domenica 19 febbraio 2017

"Io e Federico", una nuova recensione e altro (2a replica straordinaria)


Alla seconda replica straordinaria di Io e Federico, Dialogo con l'Imperatore, era presente, non assessori, o  consiglieri o presidenti di commissione cultura, ma  Italo Bolano, l'artista che ha creato il monumento a Federico II che si trova a Prato nei pressi di Galceti, e che ho scelto per la locandina dello spettacolo.
Oggi è arrivata, inaspettata, anche una nuova recensione, a cui aggiungo i commenti della 2a replica straordinaria.

La recensione
"Io e Federico" è uno spettacolo complesso e spiazzante, caratterizzato da molteplici livelli di lettura, e al tempo stesso "leggero" e perfettamente fruibile. Il testo di Maila Ermini trova la sua forza nell'equilibrio fra diversi elementi: l'assurdo di un impossibile ritorno al presente, le riflessioni - incentrate su più temi - in bilico fra storia e attualità, momenti introspettivi, colpi di scena e qualche punta di comicità. All'interno di una cornice smaccatamente metateatrale, quasi brechtiana (l'autrice, vestita da Arlecchino - altro sorprendente e inquietante sfasamento temporale - apre il sipario e si appresta a "intervistare" un poco docile e assai sfuggente Federico II di Svevia), si ripercorrono le tappe salienti della vita del grande personaggio che, a confronto col presente, risulta straordinariamente umano, ambiguo, contraddittorio. L'impero, i viaggi, il conflitto con il papato, le donne, i legami con l'oriente, la corte poetica, i sofferti rapporti con familiari e collaboratori: tutto affiora a poco a poco alla luce dei riflettori. La rievocazione diventa così una sorta di raffinato corpo a corpo, dove autrice e personaggio lottano per guadagnarsi la possibilità di condurre il gioco. Splendida metafora, questa, della complessità e ambivalenza del mestiere di drammaturgo: che succede se una figura "di carta" - frutto della fantasia o, come in questo caso, di ricerche storiografiche e invenzioni teatrali - prende vita e quasi sfugge al controllo di chi l'ha creata?
Medievale eppure per certi versi attuale, colto e feroce, crudele e sensibile, Federico giganteggia, assumendo a tratti la statura di un re shakespeariano, a tratti colorandosi di ambigue sfumature pirandelliane. Merito della drammaturgia e della meravigliosa interpretazione di Gianfelice D'Accolti, capace di passare con naturalezza dal monologo straniante rivolto al pubblico all'incalzante dialogo con l'autrice, dal ricordo doloroso al riso beffardo. Mimica facciale, voce, gestualità (indimenticabile la sua solitaria partita a scacchi): tutto concorre a sbalzare il personaggio dall'appiattita dimensione scolastica dei libri di storia e a renderlo pienamente umano, in perfetta sintonia con l'assunto del testo. Maila Ermini, nel ruolo dell'autrice, per un attimo abbandona i toni pacati e talvolta ironicamente pungenti con cui conduce (o crede di condurre) l'intervista per calarsi totalmente nei panni di Arlecchino: ci regala così una divertente e spiazzante performance di Commedia dell'Arte e allo stesso tempo un godibile momento di teatro nel teatro. Solo attraverso il gioco e lo scherzo il buffone può prendersi gioco del potente, in un ribaltamento di ruoli dal sapore carnevalesco. Così nel duecento di Federico II; così nel seicento di Arlecchino. E oggi?
"Io e Federico" ci lascia con questo e molti altri interrogativi. In attesa della prossima rievocazione." (Eloisa Pierucci).

I commenti:

"Quali sofferenze deve aver sopportare un uomo per diventare un buffone...o imperatore.  Grazie".  (Roberto e Silvia).

"Che bello vivere e rivivere con poco, e molto bello, bravi!" (I.Bolano).

"Complimenti - piccolo - grande gioiello di cultura e di amore. Oltre il tempo. Grazie della bella serata. (Alessandra R.).

"Grazie. Spettacolo originale, soprattutto nella sua struttura, e brillante". (Firma incomprensibile).

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Aggiungo il mio commento, perché ieri sera non ero pronta a scrivere nulla.
Mi è piaciuto il testo per la sua originalità (l'intervista all'imperatore e poi la sua fuga...geniale), poi l'interpretazione dell'attore protagonista, bravissimo, davvero sembrava una mezza strada fra Shakespeare e un dramma moderno e a tratti anche una commedia. Sorprendente l'autore-arlecchino, ironico, leggero, agile, pur affrontando argomenti direi filosofici.
Complimenti, mi è apparsa un'opera teatrale totalmente nuova.

Lara

Massimo Freschi ha detto...

anche io commento solo adesso, dopo aver discusso ieri sera e questo pomeriggio, passeggiando con mia moglie, anche lei presente alla rappresentazione; e neanche a farlo apposta siamo giunti alla conclusione proprio davanti al castello dell'Imperatore, e cioè se ci meritiamo questa cosa sporca che chiamiamo DEMOCRAZIA o forse dovremmo avere più despoti, illuminati però... e siccome di illuminati sono secoli ce non se ne vede che fare? maledetta Maila...

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