martedì 30 maggio 2017

Dietro le quinte del teatro finto e guasto

In fondo all'articolo pubblico stralci di una lettera di un collega, che dirige un teatro. Lascio la lettera anonima e senza riferimenti espliciti per evitare che venga 'massacrato'.
Avrei voluto invitarlo alla Baracca per la prossima stagione, ma non ho soldi per pagarlo, anche se non chiede un cachet eccessivo. Preferisco non invitare nessuno, piuttosto che umiliare colleghi, musicisti o altri artisti con il 'pagherò' un'inezia e chissà quando. 
La gente, quella poca che va ancora a teatro, molte cose non le sa. Non sa che anche quest'anno andrà probabilmente a vedere un teatro finto e guasto.

Per esempio non conosce il sistema dello 'scambio' teatrale: per ricevere finanziamenti pubblici, al ministero bisogna presentare tot borderò per dimostrare che si tratta di una compagnia richiesta, che 'gira', che è di qualità (al solito, la quantità per la qualità!); anche per i grandi teatri funziona così. Viene da sé quindi che a certi direttori artistici non interessa nulla quello e come lo fai, interessa il borderò, se la tua struttura, se ce l'hai, li può accogliere per dare un po' di soldi e il borderò. Quindi io vengo nel tuo teatro, tu vieni nel mio. Scambio di favori, soldi e borderò. Ma in nessun posto troverete scritto questo, perché in teatro l'omertà è assoluta e chi sgarra, ha finito di 'girare'.
E' anche per questo che il teatro è imbarbarito, noioso, veramente finto, e molti direttori artistici assumono aspetto grifagno e allo stesso tempo 'allarmato', come una porta di un sistema di sicurezza; e sono sempre più dei 'funzionari' che devono appunto svolgere queste funzioni: 1. far quadrare i bilanci; 2. dare lustro al teatro; 3 fare in modo che nulla cambi, se non per aumentare il numero di abbonamenti.
Ora, se proprio non c'è il borderò, ci deve essere altro. Ma sempre un do ut des fra me e te!
Per esempio, ci può essere una compagnia giovane e allora fa comodo ospitare questa compagnia o artista nel proprio teatro, perché fa punteggio o serve comunque per prendere soldi, per progetti che riguardano i giovani. La compagnia giovane viene totalmente devitalizzata e asservita.  Si compie in pratica un ricatto. Una volta che i giovani sono diventati adulti (e devitalizzati e addomesticati non piacciono nemmeno più...), si prendono altri giovani per ricevere altri soldi per altri progetti.
In questo modo l'osmosi non esiste, non esiste teatro nuovo, non esiste possibilità di accrescere la propria professionalità se non per una nicchia ristretta di amici, compagnie, teatri.
A girare nei teatri infatti sono sempre gli stessi.
Che questo sistema cambi non interessa a nessuno, tantomeno al Ministro Franceschini o altro che sia. Togliere il 'sistema borderò', che non attesta la qualità della compagnia, ma solo una 'finta' quantità, sarebbe un primo passo importante per compiere una sana rivoluzione, ma... cadrebbe tutto il castelletto, e cadrebbero anche tante teste. Senza ghigliottina. Tante teste prone al consenso e al sistema, che fanno tanto comodino...

Ma ecco un parte della lettera che annunciavo:


"Buongiorno!
                      ...Naturalmente capisco tutto e so quanto costa cercare di restare indipendenti. Noi riceviamo dalla Regione...un terzo di quello che è il costo complessivo della Stagione teatrale (sui... euro) e della Stagione musicale (sui ...euro) e dobbiamo quindi fare in modo di fare abbonamenti e sbigliettamento per circa ... euro per andare a pari. Cosa impossibile perché il teatro contiene solo duecento (e tot) posti e quindi, con prezzi molto popolari, è necessario integrare  con una piccola parte di ogni mio cachet, anche se facciamo quasi sempre sold out nel nostro teatro... Io però sono piuttosto osteggiato perché scelgo autonomamente gli spettacoli, senza accettare le imbeccate dalla Regione..., che vogliono piazzare tutti i loro amici, e mica solo (locali), e quindi sono a rischio tutti gli anni. Siccome però loro si prendono i nostri borderò molto appetibili quanto a rapporto capienza/spettatori, finora hanno tollerato questa mia indipendenza, anche se me la rinfacciano sempre. Naturalmente quello che mi è successo recentemente li ha molto infastiditi, perché ha dato molto visibilità al mio teatro e io mi sono guardato bene di nominare mai l' (Ente).. che da noi è una superpotenza. E io recito spesso e dovunque ma quasi mai in ...perché tutti i teatri sono in mano loro e quindi, siccome non si fa mai un discorso di qualità, ma di convenienze reciproche, io vengo quasi sempre ignorato. E chi se ne frega... E se solo ce la facessi andrei in pensione....".

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