giovedì 22 giugno 2017

Disertate gli immobili!

Naturalmente non sono io che scrivo queste parole, mi sono state dettate da Carmelo Bene. Chi mi legge sa che ogni tanto mi appare in sogno. Anzi, spesso mi appare sotto forma di incubo del te(a)tro.

"Se potete, non andate nei teatri immobili.  Vi si fa spettacolo, non teatro! Al massimo diventa TE(A)TRO!
Per questo, anche se il 'prodotto' in sé può esser diciamo 'buono', in un teatro immobile si guasta subito, e diventa 'spettacolo', spettacolo immobile!

Il motivo di questo immobilismo è questo: nei teatri 'immobili' vige la legge dello scambio del borderò, della ruffianeria, della politica più bassa. Gli stessi direttori sono espressione di questa politica, e hanno tutto l'interesse per mantenerla. Nessuno protesta, nessuno dice nulla; nessuno vi farà sapere della cacca del teatro!

Il teatro, quello che ha di più temibile - atto di ribellione, rivolta, sconquasso - , non si trova là, se non di rado, sporadicamente. Come un errore.

Disertate gli immobili!

I direttori degli 'immobili' non possono prendere se non compagnie già sovvenzionate, altrimenti non vale il borderò e non possono ricevere altri finanziamenti. Questo sistema è soffocante, è assurdo, rende il teatro mediocre e misero. Oltre a essere totalmente anti-economico e 'razzista'. I direttori e i loro sodali - assessori direttori dei direttori, direttori funzionari - sono i primi affamatori dell'arte scenica!

Non siate i carnefici del teatro!
Smuovete gli immobili, disertate!

-Per recitare nei teatri italiani...bisogna essere, sovvenzionati, assistiti dallo Stato, quello che si occupa dei mediocri...sennò alla mediocrità chi ci pensa...se io voglio andare all'Eliseo...vengo da te, vengo a percentuale...no, non possiamo far niente...perché io per far questo devo già usufruire dei denari dei contribuenti...sennò il gestore dell'Eliseo non lo può fare in quanto non gli verrebbe dallo Stato riconosciuto il borderò, cioè le sue spese, le spese del personale...o bisogna essere assistiti tre volte, e più si è assistiti più si è mediocri...-". 


mercoledì 21 giugno 2017

Anno dei miracoli


Nella rivendita degli artisti

-Prego signora, signore, che vuole?

Io cerco artisti alla moda
Artisti che mi faccian la broda.

-Ah sì, certamente!
Guardi la sfilza di gente
Che abbiamo apposta per Lei!

L’artista lo voglio ruffiano
Mite umìle alla mano.

-E questi son tutti così…

Ah, sì? Lo voglio per metterlo là
Dove mi piace che sta.

-Qui stanno tutti così
in tempo di crisi, sì sì.

Ecco io voglio l’artista
fedele, amico parente…
sicuro sicuro, sennò niente.

Lo voglio si può? di partito
Magari lindino e amico.

Oppure sia controcorrente
Ma senza fastidi, per niente.

-Un controcorrente garbato
polemico misurato?

Sì, ma non troppo…

-Può essere a volte drogato,
maledetto ma tenuto?

Ma sì, se è una cosa decente,
può andare certo un...protestante.
Mi serve anche il ceralaccato
Per le vetrine di qua di là
Della regione e chissà.

-Per caso…deve essere messo
Sul palco e premiato?

Eh, sì. Per le tante varietà
di feste e teatri in città.

-Abbiamo sì, la …fa per Lei,
e minore e maggiore, direi.

E sempre si possa concludere
battendo le mani e ridere.

-E questo prodigio le va?
Non dice un ma fuori posto.
E quello poi là,
è tanto tanto bravino;
e questa, sì, graffia un pochino,
ma basta chiamarla,
e si lima...la ciarla.

Son certificati, andrà?

-Ma sì...

       ...E il costo?

-Non costan poi molto
E poi lo vedrà, saran miti ...
Che faccio, il pacco lo avvolgo?
Li prende così, o spediti?



martedì 20 giugno 2017

Ma dove andate, ragazzi, a farvi sfruttare nella City?

Ma dove andate, ragazzi, a lavorare a Londra?
Andate a farvi sfruttare nella City? Nel mondo della totale assoluta de-regolamentazione, e a tal punto la vogliono fare che si sono inventati la 'Brexit'?
Aprite gli occhi: andate là e lavorerete 12 ore al giorno in qualche studio di architettura; quello che guadagnate lo dovrete dare, in gran parte, per l'affitto di qualche casa di m...a, che prende fuoco con molta facilità.

E invece, siete pure contenti, e postate le vostre foticine sui social e vi autocompiacete col mondo di essere arrivati a tanto!

Siete giunti a farvi sfruttare, contenti, dai pescecani di tutto il mondo, che contribuiscono a rendere Londra una delle città più assurde d'Europa.

E' vero, da noi al Sud esiste ed è florido il caporalato: ma almeno questi schiavisti primitivi si possono ancora denunciare e combattere (un pochino, via); là no, gli schiavisti sono raffinati e protetti dai governi, finanziatori e al sicuro. 

lunedì 19 giugno 2017

L'entroterra milanese

Quando mi inoltro nell'entroterra milanese, di solito con uno spettacolo, ho la sensazione viva della 'marzianità'. Entro in un territorio devastato, dove il passato è stato cancellato per dar spazio a un futuro che non si intravede. Macchine, edifici, torri, autostrade: tutto ha cancellato quello e come era prima. E' una delle tante epifanie, e forse nemmeno la peggiore, della modernità brutale.

Ieri ho portato il mio spettacolo sui proverbi in una vecchia corte trasformata fortunosamente in biblioteca.  Il pomeriggio,  festivo milanese assolato,  non prometteva che il deserto. Ma poi, alla spicciolata, come uscita da chissà dove, la gente: silenziosa, mite, riservata, insomma meneghina, si è accomodata nelle sedie del giardino.

Attendeva. Che novità avrebbe portato la toscana?

L'impegno era gravoso, perché qui la domenica pomeriggio e specialmente in estate, si fanno sempre le prove per la morte. Prassi è la diffidenza, che è una delle varie forme della rassegnazione.

E il mio raccontare un passato non troppo lontano, i modi di dire, la creatività spontanea e ormai defunta in un mondo ormai incellofanato dato mercificato e invigliacchito, ecco, è stato come dare la stura a una piccola sorgente; piano piano, come polle d'acqua, dal pubblico emergevano sorrisi borbottanti nei più giovani,  piacevoli ricordi nei più vecchi.
La vita!
E alla fine del mio racconto e delle canzoni sono stata circondata dalla misurata ma convinta riconoscenza lombarda; i lombardi!,  che sono così difficili da trattare, così composti e coriacei a teatro, così formali, li ho visti accesi, svegliati, divertiti.

Se questi piccoli semi potessero far germogliare qualcosa.  Ma no, è troppo tardi.


sabato 17 giugno 2017

Un post anti-moderno: contro i grattacieli

Dài, scriviamo un post anti-moderno!...

Io non capisco come si possa vivere in un grattacielo, che ne so, al trentesimo piano.
Anche nel miglior grattacielo del mondo, costruito con tutti i crismi. 

Se fossi un professore di architettura parlerei di come non bisogna costruire i grattacieli, che sono contro gli uomini, il loro benessere, la loro vita.

