domenica 1 marzo 2015

Debutto de "Il bignamino delle donne"

Ieri, 28 febbraio al Teatro La Baracca, un gradevolissimo debutto e applausi.  E presto...in tournée!

Commenti dal Libro del Gradimento.

"Brava Maila, sempre brava" (non firmato)
" Molto divertente! Bravissima! (non firmato)
"Eccezionale e simpaticissima"(Manuela F.)
"Complimenti davvero per aver saputo interpretare diverse parte e da sola...lo facciamo anche noi nella vita reale. Ottima la strega!" (Antonella L.)
"E' stato un bellissimo spettacolo, complimenti per tutto..." (Acheropita N.).
"Da una splendida donna, 100% donna, il modo più intelligente di sentire e interpretare "la donna". Grazie per le emozioni che ben conosco" (Silvia).
"Bravissima Maila, uno spettacolo per ridere e riflettere...". Francesca T.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Bignamino, lezione di teatro.

Maila è capace di interpretare 10 (dieci) personaggi diversi nello stesso spettacolo: la cavernicola barese, la romana mignotta, la strega pistoiese, la rivoluzionaria francese, la suffragetta anglosassone, l’ operaia sarda, l’ aristocratica italiana, la consigliera comunale, la donna del futuro, la presentatrice. Timbri, tonalità, parlate, ritmi sempre diversi. E non sono macchiette, ma personaggi, in cui si esalta sì il lato comico ma anche quello potenzialmente tragico. Non sono imitazioni alla Crozza. Oggi l’imitazione è il corto-circuito dell’interpretazione per l’attore insipiente. Capace anche di cantare due belle canzoni ‘scanzonate’, e prendere in giro con ironia, grazia e comicità la donna, il femminismo, l’uomo, il machismo . Come sanno fare solo grandi attori e maestri. Sono compiaciuto di poter lavorare con lei dalla quale ho imparato tanto e di cui ammiro le doti creative e la sapienza registica, fondata su un semplice gusto per le geometrie e in cui la scenografia è ancella della recitazione e non viceversa. Insomma, Maila Ermini è “un maestro” perché’ capace di imporre uno stile che sarebbe piaciuto a grandi attori del passato: il teatro è l’attore, e la multimedialità la crea l’attore col suo lavoro sulla voce e sul corpo. Per questo si dimostra il teorema che un piccolo teatro come la Baracca può esprimere grande teatro senza spendere e sprecare. Ma da questo, a volerlo affamare e affondare, ce ne passa: diventa crimine contro l’arte, spreco di risorse, ostracismo con finalità d'esilio, porcheria partitico-settaria. La gente che viene in Baracca, spettatori veri, che scelgono di venire da noi e non sono allettati dal “mi avranno visto? “ dei teatri dei velluti (uno di quelli vale dieci di questi) ci chiede stupita: ma come mai siete così poco pubblicizzati? Ma come mai non vi si vede in giro come meritereste? Ma davvero vogliono chiudere la Baracca, dopo aver letto il tazebao in bacheca? Cadono, ingenui, nell’equazione “notorietà e fama = talento + bravura + merito”; non sanno che spesso dietro quella notorietà c’è il meschino “do ut des”, c’è il mercimonio, l’assenza di idealita' e di storia.

Gianfelice D'Accolti

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