanti a te sono niente,
tu sei il vero unico spirito
giudicante.

Il delitto è bandito
il peccato recluso.

Ho provato a fuggire
ma con te non c'è verso:

e già prima del giudizio
le tue sbarre attraverso.

domenica 10 settembre 2017

Scipione De' Ricci, il vescovo rivoluzionario 'contro' il sacro cingolo

Non tutti gli amministratori o gente di rango di Prato o di Pistoia sono stati 'codini'. Come sembra oggi invece siano in maggioranza.
Il passato riserva sorprese.
Poco conosciuta a Prato è la figura del vescovo Scipione de' Ricci, vescovo di Prato e Pistoia fra il 1780 al 1791.
Seguace del Giansenismo (così è liquidato) e fautore delle idee illuministe,  insieme al Granduca Leopoldo di Toscana riteneva il culto della sacra cintola una superstizione e intendeva addirittura smantellare l'altare della cintola del Duomo di Prato, come aveva fatto per San Jacopo a Pistoia. Dice che per questo tentativo a Prato ci fu una sollevazione popolare: correva l'anno 1787.
La Rivoluzione Francese sarebbe arrivata due anni dopo.

Scrisse Opuscoli riguardanti la religione, e le Memorie, dove espresse le sue idee innovative e per certuni eretiche, che si possono leggere con molto piacere, e per la bella lingua e chiara, e per le sue idee di uomo religioso che era 'molto avanti'.
Introdusse riforme interessanti che sarebbero state accettate dalla Chiesa anni dopo, come la messa celebrata in italiano, e si oppose alla monacazione forzata delle ragazze nobili.
Il suo intento era quello di riformare la Chiesa, togliendole potere politico; a tal fine organizzò anche un sinodo a Pistoia, dai toni veramente rivoluzionari.

Quando Leopoldo diventò imperatore d'Austria, Scipione rimase senza appoggi politici, non lo aiutò nemmeno Napoleone che aveva necessità di fare accordi con la Chiesa di Roma, e così finì punito a Firenze dove era nato.

Altra gente,  altro coraggio.



giovedì 7 settembre 2017

Il veto



Non è colpa mia.
Devo tornare sull'argomento del Laris Pulenas rifiutato, nonostante per me fosse caso chiuso, perché La Nazione, che stamani mi cita, rivela che per la Festa Etrusca la Regione ha concesso 4000 euro al Comune di Carmignano.
Ora, nonostante le rassicurazioni dell'Assessore alla Cultura, Stella Spinelli, a cui forse ingenuamente ho creduto e chissà ci credeva pure lei, mi viene il sospetto che il rifiuto al Laris sia legato alla mia attività politica, in particolare alla mia battaglia per Gonfienti.
Fino alla fine ho pensato che una volta tanto quello che mi veniva raccontato fosse vero. Che, nonostante l'amministrazione non abbia spiegato il perché, il rifiuto all'ultimo momento - quando chi decide veramente ha preso le redini in mano - non fosse da attribuirsi alla questione etrusca pratese.
Ma, sapendo dei finanziamenti regionali, il sospetto di un veto a livello politico da parte di una parte o di gran parte della parte politica che governa questa Regione, il dubbio, forte, ritorna. Magari un veto non dichiarato, silenzioso, come sono tipici i veti in questa società che si autoproclama democratica.
Non c'è da sperare in alcuna ammissione da parte della parte politica, né di quella amministrativa. Né ormai mi interessa.
Quello che ritorna è soprattutto il concetto che nella zona di Prato la Contemporanea gli Etruschi autorizzati sono solo quelli della collina di Carmignano; gli altri, della pianura, non ci devono essere, ma solo i TIR, lo sviluppo, l'industria, i concerti pop e rock (vedi anche la negazione del museo etrusco a Prato e la fugace citazione di Gonfienti al Museo Nicosia di Artimino).
Mi viene solo da dire che devo molto alla pazienza, oltre che alla bravura di Gianfelice D'Accolti, che nel 2008 accettò di rappresentare Laris Pulenas a Poggio Castiglioni senza percepire un centesimo - e altre volte ne è stato protagonista con cachet irrisori (come sarebbe stato anche a Carmignano)-, e  che ha condiviso e sostenuto la battaglia politica, culturale, artistica per una città, una cultura e un teatro diverso.




