lunedì 27 ottobre 2025

Marchetta fatale

Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio, attribuisce la morte di Pier Paolo Pasolini a una "marchetta fatale".

Nell'articolo, uscito domenica 26 ottobre, dal titolo Midcult perbenista che tiene in vita Pasolini senza capirlo, il direttore si scaglia piccatissimo contro il generone culturale romano che in questi giorni si dà un gran daffare per ricordare il cinquantesimo della morte del poeta.

L'articolo - absit iniuria verbis - ha un tono lievemente teppistico e livoroso, quasi minaccioso, e ci ricorda che Pasolini non era uno stinco di santo della Sinistra che pure lo celebra; che compiva un sacco di errori; che era comunista sì, ma la sua vita lo era poco e detestava i "sinistri" (che lo ricambiavano) e ci ricorda che era contro l'aborto.

Come Ferrara, d'altronde. Non ce l'avrà ancora con Pasolini per via di quella poesia non poesia contro gli studenti che occuparono Valle Giulia a Roma? Ferrara era fra loro, sembra.

Nell'articolo Ferrara definisce Pasolini un abile trasformista, uno che conosceva bene, in modo inaudito, i codici della teatralità. Ovvio, in senso negativo.

Dobbiamo ringraziare il direttore per questa sua azione pasolinistica che vuole rifulgere contrario in questo levarsi conformistico di ricordi?

Mi intriga che ogni tanto qualcuno segua le movenze pasoliniane, d'altronde Ferrara si intende di trasformismi, ma forse spicciare la morte del poeta con la spiegazione della "marchetta fatale", significa non aver letto nemmeno un po' gli atti processuali, né essersi informato. Il che, per un giornalista, nonostante tutte le sue ideologie, le sue prese di posizione tronfie e sicure che sono lecite, narcisistiche come erano quelle di Pasolini eccetera, mica è tanto corretto.  Ma si che è informato, ma sì che ha letto!

Ferrara, oltre che piccato contro gli intellettualodi (così credo che li consideri) romani che- suppone lui- Pasolini detesterebbe al punto da rivoltarsi nella tomba, Ferrara dico vuole essere scorretto,  negare la vulgata che fu il Potere a uccidere Pasolini, e ribadire ancora una volta, come un vecchio gesuita,  che era un depravato e che a "tenerlo in vita", con tutte questi ricordi e appuntamenti, si fa molto male. E comunque che questa gente che lo celebra non l'ha capito.

Lo riferirò a Pasolini nella mia prossima intervista, e farò sapere cosa ne pensa. Tra l'altro Pasolini conosceva bene il padre di Giuliano, Maurizio Ferrara, comunista e antifascista e direttore di varie testate ecc. che sull'Unità, nel 1974, definì Pasolini un "reazionario". Seguì fra loro un feroce botta e risposta.


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