mercoledì 9 luglio 2014

La stanza del buco


In Italia l'emergenza droga si fa sentire e allora si presentano mozioni per introdurre le stanze del buco.

Diversi anni fa lavorai per un periodo presso il Servizio Centrale Antidroga di Roma del Ministero dell'Interno e in quel tempo mi feci un po' di esperienza in materia, finendo per essere a favore della liberalizzazione, legalizzazione e del controllo sul consumo di droga.

E' un modo per contrastare i grandi interessi che ci sono intorno alla droga.

Tuttavia non basta, come non bastano affatto, parallelamente, le stanze del buco di cui si chiede l'istituzione anche in Italia, come dimostra la stessa Olanda dove ce ne sono credo più di trenta, per affrontare il degrado che la droga causa nelle città.

La stanza del buco serve per togliere i drogati dalle strade e per limitare le morti per overdose. Tuttavia sembra, così riportano i giornali,  che il sistema faccia aumentare il consumo di cocaina e gli stessi fruitori delle stanze.

Quello che non mi piace è che la stanza del buco introduce il concetto che il sistema-droga si debba tollerare, che insomma, la droga esiste e che esisterà sempre, e che quindi bisogna prendere atto del problema trovando soluzioni civili al fine di ridurre il danno.

D'accordo. 

Ma va ricordato che la droga serve a questo sistema economico, e per questo la produce e moltiplica.  Il danno che ne deriva alla comunità è evidente, l'abbrutimento è  assoluto, e allora si fa il possibile, con una lucidatura di facciata o un corso di prevenzione, perché lo scandalo venga o represso (la politica della repressione) o ireggimentato (la politica opposta). 

La versione della tolleranza in case chiuse dove la droga è somministrata con attenzione è stata spacciata dall'Europa del Nord e al momento ha vinto sulla politica repressiva: rende il problema invisibile, le città linde e in ordine, ma è un po' come la polvere messa sotto il tappeto.

Non è un caso che questa nettezza in materia di droga si osservi in particolare in Olanda, che è il paese più capitalistico e bancario d'Europa, insieme alla Svizzera, che fu la prima a sperimentare le 'stanze' e i corsi di prevenzione e recupero.

E' così che nella tolleranza e ripulendo le strade si continuano purtroppo a tutelare i grandi interessi e tutta la filiera economica della droga, che prima sfrutta e distrugge l'uomo, e poi pianifica la cura o il tentativo di.

Il problema ha dei risvolti di similitudine con il dilemma della prostituzione: sulle strade o nelle case chiuse.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Aggiungiamo un fatto poco noto: l'Ecstasy era una droga gia' usata durante la prima guerra mondiale. Dunque questo e' il punto: droga e guerra sono due facce della stessa medaglia: morte e distruzione. Non liberta' e paradiso. Essere contro la droga e' essere contro il sistema della morte, delle armi...e' essere contro il Sistema.
Gianfelice

Anonimo ha detto...

Ben detto.
Al di là delle proposte che più o meno possono essere fatte.

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