Festa etrusca Carmignano si prepara
FESTA etrusca, il Comune di Carmignano vara la prima edizione che sarà una sorta di anteprima del «San Michele». Settembre si conferma quest’anno un mese ricchissimo di feste e sagre in ogni frazione. Se il San Michele è la festa del capoluogo con i suoi quattro rioni che presenteranno il teatro in strada a fine mese, la festa etrusca animerà Comeana dove si trovano le tombe etrusche 
di Montefortini. La festa arriva a seguito dell’idea di un gruppo di giovani che ha avanzato una proposta per organizzare un festa dedicata alla civiltà etrusca. Questa manifestazione si terrà per due giorni nell’area del tumulo etrusco di Montefortini ma interesserà anche il museo archeologico di Artimino, dove è stata prolungata sino a dicembre la mostra di reperti del Mugello «Il luogo di Uni». 

Carmignano ha partecipato al bando del Consiglio Regionale della Toscana per la «Giornata degli Etruschi» ed ha ottenuto un contributo di 4000 euro, al quale si aggiungono risorse dell’amministrazione per 6000 euro per un totale quindi di 10.000 euro.

Il programma non è ancora stato svelato ma ha già suscitato qualche polemica dopo la mancata conferma dello spettacolo scritto e diretto da Maila Ermini dedicato agli etruschi. L’opposizione, attraverso il consigliere Mauro Scarpitta, solleva perplessità sulla spesa eccessiva come del resto aveva fatto a luglio per l’evento musicale al parco museo «Martini» che vide tra gli ospiti la cantante Nada e per il quale la spesa «massima» prevista era sempre 10.000 euro. (M.Serena Quercioli).




mercoledì 6 settembre 2017

Sociologia del cinema

A me il cinema ha stancato. Così come lo vedo a giro. Tutto uguale. Cerco qualcuno che esca da questo cinema, da queste storie, dalle stesse epifanie. Dai montaggi identici. Dai suoi finali. Dalla sua inutilità e dalla sua morte.

Che mi faccia dimenticare la macchina che c'è fra me e lui. L'astuzia l'inganno la maniera barocca. Il suo essere del tutto lontano dalla realtà, anche quando è documentario. Retorica allo stato puro mediante la macchina.

Il cinema è solo fine di sé, si mangia e si nutre di sé e dei suoi protagonisti. Li usa e li sputa.

Mi tolgono il fiato le sue celebrazioni,  l'epifania della celebrità. Le mostruosità-mondanità dello spettacolo cinematografico. Le parate. I baci. L'untuosità. L'ipocrisia iperteatrale.

Uno che abbia un po' di senso umano e artistico, o voglia fare un po' di cinema sensato, fugge da tutto questo: e non dico paradossi. Infatti, pensare che in questo sistema di confezionamento macchinico-industriale si possa nascondere la creatività, è un illusione. Il sistema usa tutti questi figuranti e le loro ambizioni e vanità per poi distruggerli del tutto e sostituirli con altri. Macchina nella macchina.

Conversazioni su un Laris annunciato

Stamani, con un cellulare ormai fuso, stavo per pulirlo dai vecchi messaggi. Tentavo di rianimarlo.
Improvvisamente ricompaiono alcuni messaggi relativi alla Festa Etrusca e all'annullamento del Laris Pulenas. Pensavo che fossero stati 'mangiati', ma l'oggettino impazzito, prima di spirare, mi lascia la sua eredità. Li trascrivo per ricordo e per rispondere, seppur in ritardo e ormai 'lontana' da quanto è accaduto, a chi mi ha scritto: Senza nessun impegno da parte del comune, le sono state chieste informazioni sullo spettacolo. Altri messaggi, che pure c'erano, la macchinetta non li ha ridati. Ma questi sono sufficienti. Con questi dichiaro definitivamente chiusa la questione.


Salve...so che dovrebbe fare uno spettacolo per la nostra festa...; purtroppo ancora non abbiamo novità, ma lunedì ci incontriamo tutti in ufficio per tirare le somme. Sarà mia premura ricontattarla...

Abbiamo fatto il sopralluogo e la festa si terrà nei giorni previsti. Può bloccare la data!

No, è stato spostato tutto al weekend successivo, pensavo lo sapesse! Lo spettacolo è previsto per il 10 settembre alle 21.

