sabato 27 maggio 2017

Ma tutte queste morti non muovono a nulla?

Tanti pedoni uccisi in città negli ultimi mesi. Anche una ragazza che se ne stava sul marciapiede, non solo il pachistano che viaggiava di notte sulla Declassata senza luci. Poi anche l'amico Fiorenzo. 
Insomma, a Prato un macabro stillicidio di morti sulla strada.

E tutti questi morti, non muovono a nulla? Non servono, invece di sfilate e incontri e raduni di politici per le prossime, lontane ancora, molto lontane elezioni, una riflessione collettiva su quello che siamo diventati incivili? I politici, il Sindaco non dovrebbero anche stimolare, invitare a questo?

A molti di noi importano poco i giochi di potere, i riassunti dei cento duecento mille duemila giorni di governo (che via, lo sapete anche voi, politici, non sono un granché), se vi ricandiderete o meno (come sta scritto oggi su un giornale); importa quello che è diventata questa città, come vi si vive; e soprattutto siamo preoccupati di come facilmente, così, uscendo per strada, semplicemente camminando, si possa morire.

Fiorenzo Gei, nel pantheon dei grandi pratesi

LA NAZIONE, Prato, in data di oggi


Fiorenzo Gei, nel pantheon dei grandi pratesi
Come tu esordivi anch’io faccio.
Salve Fiorenzo, amico carissimo salve, ora che l’ineluttabile si è compiuto, ora che la tua tempra leonina ha ceduto ad un colpo vigliacco sferrato all’improvviso come il dardo che uccise Achille.
Prato ha perso con te un grande protagonista della parte migliore della nostra cultura toscanissima, schietta, genuina e sapiente. Tu sei stato un uomo forte nel fisico e fortissimo nell’animo, generoso, vulcanico, un vero trascinatore. Professore di scienze e maestro di vita. Per i tuoi molteplici interessi, un grande comunicatore e un didatta sopraffino che ha insegnato ai giovani senza mai dimenticare i vecchi. Capace di coltivare il sapere delle generazioni che furono per guardare al futuro.
Tua, solo tua, resterà quella straordinaria forza e capacità di coniugare la bellezza della natura, della montagna e delle fatiche dell’umile lavoro dal sapore antico del mondo contadino, con l’arte e con la musica, con la lirica in particolare, quasi fosse il canto del poeta a guidare ogni tuo gesto e a sostenere le nostre incerte azioni da apprendisti in ascolto.
Non c’era cosa, fatto o avvenimento storico che tu non conoscessi, da raccontare nei simposi con la semplicità e la genuina ironia di chi cita il mito per poi smitizzarlo pur con l’affetto e la sensibilità dell’uomo consapevole e misurato.
Tu, presidente del CAI  di Prato, membro del Comitato Scientifico Nazionale  che sarai oggi stesso onorato, al correre della notizia della tua morte, al Congresso Nazionale di Napoli; tu che sei stato un paladino straordinario della natura, della geologia, della speleologia  e delle ricchezze storiche ed archeologiche del territorio bisentino e della Calvana, tua grande e irrinunciabile passione; Direttore del Centro di Scienze Naturali di Galceti; socio fondatore dell’Associazione Camars mossa insieme a te  alla riscoperta delle origini etrusche del territorio pratese, così simile alla tua natia Chiusi; ed ancora tu, Presidente di Prato Lirica, grande organizzatore di eventi, commemorazioni e tanto altro ancora, sei stato una stella splendente per la capacità di metterti in ogni occasione al servizio di tutto questo senza protagonismi, lustrini e vana gloria, sempre alle soglie del tempio senza mai volerci entrare.
Per chi ti ha visto all’opera, poderoso e fiero, per dirla come Sem Benelli, parevi “un eroe omerico”, perché tu sei stato per Prato quello che Ettore è stato per Troia in difesa della storia, della natura e dell’ambiente.
Le tue frasi resteranno poi per sempre scolpite nella memoria collettiva, come antiche massime che si leggono al focolare agli amici convenuti: “Niente sta scritto al di fuori dalla nostra ferma convinzione di poter cambiare le cose”. Uno speciale testamento spirituale da leggere però con l’avvertenza di non farne un epitaffio funebre per non sortire – come tu hai ben ricordato– “lo stesso effetto delle lapidi cimiteriali del de cuius benestante, opposto al povero senza croce, dove il morto era sempre descritto come portatore sano delle migliori qualità. (Prof. Giuseppe Centauro).

venerdì 26 maggio 2017

Ciao, Fiorenzo Gei

Ciao, Fiorenzo Gei: eri un grande uomo di cultura, e una vera forza della Natura. La tua morte è una perdita enorme per la città di Prato, e per tutti noi.

