giovedì 13 dicembre 2018

Natale 2018: perché niente spettacoli per bambini alla Baracca


Mi chiedete degli spettacoli per bambini a Natale alla Baracca, ma purtroppo quest'anno, niente!
Spiego i motivi:
1. non abbiamo soldi, non possiamo più senza contributo, come invece da anni facevamo. L'incasso non copre le spese e la fatica. E' già molto se presentiamo gli altri spettacoli...
2.  il Comune di Prato preferisce, per il teatro ragazzi e non solo evidentemente, sostenere il teatro istituzionale o i circoli ARCI, piuttosto che le realtà indipendenti (non parliamo poi della Regione!), e quindi siamo costretti ad andare a lavorare fuori città, dove invece ci pagano e siamo anche rispettati come artisti. 
(Basti pensare che a Prato non sono riuscita a presentare Pratopezza al Museo del Tessuto!).

Questa politica oppressiva e monopolizzante ci schiaccia, si tratta di una dittatura culturale in piena regola, anche se indossa la maschera della Democrazia e delle Pari Opportunità (e ogni tanto per farci star buoni ci hanno dato qualche contentino...!). 
Gli artisti poi non si coalizzano fra loro, lo si sa, è un problema endemico: alcuni sono invidiosi e-o "servigiani" del sistema, e anche questo rende difficile un possibile cambiamento.
Personalmente non nutro speranze nemmeno in altre forze politiche, perché si osserva che, ovunque vadano al governo delle città, alla fine anche quelle finiscono per appoggiare solo gli enti, i baracconi, l' apparato.
E' così che muore la creatività, e gli artisti validi (ancora sopravvivono?) vengono messi da parte se non sono "funzionali". Ma chi se ne rende conto, in questo voluto, ricercato e amato marasma mediatico?
E quindi, dato che se non a tutti, almeno alla maggioranza della gente sta bene così (ci sono problemi più urgenti da risolvere, no?), ci teniamo questo stato di cose.
Grazie, comunque, per l'interessamento. 

Clitoride, la nostra amica










mercoledì 12 dicembre 2018

Vannino

Vannino, il cui vero nome è Alessandro Egidio Gori, nato nel 1950, vive a Le Querci di Agliana, e dimostra molti meno anni di quello che ha.
Senza scarpe, nudo, sporco di fuliggine e di altro, vive come un primitivo.
Davanti alla sua casa, sulla via detta Pistoiese, c'è molto traffico, e gli ho chiesto come si trovi in quel rumore visto che lui vive come se invece la sua casa si trovasse in mezzo alla foresta.
A lui ho fatto cenno nel mio ultimo spettacolo, Orto omo morto, quando ho parlato degli 'strambi': lo avevo già visto, ma non gli avevo mai parlato.
E' gentile, furbo, arguto.  Mi ha chiesto una sigaretta. Mi ha detto che mi conosceva, ma non è vero. Dice molte bugie, Vannino. Ma il suo vivere così, rudemente e felice (cantava, e cantava anche quando non sapeva di essere visto, cantava con una bella voce), quel suo essere così fuori da ogni schema e senza essere il classico 'matto', a noi pone tutta una serie di interrogativi senza risposta.
Una volta era ricco, Vannino, aveva donne e motori. Poi le cose andarono storte e da tanti anni ormai vive così, con quel cencio davanti alle pudenda, e basta.
Stava spaccando legna per accendere il fuoco nella sua casa, ormai in pessime condizioni. Lo accende dentro casa, il fuoco, ma non c'è un camino dentro. Sono entrata, mi ha fatto entrare e guardare un po'. Ma il rispetto verso la sua persona non mi ha permesso di scattare foto.
Grazie, Vannino, per la tua ospitalità.

martedì 11 dicembre 2018

I gilet gialli non hanno nessun capopolo che li porta in piazza


Il popolo francese non si fa rubare la protesta da nessun capopopolo. In Italia ce la facciamo prendere da tutti. Ora uno, ora l'altro, sembra che si lascino il testimone...Sono i capipopolo che ci portano in piazza. Addirittura qui abbiamo i ministri capopopolo. I guru capopopolo che ci benedicono dalle loro finestrelle facebook come da balconi immensi... Così ci tengono buoni. In Francia no, è il popolo che scende in piazza, senza leader. Può piacere o meno, si può essere d'accordo o meno con questi gilet gialli, ma rispetto alle nostre insofferenze civili e politiche, il loro modo di protestare costituisce una differenza netta.

Per informarsi sulla protesta dei gilet gialli, consiglio di non seguire i soliti giornali o televisioni, ma informarsi altrove: per chi sa il francese, il sito Lundimatin:  https://lundi.am/ è molto aggiornato e agguerrito. Da questo sito ho preso la foto sopra.

