venerdì 9 giugno 2017

A palle sgranate


L'espressione può sembrare un po' volgare, ma non era per le nonne, che raccomandavano ai maschietti di non stare 'a palle sgranate', che significava in primo luogo senza far niente, ma anche seduti 'come villani' con le gambe aperte, dando fastidio alle persone accanto.

Si tratta di una semplice norma di educazione.

A Madrid c'è una campagna contro questa postura molto fastidiosa e frequente (in inglese 'manspreading', ma il sintagma italiano in questo caso è molto calzante), che è pura abitudine, abito culturale, e non c'entra niente la conformazione fisica dei maschi.

Questa 'seduta' era un po' scomparsa, ma negli ultimi anni si è diffusa di nuovo.

E non solo a Madrid.

giovedì 8 giugno 2017

Perché sono a favore dello voto segreto in Parlamento

Sono a favore del voto segreto in Parlamento, che peraltro è regolato e non è sempre, nonostante sia usato a vario modo e fine, e rallenti procedure e governo.
Esso è assolutamente indispensabile per certa pur lontana dose di autonomia del parlamentare nei confronti del proprio partito o gruppo o movimento... 
Ricordo che Mussolini fu uno dei fautori dell'abolizione dello scrutinio segreto proprio per avere il controllo totale della Camera e del Senato.
Per ripassare un po' di storia, si può leggere l'articolo riportato qui sotto.

mercoledì 7 giugno 2017

Supportare il lavoro!

Leggo il seguente comunicato pubblicato sul sito del Comune di Prato in merito alla sua triste posizione nella classifica della ricchezza nazionale della stilata da Il Sole 24h e rimango colpita dalle parole del Sindaco, in particolare dalla frase: "L'amministrazione comunale...ha il dovere di stare vicino a chi fa impresa".
E finora cosa è stato fatto, anche dalle precedenti amministrazioni? Solo stare vicino a chi fa impresa, a chi ha i soldi, agli industriali eccetera.
Poi il risultato di questo star vicino è sotto gli occhi di tutti, non solo sul giornale della Confindustria: un fallimento.
E sennò per quale altro motivo, se non per 'stare vicino a chi fa impresa', per per quale motivo avrebbero costruito, che ne so, l'Interporto che non funziona come interporto, visto che la ferrovia non è quasi per nulla utilizzata per lo scambio di merci? 
Infatti, gli interporti, pensati e costruiti per diminuire il traffico del TIR, hanno sortito l'effetto opposto, e i loro parcheggi sono pieni di TIR! Hanno aumentato il traffico di camion, e in maniera sostanziosa!  Ironia della sorte, vero?

Le amministrazioni comunali di Prato non hanno fatto altro che sostenere l'industria tessile e quella del mattone. Punto. Non sono riusciti a creare, ma che dico, nemmeno a pensare o immaginare altri scenari economici, attanagliati e presi per il cappio da certo quattrino...

Noto - ah gli studi di glottologia! -  l'uso del verbo 'supportare', anglismo per 'sostenere', che compare nel titolo del comunicato stampa: " ...necessario supportare chi crea lavoro".
Il verbo italiano viene da 'to support', termine calcistico che significa 'tifare' (vedi il 'supporter', tifoso). Parola di origine latina che rientra in italiano dalla porta del calcio inglese. E' una specie di autogol linguistico.
Oltre al lavoro, quante cose ci tocca sopportare!

