venerdì 24 marzo 2017

Beni culturali che cadono a pezzi

Con qualche giorno di ritardo, ché la posta non mi funzionava a dovere, pubblico adesso un articolo del Prof. Centauro di qualche giorno fa, relativo al crollo delle mura bastionate della Villa Medicea di Poggio a Caiano, con relativa foto scattata dall'architetto Andrea Bacci.  Sul crollo c'è un'indagine in corso.

Questa volta è capitato alle secolari mura bastionate della Villa Medicea di Poggio a Caiano. Il terrapieno del giardino, gonfio d’acqua, ha spinto giù le mura fino a farle cadere. Questa è la meccanica, fin troppo semplice da intuire, di un nuovo, pesante danneggiamento che riguarda il patrimonio culturale. Ancora una volta non è stato un evento straordinario a causare il disastro, a far rovinare a terra, per fortuna senza conseguenze per la gente di Poggio, la scarpa di pietra e laterizio che da sempre contiene una larga parte del giardino pensile sovrastante via Lorenzo il Magnifico. Un altro ordinario episodio, l’ennesima fatalità, che segna inesorabilmente un monumento di primaria importanza della nostra storia. Un bene di grande risonanza artistica ed ambientale, Patrimonio Mondiale dell’Umanità appartenendo alla Villa Ambra, fiore all’occhiello dell’architettura rinascimentale che rappresenta nel mondo la nostra cultura. Pietre che si sgretolano, mura che crollano, beni culturali che cadono a pezzi sempre più frequentemente. Non c’è limite alla degradazione che colpisce area archeologiche, monumenti insigni, opere d’arte ed tanto altro ancora. Non è però un destino ineluttabile quello al quale vanno incontro i monumenti del passato perché prevenire, fare manutenzione, monitorare sono azioni che possono e devono entrare a far parte del nostro agire. Domani quale altra struttura cadrà? Più che le esondazioni e i terremoti colpiscono la nostra indifferenza e quella strana apatia collettiva che fa sì che si guardi sempre da un’altra parte, o non vuol vedere neppure laddove i segni del dissesto sono inequivocabili. Di fronte a questo ennesimo sfregio non possiamo fare a meno di guardare quanto sta accadendo sotto i nostri occhi: non molto distante da qui la Fattoria di Lorenzo, da anni miseramente abbandonata al suo destino, è il più serio j’accuse. Non possiamo voltare ancora una volta le spalle, negare questa cruda realtà che ci condanna senza attenuanti alla vergogna dell’oggi e del domani. Il muro crollato al Poggio è esso stesso una metafora di questa emergenza che evidenza il risultato non del caso bensì di un atteggiamento, solo in apparenza incolpevole, se persino le coscienze latitano di fronte all’ingombrante eredità dell’arte, mura che “non rendono” e senza alcun pudore rottamiamo come anticaglie prima ancora che sia il tempo a disgregarle.


Giuseppe Centauro  (7 marzo 2017)

1 commento:

Anonimo ha detto...

https://emergenzacultura.org/2017/03/08/tomaso-montanari-quel-lavoro-umile-che-non-interessa/

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