mercoledì 17 aprile 2019

Capomastro, dedica per il Primo Maggio

Per tutti coloro che non ci hanno permesso di rappresentare "Capomastro", opera sul lavoro e la sicurezza, nelle scuole.



Serata per Gonfienti


Cancello davanti all'area archeologica di Gonfienti
Sabato 4 maggio 2019 alle ore 21 al Teatro La Baracca  l’Associazione Ilva Matrix e il Teatro La Baracca organizzano una serata dedicata al patrimonio artistico e ambientale della città di Prato, in particolare agli scavi della cosiddetta Città Etrusca di Gonfienti, chiusi e abbandonati, di cui mostreremo possibilmente un breve filmato.
Anche il Museo Etrusco, che dovrebbe contenerne i reperti, non voluto a Prato e destinato alla Rocca Strozzi della città di Campi Bisenzio, ancora non è stato aperto.

Dalla zona archeologica partiremo per trattare il generale stato di incuria di questi beni in città e nelle sue zone periferiche, di pianura e collina,  incuria che mal si concilia con l’intento di molta politica di volerne valorizzare il turismo; in realtà, a parte gli eventi spettacolari di grido o spot per il commercio, poco si fa in concreto per l’immagine cittadina, di cui i beni artistici e ambientali sono lo strumento primo,  e quindi per attrarre i visitatori in modo costante.

Certamente nulla si fa per gli scavi archeologici di una città che si vuole ancora e solo tessile.

Scrive Platone nelle Leggi: “Il passato è come una divinità, che quando è presente fra gli uomini salva tutto ciò che esiste”.

Dopo l’introduzione degli organizzatori, seguiranno gli interventi del pubblico.
L’ingresso all’incontro è libero e aperto a tutti.
Data la concomitanza con la campagna elettorale per le elezioni amministrative ed europee, si invitano all’appuntamento anche tutti i candidati sindaco e di lista.



Teatro La Baracca via Virginia Frosini 8, Prato.
Telefono 0574-812363.

teatrolabaracca@gmail.com  - matrixilva@gmail.com


Una manifestazione per Gonfienti, qualche anno fa

Cantieri maldestri a Notre Dame

Notre Dame brucia, viva Notre Dame!...( ma le reliquie sono in salvo!).

Certo, quest'incendio, che si sprigiona da un cantiere maldestro?, mah!, non poteva capitare nel momento più opportuno, per Macron, messo sul trono dai potere forti, e guarda un po' che casualità, poco prima di parlare alla Nazione Francese in risposta al sommovimento generale messo in campo dai terribili Gilet Gialli!
L'incendio che distrugge Nostra Signora lo salva, almeno per un po'!, e insieme mostra tutta  la gioia isterica e la viziosa prodigalità, ipocrita, di tanti straricchi signori e potenti società, pronti a donare sfacciatamente,  oh, abietta pubblicità, milioni di euri per la santa causa della ricostruzione del "simbolo", ma ugualmente pronti a continuare a sfruttare l'umanità, come ora sfruttano le opere d'arte,  ma solo quelle che offrono la ribalta.

Riguardo alla ricostruzione (in 5 anni tornerà più bella che pria!, ha annunciato Macron), aggiungo un commento e foto, non mie, fra cui un importante disegno del progetto de "La Flèche".




