mercoledì 22 novembre 2017

Papà

So' diventato papà
che te lo dico a fa.

So' diventato papà
e ce devo pensa'
se cambio mestiere.

Finora ho fatto
er rivoluzionario
a contratto
parlamentare;

so' andato
de qua de là
per le cinque sfere.

E lo continuerò a fa,
pe' gli amici
dell'ugualità.

Ma so' diventato papà,
er popolo deve aspetta'.

Mo' me devo organizza'
scrive penzà
e vede
che futuro avrà
er pupo mio,
l'erede;
nella culla già ce sta
e ride ch'è un piacere.

So' diventato papà;
ner futuro se vedrà
se sì alò 'embe'
per favve er piacere,
me potrò candida'
a capoccia capotimoniere.

martedì 21 novembre 2017

L'artista fantasma

Artista fantasma.
Ci sono, ma non mi vede nessuno.

Ho detto due cose
un po' bruttine

su quegli
che c'hanno in mano
l'incensiere;

gl'ho detto:
- Andate, non impuzzate
l'ambiente col vostro mestiere;

e loro si sono arrabbiati
si son consultati,
e hanno deciso
di togliermi
sostanza
dalla stanza
m'hanno fatto
bandire.

E quindi oltre a fantasma
sono bandito,
che è la stessa cosa.

Artista fantasma
bandito
e quindi fallito,
e anche quello è la stessa cosa.

E sono quindi un artista leggero,
ché senza denaro.

Sono infine un artista
trasparente,
ché mi ignora la gente.

A che servirà la mia arte
d'artista fantasma 
bandito 
fallito 
leggero 
trasparente
che 
non 
lo 
vede
la 
gente?

Sarò non sarò am-atletico?

Principe di Danimarca
potrebbe andare,
ma trasparente
anche un principe si fa cessare.

A casa la mamma
m'ha detto intristita
che così va la vita:
- O non lo sapevi
che chi tiene l'incensiere
impuzza a suo piacere?

Ma facevano un frazio...!

-E per questo li chiaman fetenti...

Il babbo ha scosso la testa.
-Un artista trasparente
equivale a un bel niente!
Cambia mestiere
fammi il piacere!
Se non ti vedono
per chi impastrocchi?

Ma la mamma m'ha detto,
un pochino mi si vede lo stesso...
-Con tutta la gente senz'occhi!

E allora hanno litigato
babbo e mamma
a decidere il mio stato.

C'è 
non 
c'è
si
vede
non
si
vede!

-Ma che razza d'erede!

-Silenzio!
Han strillato
da chi sotto sopra
siede.

Poi di sera a letto
a rimboccarmi le coperte
la mamma spiritosa:
-Fagli effetto
agli incensieri.
Se fantasma sei,
mostrerai la tua natura.

- Oh, ma è dura
impaurire quelli
che sono così duri e tanti
più che in Sudafrica 
i diamanti!

Artista fantasma.
Ci sono, ma non mi vede nessuno.
E se lo sei anche tu,
batti un colpo,
e più paura faremo,
diobono.

lunedì 20 novembre 2017

Passaparola, la guida per la China-Town pratese


Grande risalto sulla stampa locale alla 'guida o progetto? "Passaparola Prato - Scopri il viCINAto", che vuole essere una guida per la China-Town pratese.

Questa la presentazione che copio dal sito del Comune di Prato:

"Passaparola è un progetto di integrazione che raccoglie alcune delle attività commerciali, italiane e cinesi, che convivono nella zona del Macrolotto Zero di Prato, in particolare via Pistoiese e via Filzi.

La guida, curata da IED Firenze (Istituto Europeo di Design) e pubblicata dal Comune di Prato, fornisce una breve descrizione dei negozi e una mappa con le attività cinesi e italiane che hanno aderito al progetto.

Un agile strumento per raccontare il quartiere Macrolotto Zero attraverso le persone, le attività commerciali e la cultura della comunità italo-cinese che anima queste strade, oltre a curiosità, usanze e tradizioni. 



Passaparola per conoscere chi ci sta vicino, 

Passaparola per non avere paura delle diversità

Passaparola per creare nuovi legami
Passaparola per crescere come persone"


Ma, nonostante le buone intenzioni (che indubbiamente ci sono) si capisce,  e proprio consultando il libretto, che fra comunità italiana e quella cinese è ancora un dialogo fra sordi.
Infatti sul libretto le attività presenti sono in maggioranza quelle italiane, mentre in realtà, in quella zona, sono la minoranza in assoluto.

Voglio dire che questa 'guida' sembra servire soprattutto a quelle poche attività commerciali italiane (e quelle indicate nel libretto sono le uniche rimaste o poco più),  a dar loro evidenza e a non farle sentire culturalmente soffocate,  piuttosto che far emergere quelle cinesi di cui, pur essendo la stragrande maggioranza,  compaiono solo tre!

Ben vengano le guide, ma la strada per la comunicazione e l'integrazione è tutta in salita, per non parlare di eventuali visioni turistiche per la zona del Macrolotto, cuore della China-Town pratese;  al momento il solo pensarci, viste le condizioni al contorno e l'ostilità di molti pratesi verso quella comunità, sembra un invito fuori luogo, altro che idea 'trendy'! E basta osservare altrove: in altre China-Town del mondo, ben più antiche delle nostra, questo tipo di turismo non ha mai decollato, se non per la ricerca di mercati dove si trovano oggetti di marca... 'farlocchi', mercati che sono espressione del capitalismo più sfrenato.

Proprio la tendenza allo sfruttamento capitalistico delle capacità produttive del territorio, tipico delle comunità cinesi all'estero, sembra allontanare ogni serio progetto turistico in zona.


Replica straordinaria e commenti su "Le maschie"

Sabato sera, dopo la replica de "Le maschie" il pubblico è rimasto quasi un ora a parlare dello spettacolo. D'altronde chi viene alla Baracca, così lontana dal centro e dagli 'allettamenti', viene per anche per riflettere e condividere una esperienza di libertà.
Forse per questo lungo stare insieme e commentare poi nessuno ha scritto nulla nel nostro quaderno.

Solo un commento, arrivato il giorno dopo da Chiara:

"Ciao, Maila. Uno spettacolo profondo e intenso, di solito si dice 'bello', no? Grande tensione, emozione, pensieri. Colpite anche dalla tua capacità di interpretare tutti questi personaggi. Noi li abbiamo visti e seguiti tutti...Grazie."

