Sabato 11 luglio 2026, alle ore 18,30, nel Pereto del Teatro La Baracca
Primavera di Prato
- Diario in pubblico di Maila Ermini
lunedì 29 giugno 2026
Casa Minestra
Sabato 11 luglio 2026, alle ore 18,30, nel Pereto del Teatro La Baracca
giovedì 25 giugno 2026
Scaramànzia per S.Giovanni
Pubblico due fotografie della replica di Scaramànzia a Palazzo Datini ieri sera, 24 giugno, nell'ambito di Pratoestate 2026.
Ringrazio il pubblico, numeroso, per l'applauso e i commenti:
"Spettacolo molto particolare, brava!" (Giusi).
"Esilarante e poetico." (Guarducci)
"Interessante, divertente" (A.Funtanno).
"Delicato, e ci si rispecchia tutti" (Sara).
"Grazie, Maila. Non so se vedere il tuo spettacolo possa portare fortuna, ma sicuramente ci fa star bene, e ci fa pensare e sorridere". (E. Giovannetti).
mercoledì 24 giugno 2026
Mari-Murgia
L’ipocrisia del rispetto
Massimo Recalcati
La Repubblica – 23 giugno 2026
Trovo profondamente ipocrita il dibattito che si è sviluppato intorno alle frasi oggettivamente oltraggiose che Michele Mari ha pronunciato in riferimento a Michela Murgia. Queste frasi non sono state scritte o dichiarate pubblicamente ma sono state pronunciate in una conversazione tra scrittori.
È quello che accade normalmente in qualunque gruppo sociale. Il giudizio tagliente e ingiustamente violento, la diagnosi selvaggia o la condanna spietata su persone che neppure conosciamo personalmente sono una tragica prerogativa dell’essere umano.
Sarebbe del tutto ipocrita non volerlo riconoscere. In qualunque ceto sociale o professionale l’esercizio della denigrazione del proprio simile è un fatto quotidiano.
Alzi la mano, si potrebbe chiedere ai nostri lettori, chi di noi non si è macchiato almeno
una volta di questo genere di cattiveria meschina?
Sappiamo bene che c’è addirittura chi ne ha fatto una vera e propria professione: dire male, parlare male, criticare a prescindere, condannare, diffamare, sentenziare sistematicamente, ecc. Si tratta di un’attitudine umana – indubbiamente non tra le migliori – che si infiamma particolarmente, come già riteneva Aristotele, all’interno di gruppi omogenei. Raramente ho sentito uno scrittore parlare bene dei suoi amici e colleghi. Ma vale, ovviamente, anche per gli psicoanalisti che almeno loro dovrebbero garantire una certa imparzialità e neutralità bonaria nei loro giudizi e che invece si distinguono per una peculiare attitudine all’esercizio della malalingua. Ma vale ovviamente per ogni insieme umano: cantanti, avvocati, commercialisti, idraulici, panettieri, giornalisti, ecc.
Nessun codice deontologico potrà mai sanare questa attitudine a parlare male dei propri simili o dei propri colleghi, all’utilizzo del giudizio sprezzante o della diagnosi selvaggia esercitato con intenzioni malevole. Sarebbe del tutto ipocrita misconoscere questo fatto. Come sarebbe altrettanto ipocrita invocare la dignità di chi è colpito perché anche chi viene colpito non è mai esente – tolto Gesù Cristo – dalla piaga della maliziosa attitudine al parlare male dell’altro. Soprattutto, ripeto, se questo altro fa il nostro stesso mestiere. Allora scatta qualcosa di pressoché irresistibile. Subentra non
solo l’aspetto diabolicamente ludico della passione critica, ma anche una forte dose di robusta invidia.
