domenica 11 giugno 2017

Prato, una città che mangia sé stessa

Poveri pratesi che vivono dentro le mura, come li compiango! Il sabato sera costretti a sopportare la gente che a frotte mangia e beve per strada; localini e sudicio ovunque; musica a tutto volume di pessimi concertini rock; gente che staziona a frotte con il bicchiere in mano; rassegne di mangiare, come quella di Eat-Prato, dove la calca in piazzetta Buonamici è soffocata da una entrata-uscita molto stretta, non proprio in tutta sicurezza...

Il fine settimana la città di Prato mangia, e beve, e mangia, e beve...Questo è il tràino culturale...

(Simile a tante altre città, lo so! Ma non a tutte per fortuna ancora. La dittatura culturale della bottiglia non è ancora assoluta. La 'mortida' non è ancora completa sullo Stivale, e qualcuno cerca anche di cambiare rotta...).

Il Metastasio, teatro ormai in rosso (ieri il suo direttore artistico ha annunciato alla città indifferente la sofferenza dello storico teatro pratese), un teatro scollegato da una città allevata dalla presente amministrazione e anche dalle precedenti allo sbevazzo collettivo per rendere il centro 'vivo' e parecchio sudicio e puzzolente,...insomma, il teatro Metastasio, per far sì che la gente possa celebrare il sabato sera 'mangia e bevi e stordisci' - sintomo evidente di alienazione collettiva, c'è poco da fare - ecco che decide, confortato dal pubblico, che gli spettacoli saranno alle 19,30. Così alle 21,30 i pratesi potranno andare allo sbevazzo liberi.

A oggi tutti i fondi commerciali davanti a quel teatro sono vuoti e abbandonati; tutti, generando uno spettacolo di spettrali presenze...
Ci saranno anche altri motivi, ma è certo che avere un negozio davanti al teatro non rende; infatti, non potendoci mettere il solito localino mangia-e-bevi, perché darebbe fastidio al teatro, e non essendo fruttuosa altra attività ormai, altro commercio che quello, ecco che il vuoto fa mostra di sé. Questa è l'economia e l'anima della città, che alcuni rappresentanti politici celebrano con gli hashtag!

Fino a pochi anni fa i pratesi cenavano alle 19  e correvano a teatro. E solo i teatranti dopo le 23.
In alcuni casi lo spettacolo era fissato alle 20,45 perché le opere duravano anche tre ore, e c'era l'intervallo - alla fine erano sempre 20 minuti che se ne andavano - e il pubblico utilizzava il caffè del teatro prima di entrare e anche durante. Insomma, tutto era focalizzato sullo spettacolo. 
In questo modo, anticipando di un'ora e mezzo lo spettacolo, il teatro annuncia la resa a un cambio che probabilmente sarà seguito da altri; ma soprattutto annuncia la sua fine.

E non solo lo spettacolo di prosa è sul viale del tramonto; ma anche la musica e altro. Infatti vanno molto quegli spettacoli in cui puoi fare altro, come mangiare e bere appunto, tipo una volta il caffè chantant; il concertino rock da ascoltare bevendo e mangiando e chiacchierando; il comico zampettante sul palco davanti alla ressa masticante deglutente. Lo spettacolo disimpegnato.

Gli amministratori potranno pur cantar vittoria sul centro storico redivivo, ma ai miei occhi e non soltanto miei, questa è una vitalità presunta, oltreché maleducata e sporca; è una vitalità a senso unico, asfissiante, che non dà nulla di sé e tutto prende. Infatti, dopo essere stati a giro per Prato il sabato sera, si torna a casa con la sensazione davvero del vuoto. Anche perché sempre più famiglie lo stanno abbandonando, e chi ci va a vivere è solo costretto, attirato dagli affitti davvero molto convenienti in case in completa svalutazione.

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