lunedì 31 agosto 2026

Sulle Pro Loco, i circoli, le associazioni e il loro uso politico

Naturalmente io amo tutte le proloco e tutti i circoli, e questo articolo non vuole in nessun modo deprezzare l'ottimo lavoro di certi gruppi di persone sul territorio.

Tuttavia, potendo osservare da vicino il loro comportamento e la gestione, posso affermare che l'uso politico delle Pro Loco, dei circoli e delle associazioni è un fenomeno diffuso in molti comuni italiani. 

Per statuto sono associazioni di promozione sociale, private, apolitiche e apartitiche, ma in sostanza,  essendo  molto addentro nel territorio con la gestioni di fondi e visibilità pubblica, le pro loco sono un terreno di scontro o di consenso per la politica locale. 

Queste le dinamiche principali attraverso cui avviene la strumentalizzazione politica:
1. Trampolino di lancio elettorale
La presidenza o la partecipazione al consiglio direttivo di una Pro Loco offre una visibilità pubblica  a livello locale. Organizzare sagre, eventi culturali e mostre permette di stringere relazioni dirette con i cittadini. Molti esponenti politici locali iniziano la propria carriera o consolidano il proprio bacino di voti proprio partendo dal direttivo di queste associazioni.
2. Controllo dei fondi e patrocini comunali
Le Pro Loco dipendono fortemente dai finanziamenti pubblici, dai contributi regionali e comunali e dalla concessione di spazi e patrocini. Questo crea un legame di interdipendenza con le amministrazioni: un sindaco tende a favorire una Pro Loco guidata da persone vicine alla propria giunta e garantisce risorse e logistica per eventi che di fatto promuovono l'operato dell'amministrazione stessa.  Invece, se il direttivo della Pro Loco è espressione dell'opposizione o non è allineato, possono nascere conflitti che si traducono in tagli ai fondi, revoche delle sedi (sfratti) o richieste di commissariamento.  (Quello che accadde, per chi lo ha conosciuto, a Fulvio Silvestrini a Prato, anche se lui non gestiva proprio una pro loco).
3. Gestione del consenso e braccio operativo
Molti piccoli comuni non hanno le risorse economiche o il personale interno per organizzare eventi culturali, come per esempio nei piccoli paesi montani.  La Pro Loco diventa così il braccio operativo gratuito della giunta in carica. I politici locali usano le manifestazioni dell'associazione per salire sul palco, tagliare nastri e fare propaganda, o facilitare l'erogazione di fondi, intestandosi indirettamente il merito del lavoro svolto dai volontari. In qualche caso si erogano fondi proprio dopo la riuscita elettorale, come a compenso del sostegno ottenuto.
4. Il tesseramento "pilotato"
In teoria nelle Pro Loco vige il principio democratico e quindi l'assemblea dei soci elegge il presidente e il consiglio.   Però in prossimità dei rinnovi delle cariche associative, si assiste a campagne di tesseramento massiccio orchestrate da partiti o liste civiche.
In qualche caso, pur raro, ho osservato che le proloco sono come dei presidi di potere arbitrari che gestiscono concretamente terreni, aree a giardino o simili che invece dovrebbero essere pubblici e non lo sono perché appartengono proprio alle proloco che pure le spacciano come pubbliche.  Con le loro attività monopolizzano il territorio.
Nello stesso modo può accadere con  circoli o associazioni nelle città, in particolare dove non si hanno più le circoscrizioni o i quartieri.  I circoli in questo caso funzionano come delle emanazioni di parte o partito, proprio come ho descritto per le pro loco.
La diretta azione politica sul territorio, sempre più rara, è da preferirsi a tutte le associazioni o gruppi, ché presenta una gestione strutturalmente più "oggettiva" e controllabile,  anche se è espressione di maggioranza politica come avviene per esempio con le circoscrizioni, e costituisce una barriera più efficace contro infiltrazioni e storture, finanziamenti, favoritismi o persecuzioni occulte (di cui tratterò presto)  e, soprattutto, contro la gestione pilotata del voto e del controllo sul territorio.