Lo sappiamo non solo perché la psicoanalisi lo ha spiegato con dovizia di particolari, ma anche per esperienza diretta: l’invidioso colpisce nell’invidiato quello che vorrebbe essere e non è. Può ricorrere volentieri anche alla diffamazione per colpire chi costituisce il proprio Io ideale irraggiungibile. E tutto questo può anche accadere senza che si conosca nulla, letteralmente nulla, della vita dell’invidiato. Quello che conta è solamente la natura maligna del pregiudizio.
Sarebbe necessario un esercizio di ascesi singolare per ciascuno di noi per provare a sottrarsi alla tentazione della condanna sommaria, della demolizione critica, della veemente passione di gettare fango sull’altro. Nella vita privata questo esercizio di ascesi risulta assai più difficile perché si allentano i freni inibitori. «Scrive come un cane e pensa solo al denaro», disse impunemente uno scrittore di una certa fama di un altro scrittore mio amico in mia presenza. Sarebbe stato il caso di dichiarare pubblicamente tale misfatto? Sarebbe come pretendere di svuotare il mare avendo tra
le mani un secchiello d’acqua. La tendenza al giudizio perfido nei confronti dei propri simili è inemendabile. Sono certo che nemmeno i premi Nobel per la letteratura possano dirsi del tutto esenti da questa attitudine che è la stessa che permea la vita delle famiglie, dei gruppi amicali, dei partiti, delle congregazioni religiose e di qualunque dir si voglia formazione umana. Basta girare le proprie spalle che il commento acido è in agguato. Con l’aggiunta che più uno si distingue dagli altri più cattura fatalmente la critica astiosa.
Da questo punto di vista, se non si vuole negare ipocritamente questa verità “umana troppo umana”, la sola cosa possibile è quella di discriminare il piano privato da quello pubblico. Se il privato è una giungla, una gara tra chi colpisce il proprio nemico-amico il più duramente e malignamente possibile, il giudizio, quando invece diventa pubblico, acquista un peso specifico differente. Ma non mi pare il caso di Michele Mari. Il quale resta ai miei occhi innanzitutto un notevole scrittore. Nemmeno sarebbero state necessarie le sue scuse visto che quello che ha fatto è quello che tutti tendiamo
irresistibilmente a fare.
martedì 23 giugno 2026
Scaramànzia a Palazzo Datini
L'articolo che La Nazione dedica a Scaramànzia che replico domani mercoledì 24 giugno a Palazzo Datini nell'ambito di Pratoestate. Grazie per l'attenzione che mi dedicate.
domenica 21 giugno 2026
A teatro ti pagano per non far niente!
Uffa. Quella che il teatro sarebbe una pacchia. Che vecchia storia. Ora che anche il vecchio attore Giannini si lasci andare a questi sproloqui da intervista corrieresca, e quindi in vendita di libro (vedi il riferimento sotto) , risulta abbastanza fastidioso per chi invece a teatro fatica e tanto, e studia e si applica.
E poi...quanto teatro ha fatto Giancarlo Giannini? All'inizio della sua carriera certo sì, ma poi, soprattutto cinema.
Mi è sembrata una intervista volgare, da persona superficiale e me ne dispiace per lui, senza poesia, senza vigore intellettuale né politico.
Ma non è stato lui a dire che l'attore se ne deve stare zitto e buono e non si deve occupare di politica? E' così che si fa carriera, oltre che per bravura?
Io mi trovo al suo opposto, e non solo perché contrariamente a quanto è successo a lui a teatro faccio molto e mi pagano poco: per me ogni messa in scena è un atto politico, e questo mi salverà dal vedermi premiata con la stellina di cui lui va tanto fiero.
venerdì 19 giugno 2026
Le toppe di Gonfienti
L'Assessore Manetti (vedi l'articolo sotto) annuncia nuovi scavi a Gonfienti; ma dimentica di dire che:
1. i lavori di scavo vengono fatti da volontari, a cui si concede solo vitto e alloggio.
Ma non si è svolto recentemente uno sciopero sulle condizioni di fame in cui devono lavorare i cosiddetti operatori della cultura? Perché non dirlo?