La fléche di Viollet-le-Duc. Restaurazione e restauro allo specchio della storia

Giuseppe Alberto Centauro

L’incendio della cattedrale di Notre-Dame de Paris è una ferita sanguinante. Lo è ancor più per come si è vista cadere a pezzi in diretta tv, fin dalla prima ora e per tutto il tempo che le fiamme andavano consumando i grandi padiglioni del tetto. Mai più vedremo l’altissima guglia di 96 metri di Viollet-le-Duc svettare sotto il cielo di Parigi. Quando il fuoco ha cessato la sua azione devastatrice sono rimasti solo i “ridondanti” commenti dei telegiornali e delle radio. In un tale contesto le analisi fatte dai detrattori di Viollet-le-Duc sono parse come stilettate date alla cultura, anch’esse antistoriche al pari degli sprezzanti giudizi dati sulla qualità e il significato dell’opera di quel grande maestro dell’architettura dell’800.   Si è negata la rilevanza dei lasciti culturali della “restauration”, ovvero di quella stagione a tinte assai forti rimasta a lungo viva nella Francia post giacobina. Dimentichi del fatto che l’incipit del restauro moderno in architettura e nelle arti è solidamente rappresentato proprio dalla figura di Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc che è stato per l’Europa tutta un preciso punto di riferimento per la straordinaria difesa delle testimonianze del passato anticlassico e medioevale, gran conoscitore e divulgatore dei valori dell’identità nazionale e regionale. Certo egli fu artefice di una cultura del restauro ora abortita dalla disciplina, un restauro architettonico soprattutto inteso come uno strumento di messa in pristino delle forme perdute, persino di quelle forse mai esistite, e del rifacimento in stile, propugnatore di modalità d’intervento che sono assai lontane dalla nostra concezione del documento storico che lega il restauro ai principi della scienza della conservazione. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che questa sua poderosa azione di ricostruzione ha svolto un ruolo fondamentale per promuovere l’idea e l’importanza politica stessa della salvaguardia del patrimonio monumentale e non solo. La guglia di Notre-Dame de Paris, in particolare, ha rappresentato, anche per il suo alto valore simbolico, l’apice assoluto di quella stagione così decisiva per le sorti dell’arte e dell’architettura in Francia e nell’Occidente. La flèche di Viollet-le-Duc  è oggi perduta per sempre, vaporizzata con le antiche e assai complesse carpenterie lignee della copertura (non a caso nota come la forêt). Eppure  sembra che non ci sia nessuno che indichi fino in fondo il reale danno procurato dalla sua perdita, un insostituibile valore che non si può ricostruire perché la testimonianza fisica del bene culturale vive oggi nella materia e non già nella forma, o nel ricordo di quella. Dunque non è corretto essere così superficiali  sulla possibilità di sostituire questi “falsi storici” dal contesto di un monumento dell’antichità, in particolare questi di Viollet-le-Duc che sono da considerare documenti della storia e non già “vuoti a perdere” perché proprio queste opere rappresentavano i capisaldi del restauro moderno!

L’eccezionalità e la qualità della fléche di Viollet- le-Duc la fanno considerare un patrimonio dell’umanità, una pietra miliare della storia dell’arte, utile nel percorso della conoscenza che accompagna la storia della civiltà umana; non solo un simbolo dunque, bensì un complesso intreccio di arte, genialità e cultura. Notre-Dame, dopo l’incendio che ha distrutto il tetto e l’alta guglia, non sarà mai più la stessa come ogni monumento che perde fisicamente pezzi rilevanti della sua storia. Di certo la potremo ricostruire ma avremo comunque perduto una parte importante della sua storia che nessuno restauro potrà più riportare alla luce. 
 (PROF. ARCH. GIUSEPPE ALBERTO CENTAURO)

La flèche
Lassus et Viollet-le-Duc s’étaient opposés a l’idée de compléter l’édifice par les deux flèches prévues initialement pour couronner les tours de façade, mais jamais exécutées.
Violet-le-Duc donna un dessin pour montrer l’aspect qu’aurait alors  présenté le monument. Il fut pris par la suite pour un projet téméraire.  Il n’en allait pas de méme de la flèche de la croisée du transept détruite en 1792 e dont la souche étatit encore visible en 1844. Les architectes proposèrent un project qui s’inspirait de l’ancienne fleche connue par un dessin de Garneray. Il est étrange de remarquer que Lassus, favorable en 1844 à son exécution, se montra par la suite réticent, en s’interrogeant sue la fidélité du dessin.
Viollet-le-Duc se chargea de l’exécuter aprés  la mort de son collaborateur et réalisa une œuvre d’une grande beatué de dessin. La charpente d’une admirable exécution était  l’œvre de Bellu à qui l’on devait déjà celle de la Sainte-Chapelle. Il  s’eloigna du dessin de Garneray en ajoutant pour  notre plus grand bonheur les statues d’apôtres et la sienna propre, en cuivre repoussé, dues au talent de Geoffroy-Dechaume. Avec ses quatre-vingt- seize metres de haut, elle termine superbement la junction des toitures.


martedì 16 aprile 2019

Basta tagliare nastri

Signor Sindaco di Prato, Matteo Biffoni,
Le scrivo per invitarLa a non tagliare più nastri per le varie inaugurazioni, di cui in questi giorni è affollata la sua campagna elettorale per il secondo mandato.
O almeno di non lasciarsi continuamente fotografare per questo, anche in contesti di cui c'è poco da rallegrarsi, dove il mostrarsi è sintomo di cattivo gusto.
In particolare è triste vederla con espressione addirittura ilare tagliare il nastro di camere del commiato per i prossimi cadaveri, spacciate poi come "servizio alla comunità".
M.E.


