lunedì 11 agosto 2014

Favola del comune leggero (2)

Così il Comune, con Sindaco e Giunta e Consiglieri, si ritrovò a un metro da terra. Oscillava.
Il Sindaco si mise subito a telefonare a destra e a sinistra per capire cosa stesse succedendo, e in cerca d'aiuto. Il Comune doveva ritornare subito a terra, accidenti!

I cittadini guardavano i loro eletti con il naso all'insù, un po' divertiti, un po' increduli.

"E' chiaro, erano troppo leggeri", qualcuno commentò.

Intanto da dentro si decise di scendere, l'altezza di un metro non era impossibile da saltare. 

Ma ecco, all'improvviso, che il Comune si alzò ancora, facendo un incredibile rumore! Di quanto si era alzato? Non si sa, ma ora era molto più difficile saltare.
Qualcuno, all'interno, cominciò a sentirsi male.
"Via via", il Sindaco rincuorò, "dobbiamo abbandonare il Comune!"
Furono calate delle lenzuola dalle finestre.
Sempre più cittadini si affollavano sotto, tenendosi comunque a una distanza di sicurezza.

Mentre un assessore stava tentando la fuga, ecco che improvvisamente il Comune cominciò a volare.
La cosa era davvero sorprendente e inspiegabile. Il volo era leggero, lento, ma inesorabile.
Da terra i cittadini potevano sentire le grida, le esclamazioni, qualche pianto che proveniva da dentro l'edificio ormai alto nel cielo.

La protezione civile si mise al lavoro, fu allertata l'Aeronautica. C'era paura che l'edificio fosse colpito da un aereo dell'aeroporto da poco costruito vicino, che loro tanto avevano voluto!
Il Comune si trovava a più di trecento metri d'altezza e le voci non si sentivano più.

Nel perimetro di terra lasciato libero dal volo dell'edificio apparvero per la prima volta dopo tanti secoli i resti di una casa antica, di cui la città non aveva mai saputo.

Solo a notte fonda i cittadini, smarriti, tornarono a casa. L'edificio era ormai altissimo e non si vedeva più.

Si racconta che dentro il Comune ormai volante successero cose inaudite, prima di essere ripreso, riacciuffato al laccio e riportato in città e ancorato in piazza come una vecchia nave; cose inaudite che racconteremo in un'altra occasione.

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