2. Che il risultato dello scavo va a Campi Bisenzio al cosiddetto Museo di Gonfienti, e non a Prato che, nelle condizioni affondate in cui si trova, avrebbe tanto bisogno di un rilancio culturale. La zona di scavo e il museo sono del tutto scollegati e l'uno non beneficia dell'altro.
3. Che non c'è un progetto di ampio respiro sugli scavi. Che ancora a Prato molti non sanno dove si trovano. I cartelli che li indicano non ci sono, e certo non li possono mettere, perché nessuno apre gli scavi se non temporaneamente; insomma non c'è ritorno alcuno sul territorio, nessuna opportunità turistica.
Le solite misure-toppa e propaganda rispetto a errori del passato che difficilmente potranno essere risolti con questi annunci.
L'articolo è di oggi, su la Nazione.
Incontro su Cafiero Lucchesi
Una foto dell'incontro di ieri sera su Cafiero Lucchesi, rievocando la sua triste vicenda.
Grazie all'Associazione Filippo Buonarroti e al Circolo di Viaccia, La Libertà. Ottima l'organizzione del piccolo spazio nei Giardini di Elisabetta, e anche l'accoglienza.
Nella foto io sul palco con Francesco Innocenti della Filippo Buonarroti e Francesco Venuti di Anrc (Ass.Nazionale Reduci e Combattenti).
Il dramma Cafiero Lucchesi, vita e morte fra Mussolini e Stalin è inserito in Tutto il teatro pubblicato dal "Fondo Nazionale Pittori Scultori Scrittori Musicisti Drammaturghi" nel 2020 e che si può trovare alla Baracca.
giovedì 18 giugno 2026
Un articolo su Cafiero Lucchesi (2026)
Avrò solo 20 minuti circa per parlare all'incontro di stasera su Cafiero Lucchesi a Viaccia (Prato), ma credo che racconterò un bel po' di cosette sulla genesi e struttura del dramma... (E meno male che l'associazione Buonarroti è venuta da Livorno per invitarmi a Prato!).
Sulla storia di Cafiero - come su tanti che ebbero lo stesso inizio e fecero la stessa fine - era stesa la coltre del silenzio. Fu grazie al dramma che se ne ricominciò a parlare.
Molti pratesi e non solo mi telefonarono, anche persone "importanti", e furono scritte recensioni.
Su questo blog trovate (quasi) tutto. Altri aneddoti, se potrò, stasera.
Perché gli spettacoli storici che ho scritto hanno generato forti reazioni, alcune e non poche ostili contro di me.
Ringrazio chi mi ha voluto dedicare (e anche a Cafiero!) questo bell'articolo.
martedì 16 giugno 2026
Ancora su Cafiero Lucchesi
Il dramma "Cafiero Lucchesi (Vita e morte fra Mussolini e Stalin)" debuttò nel 2012 alla Baracca. In realtà, più che un dramma, è una sceneggiatura e fu messo in scena in una forma ibrida, se così si può dire. Poi replicammo a Officina Giovani e al Teatro Magnolfi, sempre a Prato. Fino ad allora nessuno, se non i cosiddetti specialisti, conoscevano la triste ed emblematica vicenda del pratese Cafiero Lucchesi, simile a molti oppositori in Italia, fuggiti dalla dittatura fascista e finiti giustiziati da quella di Stalin. Come a suo tempo fu per la vicenda dei Celestini e dei Concubini di Prato, anche questa ci portò diversi problemi e ostilità. (Perché, se la censura è ufficialmente morta, essa si esplica e dirige ancora in molti modi, molto più subdoli e pelosi, e noi ne sappiamo qualcosa!). Gianfelice D'Accolti interpretò il protagonista, io gli altri personaggi. Questo e più, e insieme ad altri, racconterò giovedì 18 giugno al Giardino di Elisabetta di Viaccia a Prato.
lunedì 15 giugno 2026
Festa nei boschi
giovedì 11 giugno 2026
Eccellenza sarà Lei!