Foto da "Notizie di Prato"

lunedì 15 aprile 2019

Prato: un patrimonio a rischio


Mentre la campagna elettorale piange di contenuti (a parte la sicurezza!),  fra foto alla "uno per tutti, tutti per uno" di moschettiera memoria, colori rosa, pace e bene fratelli, e orticelli (Papa o solo Francesco "influencer"?, e intanto il territorio è vandalizzato dal cemento), ecco che il patrimonio artistico di Prato è dimenticato e si sgretola.
Le eccellenze a Prato si fermano al tessuto e ai biscottini. Absit iniuria verbis. 
Di seguito pubblico un articolo e foto del Prof. Giuseppe Centauro che ben lo documentano.



Un patrimonio a rischio


Che le pietre dei monumenti si sgretolassero per vetustà a causa dell’azione degli agenti esterni, degli inquinanti atmosferici, come pure per l’azione meccanica dovuta alle fin troppo “sbandierate” turbolenze dei venti, o per l’azione erosiva e disgregatrice delle ricorrenti “bombe d’acqua” causate dai cambiamenti climatici ecc. ecc., ormai lo sappiamo da tempo.  Non altrettanto possiamo dire dell’assai poco amorevole cura che si deve sempre più alla disattenzione pubblica. Questa s’identifica con l’incuria,  forma patologica provocata dall’uomo che, per non avere colpevoli, suole chiamarsi, assai genericamente come “degrado antropico”.  L’incuria, in quanto tale, non ha dunque  responsabili apparenti.  E’ ancora una volta il trascorrere ineluttabile del tempo che fa il danno. A Prato non altrimenti potrebbero spiegarsi le rovinose condizioni nelle quali giacciono palazzi pubblici, mura e bastioni, fontane, arredi storici (si badi bene: tutti beni patrimoniali!). Niente oggi sembra potersi salvare da tale progressivo disfacimento che colpisce ora  intonaci, ora superfici lapidee, ora strutture murarie. Eppure si tratta di fenomeni che stanno sotto gli occhi di tutti in modo manifesto. Non una parola di sdegno o un dito che si alzi per questo! Prevenzione e manutenzione per i beni culturali e del paesaggio potrebbero essere alla nostra portata, ricordando che la salvaguardia del patrimonio è un diritto  costituzionale. Tuttavia questa è una politica che non trova mai attuazione che, semmai, si preferisce evocare nei dibattiti “alti”, accademici e giornalistici. Ormai le perdite di pezzi di città non sembrano riguardare in alcun modo gli interessi di nessuno, persino laddove si tratta di cose ragguardevoli che fanno parte della storia collettiva.
Prato, come altre città, sembra avere altri problemi e la cura del paesaggio storico urbano e non pare non rientrare nell’emergenza, pure tangibile. Se la caduta di pietre dalle antiche mura, con la temporanea chiusura del traffico, com’è avvenuto recentemente per la medioevale Porta di Santa Trinità, riempì la cronaca fu solo per il danno economico reclamato da qualche commerciante di zona per il disagio procurato alla circolazione urbana e, di rimbalzo, viste le “tante” pietre a terra, pensando alla pubblica incolumità. Solo marginalmente si è pensato alla possibile perdita d’integrità di quella struttura. A proposito di Mura, nessuno protesta se l’ailanto infestante si sta mangiando il torrino scapitozzato in fregio alla cinta trecentesca di via Pomeria, laddove giornalmente passano centinaia di persone, giovani e anziani. Eppure le piante sono cresciute in modo abnorme superando in altezza le mura e, in basso, gli apparati radicali sgretolano sempre più le antiche  murature in pietra. Le lastre angolari dei bastioni medicei cadono, una dopo l’altra, nel fossato ad ogni cambio di stagione ecc. Nessuno si sdegna neppure per lo stato penoso di conservazione nel quale si trovano persino i palazzi del potere, poco importa che si tratti del Palazzo della Provincia in piazzetta Buonamici e lo stesso Palazzo del Comune che da anni reclama una bella rinfrescata con le tinte che colano con lo sporco dai cornicioni, imbrattando indecorosamente le pareti. Questi episodi  come tanti altri non scandalizzano certo chi è intento più alla movida che al decoro urbano e, a quanto pare, neppure agli amministratori pur trattandosi di beni di proprietà. Ormai, dopo la perdita della memoria collettiva, assistiamo indifferenti alla perdita fisica del nostro patrimonio, pezzo dopo pezzo. I casi che ancor più feriscono coinvolgono le antiche fontane del centro storico che sono da anni in degrado, talune sono ormai giunte al collasso, al punto di non ritorno.  Solo pochi anni addietro questi arredi storici, con il loro scultoreo simbolismo, erano il fiore all’occhiello di tutti i pratesi, a cominciare dai frequentatori dei luoghi urbani, dei caffè come insostituibili beni comuni, retaggio della vita sociale da più generazioni. Che fine stanno facendo questi speciali  testimoni dell’identità cittadina: il bacchino, la fontana dei delfini,  così come tante  altre,  espressioni della storia locale che oggi restituiscono con quei loro profili scultorei sgretolati e invasi da colonie di funghi, muffe ecc. ecc. l’immagine cruda dell’incuria nella quale, senza parere, stiamo pian piano scivolando. Uno schiaffo alla cultura stessa della città.  
Prof. Giuseppe Alberto Centauro (Docente di restauro - Università di Firenze).
Fontana del Bacchino, usata come cestino spazzatura nelle serate di movida

