sabato 12 settembre 2009

Il disprezzo per la cultura

Celebrando personaggi come Mike Bongiorno, molta gente celebra in qualche modo se stessa. Mike, che non era certo un uomo privo di cultura ma a cui faceva gioco apparirlo un po', è per i telespettatori la rivinciata dei non acculturati, i non intellettuali. Ecco il risultato, in parte, di anni di televisione berlusconizzata.
Oggi le persone di cultura sono generalmente mal viste e tenute da parte. In televisione non appaiono, credo ormai da anni, se non 'modificate'. Lo stesso Sgarbi ha dovuto far passare la sua 'sapienza' in televisione attraverso l'antipatia, il turpiloquio, l'imbarbarimento. Non gli è rimasto difficile.
Quando mori Luzi, il grande poeta, non accadde clamore.
Pur che l'afabetizzazione fosse meno diffusa, ancora vent'anni fa si nutriva rispetto per gli intellettuali. I ragazzi di oggi li denigrano e gli anziani capita se ne compiacciano.

Insomma, la cultura è, a tutti livelli, sotto attacco.
Qui a Prato, ma anche a livello nazionale. Oggi, Repubblica mostra uno sproloquio del ministro Brunetta, che confonde la cultura con i raccomandati della cultura. Ce 'ha in particolare con i cineasti e chiede a Bondi di chiudere il rubinetto del FUS (Fondo Unico per lo spettacolo). L'intento è fare terra bruciata, porre le basi di un nuovo consenso, quello berlusconiano. Berlusconi stesso ha invitato a NON leggere i giornali, a guardare la televisione. E' questo il suo programma 'culturale', da sempre, oltre che, oggi, una linea difensiva.
Anche noi spesso ci siamo lamentati delle politiche culturali. In Toscana, per esempio, la monopolizzazione è stata ed è forte, e non certo solo dal punto di vista ideologico.
Personalmente mi sono sempre rifiutata di prendere i soldi da una Regione che mi obbliga a essere, giuridicamente, una certa cosa invece di un'altra. Mi obbliga, nel mio lavoro, se voglio essere finanziata, ad avere una associazione senza fini di lucro. Si comporta ipocritamente, politicamente agisce in modo brutale. Forse è anticostituzionale tutto questo?
Tuttavia non s'era mai udito, né visto tanto come sotto il potere berlusconiano. E' il disprezzo manifestato a chiare lettere per gli intellettuali. Che, dal ministro Brunetta, vengono visti come coloro che, in massa, 'non hanno mai lavorato'.
Finché era lontano non si capiva bene. Ma ora lo possiamo vedere qui, da noi, e si capisce cos'è questo sentimento che anche i nostri assessori hanno più volte dimostrato verso quello che sono stati chiamati, infaustamente, a rappresentare.

Maila

1 commento:

Anonimo ha detto...

Se

Se gli uscenti amministratori avessero mostrato segni di chiaro pentimento per lo stato di cose a cui alludi, se avessero detto a chiare lettere "é vero, abbiamo sbagliato, abbiamo monopolizzato troppo, abbiamo addormentato le voci contro, ma ora siamo pentiti e vogliamo cambiare", se Massimo Carlesi fosse riuscito a scrollarsi di dosso la mano pesante della nomenclatura piddí e avesse convinto, lui Bindiano, relativamente giovane, relativamente popolare, che il nuovo corso sarebbe cominciato proprio con la sua persona, se non si fosse circondato dei tristi figuri, i soliti nomi, conosciuti da tutti e ora approdati ad altre cariche, se questo sistema non fosse il patteggiamento della divisione del potere e di non belligeranza tra due super-potenze elettorali, chiamiamole cosí, un po' per sorridere un po' per rammentare i tempi della guerra fredda e delle contrapposizioni, se noi Italiani insorgessimo contro Berlusconi - ma chi dice che i suoi sono sondaggi veri? e poi i sondaggi possono costringere a risposte a senso unico, a chi vuole darla a bere? -, se imparassimo dalla Rivoluzione Francese, se non avessimo un nanoministro -e non parlo di qualitá fisiche- livido di rabbia che sparla degli artisti-intellettuali ma sbava per apparire in tivvú, se abbandonassimo lo sport nazionale del "salto sul carro del vincitore", se pensassimo e leggessimo di piú, se spegnessimo la televisione o ne limitassimo l'uso all'indispensabile, se non avessimo la pazienza dei pigri e l'obbedienza dei codardi, se, se, se e se, allora forse sarebbe un'altra Italia, forse un'altra Prato.

Gianfelice D'Accolti