giovedì 21 giugno 2018

Per la prima volta Datini a Palazzo Datini


Ieri sera debutto di  "Nel nome di Dio e del quattrino" a Palazzo Datini, pieno di gente, che ha molto apprezzato lo spettacolo.
Stasera si replica.

Questi i commenti che qualche spettatore ha lasciato sul libro del gradimento.

"Bravissimi. Molto bravo e interessante" (Simona Previa)

"Graditissimo spettacolo, complimenti agli attori".

"Bravissimi, momenti emozionanti e pieni di riflessioni. Grazie" (Famiglia Silveri).

"Bella la parte della Morte. Mi ha ricordato Pavese" (Firma illeggibile).

"Bravissimi entrambi" (Andrea Bencini?).

"Competenza in ambiente da favole, gli attori ci hanno fatto dimenticare i nostri misfatti contemporanei. Grazie" (Letizia).

"Wow, bellissimissimo. Bravi".

"Bravi. Interpretazione originale, bravi gli attori. Molto attuale"  (Evelina Limberti).

"Spettacolo toccante ed indimenticabile in un contesto fantastico" (Roberto Bacci).

"Grazie. Ho conosciuto meglio la storia del Datini e di Margherita! Buon proseguimento" (Patrizia Martines).

"Bravissimi attori e testo originale" (Sandra Nesti).

mercoledì 20 giugno 2018

Datini sulla stampa

Stamani i giornali hanno voluto stupirci  con effetti speciali sul vero debutto a Prato dello spettacolo sul Datini, "Nel nome di Dio e del Quattrino", nel suo palazzo.


"La Nazione", Prato



"Il Tirreno", Prato

martedì 19 giugno 2018

Ma il Datini a Prato vale così poco?

Con altri enti e attori ci sarebbero stati giornalisti e interviste ad annunciare lo spettacolo di domani e dopodomani (20 e 21 giugno), Nel nome di Dio e del quattrino, su Francesco di Marco Datini, che questa volta sarà rappresentato proprio nel 'suo' Palazzo di Prato nell'ambito della Pratoestate.

Noi ci dobbiamo accontentare dei comunicati, dovuti, del Comune di Prato, dato che è l'organizzatore, e poco più di un misero trafiletto ed un articolo rituale.

Di rappresentare l'opera del Datini a casa sua ho chiesto io di fare, ché mi sembrava la cosa più naturale, subendone le conseguenze del caso, perché significa lavorare due volte, senza alcuna assistenza tecnica data dall'organizzazione del Comune per la Pratoestate, in quanto Palazzo Datini non è luogo stabilito per gli eventi.


Ma il Datini vale così poco? Non è una eccellenza?
Eppure c'è una sua statua in Piazza del Comune!
Ma che importa!

Scrivo questo per dimostrare, ancora una volta, come funziona il sistema politico e la sua industrietta culturale, anche a livelli di grasso e profondo provincialismo, che deve star lì a suo servizio, per portare avanti e mostrare in titoloni soltanto chi deve, secondo un piano ben preciso.

Insomma, il sistema stabilisce chi è una eccellenza e chi no, a prescindere dal suo valore e dal suo significato.

Infatti, chi non porta il suo marchio, che con i suoi contenuti di propaganda traveste la menzogna in verità,  risulta inattendibile e trascurabile. 

E tuttavia, il teatro che non porta quel sigillo è da vedere, cari amici, che ponendosi come menzogna assoluta trasparente, può ancora mostrare qualche lacerto di verità.

A domani.

lunedì 18 giugno 2018

Achtung. censiti!

Cari amici,
in questi giorni sono un po' assente perché ho paura di essere censita.
Mi hanno detto che presto partiranno i censimenti, o monitoraggi, e io temo di essere beccata fra il pereto, il primo orto e il palco contadino.

Certo, non siamo zingari, ma il sospetto che ci circonda da anni, con conseguente disprezzo in alcuni casi, ci equipara alle etnie che saranno soggette al controllo aristotelico di forma e sostanza.

Insomma, verranno a vedere quanti siamo, come e di che viviamo, e come sia possibile un tertium datur.

Beninteso, sono già stata censita varie volte, ma finora i censimenti erano stati tutti silenziosi e segreti.
Periodicamente venivano fatti, con l'invio di vari sorridenti emissari travestiti da spettatori amici, ma nessuno aveva il coraggio di dire che si facevano, cosicché qualcuno ne ha messo varie volte in discussione la veridicità, o l'efficacia.

Ora invece, e la cosa spaventa, nel nuovo corso i censimenti sono dichiarati, pubblicati e chissà come va a finire la faccenda.

