giovedì 9 febbraio 2017

Trekking urbano, o dell'inquinamento in città

Basta passeggiare per le strade di Prato, come di troppe altre città,  per rendersi conto di come l'emergenza ambientale sia la prima 'priorità' cittadina.

Il vizio di lasciare il rifiuto abbandonato, prima ancora che le ditte cinesi massivamente tempestassero il territorio con gli scarti tessili per le strade, e anche sulla ciclabile,  è sempre stata usanza di molti.

Pratesi, che ne dite degli scarti dell'amianto che avete lasciato ovunque?
(Con questo certo non giustifico il barbaro comportamento di altre etnie, tutto il contrario!)

Qui vicino a me una stradina di campagna molto pittoresca, via Bigoli, è stata chiusa e si è lasciato che la natura ne riprendesse possesso, perché tutti tutti tutti vi andavano a buttare rifiuti di ogni genere.

Passeggiando lungo la Bardena, quella che poi diventa senza soluzione di continuità il Fosso di Iolo, quando, come spesso accade, non c'è acqua, vi si vede ogni tipo di oggetto che staziona sul letto del fiume. Da molto tempo è così.

Basta poi gironzolare anche per il centro, dentro le mura, per osservare come la pulizia, la cura, l'attenzione per gli spazi comuni non sono mai stati il forte del cittadino pratese. 

Parliamo di piccoli incidenti, inezie. Cacche di cane ovunque. A tutto questo amore per i cani, a questa proliferazione canina, non è seguito un innalzamento della civiltà nei padroni.

E il Bisenzio? Fatevi un giro in vallata, seguite a piedi il corso del fiume. E' da brividi. 
Oltre alla sporcizia, all'incuria e via discorrendo, se vi andate al tramonto, le nutrie vi circonderanno, poverine, come in una insolita danza apache, e non saprete più come uscirne.

Si vorrebbe davvero un progetto di parco fluviale, ma il Comune di Prato non riesce a organizzare altro che quello sulla 'Riversibility' (ma perché perché questo pseudo-inglese nell'italiano?) il che si concretizzerà in un demandare alle associazioni compiti che invece dovrebbero essere propri dell'amministrazione, e senza però risolvere i problemi.

L'acqua, poi, è un argomento delicatissimo: nel Bisenzio ancora qualcuno sversa sostanze inquinanti;, colorandolo com'era uso un tempo;  e l'Ombrone, che segna il confine verso il pistoiese, prende le acque un po' ripulite sì, ma fetide, del depuratore del Calice e di Baciacavallo. Odorare per credere.

L'aria. Prato è salvata dal vento, altrimenti non so. Ma con il progetto dei signori del caro estinto, in compagnia con le varie associazioni assistenziali e misericordiose, di realizzare un crematorio, risparmieranno sì i 'tristi viaggi in altre città' ai parenti del morto, ma lasceranno i vivi con la puzza in città, ora da una parte ora da un'altra, appunto a seconda del vento. Senza parlare poi dell'inquinamento conseguente...

Apro una parentesi: l'idea del farsi cremare è legittima e condivisibile; tuttavia, ultimamente, oltre alla moda, si osserva la tendenza di sbarazzarsi del morto prima possibile; insomma, di trattare gli esseri umani come rifiuti da buttare nella macchina crematrice (ma l'avete vista, com'è?),  e  'non se ne parla più'. Io sono, ripeto sempre, per il lento disfacimento delle carni e delle ossa, per dare, con il mio corpo, un po' di sano e gustoso alimento ai vermi. Insomma, voglio contribuire al virtuoso ciclo della natura.


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