Il grattacielo non è costruito solo per mancanza o risparmio di suolo, ma anche per prepotenza, arroganza, dominio. Speculazione!

Tutto ciò che in architettura va in alto per me esprime questa volontà di schiacciare, rinchiudere, ingabbiare, massificare l'essere umano.

Sì, se abitare in un grattacielo è la 'modernità',  sono totalmente contro..


Io canterò politico


venerdì 16 giugno 2017

Prato, un Comune disastrato

Il Comune di Prato è stato condannato dalla Corte di Londra a pagare 14,5 milioni di euro all'istituto di credito Dexia Crediop, col quale lo stesso Comune ha un contratto sulla ristrutturazione del debito basato sui cosiddetti swap o derivati. Ma sono solo questi, o ce ne sono altri, di debiti? Forza, ditecelo, tanto pagheremo noi. Che storia triste per la città, che zero prospettive!


La Nazione, data di oggi:
Un conto da almeno 14 milioni Il sindaco: altro che tesoretto «Questo per noi è un disastro»

UNA MAZZATA. Sulla vicenda Swap la corte d’appello di Londra ha dato ragione a Dexia. Il Comune dovrà pagare 12 milioni di euro, ovvero i differenziali di quanto non corrisposto dal 2010 a oggi, quando la giunta Cenni decise di fare causa contro quei contratti capestro, oltre alle spese legali sostenute dalla controparte, per ora quantificate in 2,5 milioni di euro. Una cifra molto probabilmente destinata a crescere, ma la misura precisa si conoscerà solo nei prossimi giorni: si ipotizza un massimo di spese legali di cinque milioni di sterline (quasi sei milioni di euro), ma la speranza è che siano cifre inferiori. Certe sono due cose: la sentenza è inappellabile; il pagamento di 14,5 milioni (differenziali e prima parte delle spese legali) deve essere perfezionato entro il 31 luglio. Un lampo, per i tempi così rigidi della contabilità pubblica.

I DODICI milioni per i differenziali sono stati negli anni prudenzialmente accantonati. Peccato non si possano spendere per la città, ma questo è il verdetto di Londra (foro competente secondo i contratti stipulati ai tempi delle giunte Mattei e Romagnoli). Per le spese legali l’accantonamento è di 2,1 milioni: restano da trovare 400mila euro, per ora. La sentenza è stata pubblicata ieri ed è stata una doccia fredda, la seconda in pochi giorni, dopo l’assoluzione di Dexia nel processo penale celebrato a Prato con l’accusa di truffa. In primo grado i giudici londinesi avevano invece dato ragione al Comune, ma si erano espressi solo su questioni di tipo formale.

La vicenda è molto complessa - non è un caso che le spese legali siano così rilevanti: il Comune ha speso finora tre milioni per i propri consulenti, ma è purtroppo semplice da capire l’esito dell’annosa vicenda: si deve pagare. 

Ieri sera il sindaco Biffoni ne ha informato il consiglio comunale e le polemiche non sono mancate. «Questa sentenza inciderà in modo molto significativo sul bilancio – ha detto –. Dopo la prima sentenza dall’opposizione mi era stato detto: ‘Il Comune ha vinto, ora si devono abbassare le tasse’. Conservo una dolorosa rassegna stampa di quei giorni. Dicevo invece che si doveva essere cauti: altro che tesoretto per tagliare le tasse, questo è un disastro... Prima di andare a giudizio, ho cercato di transare con Dexia, come altri Comuni hanno fatto, ma non è stato possibile. Ora siamo condannati a risarcire». 

IMMEDIATA la replica di Alessandro Giugni, di Energie per l’Italia. «Biffoni tiene un comizio su una notizia così grave – ha detto – e sembra quasi che la colpa degli swap sia della giunta Cenni, che invece ha cercato giustizia su una scelta scellerata e maldestra compiuta dal centrosinistra». Sulla stessa linea Rita Pieri, capogruppo di Forza Italia: «Non li abbiamo fatti noi, gli swap. Abbiamo cercato di porre rimedio, non ce l’abbiamo fatta, e ora il Comune dovrà pagare, come avrebbe dovuto fare ugualmente». La replica è venuta dal capogruppo Pd, Lorenzo Rocchi: «Il sindaco ha detto solo la verità: se avessimo abbassato le tasse, saremmo a gambe all’aria. Certo sugli swap è stato fatto un errore, come in molti enti locali, che però hanno transato e non si trovano in questa situazione». Ne parleranno ancora in consiglio comunale. Intanto, c’è da pagare.
Il Tirreno:
http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2017/06/15/news/colpo-alle-casse-del-comune-dovra-sborsare-14-5-milioni-a-dexia-crediop-1.15492629?ref=hftiprer-3

Ci vuole coraggio

Ci vuole coraggio in sere come questa, dove fai teatro da sola, con una ragazza che ti aiuta, e non sai poi come andrà.
Prima hai studiato, per alcuni giorni; il testo è difficile, e non puoi lasciare nulla all'improvvisazione, e tu sei sola in scena, sola in teatro.
Hai montato la scena; è semplice, e tuttavia devi fare anche questo. Costruire il piccolo mondo.
Poi hai mandato il comunicato; quello in realtà l'avevi fatto prima, e càpita che qualche volta lo rimandi. Scopri spesso che non pubblicano niente, soprattutto in periodi come questo, l'estate, che a Prato e in zona ci sono tanti eventi. Gratuiti. Come stasera.
Però senti che non tutto è perduto; che forse vale la pena.
Il tuo piccolo teatro si trova lontano dal centro, non è gratuito, ma soprattutto  non è gradito. Non è gradito al sistema politico locale, che fa finta che non esista. E' troppo fuori da tutto, non solo dal centro; anche dall'opposizione, anche  da quelli che pensi che ti dovrebbero almeno avere in simpatia.
Il fatto è che te lo sei costruito da sola, con tuo padre, è tuo, e lì non possono comandare, né decidere. Lì decidi tu. Senza soldi, ma decidi tu.
Non ti possono eliminare fisicamente, ma ti possono liberamente detestare, calunniare; soprattutto ignorare. 
E appena possono, lo fanno.
Non sei alla moda, non vuoi nemmeno esserlo, né mai hai voluto. Sei fuori dal giro dei giovani, dei maturi, dei vecchi, e da tutti gli altri giri; non lecchi le terga a nessuno, e anche chi lavora con me, uguale a me.
Alla fine arriva il giorno dello spettacolo e prima di entrare in scena ti chiedi chi te lo fa fare. Si guadagna veramente solo lavorando fuori.
Ma a un certo punto arriva il pubblico. Addirittura da Firenze, e ti regala un po' di felicità. E allora dimentichi il piccolo silenzioso calvario che hai vissuto, ché è sempre più grande man mano che aumenta l'età. E non perché non ti sostiene il fisico, no; ma perché aumenta il capitale nero della disillusione e delle difficoltà.

Ci vuole coraggio a resistere in queste condizioni.
E' per darmi coraggio e per continuare a resistere che chiediamo agli spettatori di scrivere un commento, di darci liberamente il loro piccolo dono. La vanità non c'entra. C'entrano il sostegno, la vicinanza, la sensazione di non aver lavorato inutilmente. Mi danno l'idea che non sono sola, non siamo soli!
E anche stasera, con  "L'amore è un brodo di capperi", non lo sono stata.