 Si trovano poi vari articoli in italiano che elencano dettagliatamente i motivi della protesta, che non è solo dettata dal "caro carburante":

"Ecco le rivendicazioni complete dei gilet gialli, (censurate da tutti i media), così come loro le hanno rese pubbliche di modo che ognuno possa farsi la propria idea.
• Eliminazione del crescente fenomeno dei senzatetto con una lotta senza quartiere alla povertà.
• Più progressività nelle imposte sul reddito, vale a dire più scaglioni.
• SMIC (il salario minimo francese) a 1.300 euro netti.
• Promuovere le piccole imprese nei villaggi e nei centri urbani. Fermare la costruzione di grandi aree commerciali intorno alle principali città che uccidono le piccole imprese. Più parcheggi gratuiti nei centri urbani.
• Ampio piano di isolamento termico delle abitazioni per promuovere interventi ecologici facendo al contempo risparmiare le famiglie.
• Tasse: che i grandi (McDonald, Google, Amazon, Carrefour, ecc.) paghino TANTO e i piccoli (artigiani, piccole imprese) poco.
• Lo stesso sistema di sicurezza sociale per tutti (compresi gli artigiani e le partite IVA). Fine della RSI (piano sociale per i lavoratori indipendenti).
• Il sistema pensionistico deve rimanere solidale e quindi socializzato. Nessun pensionamento a punti (In Francia è stata introdotta una riforma del sistema pensionistico che prevede il calcolo in base a un sistema di punti. Ogni anno l’importo dei contributi versati in relazione ad uno stipendio o ad un reddito di riferimento viene convertito in punti, a seconda del valore di acquisto unitario del punto applicabile all’esercizio in questione).
• Fine dell’aumento delle tasse sul carburante.
• Nessuna pensione inferiore a 1.200 euro.
• Qualsiasi rappresentante eletto avrà diritto al salario medio. Le spese di trasporto saranno monitorate e rimborsate se giustificate. Diritto al buono per il ristorante e ai chèque-vacances (simili ai ticket usati da noi come retribuzioni.
• I salari di tutti i francesi, nonché delle pensioni e delle indennità devono essere indicizzati all’inflazione (tipo la nostra vecchia scala mobile).
• Proteggere l’industria francese: proibire le delocalizzazioni. Proteggere il nostro settore industriale vuol dire proteggere il nostro know-how e il nostro lavoro.
• Fine del lavoro distaccato. È anormale che una persona che lavora in territorio francese non benefici dello stesso stipendio e degli stessi diritti. Chiunque sia autorizzato a lavorare in territorio francese deve essere alla pari con un cittadino francese e il suo datore di lavoro deve contribuire allo stesso livello di un datore di lavoro francese.
• Per la sicurezza del lavoro: limitare ulteriormente il numero di contratti a tempo determinato per le grandi aziende. Vogliamo più CDI (contratti a tempo indeterminato).
• Fine del CICE (Credito d’imposta per la competitività e l’occupazione). Usare questi soldi per il lancio di un’industria automobilistica francese a idrogeno (che è veramente rispettosa dell’ambiente, a differenza della macchina elettrica).
• Fine della politica di austerità. Smettiamo di rimborsare gli interessi sul debito dichiarati illegittimi e iniziamo a rimborsare il debito senza prendere i soldi dai poveri e dai meno poveri, ma perseguendo gli $80 miliardi di evasione fiscale.
• Affrontare le cause della migrazione forzata.
• I richiedenti asilo siano trattati bene. Dobbiamo loro alloggio, sicurezza, cibo e istruzione per i minori. Collaborare con l’ONU affinché i campi di accoglienza siano aperti in molti Paesi del mondo, in attesa dell’esito della domanda di asilo.
• Che i richiedenti asilo respinti siano rinviati al loro Paese di origine.
• Che sia implementata una vera politica di integrazione. Vivere in Francia significa diventare francese (corso di francese, corso di storia francese e corso di educazione civica con certificazione alla fine del corso).
• Salario massimo fissato a 15.000 euro.
• Creare lavoro per i disoccupati.
• Aumento dei fondi per i disabili.
• Limitazione degli affitti. Alloggi in affitto a costi più moderati (soprattutto per studenti e lavoratori precari).
• Divieto di vendere le proprietà appartenenti alla Francia (dighe, aeroporti, ecc.)
• Mezzi adeguati concessi al sistema giudiziario, alla polizia, alla gendarmeria e all’esercito. Che gli straordinari delle forze dell’ordine siano pagati o recuperati.
• Tutto il denaro guadagnato dai pedaggi autostradali sarà utilizzato per la manutenzione di autostrade e strade in Francia e per la sicurezza stradale.
• Poiché il prezzo del gas e dell’elettricità è aumentato in seguito alle privatizzazioni, vogliamo che siano nuovamente nazionalizzati e che i prezzi scendano in modo significativo.
• Cessazione immediata della chiusura di piccole linee di trasporto, uffici postali, scuole e degli asili nido.
• Pensare al benessere dei nostri anziani. Divieto di fare soldi sugli anziani. L’era dell’oro grigio è finita. Inizia l’era del benessere grigio.
• Massimo 25 studenti per classe dalla scuola materna alla dodicesima classe.
• Risorse adeguate destinate alla psichiatria.
• Il referendum popolare deve entrare nella Costituzione. Creare un sito leggibile ed efficace, sotto la supervisione di un organismo di controllo indipendente in cui le persone possano presentare una proposta di legge. Se questo disegno di legge ottiene 700.000 firme, questo disegno di legge dovrà essere discusso, completato e modificato dall’Assemblea Nazionale, che avrà l’obbligo (un anno dopo il giorno in cui sono state ottenute le 700.000 firme) di inviarlo al voto di tutti i francesi.
• Ritorno a un termine di 7 anni per il Presidente della Repubblica. L’elezione dei deputati a due anni dall’elezione del Presidente della Repubblica ha permesso di inviare un segnale positivo o negativo al Presidente della Repubblica sulla sua politica. Ha aiutato a far sentire la voce della gente.
• Pensionamento a 60 anni e per tutti coloro che hanno lavorato usando il fisico (muratore o macellaio per esempio) diritto alla pensione a 55 anni.
• Un bambino di 6 anni non si mantiene solo, continuazione del sistema di aiuto PAJEMPLOI (servizio sociale dedicato all’infanzia attualmente valido fino ai 6 anni di età) fino a quando il bambino ha 10 anni.
• Promuovere il trasporto di merci su rotaia.
• Nessuna prelievo alla fonte.
• Fine delle indennità presidenziali per la vita.
• Vietare ai commercianti di pagare una tassa quando i loro clienti usano la carta di credito. Tassa sull’olio combustibile marino e sul cherosene.