Una gabbia chiamata città

Copio un brano tratto da Architettura organica di Frank Lloyd Wright, che avevo inserito nel secondo Spettacolo della città di Prato (2015-2016), e che mi è tornato in mente in questi giorni difficili per pedoni e ciclisti.
Coloro che si vorranno occupare seriamente della gestione politica futura non potranno non pensare a un mutamento nel rapporto fra il cittadino e la sua città, dove ci sono troppe macchine, ostacoli, edifici, e troppo poco spazio per la vita. 

“Io personalmente ritengo che, sia le scuole, sia le città, hanno fatto il loro tempo. La grande città,venuta su a caso, poteva esistere una volta: oggi non più, è impossibile scientificamente. La vettura e il cavallo…il nemico fuori delle porte? Beh, chiudete le porte e il nemico non potrà entrare; quando si viveva una vita primitiva, e nulla c’era ancora della nostra civiltà meccanica, la città ipersviluppata aveva un valore perché era necessaria; ma oggi che valore può avere? Se fossimo meno addomesticati, se non fossimo pecore, se non ci fossimo abituati a lasciarci imporre di amarla, non potremmo più sopportarla. Ci vuol tutta l’energia di cui l’uomo è capace, per vivere ora in una qualsiasi delle città moderne. Non so chi ha detto che per aver voglia d'attraversare una strada di New York bisogna che uno sia nato sull'altro marciapiede. L'entrare in questo caos di case e l'uscirne sottraggono troppe energie e troppo tempo alla vita di un uomo. (…) Dovremmo già esserci accorti che la porta di questa gabbia – di questa “cosa” che chiamiamo la grande città – è finalmente aperta; la porta è aperta e possiamo fuggire. Noi possiamo andarcene dalla gabbia, ed essa può ben scomparire per sempre. Dovremmo comprendere che così come siamo ammassati nelle grandi città siamo vulnerabilissimi: possiamo essere distrutti in massa. Il nemico esiste tuttora; i popoli si odiano ancora, le forze della guerra esistono più che mai. (…) Nel villaggio ipersviluppato che viene chiamato metropoli, noi dobbiamo stare “attenti”, evitare la macchina, prendere letteralmente in mano la nostra vita per riuscire ad andare da un posto a un altro. Dobbiamo consumare tutta la nostra energia nervosa e metà del nostro tempo per andare e tornare – e il tornare è problematico – per mantenere vivo questo assurdo ammassamento urbano che assomiglia a un porcaio dove ci si urta e ci si gratta reciprocamente e la cui ragione d’essere è venuta meno coll’apparire di tutte le invenzioni scientifiche che ora ci minacciano da sopra e da ogni parte.

(Da Architettura organica di Frank Lloyd Wright, in L'architettura della democrazia, Milano, 1945).

giovedì 25 maggio 2017

In attesa della Ciclopolitana, intanto...

Il Comune ha presentato il progetto per la Ciclopolitana, il giorno dopo che un caro amico, Fiorenzo Gei, presidente del CAI di Prato, è stato investito da una macchina mentre attraversava la strada. E dopo che tanti, troppi vengono quotidianamente investiti, a piedi e in bici, in questa città!

In un articolo che la illustra (vedi sotto), l'assessore Alessi snocciola i motivi per cui dobbiamo muoverci in bici: che nei percorsi brevi, si risparmia tempo, si arriva prima; si fa moto eccetera. Scopre l'acqua calda, ma insomma, va bene così...