giovedì 20 agosto 2026

Come creare l'alluvione: l'esempio di Prato




La Regione Toscana ha appena diramato allerta arancione per stanotte e domani, ed ecco come lasciano le strade a Prato, dopo aver ripulito i marciapiedi ( la ripulitura è stata eseguita solo a seguito di varie telefonate da parte dei cittadini)

L'erba tagliata - se piove come prevedono e non la tolgono - non finirà  nei tombini e non li occluderà?

Questo a Prato, località Casale, Via Montessori. Ma tutta la zona è stata lasciata nella stessa condizione.

Si aggiungerà anche il vento a completare l'opera. Almeno secondo le previsioni.

Scrivo questo post nella speranza che provvedano entro stasera. (In realtà dovevano provvedere entro le 15).

Altrimenti sarà mostrato come si può creare, e anche con poca pioggia, una alluvione in città.

(Ore 17,30. Strada ripulita, anche se in alcune vie le macchine sono state riparcheggiate dopo le 15 e quindi la pulizia non è stata compiuta a dovere).







Il meterologo etrusco

Non è un intervento contro le previsioni del tempo.  Siamo nati e cresciuti nelle previsioni del tempo, nelle trasmissioni  - e non quelle di oggi - sul tempo che farà.

Come fare a parlarne male? Non ne sarei capace. Non consulto anch'io le sentenze del meteorologi?

Voglio però ricordare che la parola meteorologia ha in sé la radice del discorso, in questo caso del parlare intorno al tempo. Non è una scienza, pur ben supportata dalla tecnologia. E necessariamente sbaglia. E meno male che spesso ci azzecca.

In questi anni è un gran parlare del tempo che farà, se pioverà o meno e del caldo che è diventato ossessivo come fino a qualche tempo fa, negli anni '70 si prevedeva un periodo di glaciazione (vedi il film Quintet). Le previsioni, con l'aggiunta oggi il sistema della propagazione delle informazioni e delle "mappe rosse",  indubbiamente sono diventate un buon diversivo e controllo, hanno fatto spuntare e proliferare i soliti esperti-guru, (ognuno ha il suo metereologo di fiducia), che riescono in modo pulito e fintamente scientifico ad allontanarci da molte problematiche, non solo quelle legate all'aggressione del territorio e di sua poca cura - anche grazie a lavori demandati a cooperative spesso poco scrupolose e a una nessuna cultura ecologica di gran parte di noi -, ma anche dal sistema della cura collettiva che spetta a tutti noi, singolarmente.

Non c'è più nessun comune che investe nella cultura ecologica, tanto per fare un esempio.

Con la scusa del nostro bene, per la nostra incolumità - ma certo c'è anche quello - in realtà la previsione meteo, che si presenta come certa e presuntamente scientifica, influenza ormai le nostre scelte, le direzioni, i pensieri, gli umori e rende - oh, ma quanto sono poetessa! -sempre più arida l'azione e l'immaginazione.

Io non sono faccio parte dei laudatores temporis acti,  ma quanta saggezza e osservazione popolare se n'è andata con questa meteorologia, quanta mancata osservazione del cielo affidata agli esperti, che tra l'altro sono in concorrenza feroce fra loro, aspri combattenti per il trofeo delle previsioni migliori.

Io, è noto, sono a mio modo un'etruscologa e quindi non vi sorprendete se dico che i meteorologi di oggi mi ricordano sempre di più gli aruspici etruschi, usati a piene mani dalle varie fazioni nella Roma antica. 