Alla fine la tentazione di replicarlo ha vinto, nonostante gli impegni fuori.

Le maschie torna a La Baracca la prossima domenica, 26 novembre, ore 17.


venerdì 17 novembre 2017

Domani replica de "Le Maschie"


Domani, sabato 18 novembre, ore 21, seconda e ultima replica de Le maschie a La Baracca. Non credo che, dopo l'appuntamento di domani, replicherò ancora, dato che sono impegnata fuori Prato, e anche con altri lavori. Chissà.

Per domani consiglio la prenotazione.

Lo spettacolo ha ricevuto apprezzamenti, ma in pieno conformismo di genere, qualcuno pur senza averlo visto, al solo titolo, si è spaventato.
Cosa accaduta già diverse volte: i 'concubini' che addirittura furono censurati da un giornalista senza che avesse visto lo spettacolo;  polemiche per lo spettacolo sul Bresci...Tutto senza cognizione di causa. E anche questa volta. Nessuna novità.
Che si 'spaventino'. Il teatro serve anche a questo.

Nove anni di blog

Il 21 novembre 2008 diedi vita a questo diario. In realtà non pensavo che lo diventasse, e lo iniziai per annunciare una serata politica a La Baracca, in vista delle amministrative del 2009, pensando di far nascere o sostenere un polo civico alternativo.

Tutti si spaventarono e fecero il possibile per distruggere l'idea.

Allora ancora mi illudevo di poter far qualcosa di buono per la collettività e, anche, che fosse possibile creare una lista senza padrini o santi.

La politica di allora, quella che ostacolò il mio progetto, ha fallito miseramente; alcuni di loro sono politicamente scomparsi. 

Per quando mi riguarda, non cadrò più nell'errore di fidarmi di certa gente. Contro di me e il mio teatro, e proprio a causa di questo blog, hanno scritto e detto di tutto. A volte ho pensato di farci, sulle calunnie, invece di denunce,  uno spettacolo. E chissà che non venga fuori! 

Intanto il blog va avanti, senza padrini o santi (anzi, santoni, e questo almeno è possibile!), in forma di diario personale; insomma, senza babbi né mamme che ci dicano cosa e quando e come scrivere.



giovedì 16 novembre 2017

Il tarlo del successo

Dopo aver parlato di abusi nei confronti di attrici e donne dello spettacolo, invito a parlare del tarlo del successo.
Questo animaletto che ci mette tutti nella condizione di merce. Le nostre qualità personali e il risultato dei nostri sforzi finiscono poi per essere vendute in cambio di denaro, prestigio e potere.

Chi si sottrae a questo mercato è reso ridicolo, scartato e buttato. Tutti, donne e uomini, nessuna differenza finale, pur con modalità diverse.

Ma perché questo tarlo è così potente? Oltre alla vanità, all'amore di sé, che sono motori fondamentali, c'è un altro motivo, sociale (e quindi economico): l'artista ambisce al successo perché viene rispettato nella sua individualità soltanto se è un artista riuscito, se riesce a vendere la sua arte (e si presta per questo a vendere anche il suo corpo, oppure la sua ideologia); altrimenti, se non vende o non si vende, lei lui rimane al margine, e alla fine diventa un eccentrico di cui ridere. O un nevrotico, una sorta di pazzo. E come tale nessuna considerazione è dovuta.

Il successo è questo.


mercoledì 15 novembre 2017

Un posto a te, venti voti a me; un posto a te, trenta voti a me....

Così è già cominciata qui e là in Italia la raccolta dei voti per le prossime elezioni. Aziende che assumono, danno lavoro, e ci saranno ricchi premi e cotillons per il 2018.
Bene, molto bene, ma...ci viene un dubbio, che il tutto coincida con le prossime elezioni, proprio nel 2018...Pericolosissime, temibilissime.

50 persone di qua, 30 di là. E quelli precari saranno 'stabilizzati'. Sembra che il totale di persone assunte nel 2018 sarà addirittura... una cifra enorme!
Cosa si può dire contro queste belle iniziative? Niente! Cosa si può pensare contro queste azioni sociali ed economiche che mirano a far diminuire il numero dei disoccupati e a creare benessere? Niente. Ma cosa si vuole di più? Ah, siamo sempre a pensar male qua, sempre. Come siamo cattivi. 
E tuttavia si nota che spesso, troppo spesso, in coincidenza delle elezioni, nel passato, per esempio, aziende partecipate hanno bandito concorsi per posti di lavoro e fatte tante cosine per il territorio...I sindacati sono giustamente festanti, e in molti aspettano in fila di poter 'entrare' con il lavoro fisso.

Ma il sospetto, eh, solo il sospetto, è che si entri solo a una condizione: con voto e fidelizzazione.


martedì 14 novembre 2017

La Gruber e la compagnia de La7

Era un po' di tempo che non mi capitava di guardare il programma di Lilli Gruber. Dopo tanto tempo scopro, e mi confermano, che gli invitati sono sempre gli stessi, come gli attori di una compagnia di giro.

Guardando il programma, per pochi minuti per la verità, ho provato, ancora una volta, un senso di soffocamento. Da lei, quella falsa idea, almeno per me, che dà del femminismo, e dai mansueti ospiti della sua corte, che è quella della Sette (sette, che numero!) promana il tempo e il modo del potere, a cui il giornalismo rende servizio travestito da modernità, saggezza, tolleranza (anche attraverso i suoi ricchi telegiornali), ma che poi chiude l'esistente in un conformismo assoluto e impietoso. Ogni alternativa di pensiero è esclusa, come il dibattito paradossalmente (e celatamente) dimostra.

