Uno degli slogan più triti e tristi è VOGLIAMO PARTIRE DALLE PERIFERIE.
L'hanno detto quasi gli schieramenti, tutti i partiti.
Pietà!
- Diario in pubblico di Maila Ermini
Uno degli slogan più triti e tristi è VOGLIAMO PARTIRE DALLE PERIFERIE.
L'hanno detto quasi gli schieramenti, tutti i partiti.
Pietà!
Lo spettacolo Non leggo le donne e non le rappresento si terrà alla Baracca sabato 18 aprile ore 21,15 e non stasera, come erroneamente comunicato oggi da La Nazione.
Ci avviciniamo alle elezioni amministrative e voglio dare il mio piccolo contributo con argomenti e spunti di discussione attraverso discorsi teatrali che presenterò alla Baracca.
Certo nessuna sorpresa per chi ci conosce: La Baracca da sempre si occupa di politica col suo teatro, e addrittura diversi anni fa ho osato sfidare me stessa presentandomi come candidato sindaco, cosa che, voglio rassicurare i miei detrattori, non ripeterò.
Naturalmente con i discorsi teatrali non si tratta di appoggiare alcun candidato o lista. Non si fa politica in questo senso, ma in quello più filosofico e profondo, o anche scherzoso e giocoso, ossia in versione satirica.
Il primo dei discorsi teatrali è Non leggo le donne e non le rappresento, previsto per sabato 18 aprile, ore 21,15: è un "discorso imbarazzante" e provocatorio sul pregiudizio letterario (e in genere artistico-culturale) contro le donne, che sembrerebbe ampiamente superato dalle moltissime scrittrici e artiste che affollano la scena editoriale e artistico-culturale in genere ecc.; tuttavia in ambito letterario gli editori lo confermano: gli uomini non leggono le donne... A parte le debite eccezioni. Mentre le donne, oltre a leggere di più e leggere le opere delle donne, leggono come sappiamo quelle degli uomini da sempre. In alcuni casi le donne affermano addirittura preferire la lettura delle opere dell'altro sesso. Possiamo aggiungere, trovandoci a svolgere il nostro discorso in contesto specificatamente teatrale, che di rado i registi rappresentano commedie o drammi scritti da donne; mentre come sappiamo alle (poche) registe accade il contrario da sempre, ecc. Cercheremo di capire il perché di quest'arcano. Si direbbe, in termini giallistici, un caso ingarbugliato ma interessante. E, nel caso ci siano, i colpevoli sembrano essere più d'uno.
Vi darò poi notizia più precisa degli altri discorsi che seguiranno.
Intanto al sito etrusco di Gonfienti il nulla cosmico, a parte qualche ingresso per gruppi di scuole. Gli scavi non vanno avanti, non ci sono soldi come mi dicono da più parti, e tutto rimane nel dimenticatoio.
E proprio nulla anche c'è da sperare nella messa in moto della politica locale per le elezioni, che tratta solo di candidature e s'affanna solo per questo.
"Grazie, Maila perché tutti i linguaggi che hai utilizzato nel tuo spettacolo "Pinocchia" ci hanno ricordato che non dobbiamo cambiare per accontentare Geppetto, Lucignolo, la Fata dai Capelli Turchini e neppure il Pescecane. Ciascuna di noi va benissimo esattamente come è."