Per i commenti sullo spettacolo, leggete qui:
http://primaveradiprato.blogspot.it/p/appuntamenti.html

giovedì 15 giugno 2017

Campi estivi per ragazzi...gestiti da ragazzi!

Forse non si sa, i genitori non sanno, nella fretta di lasciare i propri pargoli in qualche 'parcheggio',  che spesso chi gestisce i loro ragazzi nei cosiddetti campi scuola sono ragazzi poco più grandi con alcuna esperienza e poca responsabilità?

C'è molta superficialità nella gestione dei campi estivi, e molto interesse nell'intascare le quote; e tutto va liscio fino a quando non succede qualcosa di grave. Che è accaduto.

Per il resto, si osserva di tutto; il peggio: maleducazione, cattiva gestione, poco rispetto per chi vive vicino.

E in qualche caso anche danni, danni a cose, come è accaduto a mee poca cura di tutto. Oltre alla pochezza dei programmi educativi e di intrattenimento.

martedì 13 giugno 2017

Il teatro è ancora vivo e vegeto

Quando il teatro è coraggioso e non si fa intimidire dal potere, mantiene intatta la sua funzione sociale e politica.
Negli Stati Uniti un Giulio Cesare scatena il putiferio perché vi si vedono riferimenti espliciti a Trump.

Questo è il teatro che ci piace, non quello organizzato dalle cariatidi italiane, che si preoccupano delle loro carriere, dei borderò, degli abbonamenti. O dei politici che considerano il teatro solo una vetrina o, peggio ancora, una 'eccellenza'!

http://www.repubblica.it/esteri/2017/06/13/news/usa_trump_giulio_cesare_william_shakespeare-167982563/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P4-S2.4-T1


Ciao, voto.

Ma chi andrà a votare, fra 15 giorni a un passo dal luglio (luglio, il bene che ti voglio...); chi voterà al ballottaggio delle elezioni comunali?
Praticamente quasi nessuno, se dobbiamo valutare dai dati di affluenza alle urne di ieri.

Chi rappresenteranno poi, che cosa, questi nuovi sindaci, queste nuove giunte? Pochi potranno dire di essere espressione popolare...

E' il paradosso: molti disposti a correre per la corsa nel settore casta, e va bene anche una 'castina' piccola -- peraltro quanti liste civiche finte...- e poi pochi vanno a votare, ché ormai il gioco è scoperto e, visti i presupposti, le speranze di cambiamento, nulle.

Vincono  i partiti che si coalizzano, punto. I partiti ben radicati sul territorio con i loro circoletti e truppine cammellate che si nutrono del sistema dello 'scambio'; davvero la solita storia che si ripete alle elezioni amministrativa. E' una magra vittoria di 'pirlo' in cui solo il Centro Destra sembra risorgere dal lungo sonno in cui era sprofondato. Ma vi si trova un bel covetto di serpentelli, là dentro, pronti a mordere. (Eh, ci si attacca anche al fumo della pipa...). E, visto i risultati, come morderanno presto!

Il M5S perde anche perché si è totalmente 'istituzionalizzato',  irrigidito e ingessato, non solo perché corre da solo...I suoi rappresentanti sono scollegati dal territorio, non comunicanti, non empatici; non basta insomma postare le foto e commenti su Facebook, e avere i 'like' dell'onestà mandando affanculo il mondo.

Ciao, voto. E fra questa marmaglia c'è chi si merita anche di più di una diserzione.

domenica 11 giugno 2017

Prato, una città che mangia sé stessa

Poveri pratesi che vivono dentro le mura, come li compiango! Il sabato sera costretti a sopportare la gente che a frotte mangia e beve per strada; localini e sudicio ovunque; musica a tutto volume di pessimi concertini rock; gente che staziona a frotte con il bicchiere in mano; rassegne di mangiare, come quella di Eat-Prato, dove la calca in piazzetta Buonamici è soffocata da una entrata-uscita molto stretta, non proprio in tutta sicurezza...

Il fine settimana la città di Prato mangia, e beve, e mangia, e beve...Questo è il tràino culturale...

(Simile a tante altre città, lo so! Ma non a tutte per fortuna ancora. La dittatura culturale della bottiglia non è ancora assoluta. La 'mortida' non è ancora completa sullo Stivale, e qualcuno cerca anche di cambiare rotta...).

Il Metastasio, teatro ormai in rosso (ieri il suo direttore artistico ha annunciato alla città indifferente la sofferenza dello storico teatro pratese), un teatro scollegato da una città allevata dalla presente amministrazione e anche dalle precedenti allo sbevazzo collettivo per rendere il centro 'vivo' e parecchio sudicio e puzzolente,...insomma, il teatro Metastasio, per far sì che la gente possa celebrare il sabato sera 'mangia e bevi e stordisci' - sintomo evidente di alienazione collettiva, c'è poco da fare - ecco che decide, confortato dal pubblico, che gli spettacoli saranno alle 19,30. Così alle 21,30 i pratesi potranno andare allo sbevazzo liberi.

A oggi tutti i fondi commerciali davanti a quel teatro sono vuoti e abbandonati; tutti, generando uno spettacolo di spettrali presenze...
Ci saranno anche altri motivi, ma è certo che avere un negozio davanti al teatro non rende; infatti, non potendoci mettere il solito localino mangia-e-bevi, perché darebbe fastidio al teatro, e non essendo fruttuosa altra attività ormai, altro commercio che quello, ecco che il vuoto fa mostra di sé. Questa è l'economia e l'anima della città, che alcuni rappresentanti politici celebrano con gli hashtag!

Fino a pochi anni fa i pratesi cenavano alle 19  e correvano a teatro. E solo i teatranti dopo le 23.
In alcuni casi lo spettacolo era fissato alle 20,45 perché le opere duravano anche tre ore, e c'era l'intervallo - alla fine erano sempre 20 minuti che se ne andavano - e il pubblico utilizzava il caffè del teatro prima di entrare e anche durante. Insomma, tutto era focalizzato sullo spettacolo. 
In questo modo, anticipando di un'ora e mezzo lo spettacolo, il teatro annuncia la resa a un cambio che probabilmente sarà seguito da altri; ma soprattutto annuncia la sua fine.

E non solo lo spettacolo di prosa è sul viale del tramonto; ma anche la musica e altro. Infatti vanno molto quegli spettacoli in cui puoi fare altro, come mangiare e bere appunto, tipo una volta il caffè chantant; il concertino rock da ascoltare bevendo e mangiando e chiacchierando; il comico zampettante sul palco davanti alla ressa masticante deglutente. Lo spettacolo disimpegnato.

Gli amministratori potranno pur cantar vittoria sul centro storico redivivo, ma ai miei occhi e non soltanto miei, questa è una vitalità presunta, oltreché maleducata e sporca; è una vitalità a senso unico, asfissiante, che non dà nulla di sé e tutto prende. Infatti, dopo essere stati a giro per Prato il sabato sera, si torna a casa con la sensazione davvero del vuoto. Anche perché sempre più famiglie lo stanno abbandonando, e chi ci va a vivere è solo costretto, attirato dagli affitti davvero molto convenienti in case in completa svalutazione.

venerdì 9 giugno 2017

A palle sgranate


L'espressione può sembrare un po' volgare, ma non era per le nonne, che raccomandavano ai maschietti di non stare 'a palle sgranate', che significava in primo luogo senza far niente, ma anche seduti 'come villani' con le gambe aperte, dando fastidio alle persone accanto.

Si tratta di una semplice norma di educazione.

