giovedì 21 luglio 2022

In morte di Luca Serianni

Ho studiato a lungo con il linguista-filosofo Luca Serianni, a Roma. 

La sua morte, improvvisa e crudele, falciato da una automobile-proiettile mentre attraversava le strisce a Ostia, mi ricorda il tempo ingiusto e violento che vivo. 

Oltre a essere sapiente, Serianni era un uomo gentile e ironico.

Tutti a Lettere volevano laurearsi con lui in Storia della Lingua Italiana. E per discutere la tesi il professore imponeva solo un obbligo: scrivere l'accento grafico su sé stesso, a cui non derogava...

Perché non glielo dicemmo, che eravamo innamorati pazzi di lui?  Gli avrebbe fatto piacere, avrebbe sorriso lievemente, come sapeva fare, professore e bambino.

Da vero filosofo non si sarebbe scandalizzato. Non ci avrebbe giudicato, perché era chiaro a tutti che noi eravamo il suo unico amore! 

Dopo la dichiarazione, anche per spengere qualche viso acceso di rossore nascosto fra gli appunti,  Luca avrebbe agganciato qualche nostra parola balbettata nell'impaccio, e con questa, attraversandola, avrebbe continuato la sua magnifica lezione sulla storia dell'italiano.

Perché manchiamo di dire le cose importanti della vita? 



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