Quindi non preoccupatevi se non sapete notizie di me, da qualche parte dovrò pure nascondermi, o travestirmi, ché sappiate che non ho alcune intenzione di rivelare quantità e qualità dei vari eoni  che girano fra il  palco e la platea.




venerdì 15 giugno 2018

Scambisti teatrali

Finalmente qualcosa trapela anche sulla stampa riguardo ai circuiti teatrali pilotati, all'inserimento di amici e amanti o parenti e, in particolare, agli scambi fra teatri!
Oggi Il Fatto Quotidiano, senza però scendere nel dettaglio, solo alludendo alla cattiva usanza soprattutto nel titolo, Cartellone 2018/19, tutto scambi e dejà vu, (che per il resto l'articolo è una rassegna di spettacoli tratta dai vari cartelloni), con questo 'timido' articolo fa capire del voluto ricercato assassinio della creatività, l'impaludamento 'drammatico' che si realizza nei cartelloni di prosa (ma vale per tutte le arti!) con gli scambi e i favori con cui i teatri si sostengono a vicenda, senza immettere nei loro circuiti NULLA che esca da certe logiche di interesse. Anche i cosiddetti 'giovani', che in molti casi hanno già i loro quarant'anni, le cosiddette avanguardie e novità che vi si mostrano, e quindi non solo i vecchi 'big', rispondono a questa logica. 
Non si fa niente, non si mostra niente, non si accoglie niente di veramente diverso e nuovo, e questo è quanto da anni sto raccontando inascoltata e anche per questo detestata in questo blog dalla sua nascita nel 2008, ma anche da prima, esattamente dal 1999 col Manifesto contro il monopolio culturale.
Nell'articolo manca del tutto, e peccato! un accenno alle logiche di potere e influenza e sottomissione con cui si assegnano le nomine dei vari direttori agli enti, completamente avulse dalla tanto decantata meritocrazia.





giovedì 14 giugno 2018

Capperi 2018

Stasera replico L'amore è un brodo di capperi, che io apparento alla famiglia di Matilda, Commedia d'amore e d'utopia, Dogshit...

E' il perturbante che entra, comico!, nella nostra vita (contrariamente che in Freud o certi romanzieri tipo Hoffman) , che scardina la nostra ipocrisia e anche l'aggressività con cui cerchiamo di nasconderci agli altri.

Una commedia che recito da sola: teatralmente parlando non è una novità, ché molti attori si sono cimentati in questi assolo. E' però faticoso, è una delle cosiddette prove d'artista, i duelli in cui l'attore sfida sé stesso. Al pubblico piace, e non solo per la commedia in sé, gradita perché fa ridere, ma proprio per il duello a cui assiste, sadicamente.

La locandina, magistrale, è di Raffaello D'Accolti.

mercoledì 13 giugno 2018

Versi sottili contro il dominio

Travolti dalle aggressioni mediatiche, letteralmente devastati dalla cronaca di questi giorni, le strumentalizzazioni,  la propaganda, la miseria morale e politica e il dominio assoluto su corpo e pensiero che ci costringe e trasporta a suo piacimento, per cui l'individuo in quanto tale non conta più nulla se non come numero, e quindi massa, strumento di consenso e sfruttamento a vari livelli, prendo una boccata di ossigeno con una poesia di Pasolini, una delle ultime che scrisse, dal titolo emblematico di Versi sottili, pubblicata sulla rivista Sul porto nel 1974. 

Sottile è un aggettivo 'ricco', che comprende molte sfumature, anche metaforiche, ma quasi tutte positive, anche quando si riferisce all'astuzia. Non esiste un unico contrario che lo calzi in pieno nella sua molteplicità semantica. Però è sorprendente osservare che tutti i possibili contrari di sottile definiscono appieno i tempi in cui viviamo: spesso, grosso, pesante, grande, (e, in senso figurato) stupido, ottuso, superficiale, sbrigativo, spiccio.

Dunque sottile non è certo l'aggettivo del nostro vivere presente, in cui forse soltanto la poesia e poco altro un po' tale rimane.


VERSI SOTTILI COME RIGHE DI PIOGGIA

Bisogna condannare

severamente chi

creda nei buoni sentimenti

e nell’innocenza.


Bisogna condannare

altrettanto severamente chi

ami il sottoproletariato

privo di coscienza di classe.


Bisogna condannare

con la massima severità

chi ascolti in sé ed esprima

i sentimenti oscuri e scandalosi.


Queste parole di condanna

hanno cominciato a risuonare

nel cuore degli Anni Cinquanta

e hanno continuato sino ad oggi.