Dopo che la parola "eccellenza" è stata derubricata come titolo onorifico e definitivamente sepolta come appellativo anche per i ministri, ecco che è tornata sulla bocca dei politici qua e là in Italia e non più come appellativo ma indicante qualità, e si ascoltano molti sproloquiare delle eccellenze del territorio, e con questo sostantivo disgustoso vogliono indicare luoghi fatti situazioni culturali di alto livello delle nostre rovinate città e campagne.
In realtà nei territori non si mostrano se non i traffici e il malaffare.
Come fu per Gonfienti, che doveva essere una eccellenza dell'archeologia toscana e poi è passata a emergenza e infine è scomparsa nelle visitine organizzate a spot.
Diffido di tutti coloro che si beano e si sciacquano la bocca con questo fonema-colluttorio, che lascia sempre una patina di servilismo e di accondiscendenza. Usare il filo interdentale.
martedì 9 giugno 2026
Torna Cafiero Lucchesi
Giovedì 18 giugno ore 21,30, al Giardino di Elisabetta di Viaccia (Prato) sarò presente a questo incontro su Cafiero Lucchesi, su cui ho scritto e rappresentato il dramma CAFIERO LUCCHESI, Vita e morte fra Mussolini e Stalin e che dà il titolo all'incontro stesso.
L'incontro è organizzato dal Centro Filippo Buonarroti di Livorno, che ringrazio (in particolare Ezio Mecacci) e di cui troverete, in fondo a questo articolo, il comunicato dell'iniziativa.
Pubblico anche l'estratto video del dramma rappresentato con Gianfelice D'Accolti con la locandina. Per l'occasione "smontammo" tutta la Baracca e allestimmo una scena totale. Il dramma fu rappresentato 10 volte, di cui due a Officina Giovani (2013) e al Teatro Magnolfi (2015).
COMUNICATO
domenica 7 giugno 2026
Seminare conformismo
Torno sui festival, perché stanno soffocando culturalmente l'Italia.
Ho già scritto più volte qui che i festival sono una congerie di cultura conformista asfissiante, ma voglio specificare meglio o diversamente.
E non c'è bisogno di guardare al Festival di Salerno per confermarlo, il caso più eclatante di Erri de Luca tolto dal programma perché accusato di posizioni sioniste eccetera, ma basta guardare al programma di Seminare idee di Prato, che io puntualizzo non vedo perché sono in montagna (come si vede dalla foto). E che non vedrei nemmeno se fossi a Prato dove si svolge.
Perché i festival sono conformisti?
1. Perché chiamano a raccolta solo nomi di grido, esemplari di case editrici (che spesso finanziano i festival per vendere i libri, il serpente che si mangia saporitamente la coda) e questi nomi di grido sono
2. gli anticonformisti del conformismo.
Capisco che la gente si senta lusingata nell'assistere alle prolusioni di tanti personaggi famosi, che ci fanno sentire anticonformisti da poltrona come sono parecchi di loro, ma la cultura che feconda NON è questa, perché quello che si semina in realtà frutta solo interessi per lo status quo. I personaggi invitati, pur esperti in campi diversi e "tanto bravi", in realtà sono nella sostanza identici, in quanto devono fare da specchio alla conformità.
3. Perché i temi sono scontati, ottimistici, stimolanti ma in realtà sterili. Sono operazioni di marketing!
4. Perché il ritorno di immagine sulla città è lo stesso per tutte: dopo i pochi giorni di "gesta" e "tutto esaurito" si ritorna ad intonare il "de profundis" ecc.
Insomma: ai festival si premia il consenso e il politicamente corretto e si emarginano le voci considerate scomode o divisive, non adatte agli standard organizzativi. In tutti i festival.
