giovedì 13 novembre 2025

A che serve Pasolini?

In realtà non serve a molto, sembra.

I Parlamenti che lo celebrano, poi non fanno niente per gli artisti, che se sono sinceri e appassionati, vengono perseguitati oppure oscurati. Direttamente spogliati. O lasciati nel sadico oblio degli organizzatori culturali.

Gli organizzatori di entità come mostre e teatri, pur presupponendo la loro buona volontà e dispiacere, non hanno altro modo di operare se non quello di fare i pappagalli di chi li ha messi là in vetrina.

E Pasolini va sempre trattato con le mollettine. 

Infatti, se guardate bene, se osservate attentamente le manifestazioni per il 50 anni dalla morte, sono quasi tutte fuori dai teatri o edulcorate. Qualche eccezione l'ha fatta il Comune di Roma, che è stato, per ovvie ragioni, il comune più attivo.

Ma nei teatri, come opere previste nei cartelloni, praticamente zero. E chi si azzarda?

E' vero che gli stabili devono programmare molto tempo prima e quindi all'ultimo momento non si può fare, ma in realtà questa obbligatorietà è una buona scusa per non fare, per escludere, per non rischiare...(Come puntualmente mi hanno ripetuto per anni i direttori, e l'ultimo è stato il signor Civica del Metastasio che pensava non avessi esperienza di balle burocratiche, quelle che si usano per tagliare le gambe agli artisti).

In questo cinquantenario della morte, anzi dell'assassinio, c'è stato un po' di movimento, ma soprattutto editoriale, ristampe, approfondimenti criminali, articoli su riviste gialle e arancioni, di cui anche i giornali importanti hanno dato notizia per motivi di interesse editoriale o di presenzialismo di qualche figura da omaggiare.

Ricordare Pasolini dunque è servito a questo, paradossalmente, a tenere lontano lo scandalo che suscita ancora oggi la sua opera e la sua esistenza, a renderlo celebrativo, appunto, memoria da rotocalco.

(La più tenera e forse più sincera è stata l'attrice Stefania Sandrelli, anche lei l'ha voluto ricordare, il poeta abitava vicino a casa sua..).

Celebrato lui, e in pace con la coscienza e con il compitino istituzionale, si può continuare a lasciare nella loro cacca gli isolati artisti e i miseri intellettuali che minimamente tentano di essere appassionati e disinteressati nel proprio obbiettivo artistico ed ideologico. (Come insegna appunto Pasolini).

Ecco forse anche questo il senso della carta igienica che mi hanno lasciato nel giardino del teatro. (Sta ancora lì, e ci rimane).



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