Fontana dei Delfini,
Il recente crollo di massi dalle mura a Porta S. Trinità





Torrino A di Via Pomeria con piccioni.




Torrino B con ailanto!

Scalinata ai giardini di Palazzo Buonamici, sede della Provincia
Palazzo Buonamici

sabato 13 aprile 2019

giovedì 11 aprile 2019

L'album Panini della politica

Per le prossime elezioni, amministrative ed europee, abbiamo già tante facce, ma nessun programma.
L'unico argomento che circola e che si scopiazzano l'un l'altro è la sicurezza.
Qualcuno balbetta la parola "sociale", ma per sbaglio e con assoluta incompetenza, e nessuno "cultura".
Al massimo si grida: "Pompei", "Leonardo"!, e tutti accorrono.
A quale cultura poi  devono pensare o elaborare se non leggono, non vanno a teatro, poco al cinema, non ascoltano musica se non dii concertoni e non si dedicano che alla movida,  e al selfie?
La cultura ce l'hanno già,  come tutto il resto, calata dalla macchina partito e che funziona da decine di anni:  enti, entoni, entazzi, e non si tratta della filosofia di Plotino, ma di quella spiccia del sistema culturale a nomina dall'alto, a cui ti devi affiliare, con tanto di "parannanza".
Tutta roba piena di "amici", come in un programma televisivo di successo.
La campagna elettorale è un deserto annunciato, nonostante la folla dei "faccisti", e si mostrano solo le figurine, alcune delle quali ritornano, "zombanti", e le liste dei partiti con i candidati assomigliano ormai a tanti album taroccati della Panini.

Ed è pure noiosa, 'sta campagna, perché, oltre a non esserci fantasia o energia, già si sa chi vince. I sondaggi rendono il voto una pura formalità. 
D'altronde la politica non può più nulla, e anche se ci fosse mai una sorpresa, un cambiamento, un terremoto politico inaspettato, il gruppo vincente dovrebbe risolvere a livello locale problemi che non può risolvere, ché sono creati a livello globale.

Non ve ne siete accorti? La democrazia, quella che avanzava ogni tanto un po', è  finita.



mercoledì 10 aprile 2019

Galimberti e l'estinzione della società occidentale


No alle città 5G



Ecco la mappa delle sperimentazioni della tecnologia 5G, che ho copiato da "Il Fatto Quotidiano" di oggi.

Il cervello ce lo arrostiremo anche a Prato, per farla diventare una... città innovativa, la città digitale!
L'associazione dei medici ambientali ha fatto richiesta di moratoria per la sperimentazione 5G,  con una dettagliata bibliografia sui danni che questa tecnologia produce sulla salute.
NO ALLE CITTA' 5 G.