Ecco dunque il comunicato, pubblicato in data di ieri:

Crisi del distretto, Biffoni: "Negli ultimi 10 anni Prato ha perso tanta ricchezza, necessario supportare chi crea lavoro"

Prato la città italiana più penalizzata dalla crisi, anche se i redditi restano nella media italiana
E' Prato la città che più è stata penalizzata dalla crisi economico-finanziaria degli ultimi 10 anni. Un dato noto, messo nero su bianco questa mattina dal Sole 24 Ore che ha analizzato i redditi delle città italiane confrontando il periodo pre-crisi con gli ultimi anni. Tra il 2007 e il 2015 la provincia pratese ha person 6,22 punti percentuali. Al contempo il reddito medio si attesta sui 20.188 euro, a fronte di una media nazionale di 20.798 euro: "La media dei redditi nazionali è più o meno come quella dei pratesi, ma la differenza è che la crisi sul territorio italiano ha fatto scendere i redditi dell'1,32%, mentre da noi si è portata via oltre 6 punti percentuali - ha commentato il sindaco Matteo Biffoni -. Una crisi dura, che ha visto chiudere tante aziende e per la prima volta ha creato sul nostro territorio il problema occupazionale. Da sempre sostengo che tra le mille sfide quotidiane, il problema principale è e resta il lavoro, la creazione di occupazione e di redditi. Lo vediamo dai dati del servizio sociale, dalla fila di persone che sono in difficoltà".
Negli ultimi tre anni l'imponibile Irpef è andato aumentando, passando da 10,8 miliardi nel 2012 a 12,1 nel 2017: "Sicuramente parte di questa crescita è legata all'emersione dell'evasione, ma ci vogliamo leggere anche un segnale positivo di ripresa dei redditi. Questo però non ci esime da una riflessione con tutte le parti attive della nostra società sulla trasformazione del distretto pratese e su come il nostro territorio, depauperato dalla crisi, possa far fronte a nuove sfide".
"L'amministrazione comunale non può creare lavoro, ma ha il dovere di stare vicino a chi fa impresa. Allo stesso tempo lavorare su progetti di rilancio della città, delle infrastrutture, aprire i cantieri significa dare una città migliore ai cittadini e alle imprese del nostro territorio".

martedì 6 giugno 2017

Pedone per un'ora (1)

Fate la prova: andate a piedi per la città. Diventate pedone, pedone per un'ora.

Suggerisco un orario e due giorni: verso le sei del pomeriggio, il lunedì o il venerdì. 

Camminate, andate.

Prendete un punto qualsiasi della vostra città, lasciate la macchina, parcheggiate e cominciate a camminare.

Provate cosa succede. Guardatevi attorno.

Intanto inizierete subito a sentirvi insicuri, anche sul marciapiede, sempre stretto e faticoso,  sempre pieno di impedimenti, tanto che avete voglia di camminare per la strada.

Ma non potete. Ci sono le macchine, che sfrecciano veloci. I camioncini che a quell'ora vanno come pazzi. Si torna dal lavoro...

Molti guidano e usano il telefono, rispondono ai messaggi, lo si osserva chiaramente.

Forse nemmeno vi vedono.

Per attraversare scegliete le strisce pedonali, ma nessuno si ferma subito. Dovete attendere. L'automobilista - lo eravate anche voi fino a qualche minuto fa - non si ferma che con molto fastidio. Lo sapete bene cosa si prova. Egli deve andare, deve sfrecciare.

Finalmente si ferma qualcuno, e attraversate.

Poi, improvvisamente, vi accorgete che il marciapiede non c'è più, che state camminando sul ciglio della strada, e vi ricordate che la nonna si raccomandava che nel vostro andare le macchine vi venissero incontro, che dovevate farvi vedere, che le dovevate vedere. Ché altrimenti le macchine vi arrivano alle spalle, vi stanno arrivando alle spalle, e questo è inquietante, esse sfrecciano veloci.

Lambiscono i vostri fianchi anche i camion di una certa importanza.

Tornate ad attraversare la strada, e l'ansia cresce. Non sapete più cosa fare, qual è la cosa migliore da fare, forse tornare a prendere la macchina.