Ho provato, eccessivo?, un lontano senso di Terrore.

lunedì 13 novembre 2017

Marino Marini, passioni visive

Mi permetto un piccolo suggerimento.
Visitate la mostra su Marino Marini nel museo della Fondazione omonima a Pistoia. Potrete confrontarle con alcune opere di Mirò (I colori del Mediterraneo) e con le sculture di un allievo di Marini, Kengiro Azuma (Una vita in Italia).
L'ingresso è gratuito, e l'uscita...appagante. 

http://www.fondazionemarinomarini.it/

http://www.marinomarinipassionivisive.it/it/

Su "Le maschie"


Il debutto de Le maschie è stato psicologicamente faticoso, ma anche entusiasmante. Dopo la recita, per la prima volta in tanti anni di palco, sono rimasta seduta in camerino, senza svestirmi subito; mi sentivo 'svuotata'. Non per il tempo che passa, o non solo, ma piuttosto per lo spettacolo in sé, denso di personaggi e di tensione. Ma ero anche felice e volevo godermi un briciolo della rara felicità.
Un testo che non concede nulla allo spettatore, non è conciliante, non strizza l'occhio di ruffianeria.
Non aggiungo altro; per chi vorrà c'è la replica del prossimo sabato 18 novembre.


Alcuni commenti.

"Le Maschie.
Incubo che separa i gradi delle camere, la prima, la seconda la terza, come un limbo volontario in cui le anime delle donne si sottopongono a una damnatio ipsorum, per raggiungere un obiettivo sulla carta: l'uniformità al modello immaginato, sia esso ispirato da condizionamenti infantili o dettato da subliminari convincimenti mass-mediatici. Modello che comunque le allontana da sé, dal profondo intimo ancora sconosciuto e in nuce, ma si adegua a un idolo esterno, commerciale, falsoide. A contrasto di questo processo così diabolicamente trasformatore ci sono personaggi non ancora convinti della 'metamorfosi' che, nella loro fragilità e paura, sono però vincenti nel  fallimento esistenziale. (G.D'Accolti).


"Un testo intelligente e acuto, che si spinge oltre il dibattito sul tema. Maila si conferma..." (Luca S.).

"Questa volta Maila ci conduce in un tunnel angoscioso che ci porta dal surreale all'iperreale agghiacciante come l'umanità che non si riesce più a conoscere e a capire. Ritmo incalzante di grandissimo impatto emotivo" (Uno spettatore che si firma "Il direttore delle Metamorfosi").

"...Grazie per questo spettacolo bello, forte, intenso e sconvolgente" (Graziella).

"Ciao, Maila. Uno spettacolo profondo e intenso, di solito si dice 'bello', no? Grande tensione, emozione, pensieri. Colpite anche dalla tua capacità di interpretare tutti questi personaggi. Noi li abbiamo visti e seguiti tutti...Grazie." (Chiara - 18.11.17)

giovedì 9 novembre 2017

Storie&Slides, l'Italia nel baratro

Prodi ha affermato che la situazione italiana è, economicamente e politicamente, una tragedia.

Sembra che un operaio abbia rincorso il Professore, appena arrivato a Roma,  dicendogli: "Professo', così nun potemo annà avanti".

I giovani se ne scappano; i più vecchi non sanno cosa inventare. Gli operai sono smarriti; il resto uguale.

Intanto qui e là politici appena eletti vanno in carcere, e quelli ne sono fuori ci raccontano storie illustrate con slides sui progetti che mai saranno realizzati. 

Fare politica è un modo di salvarsi dal naufragio, e quindi le elezioni sono sempre più una battaglia per la sopravvivenza.

La corruzione aumenta, l'evasione fiscale è un fenomeno oceanico, e non ci sono soldi, e quei pochi si lasciano per gli 'amici' che ci potranno aiutare alle prossime elezioni.

Teatri e musei, se si escludono le inaugurazioni e i biglietti gratis, rimangono vuoti.

Non ci sono progetti di alcun tipo, in nessun campo, né a livello nazionale, né a livello locale.

I politici pensano a fare politica con Twitter, Facebook &C. Scambiano le realtà e incassano 'mi piace' con belle foto e frasi a effetto. E poi vanno a letto soddisfatti di sé.

mercoledì 8 novembre 2017

Teatranti sarete voi, signore e signori del MET!

L'Ufficio Promozione del Teatro Metastasio manda una mail per promuovere il suo prossimo spettacolo in cartellone e la indirizza a un voi generico che definisce 'cari teatranti'.

'Cari teatranti' a chi? 'Teatranti' non può essere usato in senso allocutorio senza una vena di disprezzo, e lo dovreste sapere bene!

Quale mancanza di tatto e che ignoranza artistica dimostra il MET!

Forse non si conoscono le 'formule di cortesia' per mostrare il proprio rispetto all'altro?

'Teatranti' sarete voi che non sapete chi siamo né cosa facciamo, nonostante siamo qui da quasi un quarto di secolo, e che viviamo di teatro senza i soldi pubblici (riuscireste voi?), e non siete capaci nemmeno di usare educazione e proprietà di linguaggio con gli artisti del territorio, i quali, nonostante le parole che usate,  non vi sono punto 'cari', di cui vi ricordate infatti solo quando dovete riempire il teatro!

Non so i colleghi, ma io diserterò, e non solo perché le date coincidono con un nostro debutto al Teatro la Baracca; un spettacolo che noi produciamo con i nostri soldi e non con quelli pubblici, che invece voi usate male e senza grazia, totalmente scollegati dal territorio e dalla città in cui vi trovate, volutamente e insistentemente all'oscuro, in un misto di indifferenza e altezzosità, se non disprezzo, per quelli che mostrate di considerare un sottoprodotto teatrale, buono solo per il vostro marketing!

Il fatto di essere un teatro pubblico, un teatro finanziato non vi autorizza all'esercizio dell'umiliazione. 

In attesa di altri tempi e persone al comando delle cose pubbliche, a noi non siete punto 'cari'.

martedì 7 novembre 2017

Il ritorno del Signor Garanzia

Mentre si profila il ritorno del signor Garanzia al comando di questo paese carnalmente reazionario, beghino, ignorante; mentre si parla di scontri televisivi o internettici, e giornalmente si assiste al quotidiano blaterare degli stessi attori politici e mediatici (che spesso coincidono), mentre la politica è diventata per quasi tutti un modo per mettere il proprio sederino al caldo, il sistema socio-economico crolla senza pietà, il lavoro manca, o se c'è viene assegnato come sempre sulla base di clientele, familismi, ruffianerie, adesioni a partiti; in sostanza, puttanerie, e non solo, come si legge e vede, nel finto dorato mondo dello spettacolo.
Molta gente non va più a votare, ché alla politica pseudo-democratica non crede più, ché il sistema è talmente corrotto e falsificato da rendere inutile l'esercizio del voto e l'eventuale scelta dei propri candidati.