In questi giorni la Regione Toscana sta svolgendo un censimento dei teatri toscani, e chiede dettagli, se e come esistiamo, e come facciamo ad esistere. Quanti spettacoli avete fatto quest'anno? chi sono i proprietari? Tutto questo dopo che, almeno per quanto riguarda il teatro La Baracca, questo piccolo 'teatro di nicchia' come ebbe a definirci un simpatico e acuto poliziotto, tramite norme, regolamenti scelte politiche ed esclusioni (costantemente ignorati dal circuito regionale di Toscana Spettacolo), è stato praticato il possibile per non farci vivere (vedi la distruzione del circuito dei piccoli teatri della Toscana, tanto per dirne un'altra), dopo che nessuno dei lor signori che chiedono di sapere si veda mai a sbirciare da queste parti per capire cosa facciamo, nessun funzionario, nessun rappresentante politico o culturale, come se esserci in veste autonoma e indipendente per un teatro fosse solo una colpa, una vergogna: insomma, come se senza crisma di partito non si dovesse fare cultura, e come se poi si potesse capirci qualcosa solo con i dati, con le informazioni, senza rendersene conto di persona, (essere visti da loro è concesso solo a quelli della greppia o che ne potrebbero far parte), senza in pratica voler veramente capire di che farina è fatta questa pasta che non intendo no mangiare perché sospetta. Il censimento, a cui ho risposto, serve a loro, non a noi, serve a coloro che continueranno a tenerci distanti, indifferenti o piccati che dopo tanti anni ancora siamo qui a guardare coi nostri occhi .
(Questo vale per la Giornata Mondiale del Teatro).
Sabato 28 marzo ore 21,15, questo sabato ci sarà la replica di ProsARE Borchert che Gianfelice D'Accolti sta portando in tournée (e oggi è uscita una bella presentazione de La Nazione sullo spettacolo che merita vedere).
Sabato 21 marzo ore 21,15 al Teatro La Baracca, a celebrare la primavera e la poesia, torna Pinocchia, dove presento la celebre favola in versione comica e femminile.
Babbo, uso il tuo martello come un pazzo.
Che ci farei sennò con tutti questi arnesi
che mi ritrovo appesi
al bancone su cui picchiavi
sega morsa e saldatrice
quante costruimmo
di scenografie
come perfette artiglierie.
Quanto mi manchi
e mi dicevi, forza, picchia
la donna è ben che picchi
e poi impara tutta l'arte
e infatti per quanto ho potuto
l'ho messa da parte.
Babbo, di te dicevano
fa i piedi ai gatti,
ed era vero,
io li ho visti sul serio
co' piedi da te rifatti,
e ancora oggi
i mici malconci
passan di qua a cercarti
-non c'è chi ci racconci
gli altri ne sanno uno zero-
mi sembra che miagolino
e con la coda bassa
poi se ne vanno, e col pensiero.
I PIEDI A' GATTI, poesie per il babbo.
Caro Simone,
non ci sei più, ho letto stamani sul giornale.
Alla bella età di quarantatré anni una infezione ti ha portato via.
Eri più che un sommelier, lo sapevano tutti, e molti andavano nei locali dove lavoravi solo per essere serviti e consigliati da te.
Con dolcezza accarezzavi il cliente. E senza fingere. Eri buono, eri competente, eri un artista.
Ecco, sì, eri un artista. E non solo perché anche dipingevi.
Eri un artista naturale, non di quelli "maledetti", costruiti sul modello: un artista senza mostrarlo, senza vanto, un artista delicato.
Gli artisti che preferisco e a cui mi ispiro.
https://www.lanazione.it/prato/cronaca/morto-infezione-sommelier-simone-bartoli-geadzbim
Nel quaderno dello spettatore nessun commento è stato annotato dagli uomini, che pure a voce mi hanno manifestato il loro apprezzamento. Un signore a Faenza mi ha anche abbracciato dopo lo spettacolo. Ma scritto niente.
Trascrivo qui i commenti non tanto per lodarmi appoggiata al solito disponibile Narciso o perché, come qualcuno evidenziò tentando di screditarmi, questo blog fa parte del mio "core business", ma perché lo spettacolo è stato duramente attaccato (in modo aperto e velato), come se la Lonzi fosse un tabu intoccabile. Come se interpretandola a teatro l'autrice fosse colpevole. O si è trattato solo della banale e silenziosa invidia?
