venerdì 28 aprile 2017

Gramsci


Ieri si celebravano gli ottanta anni esatti dalla morte di Gramsci. Quest'anno sfila la solita retorica anniversaria, ma in realtà pochi lo hanno letto. Non si studia, che dico, questo straordinario pensatore politico, questo valoroso intellettuale del Novecento non si cita nemmeno a scuola.
Io sì, ho letto alcune sue opere anche grazie a un regalo che mi fu fatto da un conoscente iscritto e militante in una sezione di un Partito Comunista, ormai in smantellamento e in procinto di cambio di simbolo e sede. Alcuni vecchi compagni, or sono non troppi anni fa, si ribellarono al futuro di indifferenza e macero a cui erano destinati i libri della biblioteca di sezione, tutti edizioni ora pregiate, e li regalarono ad alcuni amici. Io scelsi Gramsci. Quelli che si vedono nella foto sotto non sono tutti, ma solo alcuni che sto rileggendo. Tra l'altro ricordo che furono le recensioni di Gramsci a rendere Pirandello popolare, il quale prima era "o sopportato amabilmente o apertamente deriso". (Così Gramsci scrive alla cognata Tatiana dal carcere).

Copio qui due passi famosi, che vale sempre la pena di rileggere:

"La cultura è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri". (Da "Socialismo e Cultura", Il grido del popolo, 1916)

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”. (Da Indifferenti, La Città futura11 febbraio 1917).


Poeti

Ieri ho incontrato un poeta. 
Ho scoperto (scoperto, non lo sapevo già?) che esiste un mondo chiuso, al vertice della poesia, dove stanno i più famosi poeti, quelli alla moda, luogo inaccessibile, dove risulta impossibile essere incoronati con una recensione; dove non si può ottenere visibilità e spazio se non si è raccomandati o protetti da qualcuno.

Quindi c'è un fiume di poesia che non viene fuori e che non potrà mai essere goduta da nessuno perché la poetessa non è l'amante di nessuno, o il poeta non sta in qualche gruppo di potere che lo incoroni.

E allora tutti vanno su Internet, ma in questo oceano la poesia stessa, i poeti, anche se magari vi naviga uno valido, tutto vi si perde.

E ho scoperto (scoperto, non lo sapevo già?) che ormai, anche i poeti, in comune con la maggioranza quasi assoluta degli artisti di tutti i generi, vanno alla ricerca della gloria più effimera, e quello che scrivono come lo scrivono è meno importante di quella. Scrivere musicare dipingere è solo un modo per diventare famosi.

Ma l'arte tutta, se praticata come fine per il sé,  se è solo strumento soggettivo e non oggettivo, è inutile e brutta.  E questa, giustamente, sarà tutta obliata.

giovedì 27 aprile 2017

Tromboni online

Ricevo e volentieri pubblico:


"I soliti tromboni
grassoni
panzoni
dentro e fori,
cojoni
online,

se credono chissà,
dderidono de qua
dderidono de là

ma so' vecchioni
anche se ggiovani
belloni
bonazzi

so' sempre rosiconi.

Poracci
tromboni sì
ma solo online,

e bbuttano cacchetta
perché
butta' artro
non lo posson fe'.

Poracci
sti tromboni
online,
che nella realtà
poracci,
nein".

Wanda Romana

Mai stata docente dei corsi di cultura generale del Comune di Prato

Mi preme specificare che, contrariamente a quanto dichiarato da Il Tirreno in questo articolo


non sono mai stata docente dei corsi di cultura generale organizzati dal Comune di Prato; né ho firmato propriamente la lettera contro la loro chiusura, pur condividendone i contenuti. Avevo solo chiesto il permesso di pubblicare eventualmente la lettera a chi ha promosso l'iniziativa.


Addirittura si mette la mia foto; così, e non ne capisco il motivo.


P.S. Dopo qualche giorno - oggi 29 maggio - tolgono il mio nome dall'articolo, ma non la foto, incredibile.

martedì 25 aprile 2017

Vive la France, vive l'amour...

Nella teatropolitica o mercatopolitica mondiale si cercano sempre nuove trame e personaggi per mantenere vivo e produttivo lo status quo, e per questo si van trovando nuovi ingredienti, di sola facciata, per confezionare novità, presunte rivoluzioni, favolose conquiste, che mai avvengono.