A noi non ci resta che alzare la testa in su e osservare le eclissi quando ce lo dicono, come è accaduto qualche giorno fa. E aspettare il tanto annunciato nubifragio per stanotte.

mercoledì 12 agosto 2026

Il laboratTorio

Oltre agli spettacoli e alle interviste, alla Baracca terrò un corso che ho chiamato il 

IL  LABORATTORIO


Sarà un percorso teatrale  tecnico e pratico, didattico e culturale. Età minima 20 anni, ma aperto a tutti. Questi gli argomenti, che elenco non in ordine di trattamento:

 

1.     I modi teatrali (classico, avanguardia, dialettale, futurista, ecc.).

2.     Tempi e ritmi scenici.

3.     Le narr-azioni.

4.     Scrittura e non scrittura teatrale.

5.     Movimento, geometria, schemi e danza libera.

6.     Voce, suoni e silenzi.

7.     Dizione e dialetti, le contaminazioni linguistiche.

8.   La donna fa l'uomo e l'uomo fa la donna.  Recitazioni e     personaggi. 

9.     Economia del teatro.

10.   Educazione e rivolta alla teatralità


Il laboratTorio inizia lunedì 5 ottobre 2026 e si svolge

due volte al mese, a lunedì alternati dalle ore 20,30 alle ore

23 e si protrarrà fino a lunedì 22 marzo 2027. 

Solo se ci saranno le condizioni si potrà passare a un

allestimento scenico o saggio o quello che potrà essere.

Per altre informazioni e sapere quanto costa si può scrivere 

teatrolabaracca@gmail.com.

martedì 11 agosto 2026

Caro Sem, ora tocca a te

Ringrazio La Nazione per questo articolo uscito oggi, che annuncia i prossimi spettacoli alla Baracca.

Approfitto per confermare già da ora il primo spettacolo (gli altri di volta in volta), ossia Maila Ermini racconta Sem Benelli, il cui debutto sarà venerdì 25 e sabato 26 settembre prossimo...

Eh, sì, caro Sem, ora tocca a te!


giovedì 6 agosto 2026

Malaparte versus Sem Benelli



Caro Malaparte,
non certo per farti dispetto ma per malapartare, debutterò presto e con piacere con uno spettacolo piuttosto scandaloso su Sem Benelli. Scandaloso in senso politico e letterario.
Ricordi? ai tempi del primo fascismo tu consideravi Benelli così poco fascista, anzi sospetto di antifascismo, e lo sbeffeggiavi...

E vedremo perché.

A quei tempi tu eri "solo' un giornalista o poco più e scrivevi articolacci; quello su Sem fece addirittura arrabbiare l'allora sindaco di Prato. 

Poi, dopo l'assassinio di Matteotti il giudizio nei confronti del tuo concittadino si fece ancora più aspro ...

E vedremo perché. 

Ora tu vai celebrato, rivalutato, riletto e riportato in scena, e anche da me, mentre Benelli né legge né rappresenta nessuno; e alla tua tomba tutti portano fiori e bandiere,  inerpicandosi sulla collina sopra Prato che porta il tuo nome, mentre la tomba di Sem pochi sanno dove a Prato sia. 

E vedremo perché.

Sarà insomma uno spettacolo un po' malapartesco,  e più politico che letterario chissà, con i giusti raffronti col presente.

E vedremo perché.

E pensa che tutto è nato dal mio solito ripulisti primaverile, quando sommersa dai libri mi son capitate fra le mani quelle ristampe anastatiche dei drammi benelliani che una funzionaria della provincia mi regalò con sollievo, ché non sapevano che farne..., E che ho riletto con sorpresa, anzi meraviglia.

Malaparte, siete così diversi, ma alla fine ho trovato cosa ti accomuna a Sem, ossia la mania delle ville maestose, forse imitando entrambi D'Annunzio: Sem sul golfo del Tigullio, e tu poi a Capri.

Altri tempi, durante il fascismo e anche prima, quando i poeti sì illudevano di essere potenti e liberi,

Ora non ci illudiamo più. E vedremo perché.