Per questo, invece di seminare idee, i festival seminano conformismo e anzi bloccano le energie culturali delle città, le soffocano letteralmente. Creano degli standard anche estetici pericolosi. Dopo tanto festival tanti nomi, organizzare diversamente è difficile, può sembrare ridicolo, ci vogliono soldi, ci vogliono sponsor, ci vuole l'Ente! E quindi, e può sembrare un paradosso, sono anche negativi per l'economia della città perché non creano continuità e non sviluppano vere opportunità e ricchezza. (Ah, lo sviluppo!).
Si potrebbe al limite tollerare l'operazione festival se fosse creato un antidoto, ma ci si guarda bene, e si fa di tutto questa epidemia della stupidità, del divismo, dell'acquiescenza socio-culturale si diffonda.
venerdì 5 giugno 2026
Le seggiole di Sudd-Cobas
A Casale di Prato qualcuno non è d'accordo con quanto fanno i sindacati Sudd-Cobas: accipicchia, dopo aver difeso i lavoratori dallo sfruttamento, lasciano le seggiole davanti alle fabbriche! Questi sindacati inquinano, oltre a tutto il resto.
(Non si legge però, sul cartello "arrabbiato", il numero di riferimento per il ritiro...).
giovedì 4 giugno 2026
Tienanmen, 37 anni fa
Tanto per non dimenticare quello che abbiamo realizzato. E del disprezzo di cui siamo stati vittima per aver messo in scena quest'opera storico-politica sul massacro di Tienanmen, accaduto 37 anni fa.
Vedo ancora i cinesi di Prato che scappavano impauriti quando mettevamo le locandine dello spettacolo in via Pistoiese, che avvicinandosi temevano di essere considerati complici.
Sui cinesi di Prato è stato detto e scritto molto: forse quello che non è stato ancora studiato a fondo è la relazione fra l' "occupazione", lo sfruttamento del lavoro con riduzione in stato di semi-schiavitù dei lavoranti e il regime politico in Cina. Il tema è tabu assoluto.
mercoledì 3 giugno 2026
Appuntamenti di giugno 2026
Per gli amici pratesi e zone vicine indico due appuntamenti per questo mese: nell'ambito di Pratoestate il ritorno di Scaramànzia che rappresenterò il 24 giugno alle ore 21,15 a Palazzo Datini e con ingresso libero.
Dopo Prato lo spettacolo girerà in altri luoghi estivi.
L'immagine scelta dal Comune per la replica di Pratestate è tratta da una foto di scena in cui indico il cinque: preciso che non allude al "give me five", dammi il cinque gesto che incarna il "successo", la riuscita e la conformità- nato nell'ambiente del baseball e pare casualmente - , ma vuole recuperarne il senso di buon auspicio per libertà, curiosità/cambiamento, sensibilità/sensualità (cinque sensi), ribellione/rischio, musica/pentagramma, e per me anche, arte mancina ecc.
E ancora: per giovedì 18 giugno ai Giardini di Elisabetta di Viaccia, sempre a Prato, segnalo un appuntamento che riguarda Cafiero Lucchesi, su cui ho scritto il dramma Cafiero Lucchesi (vita e morte fra Mussolini e Stalin), e che alcuni anni fa ho rappresentato a Prato (e solo lì perché l'argomento era tabu) insieme a Gianfelice D'Accolti. L'associazione di Livorno Filippo Buonarroti mi ha chiesto di partecipare a un incontro sull'anarchico pratese e, per la serata, di utilizzare il titolo dello mio stesso dramma. Nella locandina potete leggere i dettagli.
Infine voglio far notare che nella locandina del dramma su Cafiero Lucchesi era stampato il logo di SIPARIO APERTO, Circuito dei Piccoli Teatri della Toscana, che la Regione Toscana provvide frettolosamente a distruggere (il circuito visse una decina di anni e forse meno, il 2012 fu l'ultimo anno), badando solo a mantenere quei teatri che "avevano importanza" o su cui ci si poteva infilare le manine (a proposito del cinque).