Ma il signor Garanzia non è il solo che 'ritorna'; è tutto il sistema insieme a lui che non se n'è andato e che non se ne andrà.

Qui, in Terra To, dove la politica ha creato un raffinato occulto sistema clientelare attraverso l'assegnazione di posti di lavoro, o amministrativi o politici,  il Partito di Ma (la maggioranza) pur in forte crisi per l'avvento di movimenti di opposizione, non mollerà facilmente l'osso del potere. Forse la gente preferirà dare il proprio voto agli adepti del Signor Garanzia? E probabile,  e proprio per avere garanzie sullo status quo degli interessi in campo, tanto amato e ricercato. E alla fine resteranno sempre loro a continuare questo nostro insolito, democraticamente imbellettato ma implacabile e concreto, sistema dittatoriale. 
Non dobbiamo dimenticare che questo Paese è ricordato per il suo export di eccellenza: il duo corruzione e dittatura.

lunedì 6 novembre 2017

Le maschie, commedia distopica

Questa settimana inizia con l'attesa e il duro lavoro finale per il mio nuovo spettacolo Le maschie, e sono fiduciosa visto che ho superato il difficile esame di Gianfelice, critico acuto come pochi. Forse lo uguagliava solo mio padre, che pure non aveva certo la sua competenza in materia, ma sì era ugualmente spietato nel giudizio, quando un tempo, insieme a mia madre, si sottoponeva al duro piacere dell'assistere ai miei lavori teatrali in anteprima. Un tempo i babbi non erano tanto compiacenti con i figli, o almeno il mio non lo è stato con me. E questa durezza nel giudizio è utilissima, che ai teatranti e agli artisti in genere non serve essere accarezzati prima del debutto, ma solo eventualmente, e non troppo, dopo.

Con Le maschie mi sono trovata psicologicamente in difficoltà, come se tradissi il mio genere e la mia storia femminista, ma alla fine mi sono detta di andare libera e sicura anche a minare d'incertezze e dubbi campi che apparivano rigogliosi e ben coltivati.



Sabato 11 e 18 novembre ore 21

Teatro La Baracca, Prato


LE MASCHIE

Commedia distopica 
scritta e interpretata da 
Maila Ermini

Al Centro Metamorfosi le donne vanno e vengono alla ricerca di una più confacente, nuova identità: qui diventano maschie, che è come un nuovo meta-genere che le modifica interiormente. E qui arriva Dafne, la protagonista,  in contrasto con la sorella Zoe, e incontra altre come lei o diverse, ma tutte alla ricerca di un riscatto, sociale e personale, e di una non certa felicità. Un finale inquieto allude a scenari di insolito futuro per l'umanità.

domenica 5 novembre 2017

Recensione sullo spettacolo del Datini (che era misteriosamente scomparsa da questo blog)

Per uno strano caso, la recensione del Prof. Centauro sullo spettacolo Nel nome di Dio e del Quattrino era scomparsa, e quindi la ripubblico.


Nel nome di Dio e del quattrino


Il mercante di Prato, commedia impossibile con Francesco di Marco Datini, scritto interpretato diretto da Maila Ermini con Gianfelice d’Accolti nei panni di Francesco di Marco, è una meraviglia. Alla chiusura del sipario della prima, questo è stato il pensiero da tutti condiviso in sala. Sarà l’atmosfera intimissima che avvolge il Teatro La Baracca, sarà la suggestione della messa in scena, dove il pubblico è come ospitato nelle stanze di studio e residenza del protagonista, ma quello che passa dalla mente ai assiste è uno spettacolo autentico, dove il tempo lascia il posto allo spazio e lo spazio è tangibile come un proscenio reale. Due atti e cinque diverse “scene” (tante ne ho contate) che trasportano la vicenda del mercante pratese, primo vero imprenditore dell’età moderna (una sorta di “protocapitalista”, come ha dichiarato l’autrice a fine spettacolo) pur storicamente collocato tra la fine del ‘300 e l’inizio del ‘400. La scena di esordio rappresenta l’immaginario ed evocativo incontro tra l’autrice e il personaggio; la seconda vive in una confessione fra sacro e profano dove l’affabulatrice personifica l’angelo che avrebbe dovuto purificare i peccati dell’impenitente, mosso da improbabili pie virtù; la terza si consuma nel sonno riparatore con le incombenti visioni del mercante, un pulcinella nel sonnabulismo che restituisce mirabilmente le paure e gli incubi più terribili nei movimenti scomposti del burattino; la quarta irrompe con la figura del terribile mongolo Tamerlano, restituito in scena con sagacia e sarcastica invenzione dalle mutate sembianze dell’affabulatrice; la quinta nell’incontro del mercante con la morte con la quale non si può trattare, neppure con la lettera di cambio per ottenere inediti ei straordinari maneggi post mortem (un quadro scenico geniale, “fuori del comune” e certamente risolutivo per comprendere la vera e indissolubile personalità del mercante pratese  (un self made man ante litteram).
Come altre volte, la piece teatrale di Maila che apre la scena su personaggi pratesi, documentandone in modo filologico le vicende rendendone pienamente credibili gli aspetti esistenziali più reconditi assume i connotati dell’universalità per i temi trattati e della contemporaneità per i possibili risvolti con il vissuto contemporaneo. Storie di uomini e di donne che incarnano altrettante tipologie che molto assomigliano alle persone e alle situazioni che misuriamo nel quotidiano. Come Plauto prima e Moliere dopo dipingono la figura dell’avaro come un archetipo, Francesco di Marco, come Arpagone, esce dalla storia per raccontarci le umane debolezze e le fobie, vizi e virtù che attanagliano, oggi forse più di ieri, l’uomo.  La superba interpretazione di Gianfelice restituisce con ironia e incommensurabile espressività il quadro che scolpisce in modo memorabile il personaggio creato da Maila, affabulatrice dell’impossibile incontro, ma anche delicata narratrice nelle vesti di Margherita, moglie “coatta” di un carismatico Datini.
 (Prof. Giuseppe Centauro, 15 ottobre 2017)

DOPO LA PAURA. Una serata speciale nella lettura scenica delle poesie di Cassiano Centauro.