Frattanto l’innocenza,

che effettivamente c’era

ha cominciato a perdersi

tra corruzioni, abiure e nevrosi.


Frattanto il proletariato,

che effettivamente esisteva,

ha finito col diventare

una riserva della piccola borghesia.


Frattanto i sentimenti

ch’erano per loro natura oscuri

sono stati investiti

nel rimpianto delle occasioni perdute.


Naturalmente, chi condannava

non si è accorto di tutto ciò:

egli continua a ridere dell’innocenza,

a disinteressarsi del sottoproletariato

e a dichiarare i sentimenti reazionari.


Continua ad andare da casa

all’ufficio, dall’ufficio a casa

oppure a insegnare letteratura:


è felice del progressismo

che gli fa sembrare sacrosanto

il dover insegnare ai domestici

l’alfabeto delle scuole borghesi.


È felice del laicismo

per cui è più che naturale

che i poveri abbiano casa

macchina e tutto il resto.


È felice della razionalità

che gli fa predicare un antifascismo

gratificante ed eletto,

e soprattutto molto popolare.


Che tutto questo sia banale

non gli passa neanche per la testa:

infatti, che sia così o che non sia così,

a lui non viene in tasca niente.


Parla, qui, un misero e impotente Socrate

che sa pensare e non filosofare,

il quale ha tuttavia l’orgoglio

non solo d’essere intenditore

(il più esposto e negletto)

dei cambiamenti storici, ma anche

di essere direttamente

e drammaticamente interessato.



Pier Paolo Pasolini, Chia 1974


martedì 12 giugno 2018

L'Italia faccista è contenta

Mentre i nostri nuovi capi, posticci o meno, mostrano i ritrovati muscoletti al cuginastro Macron colonizzatore non razzista ma bombardatore, e al buono e bello Sanchez, protettore dei migranti sulle navi basta che non ci siano indipendentisti catalani, altrimenti li incarcerano o li manganellano come gli africani a Ceuta...mentre i nostri capi faccistoni fanno sognare l'Italia faccistissima con la tempra ritrovata e il 'me ne frego!', ecco che noi come sempre da sempre per sempre ogni giorno viaggiamo nelle normale cacca quotidiana, e nulla cambia nulla, ma proprio nulla.

Da tempo vediamo governi arrivare agitare passare, e gli stessi o peggiori disastri, inquinamenti, naufragi, ingiustizie, crudeltà, diseguaglianze, saccheggi, violenze, e nessuna prospettiva nuova! Altro che Era dell'Acquario in cui a breve ci troveremo, tollerante e solidale, senza confini e pregiudizi! L'era dello spirito! 

Ma l'Italia faccista è contenta è contenta è contenta! 



lunedì 11 giugno 2018

E la Chiesa Cattolica, che fa?

Domandina che mi pongo in merito alla vicenda della nave Acquarius carica di migranti che poi finirà in Spagna.

Cosa fa la Chiesa Cattolica, che sempre interviene nella politica italiana, per i migranti? Con tutte le proprietà e la ricchezza che possiede,  perché non se ne occupa direttamente intendo, senza il contributo statale?

Il Ministro Bonisoli faccia una riflessione sull'espropriazione culturale

Si è insediato il nuovo ministro alla cultura Bonisoli ed è andato a Pompei.  S'è messo in vetrina e ha fatto il suo discorsetto, affermando le solite banalità sull'Italia ricca di giacimenti culturali, con la prospettiva però tutta nuova di assumere gente alla cultura.

"La cultura non è profitto, ma lavoro".

Aspettiamo le assunzioni.

In realtà sono anni che mi aspetterei qualcosa di diverso, nel senso del rispetto della diversità di pensiero e creazione, e quindi di 'assunzioni' veramente a tempo indeterminato.

Che si faccia piuttosto una riflessione sulla espropriazione culturale che il nostro presente sta subendo ormai definitivamente in tutti i settori della cosiddetta cultura, una espropriazione antropologica, in un clima terroristico senza precedenti per cui chi non è affiliato al partito di maggioranza e non produce numeri da stadio è un perdente e non è considerato. Proprio non se ne parla.

Chi dice di difendere il diverso lo straniero eccetera poi mette in opera un'azione di denigrazione e svalutazione assoluta nei confronti di chi non è emanazione del dominio o non ne fa parte.

Il potere gestito dall'alto e dal profitto, dopo aver distrutto definitivamente la cultura delle classi subalterne in funzione manipolatoria per immetterle nel circuito del consuma e vota quello che devi, oggi distrugge il resto che rimane e si oppone, e lo stritola con la maschera della democrazia e della tolleranza. 