lunedì 10 dicembre 2018

Le elezioni si avvicinano: Lista Civica del Marciapiede


Comincio ad illustrare le liste civiche della città per le prossime elezioni amministrative.
Ecco la prima, la Lista Civica del Marciapiede, il cui programma  è chiarissimo, poche parole e molti fatti. Una delle prime a entrare in azione!

Seconda edizione de "L'infanzia negata dei celestini", com'è andata la presentazione del libro

Chi è mancato alla presentazione della seconda edizione del libro "L'infanzia negata dei celestini" ha perso davvero un appuntamento significativo: in particolare la testimonianza, cruda ed emozionante - insolita e libera! -  del maestro pittore Marcello Meucci, ex celestino, insieme a quella di un altro che intende rimanere anonimo, ma che pure ci ha dato altre emozioni, oltre che altre notizie dal passato; il ricordo affrescato pieno di stupore e sdegno del poeta della teologia, come lo ha definito Gianfelice,  Fulvio Silvestrini - che è arrivato preparato con il libro sottolineato, letto tutto-, e che fu seminarista a Prato al tempo dello scandalo negli anni '60; le domande e gli interventi dei presenti, e in generale una rievocazione storica di primaria importanza, che fortunatamente ho registrato.
Mancavano tutti quelli che per un motivo o un altro avrebbero dovuto esserci: i tromboncini della politica locale, a cui però della storia della propria città non gliene importa niente, soprattutto se non è rievocata dai "papaveri";  i vari celenterati che fra qualche tempo si vedranno a giro nuotanti a caccia di voti o di collocazioni, e diversi altri che si foggiano di vari titoli, ma che non ho nemmeno voglia di citare.
L'aspetto positivo di queste assenze è che non abbiamo ascoltato interventi 'pelosi', come invece qualche volta avviene a certe presentazioni o molto più raramente agli stessi spettacoli,  intonati da certi "fake-friends".
Una serata che non riusciremo facilmente a dimenticare, la presentazione più significativa del mio libro, ora finalmente in veste nuova.
Per chi lo vorrà comprare: sabato 22 dicembre prossimo, quando ci sarà l'omonimo spettacolo, lo venderò a prezzo speciale insieme al biglietto.
Altrimenti lo si potrà trovare sempre al Teatro La Baracca o durante i miei spettacoli, oppure per il momento, alla Libreria Cattolica di Prato in Piazza Duomo. 

***
La presentazione di ieri ha avuto un significato particolare per me perché le Edizioni del Teatrino di Legno hanno ripreso vita. E per questo ringrazio tutti coloro che erano presenti con forza e coraggio, e anche Gianfelice che, oltre a introdurre accurata/acutamente la serata, mi ha molto sostenuto in una giornata piena di lavoro. La minuscola casa editrice non vuole fare affari ma, economicamente parlando, solo rientrarci nelle spese. Come per questo libro, che ho fatto stampare in copie limitate: primo perché la prima edizione era esaurita da tempo, e poi per pubblicare il Libro Bianco. 
E ora mi occuperò della pubblicazione dei miei testi teatrali e delle mie canzoni, e spero che tutto veda luce nel 2019/2010.
Avanti!

domenica 9 dicembre 2018

Presentazione della seconda edizione de "L'infanzia negata dei celestini"

Copio e incollo il comunicato stampa per la presentazione di oggi pomeriggio.