Salve, avevo perso il suo numero, e non sono ancora riuscita ad andare sul posto però oggi abbiamo fatto l'ennesima riunione e la festa è stata spostata al 23 e 24...

Mi scusi, io non ne ero a conoscenza (n.d.r.:dell'annullamento), sono tornat* dalle ferie ed ho un appuntamento in ufficio per domattina.

martedì 5 settembre 2017

Strage del Rapido 904

Ieri hanno dato la notizia che il processo d'appello relativo alla strage del rapido 904 dovrà ricominciare daccapo, perché il giudice va in pensione. Questo stabilisce la riforma Orlando.
Non si può commentare: ancora non c'è un barlume di giustizia dopo 30 anni.
Ne Lo spettacolo della città in Valbisenzio, quello con il pullman vi rammento, che proprio qualche giorno fa ci hanno 'pagato' con 190 euro e non 300 come previsto (e dopo un anno esatto), ricordammo proprio quella strage alla Stazione di Vernio.


venerdì 1 settembre 2017

La Nazione sul Laris Pulenas rifiutato


Grazie a Maria Serena Quercioli de La Nazione per l'articolo, che ritorna sulla questione. E grazie anche al Sindaco Edoardo Prestanti, che cerca di giustificare un comportamento non proprio corretto dell'amministrazione. E' vero che non c'è stato alcun contratto o accordo siglato, ma il resto non è esatto. D'altronde, capita spesso, con le amministrazioni, che i contratti arrivino addirittura il giorno prima. Ma i pre-accordi a voce (vogliamo chiamarli così?) c'erano eccome, per una festa più volte rimandata. Quello che non era chiaro era se si sarebbe svolta o meno. Se poi il Comune abbia contattato altri artisti, è possibile, ma certo non per il Laris Pulenas! Dovevamo anche andare a fare un sopralluogo sul posto prescelto. Alla fine è stato chiaro soprattutto che non si sapeva chi decidesse veramente: la parte politica? la funzionaria? Certo che chi organizza sceglie chi e come vuole, si possono cambiare le carte anche all'ultimo momento; magari non con una telefonatina sbrigativa, ma spiegando, visto che trattavamo da aprile: infatti perché, a una festa etrusca, si è rinunciato a uno spettacolo a tema, credo uno spettacolo significativo e importante, agile nella messa in scena e con un costo molto ridotto per venire incontro, come ad aprile mi fu chiesto, alle necessità, a due passi da casa? Credo che il Comune di Carmignano abbia perso un'occasione. Saluti.

giovedì 31 agosto 2017

I giovani amministratori, ovvero la tribù dei conformisti

Ciò che è preoccupante non è la solita epifania annuale del corteggio storico a Prato, ma che siano i giovani amministratori a fregiarsi e bearsi dei suoi cinquant'anni.
Non è lo statico soffocante riproporre il 'Settembre Pratese' (così 'pieno' di eventi che non si ci potrà annoiare!), ma che il giovane sindaco affermi:  'Finalmente anche Prato ha il suo festival", (ancora un altro, no, per carità!), mentre la città culturalmente muore, anzi è già morta, e non serve la serie di concertoni con musica commerciale come ovunque ovunque ovunque è proposta. 
Anche quando usano il mezzo digitale e si fanno fotografare davanti al bicchiere, in mezzo alla amata movida (considerata panacea economica) con il sorriso con-durbante, li osservi, questi giovani amministratori, nella loro vecchiaia mentale, nel loro essere irrimediabilmente codini.
Tanto per fare un esempio. Una ragazzotta non mi ha consigliato appunto di 'non fare la guerra' al Comune di Carmignano, a causa della volgare esclusione, dico nei modi, di Laris Pulenas dalla presunta Festa Etrusca?  La guerra all'amministrazione non si fa. L'amministrazione, anche se sbaglia, va lasciata stare. I giovani ti consigliano di posare le armi, di pensare a campare. Niente rivoluzioni; che dico, nessuna presa di posizione particolare se non quella autorizzata da movimenti o partiti, con tanto di certificato e timbro.