Di questo il ministro del 'governo del cambiamento' si dovrebbe anche occupare.

venerdì 8 giugno 2018

Cibo, il nuovo dio

Eat Prato, fiera culinaria, festosa e zampillante si svolgerà questo fine settimana nella città non più laniera: festa che celebra i prodotti del territorio, fra cui il Gran Prato, farina pratese che nasce nei pochi campi sfuggiti alla devastazione del cemento degli interporti, macrolotti e megacapannoni.


Si celebra, nell'Era Narcotica del Mangia-Bevi-Fuggi, oltre Dio Turismo, Dio Cibo. Tutto sovrasta Dio Denaro. 

La kermesse, (parola di origine tedesca), anticipa quello che dovrà essere il tenore di vita del fine settimana estivo: la movida (parola di origine e costumanza spagnola).

Mangia e bevi (e spendi), poi fare diete e restare al chiodo del lavoro alienato.

E' questa ormai la nostra vita. Ringraziamo le autorità che fanno di tutto per proporci il menu fisso e statico, nonostante per esempio con movida si intenda altro, e nella sua etimologia soprattutto politicamente.

Il video sotto è tratto da una mia una lettura recitata, Cibo, che però aveva altri toni, subito censurati e rimossi.

Le riprese, di Emiliano Corrado.

giovedì 7 giugno 2018

Più piccole più deboli meno intelligenti

Un campione del Parlamento Europeo, il polacco Korwin Mikke, secondo cui "le donne sono più stupide, è giusto che guadagnino meno",  è stato assolto per queste dichiarazioni dalla Corte di Strasburgo, con buona pace di chi ancora crede che queste cose le pensi solo lui.

In realtà il signor Mikke, ma forse non lo sa, non ha fatto altro che seguire il solco del Marchese De Sade, anticipatore di molti concetti e pratiche fasciste, come ben intuirono Adorno e Pasolini. 

Il Marchese scrive in Juliette:

"Non dobbiamo esitare a credere che fra uomo e donne c'è una differenza non meno grande e notevole che fra l'uomo e la scimmia delle foreste. Avremmo altrettante buone ragioni di negare alle donne di far parte della nostra specie, che a quella scimmia il titolo di fratello. Si esamini attentamente una donna nuda accanto a un uomo della sua età, nudo come lei, e ci si persuaderà facilmente della sua notevole differenza che (a prescindere dal sesso) sussiste fra la struttura dei due esseri; si vedrà chiaramente che la donna rappresenta solo un grado inferiore dell'uomo…".

E non facciamoci ingannare dal governo femminista di questi giorni guidato dal socialista Sànchez, che ha posto a capo dei ministeri una maggioranza di donne. La Spagna si deve confrontare con gravi problemi interni e il cambio di governo e di rotta ha il compito di spostare l'attenzione da quei problemi, primo fra tutte la questione  dell'indipendenza catalana. Si tratta di una mossa di propaganda e diversione. 

Continua la storia che snatura la donna, e a cui la donna soggiace mitemente, subendo o introiettando il dominio.

mercoledì 6 giugno 2018

Presidente Conte, ma Lei è vero?

Conte, premier appena nato, è già un mitissimo.
Mite amato mito - Hai visto con che gas ha risposto al presuntuoso Renzi? Non sei un professore, io sì! - elegante, posato, intelligente, bravo, bello, mammaquantoèbello farà sognare tutte le donne, anche le Angele! -, preparatissimo, populista popolare ma non popolano...

Uomo del Sud, ci voleva via ci voleva un po' di Mediterraneo, con quella voce un po' arrochita, velata...ma con l'italiano sciacquato in Arno, s'intende, è professore di Diritto a Firenze, non di Rovescio!

Presidente Conte, ma Lei è vero, o è frutto di qualche esperimento da laboratorio?
Non mi dica che ha un contratto con la Casaleggio Associati? E' un Presidente Contractor?
Ma anche se fosse...L'Italia non ha mai avuto un presidente così...perfetto!
Solo il neo-presidente spagnolo Sànchez insidia, ma solo un po', il suo fascino...Ma è un socialista, un attributo che appartiene al passato, alla vecchia marcia politica, nonostante lui sia più giovane di Lei...E nonostante abbia messo un sacco di donne come ministre!Tuttavia...
Nessuno ha il suo stile, signor Presidente e giustamente ora tutti tifano per Lei.
Mio Presidente, o mio Presidente....


martedì 5 giugno 2018

Tutti sul carroccio dei vincitori

E' incredibile come in questi giorni si vedano politici saltare in gruppo sul carroccio della Lega, i vincitori!
Ovunque, ma si apprezza qui particolarmente nella rossa Toscana, ciliegina pronta ad essere ingurgitata dalle fauci salviniane.