Domenica 9 dicembre ore 17 al Teatro La Baracca sarà presentata la seconda edizione del libro
L'INFANZIA NEGATA DEI CELESTINI (EdizionidelTeatrinodiLegno).
di Maila Ermini.

Il racconto del tristemente famoso orfanotrofio di Prato, fondato nel 1934 e chiuso nel 1966, il cui processo costituì il primo scandalo nazionale sulla triste condizione di molti orfanotrofi italiani. 
Oltre a ricostruire la storia con l'aiuto dei documenti storici, le testimonianze e le inchieste dell'epoca (e anche attraverso la memoria di molti pratesi che si ricordano di questi bambini sfruttati e picchiati, girovaghi nella città con addosso un grembiule celeste...), si riportano le dichiarazioni di altri testimoni raccolte in quest'ultimo anno, a partire dal debutto nel novembre 2004. 

Introduce Gianfelice D'Accolti. Intervengono l'ex-celestino e pittore Marcello Meucci, e Fulvio Silvestrini, poeta della teologia.  Sarà presente l'autrice.
La novità rispetto alla prima edizione è la pubblicazione del Libro Bianco. L'ingresso è libero.

Sabato 22 dicembre, alle ore 21, sempre al Teatro La Baracca, seguirà  lo spettacolo omonimo con la stessa autrice.


venerdì 7 dicembre 2018

Marx, cùculo!

A Prato ci sarà un convegno su Marx con personaggi televisivi e pres-unti filosofi.
Sembra quasi un dispettuccio allo spettacolo che avevo annunciato su Marx a gennaio (Avanti, Marx!) , e che però non farò. Non farò?Cùculo!
Un altro episodio in cui - a pensar male a volte ci si azzecca diceva Andreotti - si sarebbe inteso di annullare il nostro piccolo lavoro rivoluzionario, e divertente!
Ma no no, non è così, è una pura coincidenza, c'è l'università e i professori  che organizzano insieme all'assessorato alla cultura, e tutti  devono dimostrare di esistere e pensare... e infatti subito si son sbrigati a dire che Marx non è attuale. Che il convegno non sarà una apologia! Non sarà un conVengo su Marx, sarà un conVegno!
Capito, Carlo, non sei attuale! Cùculo!

Però ricordo, amarcord che con Prato nel Sacco proprio nei giorni in cui si svolgeva lo spettacolo alla Baracca (era il 2010) , furono infilati eventi gratuiti dello stesso argomento che lo annullarono. Cùculo!

Ma no, è una pura coincidenza. 

Certamente Marx sarebbe stato più contento di vedere il mio spettacolo piuttosto che questo sfilatino di borghesucci. Cùculo!

Un altro genere di assessore alla cultura mi avrebbe contattato e avrebbe chiesto di presentare lo spettacolo o stralci di esso nell'ambito del convegno. Avrebbe comunque chiesto e coordinato?

Ma no, è una pia illusione.

Speriamo comunque in altri protagonisti del prossimo scenario culturale.

Cùculo.

Il Natale è tornato pagano

Osservo le città impazzite per il Natale. File di macchine. Io con la mia bici. Ha smesso di piovere, il tempo è mite; ci sta.
In una di queste file davanti a San Niccolò, a Prato, oggi pomeriggio sono stata urtata da una macchina,  e m'è andata bene. La signora è scesa, gentile e molto preoccupata, mi ha chiesto se mi avesse fatto male, e si è preoccupata  anche della bicicletta. Un colpo sì, ma talmente la signora - napoletanissima - stava male per l'accaduto, che io sono guarita subito. La bicicletta illesa. 
Aveva la macchina piena di regali. Ha ripreso la marcia. E poi s'è fermata di nuovo davanti all'Ospedale Vecchio e ha aspettato che la raggiungessi.  Voleva offrirmi qualcosa. Le ho detto di non preoccuparsi. Forse avrei accettato se non avessi avuto un appuntamento. Sì, la macchina era piena di regali. Sembrava la slitta moderna di Babbo Natale. S'è rimessa nel folle traffico, ed è sparita, inghiottita fra i fari dei mille veicoli.

San Niccolò. Niccolò è Nicola, da noi.  E' il babbo di Babbo Natale.
Ho pensato: tutti aspettano lui, e nessuno Gesù. Nessuno o pochi pensano più alla festa religiosa, che  in quel giorno la Chiesa di Roma celebra la nascita del Figlio di Dio.
Il Natale è ormai tornato pagano. Ma di un pagano tutto speciale, un paganesimo senza dèi. Senza riferimenti mitici o mitologici. Senza Saturnali.
Un Natale senza sacralità, di alcun tipo. Puramente festaiolo e commerciale. Per questo si è diffuso in zone anche non cristiane. Questo Natale ormai si celebra in tutto il mondo. E' planetario.
E' la festa che il capitalismo spinto ha eletto come preferita.
Ha vinto Babbo Natale vestito di rosso.

giovedì 6 dicembre 2018

Il liberismo sul corpo: ovvero far lavorare le donne fino al nono mese di gravidanza

Sono contraria a che le donne lavorino fino al nono mese di gravidanza, come sembra che sarà possibile. Anche se ciò non costituisce un obbligo, anche se è necessario il parere del medico.

