sabato 8 aprile 2017

Il diritto di scrivere a mano che stiamo perdendo

Condivido questo articolo uscito oggi su La Nazione, che merita una lettura.
Credo che la scrittura a mano sia fondamentale per l'elaborazione delle idee, non solo, come dice l'articolo, per la loro chiarezza.
I ragazzi scrivono a mano con grande difficoltà e per questo alcuni scrivono in stampatello, il che (oltre che omologante) causa vari problemi nel processo logico ed espositivo. E non è solo una frase che scrivo per sentito dire, ho diretta esperienza, ché aiuto alcuni ragazzi a superare anche queste difficoltà che nascono spesso dall'eccessivo uso dei computer..

A Bologna prosegue la campagna per il diritto di scrivere a mano
di Lorenzo Guadagnucci
BOLOGNA
SCRIVERE a mano, anzi imparare a scrivere usando carta e penna, è l’esperienza più semplice e più attesa per qualunque bambino del mondo da parecchie generazioni, con l’eccezione di chi a scuola non è potuto e non può andare (per la più svariate ragioni: povertà, esclusione, malattia). Qualcosa sta però cambiando e sui banchi di scuola, ma anche nella vita privata, incombono tastiere e schermi “touch screen”, col risultato che la scrittura a mano rischia d’essere messa fuori gioco per sopravvenuta obsolescenza.
IN ALCUNI paesi, come la Finlandia e gli Stati Uniti, l’onda modernizzatrice si è già tradotta in atti concreti: nel paese nord europeo è stato accantonata la scrittura corsiva, a vantaggio dello stampatello, più leggibile e più simile ai testi usciti dalle stampanti; in alcune scuole statunitensi si è andati anche più in là, con l’introduzione generalizzata e totalizzante di computer e tablet. La sfida fra sostenitori della manualità e fautori della tecno-scrittura non è di quelle destinate a trascinare le folle, ma tocca temi delicati e socialmente rilevanti. I primi temono un danno allo sviluppo mentale, cognitivo e creativo dei bambini, nonché un impoverimento culturale della società; i secondi intravedono un fumus di luddismo e insistono sulla necessità di innovare i metodi di apprendimento, scartando la tecnica manuale, giudicata difficile e costosa in termini di tempo. In verità la contrapposizione non è così netta come potrebbe sembrare e i primi a dirlo sono i promotori della Campagna per il diritto di scrivere a mano che ieri a Bologna hanno presentato il numero speciale della rivista di grafologia “Scrittura”, dedicato interamente al tema, sotto il titolo “Scrittura a mano patrimonio dell’umanità”. Scrive Carlo Merletti, direttore della rivista: «Noi consideriamo la tecnologia e la manoscrittura due realtà diverse ma non contrapposte, due modi di esprimersi e di comunicare che dobbiamo considerare complementari, non alternativi».

SCRIVERE a mano, più che una tradizione, è un’abilità che unisce facoltà manuali e sviluppo cognitivo: l’atto di scrivere stimola parti del cervello che restano inattive quando si scrive alla tastiera. Stimolo alla concentrazione, coordinazione, sviluppo della propria identità sembrano gli elementi più tipici della scrittura a mano e anche gli argomenti più forti in suo sostegno. Lo scrittore Robert Stone, citato in uno degli articoli di “Scrittura”, spiega il suo approccio non manicheo ma assai esplicativo della forza morale e qualitativa della manoscrittura: «Scrivo a macchina fino a quando le cose non diventano vaghe. Allora scrivo a mano per essere preciso. Con la macchina da scrivere o con il computer si può eseguire in fretta ciò che non dovrebbe essere affrettato, e si possono perdere le sfumature, la ricchezza e la chiarezza. La penna costringe alla chiarezza.

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