Salvini, l'ex comunista padano!

Gente che proveniva da sinistra o centro sinistra, tutti inquadrati nelle file renziane (attraverso cui sono entrati nei comuni, per esempio), ecco che te le vedi in posa selfie sul carroccio!

Ma dico, come è possibile, saltare in poco tempo dalla cosiddetta politica dell'accoglienza etrusca al blocco degli sbarchi e alla costruzione dei muri, calderolesca? Da una politica filoeuropeista a una politica sovranista?

Ma sì, tutto cambia!

E d'altronde lo stesso carroccio, che prima era di colore verde, ora che colore ha? Non è forse ritinto? Non vi si combatteva contro la Roma ladrona?  Ora i leghisti più intransigenti sono del Sud. Ne è passato del tempo da quando la Lega organizzò il referendum per l'indipendenza della Padania nel 1997!
Ma chi se lo ricorda più, siamo pronti a essere ingurgitati dai prossimi eventi e dalle prossime rapide, stupefacenti mosse del nuovo capo!

Prima Renzi, ora Salvini.
Parafrasando ironicamente Don Milani si potrebbe dire: la coerenza non è più una virtù!

Nessun male nel cambiare opinione; solo che è sempre meglio porsi qualche domandina dubbiosa su un eventuale opportunismo dei vostra idola politici - per cui sul social web vi strappate il cuoio capelluto e mostrate tutta la vostra lingula fanatica e intransigente - quando, dico, questi nuovi campioni e campionesse del baluardo italico muovono i loro rapidi passi verso le strade più sicure, fortunate e ricche, ossia verso la maggioranza vincitrice, il conformismo e i futuri scranni.




domenica 3 giugno 2018

Il Governaccio e la Patria ritrovata

Il 2 giugno, per la pace di Mattarella che rischiava di vedere la Festa della Repubblica come dia de la revolucion se non si metteva in piedi il Governaccio, in quattro e quattro otto si è trasformato nel giorno della Patria.

Tutti gli italiani contenti per la  Patria ritrovata; miglior servizio non lo potevano fare allo status quo o establishment questi che da una parte e dall'altra minacciavano appunto la rivoluzione.
Addirittura mettendo come capo Giuseppe Conte, bello ed elegante come un dio del sud che, per non dispiacere proprio a nessuno, ha sciacquato i panni nel Piddino fiorentino...

venerdì 1 giugno 2018

Nuovo governo.Osservazione punto uno: accumulazione del potere.

Osservazione punto uno: accumulazione del potere.

Mentre aspettiamo che il governo del cambiamento si avveri, sperando non sia un cambiamento in peggio, ecco che osservo che non è cambiato il sistema dell'accumulazione del potere nel capo, per cui abbiamo Luigi di Maio e Mattini Salvini entrambi investiti della carica di: capo di partito (o movimento, uguale), vice Presidente del Consiglio e Ministro (e di quali ministeri, poi!).

Le cariche sono aumentate o comunque non c'è, almeno per il momento, alcun cambiamento rispetto al passato. 

Il rischio è che si usino i ministeri per la propaganda personale e di parte, e veicolo di paragone fra i due, con probabile vittoria finale di Salvini Ministro degli Interni su Di Maio Ministro del Lavoro.
E' più facile buttare fuori gente (o metterla dentro) che dare lavoro. Vedremo.

giovedì 31 maggio 2018

Metastasio, un teatro noioso e presuntuoso

Non so se è una ingiustizia o un onore il fatto di non aver mai recitato nel teatro della mia città, il Metastasio, che ha presentato ieri la programmazione 2018-2019.

I miei vecchi maestri, mi avrebbero detto, sicuri: E' un onore. Vanno presi a calci nel culo, quelli! - 

Nel conformismo dilagante di molti giovani, rimpiango quei ribelli, la loro forza, il loro coraggio.

Massimiliano Civica, collaboratore nella direzione artistica del MET, il cui lavoro ho visto una volta ma che non credo conosca il mio, come anche Franco D'Ippolito che è il capo direttore artistico, mostrano tutta la forza del loro impaludato conformismo, e la loro astuzia, nel presentare una stagione apparentemente anticonformista e che vuole 'incontrare', ma priva di veri spunti per il territorio.