E' vero che le nonne lavoravano sempre, fino alla fine, fino al parto, quando lavoravano fuori e anche quando lavoravano solo in casa, ma erano sfruttate. Fino alla fine. Fino alla morte.

Mediamente nel mondo la donna è l'essere umano più sfruttato. Se si dovesse monetizzare tutto il lavoro che fa la donna fuori delle sue competenze di lavoro, crollerebbe l'economia.

Sfruttata sessualmente. Sfruttata come riproduttrice Sfruttata in casa.  Sfruttata come mamma.  Sfruttata sul lavoro. Sfruttata come nonna.

Non lo dice la "femminista", lo scrivono gli economisti! 

La donna che può lavorare fino al nono mese rischia di essere in qualche modo ricattata dal datore di lavoro. In particolare nel settore privato. In particolare per le precarie! Ci potrebbero essere le lavoratrice brave e diligenti, che lavorano fino alla fine, fino alla 'partenza', e invece quelle che meno diligenti e stoiche, meno gradite...Quante pressioni da parte del datore di lavoro!

Immagino che alcune donne penseranno: bene, così potrò stare di più col piccolo dopo il parto...

In realtà la modifica alla legge sembra pensata in funzione del lavoro e del rendimento, non della madre o del padre e del loro rapporto con il bambino...Si tratta di una manovra liberista che, sotto le spoglie della libertà concessa alla madre di scegliere, sempre la costringe, e di nuovo a scegliere, di nuovo a prendere una strada invece di un altra, e con il rischio che ho detto!

La vita delle donne è piena di questi bivi, sempre più disumani, alienanti, mossi in particolare dal meccanismo della competizione-emulazione tipica del capitalismo "spinto", e tutto al maschile a cui le donne devono, e ormai vogliono, soggiacere!

Voglio scrivere come un tempo, e convinta:
No a questa progressiva distruzione delle tutele nei confronti del lavoro e in particolare delle lavoratrici! No al liberismo praticato con e sul corpo delle donne, ancora una volta!

mercoledì 5 dicembre 2018

Tutti in macchina! (Verifica sulle ciclabili a Prato)

Non mi ricordo quale consigliere dell'opposizione del Comune di Prato ha detto che forse le ciclabili costituiscono uno dei pochi aspetti positivi dell'attività della giunta attuale. Evidente che non va in bici a verificare lo stato...dell'arte, altrimenti si sarebbe espresso diversamente. 
Ma chi va in bici a Prato? Quando vado in bici incontro poca gente, e soprattutto extracomunitari, nordafricani o cinesi.
Io mi fregio di essere una vera conoscitrice delle ciclabili della mia città, più o meno come conosco tutti i tralicci e gli elettrodotti della Piana di cui è disseminata.

Certamente qualche ciclabile in più c'è rispetto agli anni passati, ma il sistema delle ciclabili è ancora legato alla passeggiata della domenica.

Ieri sono andata da casa mia, a Casale, alla biblioteca di Calenzano in bici. Ho percorso la città da ovest verso est e, al ritorno, ho fatto un altro tragitto. Ho impiegato un'ora ad andare e un'ora a tornare. Forse di più avrei impiegato ad andare in macchina, perché appena uscita di casa, a Vergaio, ho trovato già la fila delle automobili dirette nel tempio di Parco Prato.

Ieri, che era una giornata mite,  ben pochi pratesi viaggiavano in bici o a piedi!

Non c'è assolutamente la cultura di spostarsi in bici da un punto all'altro della città, anche quando non si devono portare carichi o fare la spesa eccetera.

Ma parlo delle ciclabili: non esiste ancora la rete ciclabile collegata, siamo lontanissimi da questa prospettiva che forse, dico forse, incentiverebbe la cosiddetta mobilità alternativa.
Per esempio manca una ciclabile che dal centro porti alle Cascine di Tavola, le Cascine di Lorenzo il Magnifico.
Molti tratti ciclabili terminano improvvisamente e alcuni addirittura finiscono in un marciapiede che non ha l'invito per immettersi sulla strada.  Devi scendere dalla bici per non rompere i raggi! Improvvisamente ti ritrovi in mezzo al traffico. I marciapiedi poi spesso sono utilizzati per il parcheggio, e allora ti devi infilare in mezzo al caos!
E anche l'ultima ciclabile di via Firenze, è stata costruita per la località Le Macine, ma non hanno pensato di continuarla fino alla Querce (non c'erano i soldi?), per cui le due località sono ancora scollegate, assurdamente!, da un punto di vista pedonale e ciclabile, oltre che assediate dal traffico, dalla ferrovia, dall'Interporto...Qui, l'inquinamento acustico, fra gli altri,  è intollerabile!