A Madrid c'è una campagna contro questa postura molto fastidiosa e frequente (in inglese 'manspreading', ma il sintagma italiano in questo caso è molto calzante), che è pura abitudine, abito culturale, e non c'entra niente la conformazione fisica dei maschi.

Questa 'seduta' era un po' scomparsa, ma negli ultimi anni si è diffusa di nuovo.

E non solo a Madrid.

giovedì 8 giugno 2017

Perché sono a favore dello voto segreto in Parlamento

Sono a favore del voto segreto in Parlamento, che peraltro è regolato e non è sempre, nonostante sia usato a vario modo e fine, e rallenti procedure e governo.
Esso è assolutamente indispensabile per certa pur lontana dose di autonomia del parlamentare nei confronti del proprio partito o gruppo o movimento... 
Ricordo che Mussolini fu uno dei fautori dell'abolizione dello scrutinio segreto proprio per avere il controllo totale della Camera e del Senato.
Per ripassare un po' di storia, si può leggere l'articolo riportato qui sotto.

mercoledì 7 giugno 2017

Supportare il lavoro!

Leggo il seguente comunicato pubblicato sul sito del Comune di Prato in merito alla sua triste posizione nella classifica della ricchezza nazionale della stilata da Il Sole 24h e rimango colpita dalle parole del Sindaco, in particolare dalla frase: "L'amministrazione comunale...ha il dovere di stare vicino a chi fa impresa".
E finora cosa è stato fatto, anche dalle precedenti amministrazioni? Solo stare vicino a chi fa impresa, a chi ha i soldi, agli industriali eccetera.
Poi il risultato di questo star vicino è sotto gli occhi di tutti, non solo sul giornale della Confindustria: un fallimento.
E sennò per quale altro motivo, se non per 'stare vicino a chi fa impresa', per per quale motivo avrebbero costruito, che ne so, l'Interporto che non funziona come interporto, visto che la ferrovia non è quasi per nulla utilizzata per lo scambio di merci? 
Infatti, gli interporti, pensati e costruiti per diminuire il traffico del TIR, hanno sortito l'effetto opposto, e i loro parcheggi sono pieni di TIR! Hanno aumentato il traffico di camion, e in maniera sostanziosa!  Ironia della sorte, vero?

Le amministrazioni comunali di Prato non hanno fatto altro che sostenere l'industria tessile e quella del mattone. Punto. Non sono riusciti a creare, ma che dico, nemmeno a pensare o immaginare altri scenari economici, attanagliati e presi per il cappio da certo quattrino...

Noto - ah gli studi di glottologia! -  l'uso del verbo 'supportare', anglismo per 'sostenere', che compare nel titolo del comunicato stampa: " ...necessario supportare chi crea lavoro".
Il verbo italiano viene da 'to support', termine calcistico che significa 'tifare' (vedi il 'supporter', tifoso). Parola di origine latina che rientra in italiano dalla porta del calcio inglese. E' una specie di autogol linguistico.
Oltre al lavoro, quante cose ci tocca sopportare!

Ecco dunque il comunicato, pubblicato in data di ieri:

Crisi del distretto, Biffoni: "Negli ultimi 10 anni Prato ha perso tanta ricchezza, necessario supportare chi crea lavoro"

Prato la città italiana più penalizzata dalla crisi, anche se i redditi restano nella media italiana
E' Prato la città che più è stata penalizzata dalla crisi economico-finanziaria degli ultimi 10 anni. Un dato noto, messo nero su bianco questa mattina dal Sole 24 Ore che ha analizzato i redditi delle città italiane confrontando il periodo pre-crisi con gli ultimi anni. Tra il 2007 e il 2015 la provincia pratese ha person 6,22 punti percentuali. Al contempo il reddito medio si attesta sui 20.188 euro, a fronte di una media nazionale di 20.798 euro: "La media dei redditi nazionali è più o meno come quella dei pratesi, ma la differenza è che la crisi sul territorio italiano ha fatto scendere i redditi dell'1,32%, mentre da noi si è portata via oltre 6 punti percentuali - ha commentato il sindaco Matteo Biffoni -. Una crisi dura, che ha visto chiudere tante aziende e per la prima volta ha creato sul nostro territorio il problema occupazionale. Da sempre sostengo che tra le mille sfide quotidiane, il problema principale è e resta il lavoro, la creazione di occupazione e di redditi. Lo vediamo dai dati del servizio sociale, dalla fila di persone che sono in difficoltà".
Negli ultimi tre anni l'imponibile Irpef è andato aumentando, passando da 10,8 miliardi nel 2012 a 12,1 nel 2017: "Sicuramente parte di questa crescita è legata all'emersione dell'evasione, ma ci vogliamo leggere anche un segnale positivo di ripresa dei redditi. Questo però non ci esime da una riflessione con tutte le parti attive della nostra società sulla trasformazione del distretto pratese e su come il nostro territorio, depauperato dalla crisi, possa far fronte a nuove sfide".
"L'amministrazione comunale non può creare lavoro, ma ha il dovere di stare vicino a chi fa impresa. Allo stesso tempo lavorare su progetti di rilancio della città, delle infrastrutture, aprire i cantieri significa dare una città migliore ai cittadini e alle imprese del nostro territorio".

martedì 6 giugno 2017

Pedone per un'ora (1)

Fate la prova: andate a piedi per la città. Diventate pedone, pedone per un'ora.

Suggerisco un orario e due giorni: verso le sei del pomeriggio, il lunedì o il venerdì. 

Camminate, andate.

Prendete un punto qualsiasi della vostra città, lasciate la macchina, parcheggiate e cominciate a camminare.

Provate cosa succede. Guardatevi attorno.

Intanto inizierete subito a sentirvi insicuri, anche sul marciapiede, sempre stretto e faticoso,  sempre pieno di impedimenti, tanto che avete voglia di camminare per la strada.

Ma non potete. Ci sono le macchine, che sfrecciano veloci. I camioncini che a quell'ora vanno come pazzi. Si torna dal lavoro...

Molti guidano e usano il telefono, rispondono ai messaggi, lo si osserva chiaramente.

Forse nemmeno vi vedono.

Per attraversare scegliete le strisce pedonali, ma nessuno si ferma subito. Dovete attendere. L'automobilista - lo eravate anche voi fino a qualche minuto fa - non si ferma che con molto fastidio. Lo sapete bene cosa si prova. Egli deve andare, deve sfrecciare.

Finalmente si ferma qualcuno, e attraversate.

Poi, improvvisamente, vi accorgete che il marciapiede non c'è più, che state camminando sul ciglio della strada, e vi ricordate che la nonna si raccomandava che nel vostro andare le macchine vi venissero incontro, che dovevate farvi vedere, che le dovevate vedere. Ché altrimenti le macchine vi arrivano alle spalle, vi stanno arrivando alle spalle, e questo è inquietante, esse sfrecciano veloci.

Lambiscono i vostri fianchi anche i camion di una certa importanza.

Tornate ad attraversare la strada, e l'ansia cresce. Non sapete più cosa fare, qual è la cosa migliore da fare, forse tornare a prendere la macchina.