DOPO LA PAURA. Una serata speciale nella lettura scenica delle poesie di Cassiano Centauro.

Nessuna cosa avviene per caso ma tutto secondo lógos e necessità”  (Leucippo, fr. 2)

"Per provare a raccontare una serata speciale come quella vissuta ieri sera a La Baracca, prendendo in mano carta e penna, mi sono detto: come posso separare con razionalità il ricordo dell’amato fratello morto dalla tangibilità del racconto dei suoi pensieri poetici?
Questi brani poetici restituiti alla vita e riscoperti nell’autentica dimensione letteraria dall’evocativa lettura scenica, magistralmente condotta da Maila e da Gianfelice, mi hanno illuminato. In una narrazione unisona di genere, maschile e femminile,  che ha reso vibrante e rotonda l’interpretazione di scampoli di vita vissuta, senza sbavature o retoriche cadenze, ho ritrovato un fratello che per troppo tempo avevo dimenticato, forse a causa della lunga e penosa malattia, forse per quel senso di progressivo distacco, non più scanzonato, che vive con tutti noi. Attraverso la lettura scenica delle sue poesie ho riscoperto  significati reconditi  e verità nascoste che vanno ben aldilà della metrica del diario personale, delle ermetiche esperienze tracciate nei versetti scritti oltre 30 anni or sono che, pur leggendo, con attenzione non avevo potuto cogliere fino in fondo.
Si è così compiuta insieme all’irripetibile partecipazione emotiva, un’indimenticabile lezione di poesia che è riuscita nel miracolo di trasferire la narrazione dei tanti  “fermo immagine” poetici  descritti da Cassiano, nell’impalpabile sfera dell’inconscio di quella natura umana che a tutti appartiene, nessuno escluso.
L’espressione poetica di spicciolati versi, interpretata secondo le regole dell'arte scenica, si è materializzata in un unicum temporale, in un poemetto epico ed unitario, di grande forza espressiva, che ha proiettato tutti i presenti in un’altra dimensione, da fisica a spirituale, facendosi oltrepassare insieme all’autore i confini del tempo, prima nel ricordo poi della sua paura esistenziale che è la nostra per provare il profumo della libertà, la vivezza dei colori dell’arcobaleno portatori di luce, oscurando infine  le ombre e i tentennamenti del vivere quotidiano, fissando  in una parola e indelebilmente le pagine di Cassiano, la sua esperienza del “dopo la paura” nel pantheon poetico dell’universalità. Abbiamo riscoperto un Cassiano fanciullo, pieno di ardore, curiosità, ironia, sagacia, amante della vita e della natura.
Nella discussione in sala, dopo la lettura del poema, Cassiano si è manifestato come puro spirito, in un’aura non più corruttibile quasi che i sentimenti e le immagini da lui delineate acquistassero una dimensione propria ed autonoma, oltre la sua stessa persona. Emozioni grandissime e suggestioni non facilmente ripetibili come solo il logòs può tracciare e solo il tòpos riesce fissare in quadri scenici, divenuti a nostri occhi splendidi affreschi da osservare, come lui ha fatto, laddove la natura, qui intesa in tutte le sue componenti, è parte integrante di ciascuno di noi, in grado cioè di spingere via, come lui ha testimoniato, qualsiasi paura. Non per caso dopo queste poesie, Cassiano ha ricercato il senso della bellezza del creato nella fotografia, osservando la realtà percepita dal particolare al generale, senza distinzioni né confini. Tuttavia, la chiave di lettura ce l’ha lasciata attraverso una straordinaria  poesia fiorita, come una rosa a primavera, dalla necessità di rispondere alle pulsioni del cuore e alle sollecitazioni, non più contenibili, di un pensiero fino allora troppo raziocinante, in un ideale dialogo “aperto”, senza remore e incertezze esistenziali, sospeso tra eros e ragione.
Queste poesie testimoniano, pur nella timidezza di chi sa di avere ancor molta strada da fare nel percorso della conoscenza, quale energia promani dal desiderio mai pago (innata necessità) di esplorare l’esplorabile, di vivere nuove esperienze e di viaggiare in lungo e largo nella storia dell’uomo, delle arti, della pittura, della musica, della letteratura per vincere definitivamente la paura.
Maila Ermini e Gianfelice D’Accolti lo hanno fatto capire in modo limpido, con quella naturalezza e spontaneità che contraddistingue la vera arte, troppo spesso dimenticata sui palcoscenici, che non deve ostentare i saperi e il duro lavoro che sta dietro alla messa in scena, bensì venire incontro allo spettatore e condurlo per mano educandolo alla poesia e al pensiero libero del poeta." (Prof.Giuseppe Centauro).

venerdì 3 novembre 2017

Una ciclabile per Magni

La questione di intitolare una via ciclabile a Fiorenzo Magni, ciclista famoso per aver vinto il Giro delle Fiandre, morto nel 2013 e che fu un repubblichino, ripropone vecchi stilemi di scontro.
La proposta viene da Bernardi, il presidente della Casa dei Ceppi dei Poveri di Francesco di Marco, che, chi era presente al debutto del mio spettacolo sul Datini, ha potuto conoscere e sentir parlare.
L'Anpi è contraria alla sua proposta, e ne è venuta fuori la solita querelle: non si può intitolare una ciclabile a un repubblichino.

Però, scusate, repubblichino fu anche Dario Fo, e fu Pasolini a smascherarlo. Da qui la loro inimicizia.  Eppure molti comunisti e non solo andavano a vedere gli spettacoli del primo, sicuri che ormai si era situato dalla parte giusta, che quello di Salò era stato un momento 'sbagliato'. Oppure non conoscendo il suo passato.

Oltre al marcio in Danimarca, c'è molto conformismo, come ricordava anche Pasolini, a Sinistra.

