giovedì 6 aprile 2017

Una promessa

Un altro artista di teatro e cinema che si è suicidato, Memé Perlini.

Ma chi se lo ricordava, fuori dal suo ambiente? Nessuno lo chiamava più, era sepolto nel suo passato da cui non riusciva a tirarsi fuori.
Era stato escluso da tempo.
Specialmente il cinema, è crudele con gli attori, perché, come ti dà tanta popolarità, te la toglie subito, e all'improvviso.

So che molti attori esclusi sono stati terribilmente colpiti dal vedere la sfilata dei 'vincenti' alla premiazione del David di Donatello, trasmessa di recente in tivù. Lo stesso Paolo Villaggio se ne è intristito. Si capisce,  e guai a rovinarsi la vita con certe visioni; o almeno, guai a non compiere, contestualmente, un'analisi critica, politica almeno, di quello che si vede. Altrimenti un attore ne finisce stritolato.
Anche Tognazzi, Pupi Avati racconta, si lamentava del fatto che iniziassero a chiamarlo sempre meno a lavorare nel cinema e per questo era depresso.

Molte morti premature o improvvise, seppur non proprio suicidi, sono sospette fra gli attori. 'Dolor di cuore'.

Il teatro causa meno sofferenza, è meno importante e significativo in questa stupida, vuota e commerciale stagione del tempo, e quindi quelli come me sono più protetti.

Anche se il teatro, così vicino alla politica spicciola, ti costringe ad avere a che fare con assessori, direttori di teatri insulsi o puri burocrati o ruffiani di partito, sadici, invidiosi, mediocri, ossequiosi, che temono come la peste quel qualcuno che si mostra bravo o capace o intelligente pur nella media...Oppure con qualcuno che rappresenta una qualche opposizione, non necessariamente politica, o presenta lavori alternativi, o che non sia anche attore televisivo, sì da far riempire la saletta del teatro. 
Perché a questo devono puntare, anche i teatrini comunali, riempire il teatro, fare cassetta, per ragioni di opportunità politica quanto meno, altrimenti l'opposizione sbraita: così mi hanno confessato spesso direttori e responsabili.

Personalmente farò il possibile per non finire in depressione, e finora ci sono riuscita, mi piace troppo la vita, anche se i potenti si comportano con me e con chi lavora con me, nel peggiore dei modi.

E' una promessa: anche perché ci sono ancora tante cose da fare che mi daranno gioia, e per compiere una battaglia politica e culturale che dà il senso al sacrificio, alla dedizione, allo studio di tutti questi anni.

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