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Le foto della villa del Benelli (stile eclettico, architetto Giuseppe Mancini, ora proprietà inaccessibile di una immobiliare), sono mie. 



giovedì 30 luglio 2026

Gli elettrodotti e il paesaggio


L'ultima protesta contro gli elettrodotti che Terna semina in Italia è quella nata a Calenzano, dove passerà una ennesima linee elettrica di 84 km fra Toscana ed Emilia Romagna, che prevede tralicci alti fino a 60 metri.

Per renderli invisibili, questi mostri, li vogliono colorare di azzurro. Ridicoli.

E già da anni, passando per Calenzano, siamo investiti totalmente da questi mostri, stazioni elettriche ed elettrodotti. E non basta, vogliono rendere questa cittadina una totale pattumiera elettrica!

Dopo aver rovinato praticamente molto del paesaggio toscano, vedi le colline sopra Firenze (i tralicci di Foster), quelle del Carmignano, dove i bei colli tanto celebrati per vino e olio sono invasi da questi mostri.

Non c'è altro modo di far passare questa benedetta corrente, di cui tutti ormai siamo schiavi?

Una parte si potrebbero già interrare (come è stato fatto in Valtellina per le olimpiadi invernali del 2026), o trovare altre soluzioni energetiche. Troppo costose? Troppo difficili?

Intanto, con la collaborazione di tutti, friggiamo e urliamo contro il cambiamento climatico di cui tutti noi siamo autori protagonisti con cementificazioni senza limite,  macchine e automazioni di vario tipo, automobili che sempre più assomigliano a carrarmati (d'altronde non ci si sta preparando alla guerra?),  inquinamento di ogni genere...

Terna se la ride delle nostre proteste. Per ora.

Io, personalmente, sono elettropatica e non vi dico cosa significhi tutto questo proliferare di cavi e ripetitori per l'aria. La gente non ci crede, non ci crede, e dileggia.

L'elettropatia non è dimostrata scientificamente ecc.

Ho smesso di lamentarmene. Ma non di lottare per l'eliminazione di elettrodotti e di ripetitori fischianti.

Quando alcuni anni fa andai a parlare con un assessore di Prato degli elettrodotti del Macrolotto (di cui metto una foto usata come locandina per Lo Spettacolo della Città, teatro-tour in pullman del 2015), e quando gli feci presentet della loro nocività, oltre che come esempio di orrore estetico, fui dileggiata ancora una volta. Presa come signora bizzarra.

A Prato poi, come in altre molte città, ci sono stazioni elettriche vicino alle case, come per esempio in viale Galilei, dove io non posso camminare a piedi. O lungo la declassata, come a salutare chi arriva in città con uno scossone. Oltre che con i sottopassi allaganti e le strettoie del Soccorso.

E, incredibile, nessuno ha mai protestato. Sono tutti contenti dei traliccioni. Finché non se li ritrovano nel giardino.

Speriamo nei comitati di Calenzano.


martedì 28 luglio 2026

Pasolini e la Torre di Chia



Canti di un morto.

Il sole indora Chia 
con le sue querce rosa 
e gli Appennini sanno di sabbia calda.
Io sono un morto di qui, che 
torna, oggi, 5 marzo 1974, in un giorno di festa…” 

(PPP, da La Meglio Gioventù, scritta originariamente in friulano).


In merito alla Torre di Chia, ultima dimora di PPP, copio una lettera della cugina di Graziella Chiarcossi, pubblicata due giorni fa su Il Messaggero, al cui articolo rimando in fondo a questo mio.

"Sono Graziella Chiarcossi, cugina di Pier Paolo Pasolini ed erede della madre Susanna Colussi. Da più di cinquant’anni curo le opere di Pasolini occupandomi della conservazione, edizione, e studio del suo patrimonio culturale.