E comunque, queste 'tiepide' affermazioni, questi incitamenti all'uso del velocipede non bastano per convincere chi vive una vita complicata, stressata; per chi deve sbrigare vari e molteplici incombenze al giorno; per chi deve correre correre correre! Per chi ama correre e andare all'impazzata con la macchinuccia.
E poi mentre aspettiamo l'avvento del futuro meraviglioso, intanto si può rischiare di essere travolti, a piedi e in bici, da uno dei tanti pazzi che girano automuniti (ma anche no; magari veniamo travolti anche perché noi possiamo essere un po' distratti, perché no?); da chi mentre guida, manda messaggini o guarda Facebook sul suo caz...di Smarphone eccetera.

La città di Prato è, nel suo traffico, disordinatissima e incivile quanto poche.

Ci vogliono campagne massicce e interventi immediati per:

1. invitare tutti gli automobilisti a rispettare il codice della strada, e in generale a limitare la velocità e rispettare pedoni e ciclisti. Si devono fermare davanti alle strisce pedonali se passa qualcuno;
2. invitare tutti gli automobilisti a non usare il telefonino alla guida;
3. invitare i genitori ad accompagnare i propri bambini a scuola a piedi o, se sicuro, in bici.
4. invitare pedoni e ciclisti a essere più attenti e a usare le poche piste ciclabili e i marciapiedi che ci sono.
5. Dotare le proprie bici di efficaci - per quanto possibile - sistemi di difesa dagli innumerevoli ladri che girano, e non solo a Prato o in Italia (in Olanda, tantissimi, ma non per questo la gente non usa la bici, anzi!...).

Ci vuole una campagna massiccia e martellante, e, per quanto possibile, anche interventi concreti immediati, non basta l'intervistina e il progettone.

E intanto: voi, assessori e consiglieri, fautori della belle sorti e progressive della città futura, andate in bici in città?


martedì 23 maggio 2017

I Comuni torneranno a essere come negli anni '20...

Ieri a telefono con un impiegato di un comune italiano, si parla in maniera informale, quasi divertita. Lui, è un lui, fa alcune confessioni.

La prima riguarda il teatro comunale.

-Eh, dice, il comune s'è svenato per dare i soldi a questo ente teatrale mangiasoldi; poi alla fine ha dovuto fare un bando. Un bando per modo di dire: hanno partecipato solo due enti teatrali, di cui uno era quello che aveva sempre gestito il teatro; due enti giganti, ché altro non sarebbe stato possibile. Ma si sapeva già chi avrebbe vinto, più o meno. Se si fosse presentato un altro, magari un terzo più piccolo, pur valido, non avrebbe potuto vincere. Perché? Perché questi enti teatrali hanno i soldi dello Stato, e quindi quando fanno offerte possono andare al ribasso, possono presentare budget interessanti, tanto mica danno del loro. E quindi, alla fine, vincono correttamente, vincono perché possono vincere. Non c'è bisogno di alcuna corruzione perché vinca il teatro tal dei tali...

Poi parla del Comune.

Il Comune? Ma il Comune che cos'è, ormai? I soldi non ci sono più, nei Comuni. Presto i Comuni torneranno a essere quello che erano negli anni '20 del Novecento, una emanazione e controllo dello Stato sul territorio, senza o pochissima capacità autonoma; anagrafe, polizia municipale, poco più. Servizi sociali, cultura non ne parliamo...tutto ridotto al lumicino. Tutto o quasi sarà privatizzato, e in gran parte lo è già. I soldi della cultura vengono dati agli enti costituiti e controllati pubblicamente, e soprattutto per dare gli stipendi agli impiegati eccetera. La cultura nel territorio la fanno, come la fanno, le associazioni, cose così, alla buona...

Io gli ricordo che nel suo Comune a giugno ci saranno le elezioni.

-Mi vien da ridere. Le elezioni comunali, che dovrebbero essere dedicate agli interessi della popolazione locale, funzionano soprattutto per le carriere dei singolo. Qualcuno ci spera perché magari non ha lavoro. Come dice lei, sempre più gente tenta la carriera politica, diciamo, perché non c'è lavoro, non c'è futuro...Non c'è idealità. Perché se anche poi qualcuno è valido, non può fare niente, non ci sono gli strumenti per fare niente, e poi lo costringono a stare nei ranghi. Alla fine, bene che vada, può rimettere un po' in sesto le casse comunali... Punto.

lunedì 22 maggio 2017

Abbazia di San Gusto al Pinone: un visibile spanciamento...

