martedì 7 febbraio 2017

Tintori e il miracolo del cassonetto

Vado a buttare la carta nel cassonetto dedicato, ed ecco che trovo i tre libri della foto, così buttati, fra cui un prezioso libri di Tintori, L'autoritratto.
Si tratta di una tiratura limitata a 500 esemplari del 1986; questo è l'esemplare n. 343.
Sono basita, arrabbiata per questi tempi senza memoria e cura, eppure anche felice. C'è sempre qualcuno che torna indietro e raccoglie la carta che è stata buttata.
Mi sembra un messaggio, un messaggio per me, che prendo il libro, insieme agli altri, e lo porto a casa.
Li pulisco, ma sono ancora in buone condizioni.
Stasera inizierò a leggere quello di Leonetto, e già mi sembra, da un primo scorrere con lo sguardo sulle pagine, un libro di memorie delicatissimo come la sua semplice, poetica, folgorante scrittura.
Scrive Tintori nella premessa:

"Ramo secco.
Non ho figli. E non posso vantare una genealogia illustre con antichi progenitori noti.
Figlio di Francesco Tintori il quale fu figlio di Aronne Tintori (degli Innocenti), figlio di N.N.
Il cognome Tintori venne al nonno da una generosa famiglia adottiva che lo trasferì dall'Ospedale degli Innocenti di Firenze nella campagna vicino a Monsummano dove ebbe la gioia di una vita attiva e laboriosa.
Dove trascorso di generazioni in attesa di assolvere consueti doveri.
Ramo secco disposto ad ardere e diffondere calore."


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