Rivendico - lonzianamente - di averla portata sulla scena prima di tutti, di averla letta e studiata a fondo, con difficoltà a volte, e solo dopo averla "digerita" ho potuto scrivere come una summa drammaturgica del suo pensiero e della sua vita.
Per un anno il radiodramma a vista non ha interessato nessuno. L'ho potuto replicare solo alla Baracca, nel mio piccolissimo e periferico teatro (come ho fatto anche ieri), come appunto fosse una colpa, un'offesa per tutti. Poi piano piano le cose sono cambiate. Ci sono assessore e altre coraggiose, e le ringrazio tutte.
Rispondo qui alla domanda che moltE mi hanno fatto: le canzoni popolari inserite nella pièce, a parte due, sono tutte mie. Si sa, e lo annuncio per i miei prossimi denigratori, sono diventata col tempo, e mi garba molto, anche una cantautrice folk.
-Grazie per averci fatto conoscere un'artista che è mancata troppo presto, spettacolo emozionante (Dimma Milani).
-Attrice bravissimo, una bella scoperta d'una femminista divesa dalle altre, uno spettacolo che ti fa pensare. Grazie. (Marilisa Villa).
- Grazie per il coraggio di recitare le nostre contraddizioni, dubbi e riflessioni su dove andiamo. (Giusi).
- Grazie a questa bravissima attrice e alla sua voce. Grazie per aver parlato, raccontato di questa donna e il suo libero pensiero. (Patrizia Bucci).
- Bravissima attrice, splendida trascrizione della piece, complimenti. (Frigeni e Facchinetti).
-Grazie per aver averci fatto conoscere un’artista che è mancata troppo presto. Spettacolo emozionante. (Dimma Noemi).
-Attrice bravissima, una bella scoperta di una femminista diversa dalle altre, uno spettacolo che fa pensare. Grazie. (Marilisa Villa).
-Grazie per il coraggio di raccontare le nostre contraddizioni, dubbi, riflessioni su dove andiamo. (Carla Gusmeroli).
-Grazie a questa bravissima attrice a alla sua voce. Per aver parlato di questa donna, del suo libero pensiero. (Patrizia Bucci).
-Bravissima attrice, splendida trascrizione della pièce. (M. Frigeni).
-Bellissimo, toccante. Purtroppo una realtà molto attuale. (Ilaria).
-La mia idea di femminismo è diversa da quella di Carla Lonzi. Per questo è stato molto stimolante lo spettacolo. Brava l’attrice per aver catturato il pubblico. (Alessandra Canin ?).
-Carla Lonzi sarebbe contenta della tua interpretazione, autentica sincera, e tu poi sei troppo ironica e simpatica. Vorrei averti come amica. Brava. (Cinzia Spaolonzi).
-Grazie per aver restituito autenticità al nostro presente passato futuro. (Senza firma).
-R come rivolta e responsabilità: quella di Carla Lonzi. Riuscitissimo, complimenti. (Maria Teresa detta Nikita).
-Grazie, ho voglia di leggere qualcosa di Carla Lonzi (Letizia Brazorv).
-Bello spettacolo. Grazie per avermi fatto conoscere Carla Lonzi. (Camilla).
-Mi sono emozionata molto con la frase: “Si è rivoluzionari se si è sé stessi”.
-Grazie per il fiume di profonde riflessioni (Monia Scarpa).
-Un’autentica opera, ben riuscita, profonda e coinvolgente che fa riflettere su sé stessi e sul proprio posto nel mondo.
-Davvero interessante e terribilmente attuale. (Livia).
-Grazie Maila per questa bella interpretazione. (Manuela).
Caro Malaparte,
è tempo di tornare un po' a malapartare.
Oggi su un giornale chiamato Il Foglio, che spesso si dedica a te a rimarcare che la Destra ti vuole dalla sua parte (ma qui, nell'astuta Prato la Sinistra non perde occasione per lustrarti al fine di lustrarsi, anche se si son fatti sfuggire i tuoi manoscritti), esce una recensione firmata Matteo Mattesini del tuo Uno straniero a Parigi.