Nel timore del fallimento di un teatro che ormai ha smesso di comunicare con il proprio pubblico, un teatro avulso, scrivono di volersi avvicinare ai giovani presentando il teatro 'anticonvenzionale', sostenendo  "gli artisti più coraggiosi e validi che ci sono oggi in Italia". (Sic!...Tra l'altro due degli artisti presenti hanno recitato, allora davvero giovani e fuori sistema, alla Baracca diversi anni fa, quando nessuno li conosceva e il teatro riceveva ancora uno sputo di finanziamento pubblico e poteva dare spazio alle possibili novità).

I direttori, con le loro parole, mostrano tutta la loro furbizia di naviganti nelle stanze del sistema pubblico teatrale, e in realtà, a parte invitare i tre giovani artisti che personalmente conoscono e frequentano e qualche esempio di circo-teatro, non si azzardano a muovere il loro corpo fuori da quelle potenti stanze!

Non sanno cosa accade, e non solo teatralmente, in città. 
Né mettono in pratica una riflessione seria del perché il teatro non incontra fra i giovani, cosa di cui il Civica si rammarica nella sua introduzione, che si può leggere nel sito del MET stesso.
In realtà per cominciare ad amare il teatro bisogna aver passato, a parte qualche eccezione, i vent'anni, ed è anche un problema legato alla maturazione della persona, del singolo...Ma dato che il teatro deve fare i numeri (così vuole la politica, numeri!), è chiaro che i giovani devono essere rapidamente clienti consumatori e devono essere della partita. Devono riempire il loggione, insomma.
Allora si cercano gli effetti speciali e fenomeni circensi, ci si adegua, cercando di inseguire la modernità (omamma!) e di rinnovare il teatro esteriormente; si corre ai ripari come una sarta che all'ultimo momento debba rifare un vecchio vestito da sposa per un drag-queen!
Non c'è, nelle parole di Civica che spiegano le sue scelte, una profondità di veduta che rende giustizia del fallimento, nonostante i numeri snocciolati da D'Ippolito, del MET (che in questo fallimento è in folta compagnia, in Italia).

Alla fine ci rimane solo la loro presunzione, l'offesa che ci arriva, in qualche modo arriva a noi che tutti i giorni dobbiamo faticare nel nostro lavoro teatrale, senza soldi pubblici e senza l'appoggio di nessuno; essi ci offendono insomma nel loro modo di gestire la cosa pubblica sentenziando su cosa vale e cosa no!

Non ho mai visto il signor Civica, per non parlare del D'Ippolito, alla Baracca. (E so che nemmeno altrove...). Fanno mostra di non conoscerci, non ci vogliono legittimare come artisti, nonostante i nostri anni e la nostra esperienza!  Almeno Magelli, ex direttore, ha potuto giudicare uno spettacolo!

Non c'è da aspettare che le cose cambino, o di vedere altri direttori (confidiamo sempre nel prossimo), che renda anche un po' di giustizia, se non al nostro  valore (chi lo può dire?), almeno al nostro coraggio (quello sì!) e che ci possa un minimo di quei soldi che ogni anno diamo allo Stato per farli sentenziare come tromboni, ed escluderci!

Ma diventerò vecchia, sono sicura, e non vivrò mai il disonore di recitare nel teatro pubblico della mia città.

Noi non siamo servitori di alcun padrone.

mercoledì 30 maggio 2018

La pizza di Di Maio che Oettinger sogna


La foto che Luigi Di Maio posta sulla sua pagina Facebook, che bel guaglione napoletano davanti alla pizza!, è straordinaria.
Straordinaria perché è un capolavoro di comunicazione popolare.

E' la sintesi del luogo comune sull'Italia, lo stesso luogo comune che ha probabilmente spinto il commissario europeo Oettinger, tedesco, a dire: «Lo sviluppo negativo dei mercati porterà gli italiani a non votare più a lungo per i populisti». Gli italiani, sempre impreparati agli esami del Nord Europa puritano luterano calvinista e...monetarista.
La  dichiarazione, che la dice lunga  di come in Europa  esista  solo il mercato, ha offerto un aiuto in un momento difficile dei cosiddetti populisti.
Di Maio (astuto come Salvini, ma meno trasandato del capo leghista) allora ha tirato fuori la pizza. Il suo sorriso, il cibo italiano; insomma, ha rivendicato la tradizione.
Quanta strada ha fatto Pulcinella! La scuola teatrale di Grillo ha funzionato. 
E quando io parlo di teatro, dico sul serio, parlo con rispetto.
Egli, il popolo!, è semplice e buono come la pizza napoletana, semplice ma presentabile: Pulcinella, signori e signore, non è più un pezzente. 
Hai capito, Oettinger?
Ma la fotografia, che mostra il capo politico seduto solo davanti a tavoli lasciati opportunatamente vuoti, contiene un incredibile altro messaggio:  la prospettiva. 
Prospettiva politica, ma anche estetica. Un altro capolavoro italiano!
L'altro messaggio nascosto è questo: o voi tedeschi, mentre disegnavate le madonne tutte frontali e senza proporzioni, noi italiani inventavamo la prospettiva. Il Rinascimento! Ecco, noi, pur con i tavoli di una pizzeria popolare, non rinunciamo alle proporzioni, all'estetica!
Hai capito, Oettinger?