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Bernardi:
“Non capisco tutta questa polemica che si è scatenata intorno alla mia proposta – risponde a ilfatto.it Bernardi, che sta scrivendo il libro Fiorenzo Magni, la maglia rosa sulla camicia nera – Qui a Prato ci sono strade intitolate a fior fior di repubblichini, come quella ad Arrigo Bartoli proprio a Vaiano (paese natale del ciclista, ndr). Io quando ho lanciato la mia idea pensavo al Magni ciclista, allo sportivo, ma qui a Prato parlare di lui è diventato un tabù. Io ho la tessera dell’Anpi e sono un uomo di sinistra ma qui in Toscana siamo guelfi e ghibellini, da sempre ci piace litigare tra noi, soprattutto tra gli appartenenti a questa parte politica”. Da Il Fatto quotidiano, per l'articolo completo:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/03/magni-maglia-rosa-e-camicia-nera-a-prato-proposta-per-intitolargli-una-strada-ma-lanpi-dice-no-fu-tra-i-repubblichini/3947882/


Pasolini su Fo, e altri:  
" L'Italia è un paese che diventa sempre più stupido e ignorante. Vi si coltivano retoriche sempre più insopportabili. Non c'è del resto conformismo peggiore di quello di sinistra: soprattutto naturalmente quando viene fatto proprio anche dalla destra. Il teatro italiano, in questo contesto (in cui l'ufficialità è la protesta), si trova certo culturalmente al limite più basso. Il vecchio teatro tradizionale è sempre più ributtante. Il teatro nuovo - che in altro non consiste che nel lungo marcire del modello del « Living Theatre » (escludendo Carmelo Bene, autonomo e originale) - è riuscito a divenire altrettanto ributtante che il teatro tradizionale. È la feccia della neoavanguardia e del '68. Sì, siamo ancora lì: con in più il rigurgito della restaurazione strisciante. Il conformismo di sinistra. Quanto all'ex repubblichino Dario Fo, non si può immaginare niente di più brutto dei suoi testi scritti. Della sua audiovisività e dei suoi mille spettatori (sia pure in carne e ossa) non può evidentemente importarmene nulla. Tutto il resto, Strehler, Ronconi, Visconti, è pura gestualità, materia da rotocalco. È naturale che in un simile quadro il mio teatro non venga neanche percepito. Cosa che (lo confesso) mi riempie di una impotente indignazione, visto che i Pilati (i critici letterari) mi rimandano agli Erodi (i critici teatrali) in una Gerusalemme di cui mi auguro che non rimanga presto pietra su pietra.

mercoledì 1 novembre 2017

Addio Catalogna: ma solo per ora

Quello che viene fuori dal problema catalano del separatismo, per il momento sconfitto come era immaginabile,  è un re Borbone del tutto inadeguato a 'parlare' ai cittadini spagnoli.

Un re cupo, accigliato, teso, un altro esempio di potere distante.
Almeno la corona inglese è stata capace di imbastire un racconto, purché assurdo e divertente, legato agli scandali d'amore e sesso, al chiacchiericcio, nel migliore stile puritano e pruriginoso; e quando s'è fatto tragico, si è arricchito di elementi immaginari, politico spionistici che sono riusciti addirittura a coinvolgere ed emozionare il mondo, come con la morte della Principessa Diana. Favola tragica.

In qualche modo la corona inglese, fuori dalla Storia, con tratti ridicoli e insensati, racconta storie, purché da rotocalco, e si mette in comunicazione con i propri sudditi e 'giustifica' la sua esistenza. E fa dimenticare anche i problemi separatisti che ci sono in casa, e a questo a volte serve.

Ma il Borbone no.  In questi  giorni drammatici per la Spagna, Felipe VI assomiglia al suo avo lontano,  re Filippo II, quello che dormiva nella bara e che voleva sposare la regina Elisabetta I, quello della Invincibile Armata, e mantiene la tradizione socio-politica tragica che è uno dei tratti caratteristici del mondo ispanico, dove non c'è spazio per la commedia, solo dramma e tragedia. E lo si può capire, per chi non avesse letto Tirso de Molina creatore del mito di Don Giovanni, nei film di Almòdovar.
Addirittura, se un racconto popolare c'è, è quello tutto al negativo della sorella Cristina di Borbone (e di suo marito), e si tratta di corruzione, per cui è stata sotto inchiesta e processata.

La domanda è: se la Spagna fosse repubblicana, gli indipendentisti catalani avrebbero ancora un senso? E' questo che non leggo nella stampa spagnola, che mira solo ormai a ridicolizzare Puigdemont, (trasformato in personaggio da cartone animato, Pushdemòn) e i 'ribelli' (che hanno tentato di forzare la mano con un discutibile referendum), ma lascia intatto il Re Felipe.

Ma la questione separatista, e non soltanto quella catalana, è solo rimandata, checché ne cantino vittoria a Madrid o a Bruxelles. 

Politici pratesi: imparate a dialogare

Da più parti: problemi al Pecci con il direttore, uscente, Cavallucci, ma soprattutto, problemi con il vuoto palpabile che circonda il museo; l'addio del gruppo di Pratopartecipa, cittadini che hanno condiviso un progetto partecipativo di 'politica dal basso' e che si è dichiarato inascoltato dalla politica; il comitato che si batte contro la costruzione della terza corsia sull'A11, i cui cittadini hanno protestato durante l'ultimo consiglio comunale; la stessa irritabilità di alcuni assessori della giunta, nonché raccontano del Sindaco nei confronti dell'opposizione in Palazzo Comunale e di quella fuori; insomma, da tutto questo e altro appare una politica locale che non dialoga con i cittadini, né riesce ad imbastire un minimo di empatia se non con coloro che fanno parte del partito o al gruppo a cui appartengono.

Piuttosto c'è dialogo con la comunità cinese, che viene tenuta in grande considerazione e rispetto, nonostante la mancata spesso reciprocità.

Se Pratopartecipa sospende le proprie attività non se ne rallegrino, che compatto sa già per chi votare alle prossime elezioni; se Cavallucci se ne va, non pensino di trovare un altro direttore che risollevi le sorti, di nuovo compromesse, del Pecci e via discorrendo; non basta avere un cda amico e fedele.

Questi  giovani amministratori politici dovrebbero sbrigarsi a cambiare, ma soprattutto imparare a dialogare.

Insomma, si tratta di praticare un po' di politica spicciola e basilare, l'abc del militante.

Sprizza invece dalle loro parole, dai loro atteggiamenti, un profondo disprezzo, protervia e orgoglio, la certezza di stare dalla parte giusta, e di proferire parole sensate; ma in realtà si mostrano incapaci di mettersi dalla parte degli altri.