L'articolo recensione - ormai si fa cultura sui giornali solo recensendo libri ovvio - inizia così:
"Esteta del concetto alla Papini, D'Annunzio aggiornato al '900 di Hemingway e di Malraux, a quasi settant'anni dalla morte Curzio Malaparte. non ha ancora trovato un suo posto sicuro nel canone della letteratura italiana. Troppe doti? Troppa dispersione?..." .
Ora mi chiedo: artefice massimo del paradosso, straniero ovunque, semmai dovessi trovare una collocazione, sarebbe quella di non trovarla.
Tu lo sai meglio di me: niente può servire di meno per farsi leggere che stare incasellati nelle maglie del conformismo tattico e peloso della Letteratura, che si poi finisce spellati tra gli svogliati banchi.
E poi, anche se ti ci mettono, tu guizzi ancora e sempre in malaparte.
Ripubblico il programma di marzo/aprile 2026 perché c'è uno spostamento sulle date. Gli spettacoli però non sono cambiati.
Sabato 14 marzo
CARLA LONZI SONO IO!
radiodramma a vista di e con Maila Ermini
Sabato 21 marzo FESTA DELLA POESIA
PINOCCHIA
A seguire, dopo lo spettacolo, in occasione della Festa della Poesia, ci sarà un breve incontro informale dal titolo Come sta la poesia?
Sabato 28 marzo
PROSARE BORCHERT
Sabato 18 aprile
Sabato 9 maggio
LA COSA ARTISTICA, OVVERO COME DOVE PERCHE' GESTIRLA SENZA DINDI PUBBLICI NEL VENTUNESIMO (un discorso magico).
Alla Baracca gli spettacoli, che possono subire modifiche di data, iniziano alle ore 21,15; da aprile, in orario legale, alle 21,30.
Senza effetti speciali, senza trucchi, con la grazia della pura imperfezione artistica. Emozioni, senso, gioco, bravura. Musica maestra.
Battisti comprò la chitarra alla Stazione Termini per pochi soldi prima di esibirsi a Teatro 10 (era un varietà televisivo), e l'accordò all'impronta prima di cantare.
Sento anche la mancanza di attori professionisti come Alberto Lupo, qui nelle vesti del presentatore.
Mi capita di recitare nei teatri importanti, paludati, ma sempre fuori dalla programmazione.
E' così da tanti anni, sono una outsider del teatro italiano. Sì, ne sono fuori, raramente mi accade il contrario. Eppure faccio teatro da quando avevo 19 anni!
E i direttori o altri che si trovano fra le quinte quest'ospite sgradito che sono io così mi trattano, come qualcosa di cui disfarsi presto, come un'artista fastidiosa.
Ma che vecchia storia!
E capita anche che chi ha imparato da me l'arte del teatro, copiandomi anche ampiamente in certe tematiche o modi, e ora si trovi in questi circuiti alti, incontrandomi fra quelle stanze, mi tenga a debita distanza.
Intolleranti ed esclusivi del "giro" si salvano dall'esserne buttati fuori con la mimica dei replicanti.
Sono diversa, sono un relitto del culturame del passato, dell'impegno eccetera (non è così che mi vedono?) e capisco il loro atteggiamento di spavento. Oggi poi in questi tempi internet-reazionari, e dove c'è poco becchime per tutti.
Insomma sono molto dentro al teatro, ma allo stesso tempo me ne ritrovo fuori; ed è presto spiegato: senza pedigree, amicizie, amante, politico. Niente. Ho costruito e mantengo tenace un piccolissimo spazio teatrale che però, non ricevendo finanziamenti, non può nemmeno entrare nel giro degli scambisti culturali.
Che pretendo?