Bello davvero Di Maio, e anche molto bravo. 

In realtà, insieme all'opera d'arte e alla cultura, anche la politica si è sposata indissolubilmente (per sempre?) alla pubblicità.

Come nel messaggio pubblicitario, anche quello della politica deve essere sorprendente e tuttavia familiare, penetrante e incisivo, semplice e banale al tempo stesso.
La comunicazione, diventata messaggio, trasforma in armi le poche parole, ancelle delle immagini.
In questa comunicazione, la parola che si presenti senza immagine, è nulla, è priva di significato.
Le poche parole acquistano potere d'urto, e costringono all'adesione o alla repulsione, ci situano subito nel campo del pro o del contro, e vogliono diventare formule magiche di seduzione o di occulta manipolazione. A prescindere dai programmi, che sono pieni di parole e privi di immagini.
Si tratta sempre di soggiogare e conquistare; là il cliente, qui l'elettore, il che ormai è la stessa cosa.

martedì 29 maggio 2018

La guerra civile, Signor Presidente

Italia: sulla soglia di una guerra civile.
Questo è il risultato del Suo diniego al governo detto giallo-verde. Signor Presidente, cosa ha fatto?
Speriamo che la guerra civile sia all'italiana, e quindi poco cruenta.
Ma chissà. Non si può mai sapere.
Fazioni ovunque nascono e terribili. Io sono pro Presidente, tu sei contro il Presidente.
Anche nelle famiglie, ovunque, guerra.  Non solo confinate sui social.
Ora, se fosse stata la Francia, o anche la Spagna, c'era già da preoccuparsi. Ma l'Italia...?
Certo, noi abbiamo avuto Mario e Silla, la Guerra Civile Romana che si studiava a scuola, quei due dittatori che hanno messo a ferro e fuoco gran parte del territorio italiano e non solo, ma è successo molto tempo fa...Nell'82 avanti Cristo, fra gli optimates e i populares!

Vivremo giorni di protesta, necessariamente. E che protesta, il giorno della Festa della Repubblica!
Signor Presidente, ma cosa ha fatto? Vivremo giorni di rivoluzione? E' possibile che il potere sia così potente così inalienabile da certa gente da certe cricche da certa consorteria che non si disegnare vedere altri scenari?
Era proprio necessario mettere le basi per una specie di guerra civile?
Li doveva far governare, a quelli là, assolutamente, se li doveva far morire...Eh. 
Tanto il potere è così incistito, così incancrenito, che prima che si possa eventualmente vedere qualche cambiamento dovrebbero passare così tanti anni di governi giallo-verdi...
Bell'e morti tutti e due, saremmo. Così è la politica del Gattopardo.

Il fatto è, signor Presidente, che la gente ora non vuol più aspettare, non ne può più, il fatto è questo. Il cosiddetto popolo è soffocato.

Violento è il dominio economico.

Ora, anche se non si dice, la guerra civile è già in casa, fra uomo e donna. Negli ultimi cinquant'anni la situazione guerresca familiare è diventata drammatica. Proprio dal famoso '68, e non soltanto a causa delle rivendicazioni femminili, il femminismo, insomma. Come qualche semplificatore sentenzia. 
Comunque sia è confinata lì, nel sociale, diciamo, non nel politico. Lei lo sa, no, mi capisce perché è sposato, e anche da prima del femminismo, da sempre la vita coniugale finisce astiosa, ché i rapporti sono a base di dominio...altro che d'amore! Finché la guerra civile si svolge solo fra le mura domestiche, dove a parte qualche eccezione generalmente soltanto le donne finiscono con l'essere picchiate e soffocate o sparate, questo si può far rientrare nella casistica del femminicidio...Insomma, si può in qualche modo ancora gestire...ma se ma se! subentra la politica, la divisione politica feroce, allora, la situazione sfugge di mano anche nelle sante famiglie, e la guerra civile passa dalla cucina alla piazza!

E non solo piazza virtuale, dove già il livello è livorosissimo.

Lo capisce, che disastro?