Davanti a questi campioncini del conforme, provo nostalgia per i vecchi, quelli che mi ricordo da bambina mi raccontavano le storie della Prima Guerra Mondiale. Di come erano sopravvissuti e di come, in barba ai potenti, sul fronte si scambiavano sorrisi e sigarette con gli austriaci.
O di mio padre a cui il 'gelataio di Amburgo', il cattivo tedesco , durante i terribili giorni dopo il Settembre '43 (settembre non è un mese gentile), salvò la vita disobbedendo agli ordini.
O i racconti dei parenti anarchici livornesi, sulle spiagge fra Follonica e Piombino, fra Follonica e Castiglion della Pescaia - pescaia vera, allora!, le battaglie per il lavoro - ora tutte dimenticate -, il ricordo di chi per la giustizia andava in galera.

Sento nostalgia di quegli amministratori che nei primi anni del '900 dissero no alle ostensioni solenni del sacro cingolo della Madonna, addirittura restituendo due delle tre chiavi necessarie per aprire la teca che contiene la reliquia, in nome "del trionfo della libera ragione e della scienza sulla superstizione religiosa".
Che coraggio. Che cultura. 

Ma ora non una voce si leva per dire che questo corteggio storico, voluto negli anni '60 da un sindaco comunista, il Vestri, per suggerimento di un consigliere democristiano, Santini, (un aberrante compromesso storico locale), è nel suo svolgersi, andare per la città con la gente vestita simil medievale, trampolieri, sbandieratori,  trombettieri e tamburini, con tutta la parata del potere - civile e religioso -  sul sagrato del Duomo, la sfilata infinita, la teca del cingolo mostrata - l'unico brivido vero è pensare che la teca possa  miseramente cadere dalle mani del vescovo - è quanto di più lontano dalla 'tradizione', ma solo funzionale al solito, anch'esso, panem et circenses.  Che i giovani amministratori usano a man bassa.
Non una voce per dire che questo Settembre festivaliero, unito all'evento sacro e pittoresco della sfilata, è solo e soprattutto caos, muovere il nulla di cui questa giovanilità si fregia.

Verrebbe da dire basta. Qualcuno pensa il Corteggio, o l'ha pensato come l'amministrazione di Centro Destra, un argine all'invasione cinese, ma per questo è totalmente inutile.

Non si leva, né si potrebbe forse levare, una voce una idea un suggerimento che non sia quello che diventa falsa tradizione e conformismo, scandito nei mesi e negli anni.

Sarebbe invece molto culturale che qualcuno fra i seduti sugli scranni o anche fuori, facesse sentire la propria voce per dire che non se ne può più, che la città ha bisogno di vita nuova, linfa giovane, idee, respiro che, a questo punto si capisce, solo i vecchi possono dare.


martedì 29 agosto 2017

Ancora sull'esclusione di LARIS PULENAS dalla Festa Etrusca di Carmignano


Grazie per i messaggi di solidarietà per l'ennesima esclusione. Questa volta senza motivazione dalla Festa Etrusca di Carmignano dopo che, da maggio, c'erano state telefonate, email, contatti di ogni tipo con i giovani che dovrebbero organizzare quella festa, ma che evidentemente non hanno voce in capitolo. Ha deciso l'Ufficio Cultura del Comune.
Quale occasione migliore per replicare il Laris Pulenas?
Perché è stato escluso? Non per motivi di budget.
Pubblico qui una nota del Prof. Centauro, che ringrazio.

"Carissimi,

Attendevo la comunicazione della data della serata più volte annunciata, leggo invece la pessima  notizia della recessione della serata. Il rammarico è tanto e duplice: 1) perché la rinuncia al Laris Pulenas, uno spettacolo apprezzatissimo e lungamente atteso dagli appassionati che, per la prima volta, lo avrebbero potuto godere nell’inedita messa in scena a Carmignano, è un fatto grave; 2) perché si prova, a dir poco, un profondo disgusto per l’atteggiamento offensivo tenuto dai funzionari del Comune di Carmignano non solo nei confronti del Teatro La Baracca, ma anche irrispettoso e volgare nelle motivazioni verso tutti coloro che aspettavano quest’occasione per riapprezzare le molteplici qualità e sottili sfaccettature dello spettacolo. Davvero non si capiscono le ragioni di questa “becera” obliterazione e quel che più  inquieta è sapere che la rinuncia avviene nell’occasione della tanto sbandierata Festa Etrusca, alla faccia dell’educazione dei giovani.
Piena solidarietà a te Maila e a Gianfelice per questo ennesimo schiaffo alla cultura e al vostro geniale lavoro".
Giuseppe Centauro





















lunedì 28 agosto 2017

Comune di Carmignano: ma trattate sempre così gli artisti?


domenica 27 agosto 2017

Galciana, lo scarafaggiaio di Prato

Avevo già scritto su Galciana (http://primaveradiprato.blogspot.it/2013/06/la-notte-nera-della-periferia-3-galciana.html), ma rispetto a quattro anni fa la situazione è peggiorata.