Cafiero Lucchesi, vita e morte fra Mussolini e Stalin fu rappresentato alla Baracca in ben otto repliche nel 2012 e 2013, e poi due repliche fuori, una a Officina Giovani (2013) e un'altra al Teatro Magnolfi (2015).
(Tra non molto pubblicherò anche il programma della prossima stagione alla Baracca).
venerdì 29 maggio 2026
Datemi un festival in città, per carità!
Perché le città hanno bisogno di imbandire festival?
Perché le amministrazioni hanno bisogno di agenzie per mettere in moto il meccanismo culturale?
Siamo incapaci o non possiamo più produrre cultura originale, far vivere pedone pedone la città, i suoi luoghi (valorizzali!) riempirli di personaggi, creare vita, economia eccetera senza questi grandi eventi che sono i festival?
In Italia l'invenzione dei festival come macchina di promozione e consenso politico è fascista.
Il primo grande festival è La Mostra Internazionale del Cinema, che tutti hanno imitato.
Il fascismo s'è anche inventato in parte anche quello di Sanremo, anche se non proprio a Sanremo.
Alla fine degli anni '70 del '900 Niccolini ha partorito l'Estate Romana, anche se quella era d'altra pasta, non era propriamente un festival come oggi, era tinta di carattere popolare ma, come hanno imparato da quella i festival di oggi, le manifestazioni erano sparse sul territorio: l'Estate Romana era aperta, rugosa, non confezionata, palpabile, ancora con echi ribelli.
Poi è arrivato il Festival della Letteratura di Mantova nel 1997, e tutto è cambiato.
Sono arrivati i formati, gli studi, le tecniche di economia culturale. La cultura come promozione del territorio. I volontari!
Pistoia, esempio, ne ha sfornati ben due, di festival: uno musicale, il miticissimo Pistoia Blues, e l'altro più recente, I dialoghi di Pistoia.
Ogni città vuole avere il suo, l'amministrazione chiama l'agenzia che glielo confeziona, ci sono sponsor disponibili, banche, vari enti e imprese nell'impresa.
Si invitano nomi, personalità che riempiono le sedie allestite nei luoghi o dimenticati o belli o variamente disposti della città, con l'ausilio di ragazzi volontari che saranno abbacinati dall'incontro con le star culturali e per questo disposti a lavorare gratis: le stelle cambieranno loro la vita, saranno unti dall'alto! Faranno una esperienza mitologica moderna e le agenzie risparmieranno un bel po' di soldini senza colpo ferire. Tu mi dai il tuo lavoro, e ti offro la possibilità di fare "un'esperienza unica".
Così la gente del posto, gli artisti e artigiani locali ne sono necessariamente esclusi e la città insomma non mostra niente del proprio. Non semina nulla di originale, come faceva Fulvio Silvestrini con il Giugno con l'Arte a Iolo di Prato, che invitava "i cittadini e amatori dell'arte" (o a suo tempo il teatro popolare di Monticchiello in quel di Siena prima che diventasse marketing) e che oggi sarebbe considerato roba naif.
L'evento festivaliero, pur ricco o forse per questo, passa sulla superficie per pochi giorni, e il poco o tanto che semina sono un po' di soldini, e svolazza luminoso senza scalfire incidere significare.
Sui giornali la città è tuttavia "promossa" come altrimenti non le accadrebbe.
In genere i festival, rispetto alla cultura (ed economia) del territorio, sono come le onde create artificiosamente in piscina.
Ma oggi sembra non esserci altro, siamo distanti dal mare.
(Qui sotto volantino di una edizione del "Giugno con l'Arte" organizzata da Fulvio Silvestrini. L'immagine è sbarrata per evitare i soliti scopiazzi senza citazione, ma anche simboleggia il rifiuto per certe manifestazioni oggi ecc.)
mercoledì 27 maggio 2026
Azzapati
Il mitico non più mitico Zapatero, ex primo ministro spagnolo idolo dagli occhi di cerbiatto, coinvolto in un tram chiamato corruzione: l'hanno trovato col sorcio in bocca, pardon! con i gioielli addosso (qui visibile in uno dei tantissimi meme sfottò) ed è coinvolto in una brutta faccenda di riciclaggio di danaro sporco...