Signor Presidente!

lunedì 28 maggio 2018

A che ora è la rivoluzione? (L'impero colpisce ancora!)



In merito alla coincidenza fra lo spettacolo "A che ora è la rivoluzione?" e quanto sta accadendo in Italia in questi giorni, ricevo questa lettera, che volentieri pubblico.


"L’impero colpisce ancora
Pensieri in libertà, nella ricorrenza del 50.mo  dal ’68, riemersi specie dopo aver assistito al tuo ultimo spettacolo e osservatore suo malgrado del cambiamento edulcorato come “governo neutro”! C’è chi le chiama coincidenze!

Ieri sera, dopo aver subito gli ennesimi,  inutili e pruriginosi commenti televisivi nell’annunciato sequel di garanzia istituzionale del Colle,  decido  di “staccare” ed andare al cinema distraendomi in tutt’altro genere di cose, magari a vedere  l’ultimo Star Wars-Solo, anche se però preferirò una pizza e un  birrino. Tuttavia, memore di pensieri di un tempo, ricordo che quella saga cinematografica  aveva prodotto in me, specie nelle prime storie, oltre il fantastico del racconto, alcune riflessioni, precoci indizi di verità, come del resto mi succederà ancora con il primo Blade Runner di Ridley Scott, ovvero trasposizioni dirette dalla fantascienza alla realtà.

Mescolando i pensieri maturati dopo il tuo spettacolo di sabato scorso e a quei ricordi, la domanda sull’ora della rivoluzione era rimasta sospesa, che  attendeva ancora una risposta si era confusa, mutuata in un confronto impossibile tra fantasticheria e concretezza: “a che anno dell’era stellare risale l’ultima rivoluzione galattica, e quella terrestre?” Al ’68 mi dico, ma poi … rifletto fu vera rivoluzione quella, oppure solo un lascito esistenziale, pur emotivamente forte, di una rivolta adolescenziale? La risposta data al fantastico si confonde con quella reale, vissuta oggi come un mito, ma  tornando a Star Wars “… Sheev Palpatine (il Cancelliere Supremo della Repubblica) non è anche Dart Sidious (Imperatore Galattico) e per toglierlo di mezzo non ci vorrà forse Dart Fener, vittima lui stesso del lato oscuro della forza. Tutto, infatti, si rigenera in una sequenza senza fine? Non c’è nessuna rivoluzione dietro, ma probabilmente resta a terra  un inconsapevole rivoluzionario.

Nella sceneggiatura postuma de “L’impero colpisce ancora”, spettacolarmente riadattata da Lucas nel secondo film della prima trilogia (1980),  era stata la geniale ispirazione della visionaria Leigh Brackett, morta precocemente nel 1978 , a rivelare la metafora sottintesa nella saga spaziale, dove il sempre ri-nascente impero galattico poteva rappresentare verosimilmente un dominus terrestre, allora identificabile nell’invisibile controllo planetario assunto dall’élite della finanza di Wall Street.  Da allora, infatti, niente più rivoluzione neppure in Terra,  perché nell’era della globalizzazione e dell’avanzamento tecnologico, compresa la caduta del muro, ma c’è più posto per le rivoluzioni dei popoli, ma solo sanguinose e terribili faide di potere a segnare come subalterne, a qualsiasi latitudine, tutte le guerre fratricide e le rivolte sociali! Rimangono però le storie individuali, come quella di Dart Fener. Non so ancora se si può trarre una morale da tale vistosa incongruenza.

Non meravigli dunque, più di tanto, la grottesca situazione che caratterizza la situazione, senza via d’uscita, del nostro Bel Paese che avrà pure un debito sovrano incalcolabile, ma anche immensi giacimenti culturali e valori da riscoprire.
Ecco perché solo la cultura potrà salvarci e, infine, rendere più umana la nostra esistenza e fare di ciascuno noi consapevoli “rivoluzionari”.

Il tuo spettacolo, cara Maila, ci racconta di tutto questo, caratterizzando la rivoluzione nella sua vera essenza come presa di coscienza individuale, un cambiamento interiore, in una sorta di “iperrealismo esistenziale” perché a tutti  può capitare di essere assalito in qualunque momento dal cambiamento (anche se non sappiamo a che ora!); dunque ognuno è in nuce un rivoluzionario, sia pure potenziale, sia pure a giorni alterni, sia pure in espressioni o comportamenti non necessariamente anticonvenzionali.  Lucia, la tua protagonista, non è un’eroina ma almeno ci prova e, correndo verso Borgo Arancio (luogo della memoria e scrigno di antichi valori)  forse ci riesce. Questa è la vita!"
G.A.C.

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