A un certo punto incrociate il cavalcavia; lì corre un cordolo sottile di salvezza, e vi affrettate a raggiungerlo. Mentre corrono le automobili al vostro lato, aggressive e mordaci, puzzolenti, soffocanti, ai vostri occhi che guardano in giù si apre lo spettacolo dell'autostrada, l'autostrada alle sette di sera, dove il flusso di veicoli è continuo, e vengono verso di voi, senza sosta pausa stacco intervallo, e passano e passano e in pochi secondi, se ne seguite qualcuna con lo sguardo, si rimpiccioliscono in fretta verso l'orizzonte...e non ci sono più. Ma ecco altre e ancora altre.

Tornano a casa? Perché corrono così? E vi ricordate come correte, anche voi, come correte veloce, avete sempre fretta di arrivare, arrivare, arrivare.

Il vostro andare con la macchina non può essere fermato da un pedone, da un qualcuno che va per la strada.

Ma ora siete un pedone, avete solo voglia di ritornare alla vostra macchinetta, e ripararvi, rinchiudervi.

Siete la lumaca che lentamente passa per la strada dopo la pioggia che miracolosamente giunge all'altro cigliO passando fra assi e ruote.

Tornate indietro, di fretta, pieni di paura anche se non lo volete ammettere; e vi guardate attorno e vi accorgete che nessuno, nessuno cammina e giurate che a quell'ora non lo farete più...

domenica 4 giugno 2017

Prato, capitale della cultura industriale?

Invidiosa della troppo vicina Pistoia, anche Prato farà la domandina per diventare, nell'anno del chissà, Capitale della Cultura italiana.

Ma di una cultura tutta speciale: quella industriale.

Anche se le industrie, qua, sono ormai in fase declinante. Almeno che non si chiamino industrie le confezioni cinesi.

La città di Prato, dopo essere stata massacrata per più di un secolo con queste industrie del tessile che hanno rovinato totalmente o quasi aria acqua terra, ora, così in tempo di declino trova i suoi cantori della sua solita eccellenza, a tal punto che vuole diventare capitale della cultura industriale.

Ma che sarà mai questa cultura industriale? E' una cultura 'rock', manco a dirlo, una cultura partorita dall'estetica del brutto e sudicio, dall'incuranza, dallo scarto, dal riciclo, dal rifiuto, della fabbrica. Dall'asfalto e dal cemento. Tutto fuorché Prato! (che destino amaro, in questo nome!) Una cultura inquinata. Una cultura che vuole essere 'out', poco impegno e studio e molto 'trendy', una cultura rosso tinta industriale, e sempre col bicchierino in mano, tanto che si difendono i localini del centro dai camion della spazzatura ('Ma non c'è un altro orario per togliere la spazzatura?', a noi ci piace tanto mangiare sulla strada, fra la polvere, il sacco dell'immondizia accanto e il topolino sgusciante!).

Una cultura che non ti permette di invecchiare, oppure ti permette di invecchiare ma solo nell'effigie 'rock e maledetta' e sempre col bicchierino in mano e per la strada.

Un cultura giovanilista, ma...profondamente vecchia, astuta, e perbenista e conformista. Ista!

In tutto questo, nel compitino che presenteranno per passare all'esame ministerialen (difficile sarà), certo i nostri amministratori non presenteranno nulla o poco del passato, se non quello 'lecitizzato': Medioevo, cambiale, Datini, Pretorio e Lippi...le ciminiere, Pecci! Le Beghinage! Tutto quello che c'è stato prima, scavi archeologici e compagnia scavando, non vedono l'ora che venga dimenticato.

E nello stesso modo, tutto quello che non entra nel 'sistema loro', nel loro  interessaccio perbenista e untuoso, le Beguinage! vestito di alternativo per gli allocchi che ci credono, va cassato.
Messo sotto il tappeto come una polvere fastidiosa.

Quindi Prato città della cultura industriale servirebbe solo a confermare il loro dominio e la loro prospettiva culturale (come avviene altrove). E per 'loro' intendo una cultura calata dall'alto.
Posto che ancora possa esistere o nascere una alternativa.

venerdì 2 giugno 2017

La putrescenza

Siete mai stati a Pescia?
In Toscana, provincia di Pistoia. La città della cultura dell'anno 2017.
Pescia è la città dei fiori, e anche della carta.  E' così vicina a Lucca, ricchezza d'acque!, dove l'industria della carta, soprattutto igienica, dà così tanta musica blues e cosplay a buon mercato! 
E senza volerla offendere, potremmo dire che Pescia è la città della putrescenza. Fiori recisi, carta macerata.
E' la città lambita dal fiume omonimo e da un elettrodotto mostruoso, che si può apprezzare nella sua potenza uscendo dall'Autostrada A11, a Chiesina Uzzanese (dove c'è la famosa discoteca Don Carlos con relativa e altrettanto famosa piscina). In località Marginone (ma già siamo in provincia di Lucca) l'elettrodotto con mega tralicci sovrasta le case, mentre a Pescia fa da corolla alle tante fabbrica dell'industria floreale.

Ho molti personali ricordi di Pescia, che è una cittadina amena, da visitare; dove sempre ci si fermava, ero bambina, durante i viaggi a Collodi o alla Svizzera Pesciatina. Al teatro comunale di Pescia bloccarono la rappresentazione di Matilda per presunta oscenità e vissi lunghi interminabili minuti...

Ieri il sindaco  di Pescia, Giurlani è stato arrestato per aver intascato dei soldi pubblici - pare - quando era a capo dell'ente che gestisce i comuni montani. Sembra che facesse benzina con i soldi pubblici e si riempisse anche il conto corrente con lo stesso carburante.
Ma davvero ha fatto questo, il sindaco?
E' così banale la corruzione,  così sistemica la putrescenza?
E quindi, visti i tempi, si deve cambiare il famoso verso di De André così: dai fiori nasce il letame?

giovedì 1 giugno 2017

Non sono nessuno

I'm nobody! Who are you?
Are you nobody, too?
Then there's a pair of us - don't tell!
They'd banish us, you know,
How dreary to be somebody!
How public, like a frog
to tell your name the livelong day
to an admiring bog!

Emily Dickinson

Non sono nessuno! Tu chi sei?
Nessuno anche tu?
Allora siamo in due - non lo dire!
Ci metterebbero al bando, sai,
Che cosa noiosa esser qualcuno!
Così pubblica, come una rana
che ripete il tuo nome tutto il giorno
a un pantano ammirato!

Ciclabile, mirabile...trascuratezza





In attesa delle magnifiche sorti e progressive, ovvero la tanto annunciata 'ciclopolitana', intanto la ciclabile, qui nella zona di Iolo a Prato, cade a pezzi.  Le protezioni non ci sono più o sono rovinate e cadono nel fosso (di Iolo, appunto). E se nel fosso cade qualcuno? Fino a ieri l'erba impediva il passaggio; poi, in fretta e furia, l'hanno tagliata...poco e male. Invece altrove, a Vergaio, qualche cittadino pensa di utilizzare la ciclabile per buttare gli scarti tessili. 

A chi compete la gestione della ciclabile, ad 'Alìa Servizi Ambientali'? Forse sono troppo impegnati a Firenze con la chiamata del Sindaco Nardella, che intende buttare acqua sui sagrati delle chiese per evitare i bivacchi dei turisti...?

Robe della 'Toscana felix'.

mercoledì 31 maggio 2017

Anche la morte ci è sottratta

Oggi 'portano via' Fiorenzo Gei. Il suo funerale sarà celebrato in Duomo a Prato, perché si aspetta gran folla a tributargli l'ultimo saluto.
La sua morte improvvisa mi ha indotto a una riflessione.

