venerdì 29 maggio 2026

Datemi un festival in città, per carità!

Perché le città hanno bisogno di imbandire festival? 

Perché le amministrazioni hanno bisogno di agenzie per mettere in moto il meccanismo culturale?

Siamo incapaci o non possiamo più produrre cultura originale, far vivere pedone pedone la città, i suoi luoghi (valorizzali!) riempirli di personaggi, creare vita, economia eccetera senza questi grandi eventi che sono i festival?

In Italia l'invenzione dei festival come macchina di promozione e consenso politico è fascista.

Il primo grande festival è La Mostra Internazionale del Cinema, che tutti hanno imitato. 

Il fascismo s'è anche inventato in parte anche quello di Sanremo, anche se non proprio a Sanremo.

Alla fine degli anni '70 del '900 Niccolini ha partorito l'Estate Romana, anche se quella era d'altra pasta, non era propriamente un festival come oggi, era tinta di carattere popolare ma, come hanno imparato da quella i festival di oggi, le manifestazioni erano sparse sul territorio: l'Estate Romana era aperta, rugosa, non confezionata, palpabile, ancora con echi ribelli.

Poi è arrivato il Festival della Letteratura di Mantova nel 1997, e tutto è cambiato.

Sono arrivati i formati, gli studi, le tecniche di economia culturale. La cultura come promozione del territorio. I volontari!

Pistoia, esempio, ne ha sfornati ben due, di festival: uno musicale, il miticissimo Pistoia Blues, e l'altro più recente, I dialoghi di Pistoia.

Ogni città vuole avere il suo, l'amministrazione chiama l'agenzia che glielo confeziona, ci sono sponsor disponibili, banche, vari enti e imprese nell'impresa.

Si invitano nomi, personalità che riempiono le sedie allestite nei luoghi o dimenticati o belli o variamente disposti della città, con l'ausilio di ragazzi volontari che saranno abbacinati dall'incontro con le star culturali e per questo disposti a lavorare gratis: le stelle cambieranno loro la vita, saranno unti dall'alto! Faranno una esperienza mitologica moderna e le agenzie risparmieranno un bel po' di soldini senza colpo ferire. Tu mi dai il tuo lavoro, e ti offro la possibilità di fare "un'esperienza unica".

Così la gente del posto, gli artisti e artigiani locali ne sono necessariamente esclusi e la città insomma non mostra niente del proprio. Non semina nulla di originale, come faceva Fulvio Silvestrini con il Giugno con l'Arte a Iolo di Prato, che invitava "i cittadini e amatori dell'arte" (o a suo tempo il teatro popolare di  Monticchiello in quel di Siena prima che diventasse marketing) e che oggi sarebbe considerato roba naif. 

L'evento festivaliero, pur ricco o forse per questo, passa sulla superficie per pochi giorni, e il poco o tanto che semina sono un po' di soldini, e svolazza luminoso senza scalfire incidere significare.

Sui giornali la città è tuttavia "promossa" come altrimenti non le accadrebbe.

In genere i festival, rispetto alla cultura (ed economia) del territorio, sono come le onde create artificiosamente in piscina.

Ma oggi sembra non esserci altro, siamo distanti dal mare.

(Qui sotto volantino di una edizione del "Giugno con l'Arte" organizzata da Fulvio Silvestrini. L'immagine è sbarrata per evitare i soliti scopiazzi senza citazione, ma anche simboleggia il rifiuto per certe manifestazioni oggi ecc.)




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