Anzi, manca umanità spicciola, a volte. Senza questa la politica non va da nessuna parte, e nonostante l'appoggio che la politica regionale e nazionale concede loro,  si dovranno confrontare con una vistosa perdita di consensi nel prossimo futuro. Nonostante si trovino in Toscana, il fronte compatto della maggioranza, sarà tale sempre meno.


martedì 31 ottobre 2017

Farsa alla pistoiese

Ieri pomeriggio, sul tardi, ho incontrato una assessora pistoiese... L'appuntamento era già stato rimandato e quindi bisognava...incontrarci.
Salgo nel palazzo comunale della Città Capitale della Cultura 2017. Chiedo alla 'messa' comunale...('messa' femminile di messo'..come odio questo declinare forzatamente tutto al femminile come se davvero si potesse cambiare l'umanità del mondo; alla fine anche il soprano cantante sarà chiamata 'soprana', e la trota il 'troto'? E la sentinella, la guardia, che diventano il  'sentinello', 'guardio'? Viva le sconcordanze fra genere grammaticale e genere biologico!).

La messa comunale mi conduce in pieno consiglio. Una bagarre assoluta. 

Accanto al salone di rappresentanza, ce n'è un altro, dove propriamente si svolge il consiglio. Chi vi entra e chi ne esce,  e tutti collegati al fantastico mondo di Internet, tutti con lo smartphone in mano, auricolari in testa.

La giunta Tomasi è impegnata in  variazioni e storni di bilancio a cambiare il corso degli investimenti della precedente giunta, e la tensione è alta.

Dalla bagarre esce fuori l'assessora che mi invita a sedere in una sedia del salone antico in mezzo alla confusione e al mondo smartfonizzato.

Noto che anche lei è corredata di uno strumento tecnologico di grande valore, tutto orsetti e luccichii e che s'accende e si spenge in continuazione...La stanno chiamando, riceve messaggi!

Mi presento, lei mi conosce per 'sentito dire' (omamma!)...Provo a imbastire il discorso, ma non ci si fa.  Troppo marasma di agitata umanità. Balbetto due cose, mi trovo fuori luogo; lei risponde che almeno con la mia presenza 'si riposa un minutino'. Ma il suo riposo è breve, ché l'incontro dura tre minuti, nemmeno. Non intende nulla di quello che le dico, e mi restituisce i fogli che le avevo preparato.  Piconesca, consiglia: "Vada dalla signora tal dei tali e dica che la mando io..". 

Una farsa no. La faccio in teatro. Mi alzo. Saluti. Addio.



lunedì 30 ottobre 2017

Considerazioni politiche dopo lo spettacolo sul Datini

Non abbiamo certo bisogno di essere 'protetti e coccolati' dall'amministrazione comunale nei nostri spettacoli, ed in effetti non lo siamo mai stati né lo vogliamo. Tuttavia stupisce la totale assenza, per lo spettacolo sul Datini, di consiglieri tutti, e assessori pratesi.

Non l'hanno proprio cacato.

Al debutto qualcuno ha condotto in Baracca il presidente della Casa Pia dei Ceppi di Marco Datini, che poi, sarà stato il lungo discorso che ha tenuto dopo la recita, si è dimenticato  anche di pubblicizzare lo spettacolo sul sito della Fondazione, nonostante l'avesse promesso.
Non se ne stia troppo a preoccupare; abbiamo avuto i nostri spettatori lo stesso.
E pure i loro signori, molti dei quali invitati e sicuramente tutti informati, avrebbero visto che non abbiamo trattato tanto male il concittadino illustre di cui, oltre che di noi, è evidente non gliene importa nulla. Ma proprio nulla.

Assente anche i politici consiglieri regionali, pii maschi e pie femmine, che hanno tanto a caro la toscanità, il turismo e l'eccellenze (a cui noi evidentemente non apparteniamo).

Sappiamo che hanno molto da fare; e pure essi non mancano mai di farsi fotografare o di esprimersi a favore della cultura in occasione di première di teatri di curia, e quindi privati, o a serate festanti in circoli amici.

Per carità, ognuno fa quel che vuole e va dove gli pare, e  uno può aver il mercante pratese ben sulle scatole. Ditelo a me! Però una capatina si dovrebbe ogni tanto fare nel luogo dove si tratta così ampiamente della storia della città,  anche se lo si considera piuttosto come tana di lupo e lo si vedrebbe bene nello sprofondo: un luogo che osa definirsi 'teatro' senza le sedute comode del Metastasio e i relativi abbonamenti! Mai sia. Ma un vero politico proprio là curioserebbe per tastare il polso della temperatura del prossimo voto, la quale non si misura col segnacaldo fornito dai propri amici di partito o coi 'mi piace' che si accumulano come punti di supermercato sotto i posticini di Facebook. 
Ché, tra l'altro, ricordiamolo, i lor signori prendono e gestiscono anche i soldi nostri, dei teatri privati non di curia, per stare assisi e decidere nelle stanze comunali circa la cultura e l'andazzo della città (pochi soldi rimasti, ormai; il Comune è a secco dopo il santo e concertoso Settembre, e per i reietti come noi, quest'anno, nisba). E magari l'assessore alla cultura avrebbe potuto anche, in onore al suo incarico e alla buona educazione, prendere il telefono e a voce scusarsi dell'assenza, visto che aveva promesso che, forse fortissimamente forse, sarebbe venuto. 

E per finire in bellezza (almeno per noi) annoto con piacere tutto politico due, solo due commenti di giovani spettatori attenti:

"Uno spettacolo intenso che proietta il pubblico nella vita di un uomo che fa della sua professione (l'accumulo) una sfida alla stessa morte. Il pubblico, immerso nella scena, vive le contraddizioni di una persona comune, fra ambizione e desiderio di un oltrevita, piccole disonestà e volontà di vivere i propri desideri" (Serena).