martedì 9 aprile 2019

Cara Mukki Latte

Cara Latte Mukki, leggo oggi sul giornale che gli affari vanno bene, e allora ho da farti alcune domandine.
Premessa: vai bene perché hai in pratica il monopolio in Toscana, nessuno ti tocca, ti sostiene la porta-aerei partito. Infatti, a controprova, prima domandina: chi sono i tuoi concorrenti, qua? Praticamente nessuno! (Latte Maremma è più piccola di te e non vi fate concorrenza…).
La lobby è forte, e anche dalla Centrale del Latte d'Italia hanno tranquillizzato, ti lasceranno in pace...
Per questo i tuoi prodotti sono non poche volte mediocri? 
\Da dove lo prendi il latte? Nel Mugello, dici. Tutto? Bastano gli allevatori che citi sul sito a coprire quasi il 50% del mercato toscano del latte? E le tue mucche, visto che propugni scelte etiche, come vengono trattate? Bene, dici.
Come li paghi gli allevatori? Qui nessuno ha protestato, e quindi immagino bene.
Tutto bene. Tanti soldi. Tutto bene. Tanti soldi.
Ah, dimenticavo: a parte gli accordi con la Cina, e visto che sei così ricca, i distributori automatici, li hai messi? (1)

Da La Nazione, oggi.

Latte, Mukki innova e si lancia in Cina

La storica società «tiene» in un mercato difficile. Gli effetti del patto parasociale

FIRENZE MIGLIORANO i conti della Centrale del Latte della Toscana. La società ha infatti chiuso il bilancio 2018 con un risultato netto positivo per 533,9 mila euro. Un dato che arriva in un momento che resta difficile per il settore: la ripresa economica non si è concretizzata e il livello dei consumi, compreso quello di latte e prodotti derivati, ha registrato un arretramento. I prodotti Mukki si sono però difesi bene, con una quota di mercato in Toscana superiore al 42%. Nel complesso la Centrale ha ceduto ai clienti oltre 60,2 milioni di chili/litro di prodotto per un fatturato che supera gli 86,1 milioni di euro. Tra i prodotti che hanno registrato i migliori risultati: il latte fresco toscano delle selezioni Maremma e Mugello e latte bimbo, i prodotti biologici o con latte biologico. «L’innovazione – commenta il presidente della Centrale del latte della Toscana, Lorenzo Marchionni – è sempre stato uno degli asset distintivi della nostra azienda. Quest’anno stiamo puntando sui segmenti di mercato che mostrano maggiore dinamicità ed interesse da parte del consumatore, in particolare il mercato dei prodotti bio». Inoltre, «è recente il lancio del nuovo latte senza lattosio, una novità assoluta per il nostro mercato, e seguiranno i lanci di tre nuovi yogurt da bere (naturale, alla fragola e al mirtillo) e alcuni formaggi come mozzarella, burrata e stracciatella, tutti con latte ed ingredienti biologici». Va bene anche la partnership con la Cina, con l’apertura del primo negozio virtuale su Tmall, piattaforma di e-commerce del gruppo Alibaba. Nei mesi scorsi aveva invece generato preoccupazione la disdetta da parte del gruppo Centrale del Latte d’Italia del patto parasociale con i soci pubblici toscani, che sono Comune di Firenze, Fidi Toscana e Camera di commercio di Firenze. Il patto arriverà alla scadenza naturale del settembre 2019 e una volta scaduto, assicurano da Torino, non avrà conseguenze sulla Centrale del latte della Toscana. «Come le altre controllate, manterrà la sua autonomia. Si tratta di un patto che regola i rapporti tra azionisti nella holding e quindi non interessa l’azienda toscana», fanno presente dalla Centrale del Latte d’Italia. Eventuali modifiche si vedranno inoltre solo da aprile 2020, con l’approvazione del bilancio 2019. In quell’occasione potrebbero cambiare i membri del consiglio di amministrazione. «La questione – sottolinea il presidente Marchionni – deve essere affrontata e discussa tra soci. Da amministratore sono convinto che un’azienda debba essere leader nel proprio territorio e per farlo debba mantenere relazioni strette con gli attori di quel territorio, dalla filiera produttiva, ai dipendenti, alla distribuzione. Si tratta di sostanza e non di forma». «Il consumatore – conclude – è disposto a spendere di più per un prodotto che ritiene distribuisca valore sul territorio. Le scelte strategiche dovrebbero seguire questa direzione, nella consapevolezza che la percezione del consumatore in tal senso è di estrema importanza e che perdere posizioni rischia di dare vantaggio ai concorrenti». Monica Pieraccini

1. Mappa dei distributori automatici del latte in Italia: https://www.milkmaps.com/  Sono indicati anche gli allevatori che mettono dentro direttamente il latte e ne sono i responsabili, e per questo al consumatore il latte dei distributori costa molto meno ed è molto più buono!