Quando Obama diventò presidente degli Stati Uniti molti pensarono che il mondo fosse a un passo dalla rivoluzione.  Un mulatto alla Casa Bianca.  Tutti però dissero un nero alla Casa Bianca, perché la parola mulatto conteneva troppo bianco, e doveva solo apparire il nero di Obama, non il bianco. Gli elettori dovevano pensare che con lui l'America sarebbe diventata altra, unica, vera democratica e paritaria eccetera. Il cambiamento, finalmente, era alle porte, e avveniva nel paese più democratico del mondo. Dopo secoli di schiavismo, chi avrebbe potuto negare che l'elezione di Obama non avrebbe costituito un vero cambiamento? Molti ci credettero davvero e volarono, durante la prima campagna elettorale di Obama, negli Stati Uniti per essere testimoni diretti di tanta meraviglia.

Purtroppo, come ugualmente è accaduto con l'ingresso delle donne nei parlamenti, non è cambiato niente o troppo poco; come le donne, anche i mulatti americani o neri che siano perpetuano il vecchio gioco della politica per cui alla fine si sganciano le bombe. E la discriminazione continua, e forse addirittura più marcata.

Il cambiamento, sia per i neri o per le donne, avviene solo col cambio di censo. Infatti Obama ha potuto studiare grazie alla mamma bianca, colta benestante e illuminata, e non al padre africano, che a suo tempo tornò a vivere in Africa.

Per le campagne elettorali in grande si usano le rimanenze delle vecchie ma sempre fascinose battaglie per i diritti civili, svuotandole di ogni elemento eversivo o sovversivo, per spacciarle come sintomo di metamorfosi.

I francesi come al solito si distinguono un po' nello stile, e in particolare nel versante dell'amore, di cui da sempre vogliono essere maestri, e non solo nel cinema.

Ed ecco che  in questi giorni di teatro-elezioni presidenziali,  per incantare l'elettorato e far scegliere per il candidato Macron, si imbandisce la storia d'amore 'controcorrente' fra lui e la sua insegnante di italiano e teatro (eh, il teatro...), con cui si è sposato pazzo d'amore (sic!) e che conta all'anagrafe - che bella storia originale a portata di voto - venticinque anni di differenza. Lei naturalmente più vecchia, altrimenti non ci sarebbe 'sugo'.

La histoire d'amour fou fa tanta presa e simpatia e aiuterà l'affarista arabista europeista Macron a sconfiggere la dolomitica signora Le Pen (dolomitica perché il suo programma è pieno di montagne e roccia dura che vuole costruire attorno alla 'Vive la France'!),  signora di cui amo solo la bella pronuncia francese.

Nella corsa per l'Eliseo già Sarcozy aveva iniziato a farsi propaganda e darsi lustro con la bella Carla Bruni (la sorella dell'amata attrice Bruni Tedeschi) e da allora le prime donne di Francia sono diventate paladine di bellezza o stravaganza, comunque un'attrazione e un addolcitore per il calcare politico...Oltre che materia giornalistica. Per cui insomma i giornalisti tornano ad avere una funzione, ché altrimenti non ce l'hanno più o non ce la possono più avere. Fino a qualche anno fa queste attrazioni di teatropolitica non erano pensabili: Mitterand andava con tante donne, ma solo di nascosto.

Dunque il Macron innamorato vincerà, sembra quasi scontato; e grazie a questo amore pazzo e controcorrente, tutto francese, avrà il voto delle belles femmes francaises (scusate la mancanza di cediglia sotto la c, ma nella tastiera italiana non c'è) a cui dischiude prospettive di nuovi amori; sì, lui ce la farà, lui che ha sconfitto i pregiudizi, per cui, in una coppia, solo l'uomo può essere più vecchio di una donna. 
Riceverà voti a sfare, sarà baciato dai voti dell'amour fou per una donna 'scandalosa', ché aveva marito e figli e rispettabilità.

Lo scandalo viene superato, annullato, reso innocuo, e ridotto a burletta; viene utilizzato come merce, o sfruttato variamente; nulla è detto del dramma che tale scelta ha comportato per i due a suo tempo; le lacerazioni familiari, la disperazione, o dell'abisso della felicità pura, per esempio per una donna matura, di trovarsi nel letto fra le mani un ragazzo innamorato. Tutto questo è taciuto.

Prima lo scandalo aveva una sua funzione sociale, destabilizzava. Ora, almeno a livello 'alto', compra. (Perché poi, a livello 'basso', per il popolino, le cose non cambiano: provate a immaginarvi l'operaio giovane innamorato della signora casalinga matura; o l'operaio vecchio che si innamora della giovane e ne vedrete delle belle, in casa...).