Galciana, rinata negli anni 'Novanta, ora dopo la chiusura delle circoscrizioni - era sede della Circoscrizione Prato Ovest - e la conseguente decadenza della Biblioteca Prato Ovest situata nella stessa sede della circoscrizione, è diventato un paese di brulicanti spettri.

Usato come dormitorio e tempestato di laboratori abusivi, sporchi e maleodoranti, l'illegalità e l'incuria la fanno da padrona. Non oso pensare al livello di igiene.

I cinesi la usano e imbrattano e basta senza alcun interesse per il luogo - come accade altrove in città - con la complicità degli italiani che per lucro affittano quello che possono e come possono, senza curarsi di quello che gli affittuari fanno nei locali e come vivono. Questo pestifero sodalizio è l'unico cemento e dialogo che sembra esserci, vero e concreto, fra le due comunità.

Se non consumate in questo modo, case e locali sono vuoti, o pieni di rifiuti e scarti.

Le antiche e austere ville galcianesi, come quella denominata appunto Becherini-Guasti che ospitò i soggiorni estivi dall'erudito Cesare Guasti (ah, vi si andava a villeggiare!) sono trincerata da spesse e alte siepi, che le difendono dal lerciume e dalla inciviltà  ma, assediate, saranno presto fagocitate dall'avido, incessante scarafaggiaio che brulica intorno.

venerdì 25 agosto 2017

Prato città cinese

A livello empirico non avevamo bisogno di dati ufficiali come rivela "Il Tirreno" di oggi: Prato è la città più straniera d'Italia.
Infatti bastava poi passeggiare in questi giorni in città, vuota di pratesi al mare, per aver chiara la portata etnica straniera.
Presto probabilmente sarà città a maggioranza cinese (come lo è stata meridionale, vi ricordate le scritte sui 'marocchini', così chiamati i cittadini che venivano dal Sud Italia nel Dopo Guerra?), e questo sarà il perno del prossimo, credo feroce, scontro elettorale.

http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2017/08/25/news/prato-la-straniera-d-italia-un-ragazzo-su-sei-e-cinese-1.15771500?ref=hftiprea-1

giovedì 24 agosto 2017

Aziz e la paura di essere mussulmano

Aziz, marrocchino,  è venuto a casa mia per alcuni lavori.
Ci siamo intesi subito.
Stamani mi ha detto: "Finalmente mi sento rilassato".
Lui mi ha confessato che dopo ogni attentato fondamentalista islamico vive giorni di ansia.  
Ha paura di essere aggredito per la strada.
Molti italiani non lo vogliono in casa a lavorare perché hanno paura.

AZIZ  "Vivo qui da vent'anni, parlo bene l'italiano, mia figlia è nata qui, parla meglio l'italiano dell'arabo.  Però ho paura. Ho paura di essere arrestato anche se non ho fatto niente. Io sono pacifico, non sono fondamentalista; rispetto la religione di tutti. Voglio solo lavorare e vivere in pace.  Però da qualche giorno non mi chiamano per via dell'attentato di Barcellona e per strada mi guardano male, hanno paura che io estragga un coltello e uccida.  Infatti dopo che succede un attentato, io e mia moglie non usciamo volentieri, e io ho sempre più difficoltà a trovare lavoro. Molti di noi sono arrabbiati con questi arabi fondamentalisti, noi li detestiamo come voi, perché ci rendono la vita impossibile.  Se c'è qualche mela marcia, non vuol dire che tutto il cesto sia guasto. Meno male che ci hai chiamato."

martedì 22 agosto 2017

Mi sembra Casamicciola!

Com'è noto il paese di Casamicciola si trova ad Ischia.  Ma in italiano significa anche disordine estremo, grande confusione, rovina. "Mi sembra Casamicciola", gridava mia madre quando, io bambina, entrava nella mia stanza e vedeva il gran disordine che vi regnava. Il modo di dire deriva dal terremoto che distrusse la cittadina ischitana nel 1883.
Ieri il terremoto si è ripetuto, proprio a Casamicciola, e ci sono stati morti e feriti.