"Molto bello lo spettacolo, interessante alcune scelte linguistiche ('fondàco') e di immagine (il protagonista con in mano il sacchetto e la lettere che rievoca col 'camicione' la statua di piazza del Comune. Interessanti i rimandi al presente (Cina/Tamerlano); il ruolo del denaro e del mercato nella vita di tutti, ieri come oggi". Jacopo.

domenica 29 ottobre 2017

Seconda recensione su "Nel nome di Dio e del quattrino"


La recensione della Dott.ssa Eloisa Pierucci, che ringrazio:

"Il Teatro la Baracca propone da anni spettacoli di qualità, complessi ma fruibili a più livelli, vari e diversificati per tematiche, generi, registri espressivi. Difficile classificare una produzione tanto ampia, ma se volessimo individuare un filone particolarmente caro alla drammaturga e regista Maila Ermini, forse potremmo trovarlo attraverso i testi che hanno la città di Prato come comune denominatore.
Cafiero Lucchesi, Gaetanina Bresci, L'infanzia negata dei Celestini, Io e Federico - solo per fare qualche esempio - sono pièces tra loro molto diverse, ma tutte accomunate dalla presenza di un elemento “pratese” (la provenienza dei protagonisti, l'ambientazione della vicenda, ecc...). Dal locale però si passa presto all'universale: così storie grandi e piccole legate alla città toscana diventano l'occasione per riflettere su temi generali e spesso esistenziali. Ben lontana dalla costruzione di quadretti oleografici o celebrativi e “campanilistici”, la scrittrice si serve di Prato come contesto e pretesto per poter indagare l'animo umano e le sue contraddizioni, cercando di porre molteplici interrogativi in un costante e serrato confronto con lo spettatore.
Nel nome di Dio e del quattrino, l'ultima fatica di Ermini, si inserisce a pieno titolo in questa linea di spettacoli “pratesi”. Costituisce inoltre la seconda “commedia impossibile” dopo Io e Federico (2016), dove l'autrice dialogava con l'ingombrante personaggio storico, evocato grazie ad artifici metateatrali.
Anche in questo caso la logica pirandelliana dei Sei personaggi in cerca di autore viene ribaltata: un'affabulatrice, alla ricerca del protagonista per la sua commedia, lo trova nel celebre mercante pratese Francesco di Marco Datini, inventore della lettera di cambio e protocapitalista.
Burbero, scontroso e avaro – non solo di denari, ma anche del proprio tempo -, Datini accetta di partecipare allo spettacolo solo perché crede di poterci in qualche modo guadagnare. Comincia così l'intervista impossibile: l'autrice non si limita a porre domande scomode - in grado di mettere a confronto con l'attualità un uomo vissuto fra '300 e '400 -, ma porta in scena (interpretandoli in prima persona) una fantasmagoria di personaggi reali, fittizi, ultraterreni.
Sono fantasmi che tormentano l'animo del mercante, suggerendogli paure ed occasioni perdute? Sono i simboli di tutto ciò che Francesco di Marco ha sempre cercato di evitare – o di usare a proprio vantaggio -, per consacrarsi unicamente al “quattrino”? Oppure si tratta di semplici espedienti teatrali virtuosisticamente messi in campo dall'affabulatrice per colorire la propria commedia impossibile?
La religione, l'amore, il potere, il sesso (mercenario) e la morte si alternano in un rapido susseguirsi di apparizioni, gettando luci inquietanti sulla società contemporanea al Datini (e non solo): la vendita delle indulgenze, la condizione femminile, il rapporto fra economia, politica e guerra, la schiavitù.
Il tema centrale resta comunque il denaro, circostanza che permette alla figura del mercante pratese di emergere in tutta la sua complessità e ambiguità. Tanto moderno nell'elaborare innovativi sistemi di pagamento e nel fondare piccoli imperi commerciali, quanto legato a convenzioni e abitudini del suo tempo, Francesco di Marco mostra il suo lato più umano nel confrontarsi con l'assillo della finitezza della vita. Una vita, la sua, spesa nell'accumulo fine a se stesso e quindi, in definitiva, priva di senso.
La riflessione esistenziale si fa tanto più toccante in quanto gli attori sono spesso vicinissimi al pubblico, che si trova disposto a pochi centrimetri dalla scarna ma curatissima scenografia. Alcune scene più intimistiche si svolgono però sul palco: l'ambiente risulta così diviso in due parti, che forse alludono rispettivamente alla dimensione professionale (la platea - studio) e a quella privata (il palco – camera da letto) del protagonista.
Maila Ermini, nei panni dell'affabulatrice, interpreta in modo convincente i diversi personaggi con cui Datini è chiamato a misurarsi. Molto efficaci le due figure allegoriche dell'angelo e della morte - che non a caso compaiono rispettivamente in apertura e in chiusura dello spettacolo -, speculari ed antitetiche sia nella connotazione cromatica, sia nel registro espressivo scelto per caratterizzarli.  Irresistibilmente comica la resa scenica della schiava Dattera, mentre la malinconica e consapevole figura di Margherita Datini viene tratteggiata con delicatezza; ma il personaggio più riuscito è forse Tamerlano: il terribile condottiero mongolo ostenta la maschera e le movenze selvagge di un demoniaco Arlecchino, ma al tempo stesso si esprime pacatamente per proverbi, luoghi comuni, rime dalla semplicità quasi banale, offrendo agli spettatori una presenza sconcertante.
Una “commedia impossibile”, tuttavia, non potrebbe risultare efficace senza un grande protagonista: Gianfelice D'Accolti raccoglie e vince la sfida di interpretare un personaggio difficile (perché “umano, troppo umano” e privo di picchi drammatici o comici), cesellato con maestria in ogni gesto, in ogni inflessione vocale, in ogni sguardo. Una raffinata tecnica attoriale - messa al servizio del testo -, che, ben lontana dall'autocompiacimento e dal mero virtuosismo, diventa invece veicolo di emozioni.
Il lungo sodalizio artistico fra i due attori produce un affiatamento scenico palpabile, che trova il suo culmine nella bellissima scena del sogno, poetica e comica allo stesso tempo.

Nel nome di Dio e del quattrino è stata applaudita per tre recite da un pubblico non istituzionale – i rappresentanti cittadini non hanno presenziato, finora, a questa commedia “pratese” - , ma attento e partecipe. Durante i momenti di confronto post spettacolo c'è chi ha avuto la fortuna di sentirsi rivelare dagli artisti alcuni segreti del mestiere. Il Teatro la Baracca è un teatro piccolo, forse “povero”; ma certo è ricco di arte, creatività e generosità."


Papà

So' diventato papà che te lo dico a fa. So' diventato papà e ce devo pensa' se cambio mestiere. Finora ho fatto er rivol...