sabato 27 maggio 2017

Fiorenzo Gei, nel pantheon dei grandi pratesi

LA NAZIONE, Prato, in data di oggi


Fiorenzo Gei, nel pantheon dei grandi pratesi
Come tu esordivi anch’io faccio.
Salve Fiorenzo, amico carissimo salve, ora che l’ineluttabile si è compiuto, ora che la tua tempra leonina ha ceduto ad un colpo vigliacco sferrato all’improvviso come il dardo che uccise Achille.
Prato ha perso con te un grande protagonista della parte migliore della nostra cultura toscanissima, schietta, genuina e sapiente. Tu sei stato un uomo forte nel fisico e fortissimo nell’animo, generoso, vulcanico, un vero trascinatore. Professore di scienze e maestro di vita. Per i tuoi molteplici interessi, un grande comunicatore e un didatta sopraffino che ha insegnato ai giovani senza mai dimenticare i vecchi. Capace di coltivare il sapere delle generazioni che furono per guardare al futuro.
Tua, solo tua, resterà quella straordinaria forza e capacità di coniugare la bellezza della natura, della montagna e delle fatiche dell’umile lavoro dal sapore antico del mondo contadino, con l’arte e con la musica, con la lirica in particolare, quasi fosse il canto del poeta a guidare ogni tuo gesto e a sostenere le nostre incerte azioni da apprendisti in ascolto.
Non c’era cosa, fatto o avvenimento storico che tu non conoscessi, da raccontare nei simposi con la semplicità e la genuina ironia di chi cita il mito per poi smitizzarlo pur con l’affetto e la sensibilità dell’uomo consapevole e misurato.
Tu, presidente del CAI  di Prato, membro del Comitato Scientifico Nazionale  che sarai oggi stesso onorato, al correre della notizia della tua morte, al Congresso Nazionale di Napoli; tu che sei stato un paladino straordinario della natura, della geologia, della speleologia  e delle ricchezze storiche ed archeologiche del territorio bisentino e della Calvana, tua grande e irrinunciabile passione; Direttore del Centro di Scienze Naturali di Galceti; socio fondatore dell’Associazione Camars mossa insieme a te  alla riscoperta delle origini etrusche del territorio pratese, così simile alla tua natia Chiusi; ed ancora tu, Presidente di Prato Lirica, grande organizzatore di eventi, commemorazioni e tanto altro ancora, sei stato una stella splendente per la capacità di metterti in ogni occasione al servizio di tutto questo senza protagonismi, lustrini e vana gloria, sempre alle soglie del tempio senza mai volerci entrare.
Per chi ti ha visto all’opera, poderoso e fiero, per dirla come Sem Benelli, parevi “un eroe omerico”, perché tu sei stato per Prato quello che Ettore è stato per Troia in difesa della storia, della natura e dell’ambiente.
Le tue frasi resteranno poi per sempre scolpite nella memoria collettiva, come antiche massime che si leggono al focolare agli amici convenuti: “Niente sta scritto al di fuori dalla nostra ferma convinzione di poter cambiare le cose”. Uno speciale testamento spirituale da leggere però con l’avvertenza di non farne un epitaffio funebre per non sortire – come tu hai ben ricordato– “lo stesso effetto delle lapidi cimiteriali del de cuius benestante, opposto al povero senza croce, dove il morto era sempre descritto come portatore sano delle migliori qualità. (Prof. Giuseppe Centauro).

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