Davvero non pretendo più niente; e a tal punto che quando mi trovo in questi teatroni, ecco io mi sento come sperduta, anche se non sono sola, e non vedo l'ora di scappare, e mi dico che ci faccio qui, e a momenti senz'altro me ne andrei - una volta l'ho fatto davvero che son venuti a riprendermi - se non fosse in fondo, oltre che per il pane così difficile da raccattare con questo mestiere, anche per qualche spettatore che ancora a quest'età ostinato mi raggiunge d'amore.
Ma chi è questo Santo? Chi è San Remo che ci asfissia in questi giorni? non certo il gemello di Romolo allattato dalla Lupa!
San Remo non è mai esistito: il suo vero nome era Romolo ed è stato vescovo di Genova tanti secoletti fa. Il nome Remo è venuto fuori dal dialetto locale che ha cambiato San Romolo in San San Rœmu e quindi a San Remo...Questa storia è carina, almeno questa.
Per il resto, il Festival di Sanremo (come vuole la grafia moderna per annullare ogni santità e inserirci solo la tantità) è epifania suprema del conformismo assoluto, totalizzante, della banalità asfissiante, così come esce fuori dai giornali di questi giorni, che commentano quello che non vedo. Un terrorismo artistico e culturale proprio della dittatura più imbecille.
Non resta che disertare da questa annuale coscrizione obbligatoria.
Poveri artisti, ci illudiamo di servire a qualcosa di diverso dal potere che invece ci usa a suo piacimento e dopo ci mette nel dimenticatoio, se non ci stritola! Ma ora, davvero ha bisogno di annientarci fisicamente come è stato fatto tante e tante volte nel passato? Non basta già questa gran macina di internet a compiere l'opera di annullamento?
L'ItaliSmo artistico poi è ributtante, retorico e ridicolo, questo cantantismo usato solo per fini di attutimento del pensiero, della critica e della vera politica.
Se Remo vi piace così...Copio lo sketch su San Remo del Trio Marchesini-Lopez- Solenghi, che per questo fu accusato di blasfemia. Allora, era il 1989, gli artisti potevano ancora - un pochino, solo un pochino - muovere lo scandalo, irritare, ecc. Insomma, avere un senso.
Sia lode al compositore Boccherini, oggi suo compleanno, e al suo travolgente fandango, qui nella versione con nacchere!
Sabato 21 febbraio 2026
Sabato 14 marzo
CARLA LONZI SONO IO!
radiodramma a vista di e con Maila Ermini
Sabato 21 marzo
PROSARE BORCHERT
di e con Gianfelice D'Accolti
Sabato 28 marzo
PINOCCHIA
Ad aprile inizieranno, a cura del teatro La Baracca, la serie dei "discorsi teatrali" - di cui dirò meglio - così come segue:
Sabato 18 aprile

Sabato 9 maggio
LA COSA ARTISTICA, OVVERO COME DOVE PERCHE' GESTIRLA SENZA DINDI PUBBLICI NEL VENTUNESIMO (un discorso magico).
Alla Baracca gli spettacoli, che possono subire modifiche di data, iniziano alle ore 21,15; da aprile, in orario legale, alle 21,30.
Nel suo piccolo e periferico stato, questo piccolo spazio si fa vedere e sentire. Ma quanta fatica.
Prossima data: saggio- spettacolo, sabato 21 febbraio, con Quel porco di Medardo, di Courteline e altri autori.
Poi, per primavera, si vedrà.
Commenti:
Molto carino, bravi! (Fabio e Carla).
Molto bravi! (Chiara).
Complimenti, ci avete fatto sorridere e riflettere (Sabrina).
Spettacolo in tutti i sensi. (Marco).
Bravissimi, e viva le cosce di Zucca! (Simone).
Un "Novello" Belfagor inaspettato. Complimenti. (Chiara)
Sempre più bravi, complimenti (Mila).
Uno degli slogan più triti e tristi è VOGLIAMO PARTIRE DALLE PERIFERIE. L'hanno detto quasi gli schieramenti, tutti i partiti. Pietà!