Si costruiscono ciclabili come monconi e spostarsi sul sistema ciclabile pratese è un vero 'stop and go' pericolosissimo.  Il cittadino, pigro e comodo, non è aiutato da nessuna pubblicità, nessun incentivo, nessun insegnamento.

Non servono infatti le giornate per la mobilità alternativa quando si fa la passeggiatina in bici dimostrativa. Bisogna essere ciclabili tutto l'anno per essere credibili e per capire cosa si va a costruire! 

La città è letteralmente occupata dalla automobili, viviamo nelle automobili, per le automobili, di automobili.  In certe ora del giorno l'aria è irrespirabile.

Pensavo, percorrendo il Bisenzio al ritorno da Calenzano, dove non c'era nessuno se non le paperelle felici, nemmeno a camminare, come una città che potrebbe essere attraente, che avrebbe molte potenzialità - un fiume così per esempio Pistoia non ce l'ha! - come invece è dimentica di sé, imbruttita dal poco senso civico e collettivo. 

La politica che vogliamo, oltre a quella che chiediamo alla giunta - molto carente da tutti i punti di vista- pur fra le molte difficoltà, intanto facciamola noi.

martedì 4 dicembre 2018

Quando torneranno i re


Curiosità che voglio ricordare: dalla segreteria del Premio Bianca d'Aponte mi scrissero che avevano molto apprezzato la canzone "Quando torneranno i re", ma che non avevano potuto premiarla per il contenuto.  
Mi sono guardata bene di partecipare ad altri premi o di infilarmi nel settore dei cantautori per scrivere le canzoni da mercato, che ha ormai completamente rovinato musica e poesia (poesia cantata; senza musica la poesia non esiste per il traffico mass-mediale). 
Il controllo oligarchico sulla musica (arte liberata dagli oggetti) e sulla poesia (arte che libera gli oggetti) continua proprio attraverso il mercato.

lunedì 3 dicembre 2018

Prato al veleno?

Ieri camminando sulla ciclabile sono stata letteralmente colpita da una folata molto acre, che mi ha fatto tossire. Ero all'altezza del sovrappasso pedonale a Galciana, presso le nuove case popolari.
Poi altre persone hanno detto di aver sentito lo stesso acre odore, (e più o meno nella stessa zona, anche a Casale) inconfondibilmente tossico.
Chi ne sa qualcosa? GIDA (Gestioni impianti depurazione acque) di Prato? Proveniva da qualche fabbrica, laboratorio eccetera? Quale? Dai fanghi del depuratore del Calice? Dall'inceneritore di Montale?


venerdì 30 novembre 2018

Programma politico di CITTAR

Per le prossime elezioni locali,  riceviamo il programma di CITTAR, acronimo del gruppo Cittadini Arrabbiati.

"Siamo un gruppo di cittadini molto arrabbiati nei confronti dell'amministrazione della nostra città, e non diciamo nemmeno quale perché in pratica si capisce bene a quale città ci riferiamo, anche se poi ci si potrebbe riferire a molte città "italiche".
Il nostro programma potrebbe essere accusato di qualunquismo, ma non è così: il nostro obbiettivo ormai, per le elezioni, non è più mettere qualcuno al comando, ma toglierlo. Non è più sposare un programma con certi argomenti eccetera, ma non averlo. O meglio, il nostro unico punto del programma è spodestare il gruppo dirigente che di volta in volta va al potere.
E' questa la novità. Tanto i programmi non sono mai mai rispettati, seguiti, considerati. Sono specchietti per le allodole.
Il nostro programma è cambiare, punto. 

Fare un po' come fanno negli Stati Uniti, per cui le elezioni, in particolare le presidenziali, sono caratterizzate da un cambio spesso radicale. Le campagne elettorali assomigliano a dei movimenti, per cui non c'è bisogno di una rivoluzione per cacciare i potenti, non c'è bisogno dell'esilio e della ghigliottina.  Certo poi nella sostanza rimane l'America, e così deve essere, ma è questo sistema radicale che fa sì che l'Impero continui, senza bisogno di rivoluzioni. Non c'è bisogno di un altro partito per cambiare la leadership o una rivoluzione cruenta. Almeno quello, il comando e tutte le persone attorno, cambiano davvero! E' una ghigliottina ideale, ma c'è.