Ricordo che una storia simile a quella della coppia quasi presidenziale accadde in Francia negli anni '70 e scosse l'opinione pubblica (mia madre mi permise una volta di esercitarmi nella lettura a voce alta in non so quale rivista proprio con questa vicenda stile feuilleton); ma il ragazzo di allora fu meno fortunato di Macron, non diventò presidente non solo perché erano altri tempi, ma anche perché egli era figlio di povera gente, e anche lei, l'insegnante, né ricca né influente, era solo innamorata, e solo sperimentò seri guai con la giustizia denunciata dai genitori del ragazzo minorenne, che con quell'amour fou proprio non erano d'accordo...Per questa denuncia e le sue serie conseguenze la notizia era apparsa sui giornali. Non so poi che fine abbiano fatto questi amanti, ma  credo non bene dato che Charles Aznavour se ne ispirò, e lo dice mia madre che su questioni di musica leggera è fonte attendibile, per scrivere la canzone "Morir d'amore".

A Prato, diversi anni fa e credo sempre negli anni '70 (anni di grandi illusioni e io ero bambina), conobbi una coppia, erano marito e moglie, in cui lei era molto ma molto più vecchia di lui e girava sempre con un turbante in testa, e lui sempre accanto. Pochi giorni dopo che lei morì, anche lui se ne andò. Ne ho parlato in "Antologia del Bisenzio". Una storia davvero bella e tenera, e tutta intima, personale, 'nascosta'.

Lo stesso cantautore italiano Luigi Tenco fu figlio di un amore simile, e vi potete immaginare quello che successe, in piena era fascista, alla madre, che era sposata e dovette scappare dal paese. Il padre vero era un giovanissimo Ferdinando Micca, figlio di notabili piemontesi. Ma per Tenco questo fu un dramma (oltre che per il padre), altro che sfruttarlo commercialmente come qualcuno oggi avrebbe fatto..

Via, son cose belle e spesso drammatiche quando l'Amore piglia le pieghe che vuole. Peccato che ormai anche Lui tiri le frecce a comando, e mostri e venda le ferite, osceno.



(La versione in francese, "Mourir d'aimer", qui; ma è bellissima anche in italiano, perfettamente equiparabile nelle due lingue: https://www.youtube.com/watch?v=rr-_e7z73gM).

lunedì 24 aprile 2017

Cultura Anno Zero

Un intervento del Prof. Centauro sullo stato della cultura nella città di Prato.

"Mi occupo di salvaguardia dei beni culturali e batto sempre dove il ‘dente duole’. Ma credo ce ne sia ben donde!
Infatti, non occorre scorrere la cronaca per certificare che in città siamo al capolinea della Cultura, o meglio  le cosiddette politiche di valorizzazione che fanno capo ai beni culturali. Cultura Anno Zero per la totale inerzia dimostrata i tutte le circostanze che contano: nei confronti del patrimonio archeologico, con i reperti e il museo di Gonfienti che si realizzerà altrove con buona pace dei diritti sacrosanti della comunità; nei riguardi della Fattoria Medicea che, invece di stare al centro del Parco delle Cascine di Tavola, è risolta come un grande buco nero, come se il rilancio del parco agricolo potesse fare a meno della sua risorsa più consistente; con il degrado incipiente dei beni architettonici e monumentali pubblici e privati, l’assenza di attenzione e di sostegno verso le realtà culturali emergenti che reclamano visibilità e occasioni di confronto.
Lo ‘scaricabarile’ che pure mutua un simpatico gioco di ragazzi, scherzosamente irriverente, è divenuto l’odioso ‘leit motive’ da esibire in ogni occasione nelle risposte da dare alla comunità che chiede ragioni del disinteresse o del lasciare fare ad altri cose che interesserebbero la società civile, cosicché si possa sempre giustificare il lassismo imperante di oggi. La mancanza di memoria collettiva farà per lor signori il resto perché non sempre il tempo è galantuomo, quanto meno nel breve e medio periodo.
Si parla di Malaparte, di Sem Benelli e di altri epigoni della cultura letteraria nostrana per decantare la storia cittadina, ma più se ne parla e più ci si allontana dagli insegnamenti che dalla lettura di questa deriverebbe per segnare la strada futura, alla faccia del tanto celebrato ‘orgoglio pratese’.
La recente, clamorosa debacle della Fondazione Cassa di Risparmio che non riesce neppure più a elegger un proprio consiglio completa un quadro desolante del comparto culturale e del poco animus che alberga nelle stanze del potere.
Eppure da questo Anno Zero dovremo pur ricominciare con uomini e donne di buona volontà, meno intrisi di vuota retorica, piuttosto propensi a rimboccarsi le maniche ad affrontare con coraggio e spirito di servizio, laddove occorra, la sfida che ci attende per riportare in alto il comune senso civico, con onestà, trasparenza ed impegno. Solo così facendo potremo risalire la china, un’impresa che non sarà comunque per niente facile".


Giuseppe Centauro

Italia: la corruzione ci soffoca la vita

Sono molto contenta che qualcuno abbia avuto il coraggio di denunciare all'autorità la corruzione dilagante che esiste per i concorsi u...