Nel 2022 l’Università Agraria di Chia (Soriano del Cimino), ente privato che amministra beni di uso civico, ha intentato una causa contro Gabriele Gallinari, che oggi detiene legittimamente la proprietà della Torre di Chia.
Secondo il ricorso giudiziario, l’intero sito farebbe parte dei beni destinati agli usi civici demaniali e risulterebbe che Pasolini ha vissuto da abusivo in quella che è stata la sua ultima dimora. Viene contestata tutta la catena dei passaggi di proprietà: da quando era un rudere e apparteneva alla famiglia Borghese, passando per il 1970, anno dell’acquisto da parte di Pasolini, fino ad arrivare all’attuale proprietario Gabriele Gallinari. 
In sede processuale auspico che si dimostrerà l’inconsistenza di questa rivendicazione, ma come custode della memoria di Pasolini, voglio nel frattempo raccontare la storia della Torre di Chia, suo luogo dell'anima e ispiratrice di molte sue opere, e spiegare perché questo trasferimento di proprietà da un privato a un altro privato non comporterebbe affatto un vantaggio pubblico, ma anzi danneggerebbe gli interessi della comunità locale, degli studiosi e di chi ha a cuore l'opera e la figura del poeta.
Pier Paolo arrivò in questo angolo della Tuscia nel 1964 e si innamorò delle rovine di quello che in epoca medioevale era probabilmente un fortilizio. 
Girò sul fiume Chia il battesimo di Gesù, una delle scene del suo film “Il Vangelo secondo Matteo”. Solo nel 1970 riuscì ad acquistare il rudere denominato Castello di Colle Casale. Pasolini a ridosso della seconda cerchia di mura, avvalendosi anche della consulenza dello scenografo Dante Ferretti, fece costruire ambienti muniti di ampie vetrate che si proiettano su un paesaggio particolarmente suggestivo. Negli anni Settanta lo scrittore condusse una personale battaglia per salvare il viterbese dal degrado e dalla speculazione edilizia. Nel 1974 bandì il concorso “Case di Chia nel verde” rivolto ai privati che «copriranno di verde le pareti nude delle loro case, oppure circonderanno le loro case di piante come lecci, allori, noccioli, ulivi, querce ecc.». 
Dopo il brutale assassinio di Pasolini, la Torre doveva continuare a vivere e l’impegno per non lasciare che questo prezioso bene andasse in rovina ha comportato negli anni, da parte di noi eredi, tanto impegno ed enormi sforzi finanziari. Aiutati anche da realtà della zona abbiamo favorito e organizzato eventi culturali, dato ospitalità a personaggi di rilievo e promosso iniziative che coinvolgessero abitanti e visitatori. 
L’intero compendio è stato dichiarato bene culturale di “interesse particolarmente importante” e sottoposto al relativo vincolo.
Più recentemente, molto a malincuore, ho realizzato che mantenere la Torre era diventato un impegno troppo grosso e ho preso contatti con istituzioni pubbliche per proporne l’acquisto. Ho personalmente incontrato funzionari del Ministero della Cultura e il Sindaco del Comune di Soriano. Naturalmente non bastava che fossero interessati. Era fondamentale che garantissero il futuro della Torre. Io stessa mi rendevo disponibile a proseguire il mio impegno ad aprire la dimora alla comunità, conservando il legame culturale con Pier Paolo e la sua opera. Le soluzioni che mi sono state prospettate sono state purtroppo poco costruttive.
La Torre era stata accreditata alla rete regionale delle dimore storiche e, sulla base di una convenzione con il Comune di Soriano, fin dal 2019, una volta al mese, sono state organizzate visite guidate. Era importante che questa consuetudine proseguisse e anche per questo abbiamo accolto la proposta di acquisto di Gabriele Gallinari. Attraverso interventi restaurativi Gallinari ha ripreso la pianta originale di Pier Paolo, ha ripulito lo spazio circostante, ha creato un orto e degli spazi fioriti, intensificando le aperture al pubblico. Insieme abbiamo ancora molti progetti: concerti, letture, mostre che continuino a ricordare Pier Paolo e il suo rapporto con questo luogo e con gli abitanti della Tuscia. 
Negli anni in cui noi eredi ci siamo presi cura della Torre, la proprietà non ci è mai stata contestata né da parte del demanio né da parte della stessa Università Agraria con cui Pasolini aveva ottimi rapporti. Nel 2022, in concomitanza con l’azione legale contro Gabriele Gallinari, l'Università Agraria ha creato il “Parco delle Cascate di Chia del Fosso Castello”. Il parco con ingresso a pagamento e gestito su terreno demaniale dall'Università si fa lustro del nome di Pier Paolo Pasolini: tutti i riferimenti al poeta e la citazione delle sue opere sono arbitrari, così come l’inserimento dell’immagine della Torre nel logo del Parco e il frequente richiamo alla “Torre di Pasolini” sui dépliant e sulle pagine social dedicate. L’accostamento tra il nome dello scrittore e un’attività con evidenti finalità speculative (sbigliettamento, affitto per servizi fotografici privati e set cinematografici) è del tutto indebito. Se l’Università Agraria dovesse vincere il processo, quale uso potrebbe mai farne visto che non ha nessun diritto su Pasolini e la sua opera?
L’ultima novità, dopo che sono stati accertati vari abusi edilizi, è l’installazione all’interno del Parco di una statua di 6 metri in vetroresina. L’opera sarebbe la prima di ben trenta “Colossi di Chia”, da collocare in mezzo al bosco e in prossimità delle cascate.
Tutto questo farebbe inorridire Pier Paolo che si è battuto più volte a difesa della purità del torrente di Chia. "