Invece in Italia non cambiano nemmeno i personaggi, non abbiamo nemmeno questa soddisfazione. Non abbiamo nemmeno il gusto frenetico del movimento elettorale, l'illusione, hanno tolto anche quella. Ora qua ora là, ritroviamo sempre gli stessi. O le emanazioni i camuffamenti le maschere, spesso giovanili, di potentati radicati del sistema.
Ora, dato che tutti i partiti al governo sono fallimentari, a qualsiasi livello, con qualsiasi programma perché chi va a comandare non lo decide il popolo con le elezioni,  la nostra aspirazione è toglierli dal governo e cambiare con altre persone, a ogni elezione, e così via, in modo che il danno e la rapina che fanno con il loro essere al potere sia limitato. E' l'unica speranza che abbiamo".



mercoledì 28 novembre 2018

Orto, omo morto, che spettacolo è

Una produzione dell'autrice

Quando e dove:
Sabato 1 dicembre ore 21; domenica 2 dicembre ore 16,30 
al Teatro La Baracca 

Titolo (è un proverbio, ma non solo): 
ORTO, OMO MORTO

Sottotitolo 
Spettacolo su gente, leggende, aneddoti, sapienze dell'uso popolare  

Chi lo ha scritto eccetera
testi, invenzioni, ricerche e canzoni
a cura di e con Maila Ermini

Presentazione
E' ancora possibile uno spettacolo popolare?  Il popolo (ma chi è?), noi, possiamo ancora essere creativi e in che modo? Lo vogliamo? O non abbiamo più questa possibilità, anche se volessimo, affollando  tutti la domenica i megamagazzini, Parco Cemento Gigli Vitrei e Rose Marcite, e guardando dagli stessi schermi e commentando gli stessi accadimenti?

Quali sono le sapienze popolari rimaste? Gliene importa a qualcuno? Si narrano ancora leggende? Forse sì. Quali sono le nuove paure?  Che differenza con il passato? Sono tutte telecomandate oppure c'è qualcosa che sfugge al telecomando e al clic? 

E sul cibo artefatto, bio-vestito, ne vogliamo parlare?

L'autrice ripercorre, con fatica, e attualizza, inutilmente, l'antico folklore con l'aiuto ed il ricordo dei vecchi (per prevenire qualsiasi atto di ribellione tenuti sedati con teledroga), utilizzando i loro racconti,  la sapienza che ormai purtroppo sfugge loro, annebbiata, e che a volte si confonde con immagini di cucina televisiva mattutina.

L'autrice suggerisce una strada (anche se nessuno gliela chiede) per una possibile neo-creatività dal basso, prima di venire, come probablmente  sarà, servita con risolini e sarcasmi, o con un bel sonoro e sgommante: "Ma chi se ne frega!".

Teatro La Baracca via Virginia Frosini 8, Prato
Per prenotazioni: telefono 0574-812363
labaracca@tin.it    teatrolabaracca.com

lunedì 26 novembre 2018

Prato, distruzione di sé

Andando in giro per l'Italia si viene a sapere che Prato è conosciuta per i cinesi. E solo per questo.
Non si sa nemmeno che è la terza città dell'Italia centrale per numero di abitanti.
E non è conosciuta nemmeno più per le sue fabbriche e tessuti.
E nemmeno è conosciuta per la Sacra Cintola (città mariana…).
E nemmeno più per il teatro (Ronconi…).
E nemmeno per il suo prezioso castello federiciano.
E nemmeno per il suo pane, la bozza, e la sua pasticceria.

Incredibilmente questa Sinistra che governa la città insieme alla Regione, ha creato la base per la distruzione di sé stessa e della sua immagine, ha contribuito a creare le basi per la prossima Destra.

Non ha compiuto alcuno sforzo vero per mettersi in comunicazione con i cittadini o per tentare di metterli in comunicazione fra di loro.
L'aspetto culturale, che è poi anche la sua immagine, è disastroso: ha tentato di scimmiottare i vari eventi che si vedono ormai ovunque, vedi concerti, disconoscendo le realtà del territorio, o considerando, assai tiepidamente per la verità, solo quelle considerate amiche.
Ha piegato il capo alla volontà regionale, non apportando alcun contributo originale: vedi il Museo Pecci, aperto con clamore e ora tenuto aperto con molto silenzio, vuoto, e diverse polemiche; il Teatro Metastasio, con un direttore voluto dall'Ufficio Cultura regionale del tutto scollegato dal territorio e con una programmazione che non tiene conto se non di certi 'soggetti' , e che punta sostanzialmente all'omologazione e alla mediocrità.
Quella stessa realtà regionale che ha indebolito se non distrutto le piccole realtà culturali - vedi l'eliminazione del circuito Sipario Aperto - per optare per i teatri-azienda come le Residenze, che io chiamerei piuttosto Occupazioni.

Le realtà museali non riescono a decollare, ad avere un carattere attraente per il viaggiatore, il turista e, soprattutto, per i pratesi.

Non è stata presa in considerazione, anzi abbandonata brutalmente!, l'area archelogica, come anche l'aspetto periurbano della città e la zona collinare, la Calvana, per esempio; e per tutti basti pensare alla strada lasciata nell'abbandono e alle buche - pur di competenza di altro comune conduce pur sempre in un territorio della città di Prato - della strada per Poggio Castiglioni, dove ormai prolificano solo porci in libertà e ripetitori. (O in questi giorni l'hanno rimessa a posto?).

