martedì 10 gennaio 2012

Liberare la cultura

Egregio Presidente Monti,

lo so che Lei è molto impegnato in questi giorni nella questione delle liberalizzazioni.
Ora io so anche che liberalizzare è l’opposto di monopolizzare.
Magari, per caso, le verrebbe anche di pensare, come sembra che abbia fatto, a liberalizzare la cosiddetta industria culturale?
A me, piuttosto che liberalizzare, mi piacerebbe però usare il verbo 'liberare'. Che ne dice?
Qui, nella nostra Regionella Toscana la vedo piuttosto dura, perché qui tutto è monopolizzato, anche la produzione della carta igienica.
Il Cinema va liberato; altrimenti egregissimo, non ce la facciamo più a non andare più al cinema, da troppo tempo ormai siamo prigionieri dei monopolizzatori cinematografari, e vediamo sempre gli stessi titoli ovunque che fanno pena, tutta produzione americana – come anche alla Rai, solo film americani! – oppure miseramente italiana, di scarsa qualità, e ovunque gli stessi filme…

Del Teatro che dire? La cosa mi tocca da vicino, e posso dirle che invano qualcuno ha aspettato l’avvento di SanBerlusconio, che non ha liberalizzato nulla, se non i Azzi suoi.
Il teatro fa veramente pena, lo regge e amminestra un manipolo di raccomandati di un tempo, e non c’è verso di vedere altro che attori scarpantibus, purtroppo anche giovani ma sempre raccomandati dagli zii, che recitano ai Mezzastasi o alle Purgole.
A livello locale non ne parliamo, che è tutto concentrato nelle donnesche, Destra Sinistra Centro uguale, che da vere superwomen reggono tutto nelle loro mani, dicono quello che dobbiamo produrre, come lo dobbiamo produrre, ecceterina, Concorso Miss Incompetenza ma lungo corso nel Partito e a casa di qualche Onorevole del tipo Giacomezzi,  che sicuramente Lei conoscerà,  e  alla fine sono riuscite anche a monopolizzare il circuito dei parrucchieri, per cui le stiamo vedendo tutte con la stessa testa montata. Sinistra Destra Centro uguale.

(Non mi parli di Renzi, per favore, che è il primo monopolizzatore a suo favore!)

Dunque, nei ritagli di tempo pensi anche a questo monopolio culturale della Regionella Toscana, e in Italia in generale, che sarà duro a morire, tenuto stretto come la mia cagna teneva stretto l’osso quando lo mangiava. Che non c’era verso di toglierlo dalla bocca. E presto i giovani diventeranno vecchi e non sarà successo nulla, se non l'avvento delle rughe. E quelli quelle sempre con l’osso in bocca. E noi morti di speranza e di fame.
No, eh?

Con i migliori auguri di buon lavoro.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Cara Maila, cerca di pubblicare questo istruttivo articolo a livello regional o nazional, anche se é difficile trovare chi abbia il coraggio di farlo. Comincia, chessó, dagli illuminati signori de Il Tirreno o dagli austeri bacchettatori de La Repubblica, ma anche spediscilo ai signori per bene de La Nazione, vedi, vedi se te lo pubblicano. O vuoi spedirlo al programma di Fazio?
Insomma, fai qualcosa: amplificane la risonanza.
Ma soprattutto, grazie per dire le cose come stanno veramente. Se aspettiamo le barboncine della penna o i cockerini di redazione, staremmo freschi!

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