domenica 20 marzo 2016

NEANCHE L'OMBRA DI GONFIENTI

Pubblico una recensione, o come si direbbe in ambito teatrale, una stroncatura sulla mostra al Pretorio,  "L'ombra degli Etruschi" . Condivido totalmente.

"Cara Maila,

Che tristezza vedere che la mostra tanto attesa in città non comunichi, dopo 20 anni dal ritrovamento, un bel niente sull’insediamento di Gonfienti, salvo la riproposizione della kylix. Nessuna menzione sull’area insediata, sull’urbanistica, sull’architettura, sulle strade e le vie d’acqua, sul significato stesso di questa plurisecolare presenza nel contesto dell’Etruria Settentrionale ecc. ecc.  Si mostrano i bronzetti pratesi (arcinoti) della Collezione Guasti senza neppure indicare i luoghi del ritrovamento che pure sono descritti  in vari testi, nessuna menzione delle necropoli, silenzio sui siti d’altura in Calvana e in Valdibisenzio, sulle risorse minerarie del Monteferratosui popolamenti italici e la loro aggregazione in pianura voluta dall’élite etrusche (sinecismo) ecc. ecc. Una mostra che, a parte la presenza della kylix,  non aggiunge niente a quanto si sapeva negli Anni ’80, anzi si consolida il malinteso dell’ager fiesolano come  unico compendio della presenza etrusca  a nord dell’Arno. Una vera patacca per poveri ignoranti quali ci trattano essere!
Al danno l’ennesima beffa, con la gente che applaude nel vedere i bei cippi scultorei, ancorchè privi di commenti e di una lettura storicamente aggiornata, le grandi didascalie sul muro riportano frasi tratte dagli annali pre-scientifici del XVIII sec e della fine dell’Ottocento (roba da non credere!). Nessuna ricostruzione, se non un pannello topografico a carattere segnaletico  ripetuto ben tre volte nelle tre sale, evidentemente   a prova d’idiota. Il pathos ricercato con l’allestimento si specchia purtroppo nel nulla di un’informazione storico critica inesistente. Si recita nel titolo della mostra: “L’ombra degli Etruschi. Simboli di un popolo fra pianura e collina”, ma non esiste alcuna lettura dei simbolidelle scritture in epigrafe e sulla ragione stessa di un’occupazione tanto capillare del territorio dal Mugello alla campagna fiorentina (quale?) fino alla piana dell’Arno e dell’Ombrone P.se (Firenze-Prato Pistoia), ed inoltre, non vi è nessun richiamo alla via del ferro che pure dal 2004 è una realtà accertata archeologicamente e ai retaggi protoetruschi dell’area.
La fase micenea (età del Bronzo  Medio 1-3)  è obliterata completamente, come i resti sparitsotto il magazzino dello scalo merci dell’interporto (nel catalogo si può vedere una foto prima della distruzione del sito!).
Il materiale di Villa Corsini a Sesto Fiorentino, dove pure sono esposte alcune antefisse rinvenute a Gonfienti (pudicamente non portate dalle curatrici qui, al Pretorio), ricorda soprattutto le predazioni anche istituzionali effettuate nel dopoguerra. Che dire di più?  A noi, più che ai posteri, la sentenza di uno scempiodi un danno incommensurabile che si vuol continuare a perpetrare anche sotto il profilo paesaggistico. Ancora una volta, neanche l’ombra di Gonfienti!"

G.A.C.

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