lunedì 8 aprile 2019

Torna Capomastro

Torna Capomastro (Cantiere Apocalisse), commedia sul lavoro e la sicurezza, ma non a Prato, a Padova, in occasione del Primo Maggio.
Sono contenta che l'Università di quella città e i sindacati indipendenti abbiano deciso di presentare lo spettacolo che la Provincia di Prato non ha voluto per le scuole perché la sottoscritta non ha il giusto pedigree politico o artistico (non sono figlia d'arte! Aiuto, liberateci dall'invasione dei figli di).
Ancora (per poco) anime libere scelgono con la propria testa e senza pastette di alcun tipo.

domenica 7 aprile 2019

Vannino di Agliana


Agliana, stamani, nuovo incontro, casuale, e colloquio con Vannino, che vive come un primitivo, ma non è un barbone.
Egli si muove a piedi nudi con solo un cencio davanti alle pudenda.
La sua presenza, mite giocosa naturale, acuta e brutale, ci sorprende e interroga. Tutti lo salutano e lui parla con tutti, lasciandosi fotografare con piacere. E' vanitoso non poco. Va libero e tutti gli offrono qualcosa, e la sera torna nella sua casa ormai devastata, senz'acqua senza luce, solo, riscaldandosi d'inverno con la legna che la gente gli lascia davanti casa, e per fortuna è abbastanza astuto da non farsi strumentalizzare da nessuno, tirando dritto per il suo cammino.

Immigrazione: i due pesi e due misure della Lega

Dopo l'uscita di Spada, candidato del Centro Destra a Prato, confermo il mio commento del 18 marzo, che copio sotto, ossia che la Lega ha un candidato debole e un atteggiamento da doppia morale sull'immigrazione: ossia, con gli immigrati dall'Africa, poveri e disperati, chiusura assoluta, "porti chiusi"!; con la comunità cinese di Prato,  ricca e con cui si sono stipulati accordi importanti, anche se pratica lavoro a nero e sfrutta i lavoratori (non lo fanno tutti?), possiamo chiudere un occhio. 

Ha detto infatti Spada:
«I cinesi? Una parte importante di questa città. Portano cose negative e cose positive: le prime sono da contrastare, le seconde da potenziare»...Solo la Mafia cinese è «da stroncare d'intesa col ministro Salvini...».  (Tratto da Il Tirreno di oggi).

In sostanza: non vogliamo impaurire gli imprenditori, i piccoli proprietari e il mercato immobiliare. Facciamo il viso cattivo contro lo spaccio e il degrado che praticano i poveri africani, e con il resto lasciamo stare...
Biffoni, candidato del Centro Sinistra, ha il gioco facile e praticamente nessun vero concorrente. Almeno per ora. 

Questo il mio commento di qualche giorno fa:

"A Prato il Centro Destra litiga sul candidato, perché la Lega vuole mettere il suo.
Ma si annuncia un candidato sbagliato.
Questa ostinazione suggerisce l'idea che vogliano perdere, tutto sommato. 
Perché?
Prato è una città che pone il problema dell' "invasione cinese". 
I pratesi, svuotati in pochi anni dalla loro storia industriale che aveva fatto sorgere capannoni come funghi e piccoli imperi manifatturieri, sbalzati nel nulla da una economia globalizzata, si sono visti riempire quei capannoni dalla comunità cinese in pochi anni. Lavoro a nero, lavoro totale, capitale circolante senza regole.
L'evento è stato drammatico, e proprio in una città che l'aveva vista protagonista delle lotte sindacali. Il fenomeno in parte si è diffuso grazie alla complicità della politica; in parte la politica non ha potuto porvi rimedio, perché ormai le città sono discariche di situazioni economiche globali, in cui la "piccola" politica si smarrisce.
Il sentimento ostile nei confronti della comunità cinese è ancora alto fra quei pratesi che non hanno dato in affitto o venduto ai cinesi i loro capannoni. Come molte altre città italiane il capitale invisibile ne trasforma l'identità.
Ora, la politica tribale della Lega ha gioco "facile" nel bloccare gli immigrati africani sulle coste del "Continente Nero" (a proposito, dove come si trovano adesso?), perché quegli immigrati sono poveri e non aiutano il capitale, se non come forza lavoro schiavizzata. Devono essere assistiti, non producono, non prendono in affitto o comprano immobili.
L'immigrazione/occupazione cinese invece, con la sua frenetica inarrestabile attività, aiuta e amplifica la circolazione di capitale che non si può né si deve fermare.
Mentre la Sinistra, nel migliore dei casi, ha trincerato la sua immagine politica e affrontato il problema dietro il paravento dell'antirazzismo, la Lega non può.

