Ieri sono andata in bici a Prato. Vado sempre in bici a Prato, che c'entra, sono abituata al traffico, ma ieri m'è sembrato che sia stato più arduo di altre volte, e pensare che io faccio il possibile per imboccare le piste ciclabili, i sentieri segnati per le ciclabili, ma ecco, vedo che per i pedoni e i ciclisti la situazione in città è diventata quasi impossibile.
Ora, oltre ai morti sul lavoro che non finiscono mai, un altro numero su cui parlare è quello dovuti alle automobili. Un numero mostruoso, di cui non si parla abbastanza.
Molte persone alla guida consultano i telefonini, o vanno troppo veloci, le macchine assomigliano sempre di più a carri armati, voluminose e prepotenti che, nella forma ibrida, spesso nemmeno le senti arrivare dietro di te. Sarà un segno che ci avviciniamo alla guerra?
I ciclisti rischiano di più - forse - ma per i pedoni non c'è più spazio.
I marciapiedi sono spesso invasi, o da macchine o da erbacce, la situazione è disastrosa.
Provate, provate a camminare in città, o come me, dalla periferia andare al centro e viceversa, e poi ne riparliamo.
Nessun invito a non prendere le macchine, nessun pensiero per un muoversi alternativo, nessun progetto viene dalla politica. E non basta nemmeno il costo esorbitante del carburante a farci smettere di riempire il mondo di macchine.
Perché, non so se ve ne siete accorti, il mondo è pieno di automobili. (Ma dài, che banalità, direte voi).
