Queste foto sono state scattate ieri e dimostrano come la pieve di San Giusto al Pinone, nel Comune di  Carmignano, versa in condizioni di assoluto abbandono. Ricordo che nel marzo scorso è caduto il tetto della volta.
Guardando la chiesa frontalmente si osserva chiaramente lo spanciamento della parete sinistra. Sui tetti della tripla abside, che qui non si vedono, sono nati e cresciuti da tempo alberelli.
E anche il campanile non versa in ottime condizioni. 
Le didascalie che illustrano la chiesa sono completamente illeggibili.


domenica 21 maggio 2017

Internet, strumento di guerra

Traduco un pezzo di un articolo del New York Times dal titolo "Internet is broken: @ev William is trayng to salvage it" (Internet è rotto: Ev William sta cercando di ripararlo, letteralmente 'salvarlo'), di cui hanno dato notizia i giornali italiani.
Vale la pena di leggere poi l'indagine delle molestie in rete del Pew Reserch Center, menzionata nell'articolo,  dove risulta che Internet è usato comunemente per offendere e perseguitare le persone con vario modo e finalità.  Insomma, Internet è uno strumento di guerra.


"SAN FRANCISCO - Evan Williams è il ragazzo che ha aperto la scatola di Pandora.  Fino alla sua comparsa, le persone avevano pochi posti dove andare con le loro emozioni traboccanti e selvagge opinioni, tranne scrivere una lettera al giornale o  arringare i vicini.  Il sig. Williams -  fondatore di Twitter, co-creatore di Blogger – ha messo a disposizione questa libertà, fornendo a tutti strumenti per comunicare con il mondo. Nella storia della tecnologia delle comunicazioni, è stato una scoperta (letteralmente 'sviluppo'), che ha avuto implicazioni simili a quella di Gutenberg. 

E così siamo qui nel 2017. Come va, signor Williams? 

"Penso che lnternet sia rotto", dice. In realtà crede questo già da alcuni anni. Ma le cose stanno peggiorando. "Ed è molto più evidente a tante persone che è rotto".  Le persone usano Facebook per mostrare suicidi, colpire e assassinare, in tempo reale. Twitter è un alveare di troll e abusi che sembra impossibile arrestare. Le notizie false, create o per ideologia o profitto, sono sconvolgenti. Quattro su 10 utenti di internet adulti , secondo una indagine del Pew Reserch Center sono stati molestati online. E  questo  prima che la campagna presidenziale si riscaldasse l'anno scorso.  Una volta  pensavo che se tutti avessero potuto parlare liberamente e scambiare informazioni e idee, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore", dice Williams. " Mi sono sbagliato…


SAN FRANCISCO — Evan Williams is the guy who opened up Pandora’s box. Until he came along, people had few places to go with their overflowing emotions and wild opinions, other than writing a letter to the newspaper or haranguing the neighbors.
Mr. Williams — a Twitter founder, a co-creator of Blogger — set everyone free, providing tools to address the world. In the history of communications technology, it was a development with echoes of Gutenberg.
And so here we are in 2017. How’s it going, Mr. Williams?
“I think the internet is broken,” he says. He has believed this for a few years, actually. But things are getting worse. “And it’s a lot more obvious to a lot of people that it’s broken.”
People are using Facebook to showcase suicides, beatings and murder, in real time. Twitter is a hive of trolling and abuse that it seems unable to stop. Fake news, whether created for ideology or profit, runs rampant. Four out of 10 adult internet users said in a Pew survey that they had been harassed online. And that was before the presidential campaign heated up last year…
“I thought once everybody could speak freely and exchange information and ideas, the world is automatically going to be a better place,” Mr. Williams says. “I was wrong about that...”

Noticina conclusiva su Lo spettacolo della città in Valbisenzio

Spettacolo della Città in Valbisenzio. Vi ricordate? quello che facciamo col pullman che in diversi hanno tentato di sco...