Voglio terminare l'anno con Pasolini. Con una sfida.
La prestigiosa (chissà) rivista newyorchese e-flux pubblica un bando per un possibile o non possibile monumento a Pasolini.
Io non posso partecipare, perché le mie parole, quelle che ho usato per Intervista a Pasolini, superano il limite imposto.
Però mi stuzzica condividerlo: ché il bando è di razza statunitense, sono gli americani che ce lo rimbalzano qua. In perfetto Pasolini's style.
La foto, smagliante e beffarda (una linguaccia al cinema), con cui la stessa rivista adorna il bando, ritrae Giuseppe Gentile, Maria Callas e Pier Paolo Pasolini sul set di Medea nel 1969 e fu scattata da Mario Tursi, poeta fotografo di scena. Giuseppe Gentile era un atleta, ma fu scelto da Pasolini a interpretare Giasone.
Che meraviglia.
Per inciso: il film Medea è inguardabile agli occhi di noi contemporanei, allevati proprio a film di propaganda e di cultura americana. Quando insegnavo dialogo in una scuola di cinema dovetti legare alle sedie gli allievi per mostrarne qualche fotogramma.
Traduco il testo del bando:
"Come sarebbe un monumento a Pier Paolo Pasolini? O meglio, come non "sembrerebbe", ma piuttosto come si percepirebbe e come si muoverebbe nel mondo? Come potrebbe essere un monumento appropriato al regista, poeta, scrittore, attore e drammaturgo?
Quasi cinquant'anni dopo l'omicidio di Pasolini, la sua critica della modernizzazione appare meno come la profezia che fu ai suoi tempi, e più come una descrizione di come stanno le cose oggi.
"Il nuovo fascismo odierno è meno particolare: non più umanisticamente retorico, è piuttosto pragmatico in stile statunitense. Il suo obiettivo è la riorganizzazione e l'omogeneizzazione brutale e totalitaria del mondo."
Il soggetto consumatore influenzato dalla televisione e abituato all'autorità attraverso il piacere si è evoluto nell'attuale cittadino algoritmico. Il sottoproletariato è ora in rete, l'omogeneizzazione è quasi completa e quella che un tempo appariva come una catastrofe culturale si è stabilizzata come vita normale.
Parlare di un monumento in tali condizioni è già paradossale. I monumenti tradizionali presuppongono un pubblico, un luogo, una temporalità condivisa. Eppure sono proprio questi elementi a essere stati smantellati dalla privatizzazione, dalla riorganizzazione logistica dell'attenzione, dalla sostituzione della politica con la partecipazione.
Un monumento a Pasolini, quindi, dovrebbe affrontare non solo la sua morte, ma anche la perdita del mondo in cui una tale morte potrebbe ancora essere scandalosa.
Questo bando invita a presentare proposte per monumenti che non possono essere costruiti: gesti concettuali, testuali, digitali, performativi o infrastrutturali che prendano in considerazione le contraddizioni di Pasolini. Siamo interessati a proposte che esaminino il monumento come mezzo di critica piuttosto che di commemorazione; che considerino il funzionamento della memoria politica una volta che le categorie di storia, classe e collettivo sono state trasformate in dati.
Le proposte devono essere inviate a submissions@e-flux.com entro il 28 febbraio 2026. Si prega di limitare le proposte a un massimo di 3.000 parole per le proposte scritte o 5 MB per altri media."
What would a monument to Pier Paolo Pasolini look like? Or what would it not “look” like, but rather how would it feel and move through the world? What could a monument appropriate to the film director, poet, writer, actor, and playwright be?
Nearly fifty years after Pasolini’s murder, his critique of modernization reads less like the prophecy it was in his time, and more like a description of the way things are today.
"Today's new fascism is less particular: no longer humanistically rhetorical, it is rather pragmatic in a US style. Its goal is the reorganization and brutal, totalitarian homogenization of the world."[1]
The consumer subject influenced by television and accustomed to authority through pleasure has evolved into today's algorithmic citizen. The subproletariat is now networked, the homogenization nearly complete, and what once appeared as cultural catastrophe has stabilized as normal life.
To speak of a monument under such conditions is already paradoxical. Traditional monuments presume a public, a ground, a shared temporality. Yet these are precisely what have been dismantled by privatization, by the logistical reorganization of attention, by the substitution of participation for politics.
A monument to Pasolini, then, would have to address not only his death but also the loss of the world in which such a death could still be scandalous.
This open call invites proposals for monuments that cannot be built: conceptual, textual, digital, performative, or infrastructural gestures that take Pasolini’s contradictions as material. We are interested in proposals that examine the monument as a medium of critique rather than commemoration; that consider how political memory operates once the categories of history, class, and the collective have been turned into data.
Proposals should be sent to submissions [at] e-flux.com by February 28, 2026. Please limit submissions to maximum 3,000 words for written proposals or 5mb for other media.
https://www.e-flux.com/announcements/6785123/open-call-monument-to-pasolini

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