venerdì 8 maggio 2026

Della fu provocatoria indipendenza

Citazione pasoliniana. Oggi non è più possibile provocare con la provocatoria indipendenza e d'altronde nessuno lo vuole, in nessun campo. Figuriamoci culturalmente!

Né nel vecchio e nuovo teatro (sembra che sarà il riceeercato a CHI L'HA VISTO?), né nel noiosissimo cinema neo celebrante e vuoto dei Donatelloni o col kitsch algoritmico hollywoodiano, né nelle Biennali dell'arte contemporanea- strumentali alle guerre e carissime - prego mille euro a notte per dormire a Venezia se non vuoi finire a dormire nell'acqua  - né con nessun sconcerto musicale dove dirigi e stai solo per grazia di partito tanto per cambiare, né con i libri atTORINO... Andate un po' a vedere gli sponsor della Salone del Libro, fatevi un giro e vi perdete nell'ennesimo programma obeso e noioso della mostra (quest'anno dedicato all'infanzia, ancooora?!), programma soffocante, dove, parafrasando Wittgestein, si potrebbe dire che troppi libri, nessun libro...

E infatti non legge nessuno. Meno si leggono libri, e più obeso diventa il salone.

Detto chiaramente: non sanno che farsene della TUA indipendenza, bella mia. Ti lasciano proprio essere indipendente, anzi meglio così...Rimani da solo, non ti appoggia nessuno, e non costituisci alcun potere.

Dove trovi qualcuno disposto a buttare un po' di soldi per te come faceva il produttore Bini per Pasolini? 

Oggi va di moda e ciascun vuole essere culturalmente DIPENDENTE o AFFILIATO. GOVERNATO. Chi non è governato, è un disgraziato! 

E chi non pensa come noi...peste lo colga!

Scriveva Pasolini, che viveva quando essere indipendenti era ancora possibile ancorché doloroso e pericoloso:

-"Ho saputo per caso stamattina, da una persona che mi dà sempre brutte notizie, che un regista (appartenente all'intelligenza dell'opposizione) mi ha violentemente attaccato. Non è che un ennesimo attacco: ma c'è sempre l'attacco che va al di là della sopportazione, proprio per un puro e semplice fatto numerico. Una certa quantità di dispiacere può essere sopportata: oltre un certo limite non può più essere sopportata. Ora, all'inizio di un nuovo anno (il caso vuole che questo esame della mia situazione coincida con l'inizio di un nuovo anno) che cosa devo propormi di fare? Io sono completamente solo. E, per di più nelle mani del primo che voglia colpirmi. Sono vulnerabile. Sono ricattabile. Forse, è vero, ho anche qualche solidarietà: ma essa è puramente ideale. Non può essermi di nessun aiuto pratico. È chiaro che, nella lotta contro il potere, bisogna opporre una certa forma di potere: se non altro come prestigio. In questo momento, grazie a Dio, mi aiuta, in tal senso, miserando, il successo delle mie opere all'estero: «Edipo Re» in Francia, «Teorema» in Germania, «Una vita violenta» e così «Teorema» libro in Inghilterra, ecc. È tremendo dire, pubblicamente, queste cose: ma si tratta di fare calcoli meschini, per vedere come preventivare una certa sicurezza contro meschine ma atroci« persecuzioni ». Fatti questi calcoli, se tornano, potrò conservare la mia indipendenza: la mia provocatoria indipendenza. "

P.P. PASOLINI, La mia provocatoria indipendenza, dalla rubrica Il Caos, su «Tempo», n. 2, a. XXXI, 11 gennaio 1969, p.10.

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