venerdì 24 luglio 2026

Il teatro e la pizza vietata

Lo spettatore deve pensare o no alla pizza dopo aver visto uno spettacolo? Secondo la regista Emma Dante, no.

Lo spettatore deve stare male, necessariamente. Se non sta male, significa che il teatro non ha svolto la sua funzione di "far pensare".

Ecco l'impegno in salsa punitiva,  baroccante e controriformista, la tragediuzza che deve essere ingurgitata, che deve far stare male.

Povero spettatore. Perché non concedergli che davanti alla pizza possa invece meglio pensare e riflettere su ciò che ha visto? O che magari non ci pensa subito, o ci pensa il giorno dopo. 

Digerisce dopo.

Emma Dante ce l'ha contro il teatro che non fa pensare. Già. Contro lo spettatore che vive il teatro come una occasione mondana.  Che si diverte.

Come se il divertimento in senso assoluto non portasse con sé dramma o pensiero.

Ma Emma Dante si dimentica degli attori! Perché non racconta il dopo teatro degli attori?

Non ho conosciuto un attore, pur impegnato che fosse, che non pensasse a cosa mangiare dopo teatro, dove andare a mangiare.

Quando avevo una compagnia era una delle mie preoccupazioni principali, più del dormire, più del viaggiare, dover dare e bene da mangiare agli attori.

Tutti mi chiedevano: - Stasera dove si mangia?

Casa mia è stata per anni un ristorante, una "casa minestra". E la Baracca lo è ancora, ed è assolutamente anche per questo un teatro molto impegnato, in tutti i sensi.

Perché dopo la tensione della recita è bello e salutare mangiare, anche per la mente. 

Mangiare dopo il teatro, voler stare a tavola con gli altri non oscura il  senso del teatro. Per me tutto il contrario!

Personalmente a tavola ho sempre riflettuto, e con attori e con amici, su quello che avevamo fatto o visto.

Tutto questo bigottismo intellettualoide d'antan è ipocrita e un po' sprezzante; è engagement sulla carta, è di maniera, come certo teatro  che, per dimenticarlo o digerirlo o smascherarlo, consiglio vivamente di andare al ristorante.


https://www.gamberorosso.it/notizie/attualita/emma-dante-mangiare-prima-dopo-teatro/

martedì 21 luglio 2026

Si inzia con Sem Benelli

In locandina il primo appuntamento teatrale della stagione 2026-2027 al Teatro La Baracca di Prato.