Fino a non molti anni fa alcuni di noi sapevano, presentivano la loro morte, che si annunciava al moribondo, e avevano modo di lasciare le proprie disposizioni, regalare le ultime spesso sagge parole ai vivi. La letteratura è piena di questi saluti, e anch'io ne vissuto uno simile con mio nonno che, fra le altre cose, si raccomandava che andassi a visitare la sua tomba di quando in quando.

Esisteva insomma la 'morte naturale'.

Ora la morte avviene soprattutto in due modi: o è improvvisa e violenta, cosa che si temeva e si cercava di scongiurare (A subitanea et improvisa morte libera nos, Domine), causata da incidenti stradali, assassinii, aggressioni e faide fra bande (altrove anche da micidiali strumenti di guerra), oppure è continuamente differita tramite ospedali, tubi e medicine, portando l'essere umano in una condizione inferiore, non cosciente e umiliante, dove medici e infermieri godono un potere illimitato, senza alcun vero contatto o conforto per il cosiddetto paziente, che se pure è in senno, è tenuto all'oscuro su come e quando morirà.

Non c'è più tempo o modo per gli addii, le disposizioni, gli ultimi dialoghi, e i testamenti umani lasciano spazio a una fredda procedura.

Anche la morte ormai ci è sottratta.

martedì 30 maggio 2017

Dietro le quinte del teatro finto e guasto

In fondo all'articolo pubblico stralci di una lettera di un collega, che dirige un teatro. Lascio la lettera anonima e senza riferimenti espliciti per evitare che venga 'massacrato'.
Avrei voluto invitarlo alla Baracca per la prossima stagione, ma non ho soldi per pagarlo, anche se non chiede un cachet eccessivo. Preferisco non invitare nessuno, piuttosto che umiliare colleghi, musicisti o altri artisti con il 'pagherò' un'inezia e chissà quando. 
La gente, quella poca che va ancora a teatro, molte cose non le sa. Non sa che anche quest'anno andrà probabilmente a vedere un teatro finto e guasto.

Per esempio non conosce il sistema dello 'scambio' teatrale: per ricevere finanziamenti pubblici, al ministero bisogna presentare tot borderò per dimostrare che si tratta di una compagnia richiesta, che 'gira', che è di qualità (al solito, la quantità per la qualità!); anche per i grandi teatri funziona così. Viene da sé quindi che a certi direttori artistici non interessa nulla quello e come lo fai, interessa il borderò, se la tua struttura, se ce l'hai, li può accogliere per dare un po' di soldi e il borderò. Quindi io vengo nel tuo teatro, tu vieni nel mio. Scambio di favori, soldi e borderò. Ma in nessun posto troverete scritto questo, perché in teatro l'omertà è assoluta e chi sgarra, ha finito di 'girare'.
E' anche per questo che il teatro è imbarbarito, noioso, veramente finto, e molti direttori artistici assumono aspetto grifagno e allo stesso tempo 'allarmato', come una porta di un sistema di sicurezza; e sono sempre più dei 'funzionari' che devono appunto svolgere queste funzioni: 1. far quadrare i bilanci; 2. dare lustro al teatro; 3 fare in modo che nulla cambi, se non per aumentare il numero di abbonamenti.
Ora, se proprio non c'è il borderò, ci deve essere altro. Ma sempre un do ut des fra me e te!
Per esempio, ci può essere una compagnia giovane e allora fa comodo ospitare questa compagnia o artista nel proprio teatro, perché fa punteggio o serve comunque per prendere soldi, per progetti che riguardano i giovani. La compagnia giovane viene totalmente devitalizzata e asservita.  Si compie in pratica un ricatto. Una volta che i giovani sono diventati adulti (e devitalizzati e addomesticati non piacciono nemmeno più...), si prendono altri giovani per ricevere altri soldi per altri progetti.
In questo modo l'osmosi non esiste, non esiste teatro nuovo, non esiste possibilità di accrescere la propria professionalità se non per una nicchia ristretta di amici, compagnie, teatri.
A girare nei teatri infatti sono sempre gli stessi.
Che questo sistema cambi non interessa a nessuno, tantomeno al Ministro Franceschini o altro che sia. Togliere il 'sistema borderò', che non attesta la qualità della compagnia, ma solo una 'finta' quantità, sarebbe un primo passo importante per compiere una sana rivoluzione, ma... cadrebbe tutto il castelletto, e cadrebbero anche tante teste. Senza ghigliottina. Tante teste prone al consenso e al sistema, che fanno tanto comodino...

Ma ecco un parte della lettera che annunciavo:


"Buongiorno!
                      ...Naturalmente capisco tutto e so quanto costa cercare di restare indipendenti. Noi riceviamo dalla Regione...un terzo di quello che è il costo complessivo della Stagione teatrale (sui... euro) e della Stagione musicale (sui ...euro) e dobbiamo quindi fare in modo di fare abbonamenti e sbigliettamento per circa ... euro per andare a pari. Cosa impossibile perché il teatro contiene solo duecento (e tot) posti e quindi, con prezzi molto popolari, è necessario integrare  con una piccola parte di ogni mio cachet, anche se facciamo quasi sempre sold out nel nostro teatro... Io però sono piuttosto osteggiato perché scelgo autonomamente gli spettacoli, senza accettare le imbeccate dalla Regione..., che vogliono piazzare tutti i loro amici, e mica solo (locali), e quindi sono a rischio tutti gli anni. Siccome però loro si prendono i nostri borderò molto appetibili quanto a rapporto capienza/spettatori, finora hanno tollerato questa mia indipendenza, anche se me la rinfacciano sempre. Naturalmente quello che mi è successo recentemente li ha molto infastiditi, perché ha dato molto visibilità al mio teatro e io mi sono guardato bene di nominare mai l' (Ente).. che da noi è una superpotenza. E io recito spesso e dovunque ma quasi mai in ...perché tutti i teatri sono in mano loro e quindi, siccome non si fa mai un discorso di qualità, ma di convenienze reciproche, io vengo quasi sempre ignorato. E chi se ne frega... E se solo ce la facessi andrei in pensione....".

sabato 27 maggio 2017

Ma tutte queste morti non muovono a nulla?

Tanti pedoni uccisi in città negli ultimi mesi. Anche una ragazza che se ne stava sul marciapiede, non solo il pachistano che viaggiava di notte sulla Declassata senza luci. Poi anche l'amico Fiorenzo. 
Insomma, a Prato un macabro stillicidio di morti sulla strada.

E tutti questi morti, non muovono a nulla? Non servono, invece di sfilate e incontri e raduni di politici per le prossime, lontane ancora, molto lontane elezioni, una riflessione collettiva su quello che siamo diventati incivili? I politici, il Sindaco non dovrebbero anche stimolare, invitare a questo?

A molti di noi importano poco i giochi di potere, i riassunti dei cento duecento mille duemila giorni di governo (che via, lo sapete anche voi, politici, non sono un granché), se vi ricandiderete o meno (come sta scritto oggi su un giornale); importa quello che è diventata questa città, come vi si vive; e soprattutto siamo preoccupati di come facilmente, così, uscendo per strada, semplicemente camminando, si possa morire.

