mercoledì 3 maggio 2017

L’attore è un intellettuale?

Per molti no. Da una parte stanno gli attori, dall’altra gli intellettuali.
Anzi, spesso gli intellettuali propriamente detti sarebbero ostili agli attori, e li accuserebbero, notoriamente, di falsità, superficialità, narcisismo.

Si sa che gli intellettuali (ma dove sono, in TV da Lilli Gruber?) soffrono delle stesse malattie, anche se in misura diversa. Aristotele diceva che tutti siamo potenziali attori, che la tendenza alla mimesis è innata…

Ci sono coloro che sono attori sempre, e sono per me i peggiori, coloro che recitano nella vita, che sono come presi dal Falso Sé, come direbbe Winnicott, lo psicanalista, e solo sul palcoscenico riescono finalmente a trovarne uno, di Sé.  Quello autentico. E si mostrano davvero sublimi, e spaventano quasi.

E per ritrovare questo Sé perduto (rovinato dalla una madre- sempre lei-  non sufficientemente buona che li ha investiti di troppe aspettative e non ha fatto sorgere la loro identità), questi uomini-attori, questi ‘falsi’ involontari smaniano di recitare, sempre.

Forse perché non sono ‘nata’ come attrice ma come autrice, io invece preferisco la 'scuola' di Pasolini, e ancor prima di leggere il suo saggio sul teatro, (Manifesto per un nuovo teatro) per cui l’attore, piuttosto deve essere un intellettuale. Che deve vivere criticamente la realtà per meglio interpretarla e ‘fingerla’ sulla scena, da cui deve rimanere distaccato. Che deve studiare, aggiungo, e non solo tecnica teatrale e allenarsi tecnicamente, e deve essere piuttosto 'critico' e non omologato cantore del sistema politico e sociale.
L’attore, e anche quello brechtiano, è quello che dice e spiega il mondo, e con questo si ritorna alla vecchia, arcaica concezione, dell’attore interprete divino, il sacerdote, ossia colui che interpreta il manifestarsi del mistero. Si potrebbe dire che un tempo intellettuale e attore coincidevano.

Ma la società di oggi (e forse di sempre) non permette all’attore di essere tale,  non vuole che sia un interprete e un critico del reale, ma solo un divo isterico (insomma, preferisce l'attore del Falso Sé che è sempre a concedersi al miglior offerente per ritrovarne uno autentico), vuole l'attore 'famoso' che non critichi o faccia alcuna opposizione al potere, anzi ne sia inglobato; altrimenti il sistema non gli dà da mangiare e lo deride, nonostante la sua bravura o meno.
Oggi l'attore deve essere, più che mai, un prostituente, un debole, un falso, un mostratore di sé.


Ma bisogna aggiungere che in questi ultimi anni la categoria dell’attore in quanto mostratore di sé si è estesa e coinvolge poi tutti, anche coloro che dell’arte di Talia non ne fanno una professione, e con i social tutti, anche tu che mi leggi, come me, e ancor più di me,  hipocrite lecteur, mon semblable mon frère! sei un attore, un’attrice.

Buona commedia.

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