Ha lasciato la cura culturale delle periferie ai circoli Arci, gestiti in modo diverso, scostante, e non sempre competente. E comunque essi sono di parte e non espressione della comunità tutta. Non sono circoscrizioni né quartieri!

Fisicamente i rappresentanti del Comune - tutti, incluso le opposizioni - sono rimasti distanti, lontani dalla gente, non si sono fatti vedere né odorare, pensando di supplire con i loro comunicati, le loro ganzate social. A parte i "mi piace" che possono aver registrato, non funzionano; o non funzionano da soli.

Economicamente poi non hanno mosso una foglia.  Sono state mostrate foto di assessori sorridenti (sempre col sorriso, eh!) davanti a negozi aperti per quindici giorni, grazie a qualche misterioso sistema di incentivazione, che poi si è rivelato fallimentare. E infatti molti negozi della zona del Serraglio, a Prato, tanto per fare un esempio, sono chiusi. Altri esempi: Galciana sta sprofondando: è quasi in toto data in affitto o comprata dai cinesi che la stanno divorando, la usano, la sporcano e inquinano, e basta.
Non hanno la minima cura degli edifici in cui vivono e lavorano. Qui come altrove a Prato la comunità cinese non offre alla città il suo apporto culturale, non comunica, e quindi nemmeno questo ci è lasciato.
Mezzana è un groviglio, e non esiste più nemmeno come borgo.
Tutti i progetti decantati, al momento, sono fermi. Parco Fluviale, Parco Urbano, Macrolotto e altre amenità. Stanno dando contentini alle associazioni, ma punto. La viabilità è bloccata dal nodo del Soccorso: sarà viadotto o sottopasso sulla Declassata? E' un mistero inglorioso.
Non si è cercato di incentivare altra economia, e credo che anche il rapporto con gli industriali, i magici detentori di molte chiavi della città, non sia idilliaco.

Che fare? La giunta ha pochi mesi a disposizione, eppure continua a sbagliare. Annaspa. Costruiscono aiuole per abbellire la periferia, ma i cittadini sono arrabbiati perché queste aiuoline - come quella a Casale davanti alla Pubblica Assistenza (che occupa la strada con sei sette autombulanze quando ne basterebbero due tre per le emergenze davanti alla sede e le altre potrebbero essere lasciate in piazza a pochi passi!) - con queste aiuoline si tolgono gli unici quattro parcheggi che ci sono davanti alle botteghe. La gente non capisce, è arrabbiata. E' così che si incentiva il piccolo commercio? Dopo che hanno distrutto gran parte del territorio con urbanizzazioni selvagge, dopo che hanno costruito quel mega centro commerciale di Parco Prato, tentano di salvarsi con una manciata di ciclabili e con le aiuoline! 

A Prato la Sinistra ha posto solide basi per la sua prossima probabile sconfitta.

mercoledì 21 novembre 2018

Friuli


La locandina di "Cuori di donna", con cui sarò domani a Codroipo, Udine. C'è qualche qualche errore e omissione, ma va bene lo stesso.
Ha inizio un periodo intenso, con diverse date e appuntamenti, e forse sarò meno presente qua.
A presto.

Ancora su "Capomastro"

Qualcuno mi chiede quando sarà replicato Capomastro.
Non lo sarà. Forse non sono stata chiara: lo spettacolo, che era in cartellone, veniva presentato per associazioni che lo avevano chiesto e addirittura pubblicizzato a nostra insaputa sul giornale, e che poi al debutto non si sono presentate!
Abbiamo lavorato gratuitamente, pagando regolarmente quello che c'era da pagare: tasse sui biglietti (pochi), SIAE. Gianfelice ha recitato gratuitamente, condividendo con me solo una parte dell'incasso. Io c'ho rimesso del mio.
Si replicherà solo se e quando si potranno realizzare le condizioni stabilite a suo tempo con le associazioni interessate!
Qualcuno evidentemente ha perso il treno.
Ora ci sono altri impegni, e diversi fuori Prato; anche a volere, non se ne avrebbe il tempo.

Due soli i commenti scritti, anche perché il dibattito che è seguito allo spettacolo è stato lungo, e c'è stato modo di commentare.
Chiuso l'argomento.

"Io non ho visto altri spettacoli sugli incidenti sul lavoro, e sul lavoro in generale, ma questo "Capomastro" mi è sembrato ben fatto, ci ha fatto sorridere e ridere amaramente...
La scena era di grande efficacia, e nonostante voi immobili, seguivamo tutto quello che accadeva sul cantiere. Teatro di qualità. " (Lucia).

"La sensibilità e la …(?) del tema con cui viene trattato l'argomenti rende l'idea di come sono purtroppo i luoghi di lavoro. Grazie per le vostre rappresentazioni sempre costruttive…" (Annalisa Farina).


Natale 2018: perché niente spettacoli per bambini alla Baracca

Mi chiedete degli spettacoli per bambini a Natale alla Baracca, ma purtroppo quest'anno, niente! Spiego i motivi: 1. non abbiamo...