Non mi metto qui a fare il riassunto delle beghe dell'ex viva Zapatero idolatrato a sx sx. Leggete le news...
E tutti stupiti. De che? Mi preme ricordare che a nessuno è concesso di fare politica e a nessun livello se non è ricattabile, se è pulito, se non aggancia o non si fai agganciare. Nemmeno ai sx sx.
Questa poi ha tutto l'aspettaccio di una zampata stile cia-cia, Trumpe gliela aveva promessa agli spagnoli che gli avevano detto picche nella faccenda iran-iran e usraele. E non è un caso che il Sanchez oggi sia dal papa americano antistates. (E non dalla Melo').
(Perdonate l'italiano e le storpiature, ma agenzie di tutto il mondo mi stanno spulciando il sito e gliela devo rendere difficile la storiella).
martedì 26 maggio 2026
Vissi al tempo di Matteone
Voglio spiegare l'origine del detto: Vissi al tempo di Matteone.
C'era una volta un sindaco che a ogni elezione stravinceva, e si chiamava Matteone.
I cittadini di... lo votavano e lo rivotavano. Non c'era verso. Lui vinceva.
Hai voglia a costruire opposizioni, liste, far nascere apposta costruttori di alternative, lui vinceva sempre.
Occomemmai? Occomemmai? Per le sue idee? Che idea, non esistevano più le idee! Era dotato di superpoteri? Macché, era un uomo come gli altri. Era semplice e misteriosamente diventato un idolo, e riusciva con niente a sbaragliare ogni concorrenza a ogni nuova elezione.
Certo che Matteone aveva dalla sua i circolanti, che per lui brigavano distribuivano tessevano, e bisognava essergliene grati. (Però per favore non parliamo di intrallazzi di mafie e massonerie, eh!). Eppoi c'erano le fanatiche i creduloni e i bischeroni, che erano le liste a lui collegate, che non mancavano mai di portare voti a Matteone, a cui fermamente credevano.
Era arrivato, alla decima elezione, a nemmeno farsi vedere più per la città, si affacciava dal balcone della sua casona, e salutava con la manina il suo elettorato in giubilo.
Fu così che dopo la quattordicesima elezione, il sindaco Matteone - ormai vecchio - fu acclamato direttamente e nominato di fatto sindaco senza alcun voto, insomma non ci furono nemmeno più elezioni, ormai considerate dispendio di soldi e di tempo, almeno per quella città, tanto si sapeva chi avrebbe vinto, e poi nessuno aveva più forza e voglia di organizzare opposizione nella città di...
Fu così che nacque il detto: vissi al tempo di Matteone, nell'anno eccetera eccetera, e il tempo di Matteone fu più di cinquant'anni.
giovedì 21 maggio 2026
Come eravamo
Durante le mie periodiche pulizie, dove tutto è sconvolto e rivisto e buttato o altrove riposto, ecco che trovo questa cartolina che mi regalò babbo Loris, grande accumulatore di oggetti e cose, e in questo non gli somiglio, dove si vede una immagine di Casale di Prato della seconda metà anni '80, con la chiesa di San Biagio in primo piano e la Baracca sulla sinistra prima che diventasse, nel 1993, teatro. Poche macchine, diverse biciclette (se si paragona a oggi!), forse era un giorno di festa, di fine maggio come ora, probabilmente.
Casa Minestra
Sabato 11 luglio 2026, alle ore 18,30, nel Pereto del Teatro La Baracca va in scena CASA MINESTRA un giallo psicologico di e con Maila Ermin...



