Fiorenzo Gei, nel pantheon dei grandi pratesi

LA NAZIONE, Prato, in data di oggi


Fiorenzo Gei, nel pantheon dei grandi pratesi
Come tu esordivi anch’io faccio.
Salve Fiorenzo, amico carissimo salve, ora che l’ineluttabile si è compiuto, ora che la tua tempra leonina ha ceduto ad un colpo vigliacco sferrato all’improvviso come il dardo che uccise Achille.
Prato ha perso con te un grande protagonista della parte migliore della nostra cultura toscanissima, schietta, genuina e sapiente. Tu sei stato un uomo forte nel fisico e fortissimo nell’animo, generoso, vulcanico, un vero trascinatore. Professore di scienze e maestro di vita. Per i tuoi molteplici interessi, un grande comunicatore e un didatta sopraffino che ha insegnato ai giovani senza mai dimenticare i vecchi. Capace di coltivare il sapere delle generazioni che furono per guardare al futuro.
Tua, solo tua, resterà quella straordinaria forza e capacità di coniugare la bellezza della natura, della montagna e delle fatiche dell’umile lavoro dal sapore antico del mondo contadino, con l’arte e con la musica, con la lirica in particolare, quasi fosse il canto del poeta a guidare ogni tuo gesto e a sostenere le nostre incerte azioni da apprendisti in ascolto.
Non c’era cosa, fatto o avvenimento storico che tu non conoscessi, da raccontare nei simposi con la semplicità e la genuina ironia di chi cita il mito per poi smitizzarlo pur con l’affetto e la sensibilità dell’uomo consapevole e misurato.
Tu, presidente del CAI  di Prato, membro del Comitato Scientifico Nazionale  che sarai oggi stesso onorato, al correre della notizia della tua morte, al Congresso Nazionale di Napoli; tu che sei stato un paladino straordinario della natura, della geologia, della speleologia  e delle ricchezze storiche ed archeologiche del territorio bisentino e della Calvana, tua grande e irrinunciabile passione; Direttore del Centro di Scienze Naturali di Galceti; socio fondatore dell’Associazione Camars mossa insieme a te  alla riscoperta delle origini etrusche del territorio pratese, così simile alla tua natia Chiusi; ed ancora tu, Presidente di Prato Lirica, grande organizzatore di eventi, commemorazioni e tanto altro ancora, sei stato una stella splendente per la capacità di metterti in ogni occasione al servizio di tutto questo senza protagonismi, lustrini e vana gloria, sempre alle soglie del tempio senza mai volerci entrare.
Per chi ti ha visto all’opera, poderoso e fiero, per dirla come Sem Benelli, parevi “un eroe omerico”, perché tu sei stato per Prato quello che Ettore è stato per Troia in difesa della storia, della natura e dell’ambiente.
Le tue frasi resteranno poi per sempre scolpite nella memoria collettiva, come antiche massime che si leggono al focolare agli amici convenuti: “Niente sta scritto al di fuori dalla nostra ferma convinzione di poter cambiare le cose”. Uno speciale testamento spirituale da leggere però con l’avvertenza di non farne un epitaffio funebre per non sortire – come tu hai ben ricordato– “lo stesso effetto delle lapidi cimiteriali del de cuius benestante, opposto al povero senza croce, dove il morto era sempre descritto come portatore sano delle migliori qualità. (Prof. Giuseppe Centauro).

venerdì 26 maggio 2017

Ciao, Fiorenzo Gei

Ciao, Fiorenzo Gei: eri un grande uomo di cultura, e una vera forza della Natura. La tua morte è una perdita enorme per la città di Prato, e per tutti noi.

Una gabbia chiamata città

Copio un brano tratto da Architettura organica di Frank Lloyd Wright, che avevo inserito nel secondo Spettacolo della città di Prato (2015-2016), e che mi è tornato in mente in questi giorni difficili per pedoni e ciclisti.
Coloro che si vorranno occupare seriamente della gestione politica futura non potranno non pensare a un mutamento nel rapporto fra il cittadino e la sua città, dove ci sono troppe macchine, ostacoli, edifici, e troppo poco spazio per la vita. 

“Io personalmente ritengo che, sia le scuole, sia le città, hanno fatto il loro tempo. La grande città,venuta su a caso, poteva esistere una volta: oggi non più, è impossibile scientificamente. La vettura e il cavallo…il nemico fuori delle porte? Beh, chiudete le porte e il nemico non potrà entrare; quando si viveva una vita primitiva, e nulla c’era ancora della nostra civiltà meccanica, la città ipersviluppata aveva un valore perché era necessaria; ma oggi che valore può avere? Se fossimo meno addomesticati, se non fossimo pecore, se non ci fossimo abituati a lasciarci imporre di amarla, non potremmo più sopportarla. Ci vuol tutta l’energia di cui l’uomo è capace, per vivere ora in una qualsiasi delle città moderne. Non so chi ha detto che per aver voglia d'attraversare una strada di New York bisogna che uno sia nato sull'altro marciapiede. L'entrare in questo caos di case e l'uscirne sottraggono troppe energie e troppo tempo alla vita di un uomo. (…) Dovremmo già esserci accorti che la porta di questa gabbia – di questa “cosa” che chiamiamo la grande città – è finalmente aperta; la porta è aperta e possiamo fuggire. Noi possiamo andarcene dalla gabbia, ed essa può ben scomparire per sempre. Dovremmo comprendere che così come siamo ammassati nelle grandi città siamo vulnerabilissimi: possiamo essere distrutti in massa. Il nemico esiste tuttora; i popoli si odiano ancora, le forze della guerra esistono più che mai. (…) Nel villaggio ipersviluppato che viene chiamato metropoli, noi dobbiamo stare “attenti”, evitare la macchina, prendere letteralmente in mano la nostra vita per riuscire ad andare da un posto a un altro. Dobbiamo consumare tutta la nostra energia nervosa e metà del nostro tempo per andare e tornare – e il tornare è problematico – per mantenere vivo questo assurdo ammassamento urbano che assomiglia a un porcaio dove ci si urta e ci si gratta reciprocamente e la cui ragione d’essere è venuta meno coll’apparire di tutte le invenzioni scientifiche che ora ci minacciano da sopra e da ogni parte.

(Da Architettura organica di Frank Lloyd Wright, in L'architettura della democrazia, Milano, 1945).

giovedì 25 maggio 2017

In attesa della Ciclopolitana, intanto...

Il Comune ha presentato il progetto per la Ciclopolitana, il giorno dopo che un caro amico, Fiorenzo Gei, presidente del CAI di Prato, è stato investito da una macchina mentre attraversava la strada. E dopo che tanti, troppi vengono quotidianamente investiti, a piedi e in bici, in questa città!

In un articolo che la illustra (vedi sotto), l'assessore Alessi snocciola i motivi per cui dobbiamo muoverci in bici: che nei percorsi brevi, si risparmia tempo, si arriva prima; si fa moto eccetera. Scopre l'acqua calda, ma insomma, va bene così...

E comunque, queste 'tiepide' affermazioni, questi incitamenti all'uso del velocipede non bastano per convincere chi vive una vita complicata, stressata; per chi deve sbrigare vari e molteplici incombenze al giorno; per chi deve correre correre correre! Per chi ama correre e andare all'impazzata con la macchinuccia.
E poi mentre aspettiamo l'avvento del futuro meraviglioso, intanto si può rischiare di essere travolti, a piedi e in bici, da uno dei tanti pazzi che girano automuniti (ma anche no; magari veniamo travolti anche perché noi possiamo essere un po' distratti, perché no?); da chi mentre guida, manda messaggini o guarda Facebook sul suo caz...di Smarphone eccetera.

