venerdì 12 maggio 2017

Le donne hanno paura


Quella della Festa della Mamma -con i relativi sconti e rose per la giornata - forse mi è ancora più odiosa del Papà, perché la retorica è più profonda.

Forse si dovrebbe approfittare di questa festa per esprimere tutta la propria irritazione nei confronti dello sfruttamento delle mamme e, generalmente, delle donne nelle case, complici i loro 'adorabili' compagni, (quando lo sono e non le ammazzano per evitare ogni possibile cambiamento sociale ed economico), e complici le donne stesse, ancora profondamente immerse nei loro vari ruoli di compagna-mamma-figlia-zia eccetera. Dicono che le mamme-figlie-compagne-eccetera avrebbero diritto a uno stipendio di più di tremila euro; calcoli che fanno gli ometti, e noi li ringraziamo per l'attenzione e cortesia, ma...

Non serve alcun stipendio se prima non cambia qualcosa nella testa delle donne, e al momento non  si vede mutamento; anzi! Le donne sono subdolamente schiave e sottomesse e, anche se dicono di non volerlo, di fatto sono sempre presenti, disponibili (possibilmente la richiesta le vuole anche sorridenti e amabili con tutti i componenti della famiglia, e sempre pronte sessualmente...). 

La loro emancipazione è passata e passa solo attraverso modelli maschili di prevaricazione, violenza e competitività.

Ibsen, quando più di un secolo fa scriveva di Nora in Casa di bambola, pensava e auspicava una donna che ancora non c'è, in nessuna parte del mondo. Ma forse, qui in Italia, è molto raro anche incontrare un tipo spavaldo e ironico simil locandiera di Goldoni.

E ancora prima, Aristofane, con la Lisistrata, ha mostrato la chiave economica e politica della faccenda già diversi secoli  prima di questi figli-campiioni di Wall Street.

In realtà le donne hanno paura di quella rivoluzione che potrebbe venire da un loro diverso modo di essere.

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