A un certo punto incrociate il cavalcavia; lì corre un cordolo sottile di salvezza, e vi affrettate a raggiungerlo. Mentre corrono le automobili al vostro lato, aggressive e mordaci, puzzolenti, soffocanti, ai vostri occhi che guardano in giù si apre lo spettacolo dell'autostrada, l'autostrada alle sette di sera, dove il flusso di veicoli è continuo, e vengono verso di voi, senza sosta pausa stacco intervallo, e passano e passano e in pochi secondi, se ne seguite qualcuna con lo sguardo, si rimpiccioliscono in fretta verso l'orizzonte...e non ci sono più. Ma ecco altre e ancora altre.

Tornano a casa? Perché corrono così? E vi ricordate come correte, anche voi, come correte veloce, avete sempre fretta di arrivare, arrivare, arrivare.

Il vostro andare con la macchina non può essere fermato da un pedone, da un qualcuno che va per la strada.

Ma ora siete un pedone, avete solo voglia di ritornare alla vostra macchinetta, e ripararvi, rinchiudervi.

Siete la lumaca che lentamente passa per la strada dopo la pioggia che miracolosamente giunge all'altro cigliO passando fra assi e ruote.

Tornate indietro, di fretta, pieni di paura anche se non lo volete ammettere; e vi guardate attorno e vi accorgete che nessuno, nessuno cammina e giurate che a quell'ora non lo farete più...

domenica 4 giugno 2017

Prato, capitale della cultura industriale?

Invidiosa della troppo vicina Pistoia, anche Prato farà la domandina per diventare, nell'anno del chissà, Capitale della Cultura italiana.

Ma di una cultura tutta speciale: quella industriale.

Anche se le industrie, qua, sono ormai in fase declinante. Almeno che non si chiamino industrie le confezioni cinesi.

La città di Prato, dopo essere stata massacrata per più di un secolo con queste industrie del tessile che hanno rovinato totalmente o quasi aria acqua terra, ora, così in tempo di declino trova i suoi cantori della sua solita eccellenza, a tal punto che vuole diventare capitale della cultura industriale.

Ma che sarà mai questa cultura industriale? E' una cultura 'rock', manco a dirlo, una cultura partorita dall'estetica del brutto e sudicio, dall'incuranza, dallo scarto, dal riciclo, dal rifiuto, della fabbrica. Dall'asfalto e dal cemento. Tutto fuorché Prato! (che destino amaro, in questo nome!) Una cultura inquinata. Una cultura che vuole essere 'out', poco impegno e studio e molto 'trendy', una cultura rosso tinta industriale, e sempre col bicchierino in mano, tanto che si difendono i localini del centro dai camion della spazzatura ('Ma non c'è un altro orario per togliere la spazzatura?', a noi ci piace tanto mangiare sulla strada, fra la polvere, il sacco dell'immondizia accanto e il topolino sgusciante!).

Una cultura che non ti permette di invecchiare, oppure ti permette di invecchiare ma solo nell'effigie 'rock e maledetta' e sempre col bicchierino in mano e per la strada.

Un cultura giovanilista, ma...profondamente vecchia, astuta, e perbenista e conformista. Ista!

In tutto questo, nel compitino che presenteranno per passare all'esame ministerialen (difficile sarà), certo i nostri amministratori non presenteranno nulla o poco del passato, se non quello 'lecitizzato': Medioevo, cambiale, Datini, Pretorio e Lippi...le ciminiere, Pecci! Le Beghinage! Tutto quello che c'è stato prima, scavi archeologici e compagnia scavando, non vedono l'ora che venga dimenticato.

E nello stesso modo, tutto quello che non entra nel 'sistema loro', nel loro  interessaccio perbenista e untuoso, le Beguinage! vestito di alternativo per gli allocchi che ci credono, va cassato.
Messo sotto il tappeto come una polvere fastidiosa.

Quindi Prato città della cultura industriale servirebbe solo a confermare il loro dominio e la loro prospettiva culturale (come avviene altrove). E per 'loro' intendo una cultura calata dall'alto.
Posto che ancora possa esistere o nascere una alternativa.