Alla riscoperta di un poeta dimenticato e vituperato, Sem Benelli.

Autore celebratissimo in gioventù, Sem Benelli finì perseguitato dal fascismo che pure aveva per certo tempo sostenuto.  Mussolini lo detestava, e alla fine fu contraccambiato.

Ma questo non gli bastò per essere apprezzato dagli antifascisti.

La sua opera teatrale rimane oggi irrappresentata e lontana, vista come pura teatralità; altri testi di prosa sono considerati illeggibili (ma è davvero così?), a  tal punto che nessuna storia della letteratura lo menziona,  nonostante il successo mondiale delle numerose opere teatrali, prima fra tutte "La Cena delle beffe."

Parabola discendente e drammatica di un poeta, che ancora oggi  rappresenta un monito per tutti gli artisti.  E vedremo perché.



lunedì 13 luglio 2026

Casa Minestra, andata e ritorno

Dopo la stimolante serata di sabato scorso al Pereto della Baracca, vi informo che CASA MINESTRA tornerà nella prossima stagione, di cui vi dirò presto.

Per me è stata una serata oltremodo impegnativa, ma ne valeva la pena. 

Trascrivo tre commenti: il resto è affidato al ricordo dei presenti.

Un racconto bellissimo, un meraviglioso affresco di quartiere immerso in un giallo personale e sociale. Ma dire giallo scolora quello che invece è colorato. Serata come poche, grazie: mi sono compiaciuta nell'aver scelto di esserci.  La coralità del racconto non ha risentito dell'unica interprete, anzi! Buzzati e Gadda, Pasolini e il surrealismo magico sudamericano. E un tocco di Lonzi, nel femminismo antifemminista, che mi è sembrato anche di Argia. (La definizione con cui ha definito Lonzi è sua, Maila). (Rob-Co).

Come sempre uno spettacolo oltre le aspettative, sarcastico, profondo, surreale, filosofico... e un'ottima cena fresca e salutare. (Erica Tedino).

Davvero uno spettacolo. (Patrizia Pacini).


sabato 11 luglio 2026

Gatta Silvestra

Anche Gatta Silvestra, stasera, ore 18,30 per il debutto di CASA MINESTRA. Interessante il menu, ha miagolato.

Le lucertole invece, lei presente, hanno già dato forfait.

La Silvestra non è la mia gatta, né le ho mai dato da mangiare; eppure quando apro la Baracca lei puntuale si presenta, e sta dentro e va fuori, dove dà appunto la caccia a lucertole e gechi. E merli.

Ama anche sdraiarsi sul palco, a prescindere dalla stagione e dal fatto che non vi trova, a parte come stasera, niente da mangiare, ma solo teatro. 

Quando i gatti scelgono un posto, non se ne vanno più.

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P.S. 

Alcuni mi chiedono:

cosa c'è da mangiare dopo lo spettacolo di Casa Minestra? Ma cose buone, e anche con prodotti dell'orto-pereto della Baracca. Mica solo la minestra - fredda ovviamente - molto di più.
Chi ci conosce sa che sulla qualità e quantità del mangiare che offriamo non si transige.
E' difficile poter replicare uno spettacolo con queste caratteristiche di teatro e cena, perché la cena la organizziamo noi, cuciniamo noi, serviamo noi, oltre a fare lo spettacolo, e questo può avvenire solo raramente. Non lo si fa per il guadagno - si va fuori per questo, in tournée - ma per far vivere lo spazio e ripagarci di qualche spesuccia che abbiamo per far vivere il teatro. Per far vivere la periferia, una volta era di moda dire. E per il gusto di presentare opere particolari, che altrove non trovano ospitalità. Come quella di stasera. Grazie a chi ci sarà, e qualcuno ci sarà che come sempre ci segue e capisce di cosa trattiamo.
Stasera darò anche qualche anticipazione sulla stagione che riprenderà a settembre. A dopo.


mercoledì 8 luglio 2026

Casa Minestra, memento!