Quindi, nel momento in cui quel partito intende andare al potere regionale toscano e nazionale, vincere in un territorio così problematico...insomma, potrebbe rivelarsi controproducente doverne rispondere ai cittadini.
Fantapolitica?
Finora la Lega di Prato non ha posto la questione se non superficialmente, non minaccia di rimandare i cinesi irregolari a casa, non tratta di diritti umani e di lavoro, di obblighi fiscali disattesi, e piuttosto si focalizza sul tema generico della sicurezza: ancora una volta è più facile porsi contro la delinquenza di marocchini e nigeriani spacciatori, tutte cose "sacrosante", e lasciare intatta l'enclave cinese.


venerdì 5 aprile 2019

Delirio elettorale

Ci fu l'ultima campagna elettorale.
Il programma economico si mostrà all'ultimo minuto, forse il giorno prima, alle banche, che pignorarono città intere. 
Per recuperare i soldi qualche stravagante propose di entrare in città con l'antico gettone telefonico.
Il programma culturale si basava sulla valorizzazione del Medioevo. Quello che c'era prima e dopo nell'arte era considerato ridondante, e si poteva distruggere.
Il turismo fu sottoscritto da tutti i cittadini. Accordi per scambi turistici: io vengo a fare il turista da te, tu viene a fare il turista da me. E tutto si sarebbe svolto nel campo di calcio.
Conseguentemente per fare il conducente di pullman fu richiesta la vocazione. E lì cascò l'asino.
Il programma sociale fu scritto, ma poi non passò per un vizio di non so quale per-lato.
Il programma per il traffico fu basato sulla sicurezza. Caschi blu anche agli automobilisti anziani.
Il programma della sicurezza fu basato sulla sicurezza, e molto acclamato. Barriere anche per i pedoni e per i gatti (i cani l'avevano già).
Qualcuno disse che anche il programma anagrafico doveva basarsi sulla sicurezza. 
I matrimoni misti furono tassati. Cominciarono però subito a proliferare le storie di adulterio misto con colori illegittimi.

Passò poi il programma condominiale delle pistole in 3D.

Furono contati in media cento cinquanta candidati a sindaco con più e più liste aggregate per ogni città. Fu chiamato "intasamento elettorale".
La confusione regnò sovrana per molto tempo. Poi si decise che era meglio rinviare le votazioni, perché il traffico veicolare avrebbe ritardato lo svolgimento del voto e bloccato le città con conseguente collasso economico, come già era accaduto alle votazioni precedenti.

Le ruspe ai cantieri dovevano avere la precedenza su tutto.

Qualcuno propose di votare con il vecchio clic, altri proposero la clac, e addirittura di votare dalla macchina  direttamente con il clacson tramite un programma collegato al seggio. Ma non se ne fece niente per questioni di decibel.

Così, d
opo anni di rinvii le elezioni furono abolite. 

Oggi il rischio di non avere un dittatore si scongiura in questo modo: uno lo può anche fare, ma è costretto a morire ammazzato, per legge. Quindi nessuno vuol fare il dittatore.

Il problema è che a volte l'assassino dice: ho ammazzato questo o quest'altro perché so che voleva fare il dittatore, ma spesso si tratta di una scusa, e l'omicidio rimane impunito. 

Qualcuno pensa di reintrodurre il voto elettorale, ma al parlamento, dove lo scranno si eredita o si compra o si affitta, tutto molto salato, non sono d'accordo e la decisione è continuamente rinviata.

L'Oceano Indiano è stato eliminato che non serviva più, e gli accordi diminuiti non si possono suonare.

Il lunedì è stato unito al martedì, e così basta con i lamenti di inizio settimana; c'è un giorno nuovo: il lumarte, anche in onore al dio pianeta.