L'Italia è un paese dove le lobby decidono le leggi in Parlamento e si eliminano i paragrafi che riguardano gli obblighi per la stabilità abitativa. Come è successo pare qualche giorno fa.

Parafrasando Gramsci: la storia non insegna nulla a noi pessimi scolari. 

mercoledì 16 agosto 2017

lunedì 14 agosto 2017

Pastifici, pasticcerie: che uova mettete nel santo impasto?

Dopo lo scandalo delle uova al Fipronil, mi aspetterei che pastifici e pasticcerie, grandi e piccole, nazionali e locali, dichiarassero che tipo di uova mettono nei loro santi impasti per creme e ripieni e tutte le altre diavolerie.
E invece tutti con l'acqua in bocca. Sarà perché siamo tutti al mare?

E allora risuonano le solite infinite e ormai banali domande.
Ma la pasta Gana è proprio così buona e fresca?
Ma la gallina del Melino Bianco è così come lo vedo nella confezione e in pubblicità?
E i Nuovi Monti pasticceri, oh pasticceri sempre così altezzosi, le vostre dolci pescoline zuccherose sono proprio condite con la crema giusta?

E poi: usate uova fresche oppure nella insaziabile impastatrice versate miscela liofilizzata di tuorlo d'uovo DOS (di origine sconosciuta)? 

Nonostante il Ferragosto incipiente, il tempo migliore per essere disattenti, fregarsene e ingurgitare di tutto,  è l'ora di farci sapere!

Quando ti torturavano perché eri mancina

Mancini, si sono inventati una festa per noi. Era ieri, 13 agosto.
Una volta col cavolo che ti festeggiavano; ti riempivano la faccia di schiaffi e la mano era del diavolo. 
Le suore di Santa Caterina di Prato erano sicure che con quella mano non si sarebbe potuti andare in Paradiso e queste erano le torture praticate affinché io bambina cambiassi mano nello scrivere e cucire eccetera:

1. legare la mano sinistra dietro la schiena e scrivere con la destra il dettato. Non lo terminavo mai, né riuscivo a finire le somme o le sottrazioni eccetera con vari zero spaccati sul quaderno;
2. punzecchiare la mano sinistra con gli spilloni con cui le suore tenevano il velo, se venivo sorpresa a ricamare con la sinistra;
3. 'righellate' sulla mano dopo aver fatto un disegno a mano libera con la sinistra;
4. nessuna risposta alla mano sinistra alzata;
5. costretta a passeggiare in coppia a destra, per me ancora oggi a volte una assoluta tortura.
6. chiusa nello sgabuzzino delle scope alcune volte; io mi ricordo tre volte, per un tempo che mi sembrava lunghissimo. Credo in quei momenti di aver deciso la mia vita.

Conseguenze:
destra e sinistra confuse totalmente; ambidestra nella scrittura, ma ormai quasi tornata solo mancina; in tutto il resto, anche nel disegno e nel sesso, sempre mancina. Nel suonare la chitarra, uso la chitarra a destra, come molti altri mancini, perché la sinistra è tanto importante quanto la destra in questo strumento; ma con la chitarra a destra sono più brava nel barré che si fa con la sinistra, che con il tremolo, che si ha con la destra. (E questo lo possono capire solo gli specialisti).
Ho rischiato di non prendere la patente perché l'ingegnere della Motorizzazione in Piazza Indipendenza a Firenze mi invitò a girare a destra e io svoltai a sinistra. Fu comprensivo.
Vari litigi con fidanzati, ché sbagliando la destra con la sinistra e viceversa hanno pensato che io fossi una femminista incallita, una ribelle a tal punto che andavo dove mi pare anche nelle direzioni da prendere in macchina, in bici, a piedi. 
Per questo, mancina, mi sentivo costantemente una vera bambina aliena. Cattiva, brutta, pericolosa. Ecco spiegato il motivo della mia segreta passione per la fantascienza.

Oggi invece, per fortuna tutto è cambiato: come si può leggere nel grande dizionario della mitologia moderna, essere mancini è indizio certo di genialità!

Noticina conclusiva su Lo spettacolo della città in Valbisenzio

Spettacolo della Città in Valbisenzio. Vi ricordate? quello che facciamo col pullman che in diversi hanno tentato di sco...