lunedì 6 febbraio 2017

Morte, datore di lavoro

Ora, invece di esser contenti di non esser più costretti a lavorare, così i filosofi da Aristotele a Marcuse sognavano per il 'vero' uomo,  noi viviamo con gran cruccio la prossima scomparsa o già attuale di molti del consueti lavori retribuiti.

Semplificando: per colpa delle macchine, e della democratizzazione del mondo.

Per questo io immagino aumenteranno gli aspiranti politici,un'orda che spererà di ottenere un vitalizio minimo e un po' di agio. E questo avviene proprio nel momento in cui si giura o ancor più si giurerà, spergiuri, che l'attività del politico sarà a tempo, non a vita. 

E già se ne vede, dei soliti vecchi ma anche di tanti giovani già bavosi in carriera, la futura corsa.

Aumenteranno forse solo i lavori retribuiti legati all'accudimento (quello la macchina non lo fa); tutto ciò che è relativo alla gestione dei bambini, alla nascita, ai futuri bebè consumatori (la campagna pubblicitaria per le future mamme è già in atto, e anche al concorso canoro di Sanremo, e chi mamma non vuol essere chissà che non venga deportata in qualche luogo deplorevole e impervio del pensierino comune), ma soprattutto, aumenterà l'attività relativa alla gestione dei vecchi e della morte.  

La Morte, si sa, è il datore di lavoro della Vita, e viceversa, ma oggi, in questa penuria di attività e soldi, è diventato fondamentale non perderla d'occhio, la Falciatrice, e con ansia il vecchietto la vecchietta rimbambiti sono coccolati e seguiti da azzimati lacché di benemerite associazioni, pronte a sperare che tu viva in eterno (così a prenderti i soldi a vita), oppure che tu muoia, così almeno di gestire e acconciare le tue ossa.

E son così previdenti, che in molte città, per esempio, si sta facendo il possibile per costruire forni crematori (eh, visto che tutti, da salma, voglion esser bruciati - ma perché, perché?), e affermano, funerei: "Non è più rinviabile".

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