Il resto lo sapete già.

mercoledì 3 aprile 2019

Buon Malaparte a tutti



Torno su Malaparte, dopo che ieri ho visto il documentario su Rai Storia, Malaparte, un cinico pietoso di Simona Fasulo. (Che sarà replicato oggi e domani e che presto si potrà rivedere su Rai Play). 
Prima di tutto devo dire che sono infastidita dall'occupazione di Rai Storia del giornalista Paolo Mieli, il quale tra l'altro ha sbagliato affermando che Malaparte ha partecipato alla Marcia su Roma. Non è vero.
Al documentario, ben fatto, è tuttavia mancato tutta la parte del teatro di Malaparte, che aveva scritto tra l'altro un'opera su Marx, Das Kapital. Si sono dimenticati di citare anche Sexofone, la sua rovinosa pièce di satira socio-politica, una rivista allestita al Teatro Nuovo di Milano e diretta da lui stesso.
Su Malaparte mancano registrazioni video, a parte qualche flash, e stupisce, lui che all'immagine teneva molto. Ma Zavoli fece a tempo a intervistarlo. Della sua voce Gianfelice ha detto: -voce sicura di sé, nonostante minata dal male, consapevole di essere qualcuno, per nulla intimidita, ma solo affannata dal male, ma tutt'altro che umile e domabile, di un uomo che vuole avere l'ultima parola. Tuttavia ammorbidito dal sentore della fine, e dignitoso. Dizione precisa e perfettamente pratese, ma dalla vocalità non sboccata, media, bilanciata. Articolazione morbida ma non floscia, educata-.

Il documentario conclude dicendo che "su Malaparte è caduto l'oblio". Non è vero, ma intendono: se ne può ricominciare a parlare, ma solo noi possiamo farlo, ora che è partita la riabilitazione santificata dall'alto. Artisti come me, che sono a rischio-verità, non hanno nessuna possibilità di dire la loro sullo scrittore pratese o su altri in palcoscenici mediatici; quindi difficilmente rivedrete il mio "Ne parlo con Malaparte" o opere di altri artisti refrattari nei teatri paludosi, e mai citati da alcuno. Se ne guarderanno bene.

Così si fa la Storia, concellando la memoria dei fatti, e non solo alla Rai.

Buon Malaparte a tutti.



lunedì 1 aprile 2019

Ne parlo con Malaparte, una recensione





"Lo spettacolo su Malaparte è ironico, preciso, stimolante e ci trascina completamente per un'ora, partendo da un libro che non è conosciuto, "Tecnica del colpo di stato".
Volevo farvi i miei complimenti, anche per il gioco fra recitato e letto, come se il libro da cui prende spunto il dialogo fosse appunto letto ma agito e reso dramma sul momento, e per il continuo intrecciare aspetto pubblico e privato del Malaparte, con l'aggiunta del coro delle "schiave di Malaparte"  tragico e ridicolo insieme, che fa una riflessione inaspettata sul mondo femminile, anche odierno.
Un'opera drammatica documentatissima.
Semplice allestimento, ma di grande risultato.
Bravi anche nella dialettica d'attori Malaparte versus autrice, uno scontro vero. Efficacissimo.
Un teatro di periferia che fa centro!!"
Lara Malerba


Aggiungo i commenti del pubblico: pochi anche perché il dibattito, nelle due sere, è stato dialogato a lungo.


"Grazie per la lunga serata che ci avete regalato. Bravissimi". (Maura Salvi)
"Bravissimi...Grazie perché continuate a stimolare il confronto con chi è ostico". (Piera Salvi).
"Ricco di spunti, grazie". (Salvatore Rappa).

venerdì 29 marzo 2019

Poesia incontraria

Scrivo qui l'inizio del mio nuovo poemetto,  "Poesia incontraria".
Ci vediamo alla Baracca domani,  per chi ci sarà,  per la replica di Malaparte.

"Ho raccolto tutte queste rime
l'ho raccolte per salir le cime
perdermi fra ultimi sentieri 
boschi e dirupi,
parlar con gli animali, forse i lupi.
E così andando
nella natura ch'è rimasta,
ciuffo di verdura che spunta dalla malta,
canto una poesia incontraria,
che va da un'altra parte
e che mi svaria.
Così forse mi salvo
dall'essere travolta 
dal prossimo traguardo...".



Trafiletti: Ne parlo con Malaparte!

Raccolgo qui i trafiletti sulla replica di sabato prossimo, 30 marzo ore 21 alla Baracca, per lo spettacolo Ne parlo con Malaparte, tanto per mostrare che è già un lusso ormai ricevere questa "trafilata" attenzione, e con le foto giuste (anche se con qualche errore, come Neparlo...).
La Nazione, venerdì 29 marzo 2019

La Nazione, martedì 26 marzo 2019


Il Tirreno, martedì 29 marzo 2019


Capomastro, dedica per il Primo Maggio

Per tutti coloro che non ci hanno permesso di rappresentare "Capomastro", opera sul lavoro e la sicurezza, nelle scuole.