La città di Prato è, nel suo traffico, disordinatissima e incivile quanto poche.

Ci vogliono campagne massicce e interventi immediati per:

1. invitare tutti gli automobilisti a rispettare il codice della strada, e in generale a limitare la velocità e rispettare pedoni e ciclisti. Si devono fermare davanti alle strisce pedonali se passa qualcuno;
2. invitare tutti gli automobilisti a non usare il telefonino alla guida;
3. invitare i genitori ad accompagnare i propri bambini a scuola a piedi o, se sicuro, in bici.
4. invitare pedoni e ciclisti a essere più attenti e a usare le poche piste ciclabili e i marciapiedi che ci sono.
5. Dotare le proprie bici di efficaci - per quanto possibile - sistemi di difesa dagli innumerevoli ladri che girano, e non solo a Prato o in Italia (in Olanda, tantissimi, ma non per questo la gente non usa la bici, anzi!...).

Ci vuole una campagna massiccia e martellante, e, per quanto possibile, anche interventi concreti immediati, non basta l'intervistina e il progettone.

E intanto: voi, assessori e consiglieri, fautori della belle sorti e progressive della città futura, andate in bici in città?


martedì 23 maggio 2017

I Comuni torneranno a essere come negli anni '20...

Ieri a telefono con un impiegato di un comune italiano, si parla in maniera informale, quasi divertita. Lui, è un lui, fa alcune confessioni.

La prima riguarda il teatro comunale.

-Eh, dice, il comune s'è svenato per dare i soldi a questo ente teatrale mangiasoldi; poi alla fine ha dovuto fare un bando. Un bando per modo di dire: hanno partecipato solo due enti teatrali, di cui uno era quello che aveva sempre gestito il teatro; due enti giganti, ché altro non sarebbe stato possibile. Ma si sapeva già chi avrebbe vinto, più o meno. Se si fosse presentato un altro, magari un terzo più piccolo, pur valido, non avrebbe potuto vincere. Perché? Perché questi enti teatrali hanno i soldi dello Stato, e quindi quando fanno offerte possono andare al ribasso, possono presentare budget interessanti, tanto mica danno del loro. E quindi, alla fine, vincono correttamente, vincono perché possono vincere. Non c'è bisogno di alcuna corruzione perché vinca il teatro tal dei tali...

Poi parla del Comune.

Il Comune? Ma il Comune che cos'è, ormai? I soldi non ci sono più, nei Comuni. Presto i Comuni torneranno a essere quello che erano negli anni '20 del Novecento, una emanazione e controllo dello Stato sul territorio, senza o pochissima capacità autonoma; anagrafe, polizia municipale, poco più. Servizi sociali, cultura non ne parliamo...tutto ridotto al lumicino. Tutto o quasi sarà privatizzato, e in gran parte lo è già. I soldi della cultura vengono dati agli enti costituiti e controllati pubblicamente, e soprattutto per dare gli stipendi agli impiegati eccetera. La cultura nel territorio la fanno, come la fanno, le associazioni, cose così, alla buona...

Io gli ricordo che nel suo Comune a giugno ci saranno le elezioni.

-Mi vien da ridere. Le elezioni comunali, che dovrebbero essere dedicate agli interessi della popolazione locale, funzionano soprattutto per le carriere dei singolo. Qualcuno ci spera perché magari non ha lavoro. Come dice lei, sempre più gente tenta la carriera politica, diciamo, perché non c'è lavoro, non c'è futuro...Non c'è idealità. Perché se anche poi qualcuno è valido, non può fare niente, non ci sono gli strumenti per fare niente, e poi lo costringono a stare nei ranghi. Alla fine, bene che vada, può rimettere un po' in sesto le casse comunali... Punto.

lunedì 22 maggio 2017

Abbazia di San Gusto al Pinone: un visibile spanciamento...

Queste foto sono state scattate ieri e dimostrano come la pieve di San Giusto al Pinone, nel Comune di  Carmignano, versa in condizioni di assoluto abbandono. Ricordo che nel marzo scorso è caduto il tetto della volta.
Guardando la chiesa frontalmente si osserva chiaramente lo spanciamento della parete sinistra. Sui tetti della tripla abside, che qui non si vedono, sono nati e cresciuti da tempo alberelli.
E anche il campanile non versa in ottime condizioni. 
Le didascalie che illustrano la chiesa sono completamente illeggibili.


domenica 21 maggio 2017

Internet, strumento di guerra

Traduco un pezzo di un articolo del New York Times dal titolo "Internet is broken: @ev William is trayng to salvage it" (Internet è rotto: Ev William sta cercando di ripararlo, letteralmente 'salvarlo'), di cui hanno dato notizia i giornali italiani.
Vale la pena di leggere poi l'indagine delle molestie in rete del Pew Reserch Center, menzionata nell'articolo,  dove risulta che Internet è usato comunemente per offendere e perseguitare le persone con vario modo e finalità.  Insomma, Internet è uno strumento di guerra.


"SAN FRANCISCO - Evan Williams è il ragazzo che ha aperto la scatola di Pandora.  Fino alla sua comparsa, le persone avevano pochi posti dove andare con le loro emozioni traboccanti e selvagge opinioni, tranne scrivere una lettera al giornale o  arringare i vicini.  Il sig. Williams -  fondatore di Twitter, co-creatore di Blogger – ha messo a disposizione questa libertà, fornendo a tutti strumenti per comunicare con il mondo. Nella storia della tecnologia delle comunicazioni, è stato una scoperta (letteralmente 'sviluppo'), che ha avuto implicazioni simili a quella di Gutenberg. 

E così siamo qui nel 2017. Come va, signor Williams? 

"Penso che lnternet sia rotto", dice. In realtà crede questo già da alcuni anni. Ma le cose stanno peggiorando. "Ed è molto più evidente a tante persone che è rotto".  Le persone usano Facebook per mostrare suicidi, colpire e assassinare, in tempo reale. Twitter è un alveare di troll e abusi che sembra impossibile arrestare. Le notizie false, create o per ideologia o profitto, sono sconvolgenti. Quattro su 10 utenti di internet adulti , secondo una indagine del Pew Reserch Center sono stati molestati online. E  questo  prima che la campagna presidenziale si riscaldasse l'anno scorso.  Una volta  pensavo che se tutti avessero potuto parlare liberamente e scambiare informazioni e idee, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore", dice Williams. " Mi sono sbagliato…


SAN FRANCISCO — Evan Williams is the guy who opened up Pandora’s box. Until he came along, people had few places to go with their overflowing emotions and wild opinions, other than writing a letter to the newspaper or haranguing the neighbors.
Mr. Williams — a Twitter founder, a co-creator of Blogger — set everyone free, providing tools to address the world. In the history of communications technology, it was a development with echoes of Gutenberg.
And so here we are in 2017. How’s it going, Mr. Williams?
“I think the internet is broken,” he says. He has believed this for a few years, actually. But things are getting worse. “And it’s a lot more obvious to a lot of people that it’s broken.”
People are using Facebook to showcase suicides, beatings and murder, in real time. Twitter is a hive of trolling and abuse that it seems unable to stop. Fake news, whether created for ideology or profit, runs rampant. Four out of 10 adult internet users said in a Pew survey that they had been harassed online. And that was before the presidential campaign heated up last year…
“I thought once everybody could speak freely and exchange information and ideas, the world is automatically going to be a better place,” Mr. Williams says. “I was wrong about that...”