Questa mia per ricordare che la prenotazione per Casa Minestra scade venerdì 10 luglio alle ore 14. Questo ci permette di organizzarci non solo per lo spettacolo, ma soprattutto. per quello che segue.

Agli spettatori daremo anche, oltre la minestra estiva, una piccola anticipazione della prossima succosa stagione alla Baracca.

P.S. Vi assicuro, al Pereto fa meno caldo di quello che mostra questo video del 1959...



giovedì 2 luglio 2026

La follatura di Gonfienti

Come riporta la Nazione nell'articolo che copio sotto, in occasione delle Notti dell'Archeologia, alla ex-Gualchiera di Prato è stata organizzata una serata dedicata a Gonfienti dall'associazione l'Offerente.

Peccato non essere stati invitati; ma forse non si volevano ricordare le 10 Camminate per Gonfienti e per il mancato e mancante Museo Etrusco a Prato, che abbiamo negli anni passati organizzato anche con la presenza di alcuni de L'Offerente; non si volevano ricordare gli innumeri incontri e presentazioni; la raccolta di più di 1600 firme proprio per il museo etrusco che non c'è,  le tante belle e faticose iniziative, insomma le tante sempre civili proteste che abbiamo organizzato proprio per non far scomparire il sito, che vive assediato dall'Interporto e dal cemento.

L'articolo informa che alla serata ha fatto capolino anche il vice sindaco Diego Blasi, il quale si ricorderà certamente il nostro pranzetto, del 2012 credo, in piazza del Comune a Prato quando lui era ai primi passi della sua carriera e che sollecitò smanioso di ben operare per l'area archeologica. Peccato che dopo non l'abbiamo più visto, e da nessuna parte dove si è trattato di Gonfienti. 

Ricordo anche che quando Blasi era presidente di ALP (Assemblea Libertà e Partecipazione) caldeggiò la realizzazione di un incontro spettacolo su Gonfienti, ma poi non se ne fece più nulla.

Comunque chi ha scritto l'articolo pubblicato oggi, e che ringrazio, ha ben pensato di non farci finire in follatura, operazione che com'è noto si realizzava in gualchiera al fine di rendere impermeabile e liscio il tessuto, per meglio lavorarlo. A Prato, com'è noto, di questo son campioni.



lunedì 29 giugno 2026

Casa Minestra


Sabato 11 luglio 2026, alle ore 18,30, nel Pereto del Teatro La Baracca

va in scena
CASA MINESTRA
un giallo psicologico di e con Maila Ermini
Argia, rimasta vedova del marito, decide di inventarsi Casa Minestra e, periodicamente, di invitare a pranzo i suoi coinquilini. La sua specialità è appunto preparare minestre, sia quelle classiche ma anche le insolite e fantasiose.
In un primo momento gli incontri conviviali sono accolti favorevolmente da tutto il palazzo, ma poi ben presto si trasformano in un problema per la protagonista fino ad esiti impensabili.
E' un piccolo giallo psicologico di cui nessuno sembra venire a capo.

Segue minestra fredda nel pereto della Baracca.
Prenotazione obbligatoria entro il venerdì mattina precedente lo spettacolo. Costo del biglietto -comprensivo di minestra- 15 euro.

TEATRO LA BARACCA
via Virginia Frosini, 8
Prato. (Località Casale).
teatrolabaracca@gmail.com; telefono 3487046645. 

Sulle Pro Loco, i circoli, le associazioni e il loro uso politico

Naturalmente io amo tutte le proloco e tutti i circoli, e questo articolo non vuole in nessun modo deprezzare l'ottimo lavoro di certi g...