mercoledì 14 febbraio 2018

Teatralmente anche noi migranti

Colleghi,

ricevo da voi molte proposte di teatro, una quantità impressionante.
Per questo è necessario un chiarimento, a evitare fraintendimenti.

Il teatro La Baracca non ha riceve ormai da tempo più finanziamenti; non fa parte di circuiti; è uno spazio piccolo, in periferia, dove è non è facile portare pubblico.
A volte ci si riesce; a volte no. Dipende.
Non c'è più un ufficio stampa; un tempo, pur piccolo, esisteva.

Insomma, non posso accogliervi pagando un cachet. Si può venire solo a incasso.

Chi vi recita, lascia qualcosa per il teatro e punto; il resto, va appunto a chi lavora sulla scena.
Fino a qualche anno fa accoglievo compagnie professionali da tutta Italia. Con il poco del denaro pubblico che ricevevo, pagavo le compagnie, gli attori; il resto copriva le spese.

Da tempo la Regione Toscana ha decretato la morte degli spazi autonomi, e quindi anche del mio, dando forza solo ai circuiti gestiti partiticamente, da cui tra l'altro noi rimaniamo esclusi. Come molti di voi. Se La Baracca non chiude è solo perché è di mia proprietà e lo mantengo, oltre che con i biglietti degli incassi, andando a lavorare in tournée.

Le tournée si svolgono generalmente  fuori dalla mia Regione, ché, se si esclude qualche caso sporadico, appunto noi non siamo compagnia gradita né appetibile. Una specie di bando ci ha colpiti e siamo stranieri a casa nostra. Il motivo principale è la mia azione politica, passata e presente, e l'esistenza di questo diario. 

Teatralmente, a periodi, siamo migranti. Come voi.
Le tournée - la prossima evviva a marzo! - sono essenziali per la nostra sopravvivenza. Insomma, per mangiare.

I rappresentanti del PD, che gestiscono Regione e il Comune di Prato,  si tengono alla larga dallo spazio che si trova in periferia. E così anche gli altri, le opposizioni. Non cambia nulla.

Perché, come prima cosa, non gliene frega nulla del teatro fatto al nostro livello. Può al massimo interessare per curiosità e prurito il teatro mitologico televisivo.

D'altronde si può dire lo stesso per altre attività artistiche. 

Molta gente di quelli che vedete gironzolare ora per le elezioni fa politica solo per sé, per la propria carriera, e quindi per questi va bene solo la concezione  del teatro-poltrona, teatro-vetrina, teatro-occasione (vedi il caso del Metastasio, per esempio) o teatro-amico, come è il caso di spazi alternativi 'amici', che a Prato o in zone limitrofe 'esisticchiano', dove i politici possono svolgere propaganda o tentare di accaparrare voti (magari ci mettono anche una biblioteca, un collegamento, un appoggio per la gestione del consenso, eccetera).

Il mio teatro non si presta a questo gioco e quindi è disertato politicamente. Ed è per questo che non è finanziato né corteggiato in altro modo.

Probabilmente La Baracca finirà per tornare a essere quello che era quando è nata, solo un mio laboratorio politico teatrale. Chissà.

Questa è la premessa necessaria per capire che cos'è questo spazio e a chi inviate le proposte. Poi le potete presentare, e, se mi interessano, ci possiamo incontrare.

E magari venite a vedere anche quello che facciamo noi. Perché no.

Nessun commento:

Monologo del vampiro, un dittico

Ho cambiato la locandina del Monologo del vampiro per due motivi: primo perché qualcuno, vedendo la precedente, non dormiva la notte; ...